Lost Epic Recensione: un action 2d con geni soulslike che non convince

Lost Epic è il risultato di una commistione d'ingredienti in potenza interessante ma che purtroppo non è riuscita a sorprenderci.

Lost Epic Recensione: un action 2d con geni soulslike che non convince
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  • Pc
  • PS4
  • PS5
  • Lost Epic è un videogioco che cammina costantemente sulla sottilissima linea che separa l'ingenuità dalla sfacciataggine: attinge a piene mani da diverse fonti d'ispirazione per replicarne le dinamiche, l'estetica e le tematiche. Quando però deve mettere insieme i pezzi e far confluire ogni elemento in una visione d'insieme con una propria identità, non riesce a portare a casa il risultato: insomma, parliamo di un'esperienza piena di spigoli e criticità evidenti, al netto delle sue buone potenzialità di base.

    In primis, recupera l'estetica e l'azione bidimensionale delle opere di Vanillaware come Dragon's Crown (ecco la recensione di Dragon's Crown Pro per approfondire), per poi abbinarle a meccaniche tipiche dei soulslike. Infine, inserisce il tutto in un contesto ludico all'insegna di spazi aperti in puro stile metroidvania, con una spolverata di narrazione incentrata su di uno sciagurato prescelto, un cavaliere incapace di morire in lotta contro delle entità infinitamente più potenti di lui. Insomma, vediamo perché la commistione d'ingredienti offertaci da onoereight e Team EARTHWARS ci ha lasciato con un retrogusto un po' amaro.

    Un inizio complicato...

    Lost Epic non comincia nel migliore dei modi e propone al giocatore un'infarinatura generale sugli elementi di una trama meramente accessoria e a dirla tutta poco interessante. I cardini del gameplay tra l'altro, uno su tutti l'azione bidimensionale, vengono introdotti in modo assai poco efficace, complice una localizzazione rivedibile che affligge sia le spiegazioni vere e proprie - che abbiamo trovato piuttosto arzigogolate - che i menu, rendendo le prime ore di gioco piuttosto tediose.

    Gradualmente, con un po' di pazienza e affidandosi alla sperimentazione, la vita nel mondo di gioco diventa un po' più agevole perché i meccanismi che regolano il gameplay si fanno via via più chiari. In questo modo insomma si iniziano a distinguere le varie anime ludiche di Lost Epic, così come si comincia ad apprezzare nel complesso l'immediatezza di alcune soluzioni, ponendosi al contempo delle domande sull'effettiva utilità di altre. I nemici si possono abbattere attraverso un repertorio di attacchi leggeri e pesanti o sfruttando le abilità speciali per eliminare gli avversari più coriacei. Questo è in generale l'ambito della produzione che convince maggiormente, perché fino a quando bisogna menar le mani il gioco tutto sommato diverte, grazie a quella che è un'azione immediata e dai ritmi sostenuti. Purtroppo, a cominciare dalla scarsa varietà degli opponenti, ci è impossibile affermare che i combattimenti si siano rivelati privi di intoppi. Nel viaggio dell'eroe, che bisogna intraprendere per abbattere le divinità che dominano il mondo - così da poterne costruire un altro dalle sue ceneri - ci siamo spessi imbattuti in creature davvero troppo simili tra loro, sorvolando su alcuni rari casi in cui ciò non si è verificato.

    Non che non vi siano degli avversari in grado di mettere in difficoltà il nostro prode guerriero, sia ben chiaro, ma data l'importanza cruciale della varietà dei nemici in questo tipo di esperienze, sarebbe stato lecito aspettarsi degli sforzi più tangibili su questo fronte. Se a ciò aggiungiamo anche le incertezze legate all'esecuzione della capriola - un'azione questa rivelatasi ben meno responsiva del previsto - appaiono chiari i motivi che ci spingono a non promuovere del tutto questo aspetto del gioco.

    ... per un'avventura poco ispirata

    Quello che proprio non funziona è il modo in cui Lost Epic prende di peso meccaniche tipiche dei soulslike e se le appiccica addosso, senza un minimo di contestualizzazione. Per avanzare di livello, così come per creare e migliorare oggetti e armi, si utilizzano i cristalli di Anima, che si ottengono sconfiggendo i nemici e che si perdono in caso di morte. Fin qui, parliamo di tratti ludici a cui ci siamo ormai abituati. L'insolito, e l'insostenibile, sta nella quantità di grinding alla base della crescita del protagonista.

    Non è tanto il level up a essere problematico, quanto il reperire i materiali utili a innescare i potenziamenti o a realizzare gli oggetti chiave, un discorso che estendiamo persino alla creazione delle pozioni, che sono l'unico mezzo per curarsi in battaglia. Peraltro gli ambiti del crafting e dell'upgrade sono in gestione a un personaggio in cui ci si può imbattere in uno o al massimo due punti di respawn in ogni area, una scelta questa che abbiamo trovato discutibile.

    Questa continua ricerca di cristalli di Anima e materiali sarebbe anche sostenibile in una mappa divertente da esplorare. Purtroppo però Lost Epic non ha nulla dei metroidvania più ispirati, giacché si limita a proporre un mondo che è soltanto un susseguirsi di stanzoni, che tra l'altro non sono neanche collegati in maniera organica.

    Prendere una strada piuttosto che un'altra significa, semplicemente, arrivare in fondo a essa per ottenere qualcosa di prezioso, salvo poi dover tornare fino al bivio per esplorare il sentiero non imboccato in precedenza. In più occasioni, quando dovevamo portare a termine delle missioni secondarie rivelatesi poco ispirate - ma capaci di offrire cospicue ricompense in cristalli - ci siamo ritrovati a dover fare gli stessi giri e a visitare sempre i medesimi luoghi, in barba a quella voglia di conoscere ed esplorare che dovrebbe essere alla base di un prodotto di questo tipo.

    Grattando la patina

    Al netto dei primi impatti, molti degli scenari che abbiamo scoperto e visitato si sono rivelati ben meno accattivanti del previsto. Come detto, Lost Epic si ispira molto alla produzione di Vanillaware sui fronti di direzione artistica e stile delle ambientazioni ma purtroppo ottiene dei risultati non altrettanto convincenti, a cominciare da quella che è un'estetica a tratti gradevole ma che viene accompagnata da un livello di dettaglio non sempre soddisfacente.

    Buona ad esempio è la scelta dei colori con cui il team ha dipinto i luoghi dall'iconografica fantasy, che purtroppo però sono caratterizzati da un'effettistica scarna - che limita e non di poco l'impatto scenografico - e da una profondità ridotta.

    Le cose vanno leggermente meglio per quanto concerne i personaggi, lo stesso protagonista - che è possibile selezionare in un apprezzabile pool di modelli - e i mostri, perché sono stati realizzati con una certa cura. Purtroppo però le cose cambiano se ci spostiamo sul fronte delle animazioni, spesso rivelatesi grossolane e in grado di produrre un fastidioso effetto marionetta. A chiudere il discorso ci pensa un accompagnamento sonoro dalla riuscita altalenante, che solo in alcune occasioni ha saputo donare un tocco d'epicità in più all'avventura.

    Lost Epic Lost EpicVersione Analizzata PCNon c'è nulla che possa invogliare e stimolare il giocatore ad affrontare la ventina di ore necessarie per completare la corposa avventura di Lost Epic. La componente che funziona meglio, la formula action, è anche la più esile, e non basta certo a reggere il peso dell'intera esperienza. Gli altri ambiti del gameplay purtroppo non fanno che appesantirla ulteriormente, complici meccaniche non ben implementate e inutili orpelli. Questi insomma sono i motivi per cui questo action rpg in 2D è rimasto intrappolato nel limbo della mediocrità.

    5.5

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