Lost Judgment Recensione: combattere e indagare in un ottimo sequel

Siamo tornati a impersonare i panni di Yagami per un secondo episodio che migliora la formula del primo Judgment: un'avventura da non perdere.

Lost Judgment
Recensione: PlayStation 5
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Disponibile per
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Lost Judgment si inserisce nel solco tracciato da Ryu Ga Gotoku Studio con tutti i capitoli di Yakuza e con il precedente Judgment (un paio di click e potete leggere la nostra recensione di Judgment): si tratta di un titolo caratterizzato da uno spiccato carisma narrativo, che contrappone una trama principale matura, profonda e densa di significato alla classica serie di elementi fortemente comici in grado di spezzare le atmosfere tese e oscure della sua narrazione. Il problema principale di Judgment consisteva nel fatto che si trattava, a tutti gli effetti, di un "passo di lato" per Sega e RGG Studio: più un reskin di Yakuza che un vero spin off. Era a conti fatti un titolo nato per rispondere al bisogno di lasciarsi alle spalle Kiryu senza stravolgere troppo la serie. Il risultato fu un'opera che narrativamente alzava ancora di più l'asticella rispetto alla serie principale ma che a livello di meccaniche ludiche appariva fin troppo derivativo. Lost Judgment ha quindi il compito di dimostrare che la serie investigativa nata dalla costola di Yakuza può avere una sua personalità, nonché una direzione ben chiara in mente.

    Due casi da risolvere

    Yokohama, interno, giorno.
    I vigili del fuoco trovano il cadavere di un uomo in avanzato stato di putrefazione all'interno di un edificio abbandonato di Isezaki Ijincho. Il corpo ha le dita delle mani fratturate e sotto il suo mento è perfettamente visibile un taglio che gli attraversa il collo da parte a parte. Ai suoi piedi ci sono una pozza di sangue rappreso e i fumogeni che hanno attirato l'attenzione dei passanti, i quali hanno poi allertato le forze dell'ordine. È impossibile risalire all'identità del corpo, ma è evidente che chi ha commesso quell'orribile omicidio voleva che le autorità trovassero il cadavere.

    Tribunale di Tokyo, interno, giorno.
    Akihiro Ehara, poliziotto accusato di aver palpeggiato una donna sulla metropolitana, è in piedi davanti al giudice e ascolta la sentenza che lo condanna a sei mesi di carcere per molestie sessuali. Per chi lavora al servizio della giustizia quella sembra una giornata qualunque, ordinaria amministrazione che racconta alla perfezione un Giappone pulito e perfetto solo in superficie. Dopo aver ascoltato la sentenza Ehara rimane in piedi e, con un ghigno beffardo sul volto, annuncia con assoluta certezza ai presenti che il corpo trovato a Yokohama tre giorni prima appartiene ad Hiro Mikoshiba, un giovane che quattro anni prima ha bullizzato suo figlio spingendolo al suicidio.

    Un crimine per cui Mikoshiba non ha mai pagato e per cui Ehara ha sempre bramato vendetta.
    Quella di Ehara non è una profezia sconclusionata. Ehara dice la verità. Non mentiva quando diceva che si sarebbe vendicato dell'aguzzino del figlio, eppure non è imputabile per l'omicidio perché possiede un alibi di ferro: il giorno in cui l'uomo veniva rapito, torturato ed ucciso, Ehara era su un vagone della metropolitana con le mani infilate sotto la gonna della sconosciuta che l'ha accusato di molestie. Lo testimoniano le riprese delle telecamere di sicurezza del treno e della stazione di Ikebukuro, dove i passanti lo hanno bloccato a terra e consegnato agli agenti di polizia accorsi sul posto e allertati dalle urla della donna.
    Lost Judgment richiama in scena Takayuki Yagami e gli affida il compito di individuare il filo sottile che unisce quelli che, almeno all'apparenza, sono due casi isolati e lontanissimi tra di loro. Un filo che, nel connettere i due crimini, si avvolge attorno al sistema giuridico giapponese e a quello educativo e che, per questo, rischia di mettere in discussione l'intero impianto su cui si fonda la società nipponica.

    Come Judgment, meglio di Judgment

    Bastano poche ore per rendersi conto del fatto che Lost Judgment è maturato tantissimo rispetto alla sua incarnazione precedente. Le sue meccaniche non sembrano più una derivazione degli elementi fondamentali di Yakuza, costretti all'interno di un impianto ludico differente da quello per cui erano stati pensati originariamente, anzi: Lost Judgment si muove con una confidenza e con una consapevolezza piacevolmente sorprendenti.

    Questo nuovo capitolo abbraccia finalmente la sua anima investigativa e riflette davvero sulla sua natura, tentando finalmente di distanziarsi da Yakuza sia nell'esposizione che nell'esecuzione. Non ci riesce al 100%, ma quando funziona (e va precisato che non succede di rado) il gioco raggiunge dei picchi che la saga principale ha toccato solo nelle sue incarnazioni più mature con Yakuza 0 e quell'assoluta meraviglia di Yakuza 6. Lost Judgment è finalmente molto vicino al legal drama che voleva essere in origine, un'opera che sotto la sua patina ironica ed irriverente nasconde una maturità a tratti davvero impressionante e che sembra sapere sempre come gestire al meglio la sua natura investigativa.

    Takayuki Yagami: avvocato, investigatore privato, consulente scolastico

    Le prime ore di Lost Judgment sono folgoranti. Dopo una breve introduzione in cui RGG Studio sembra voler dimostrare di aver imparato dagli errori del passato, presentando una missione di pedinamento finalmente degna di questo nome, si viene catapultati in una storia eccellente per complessità, ritmo e tono della narrazione.

    Lost Judgment si prende libertà insperate, tessendo una ragnatela investigativa che si allontana dal contesto malavitoso di Kamurocho e trova il proprio centro di gravità in un liceo privato di Yokohama. Il gioco proietta Takayuki Yagami all'interno del mondo scolastico e lo fa scontrare con la corruzione e la doppia faccia del sistema educativo giapponese, dentro una storia che parla di violenza giovanile e, soprattutto, della piaga del bullismo in una società che troppo spesso tende a nascondere certe questioni sotto al tappeto. Yagami si trova ad essere quasi per caso il consulente scolastico del liceo Seiryo e ad intrattenere rapporti con studenti e professori per far luce sulla scomparsa di Mikoshiba che, nonostante le accuse di bullismo ed istigazione al suicidio rivoltegli dalla famiglia Ehara quattro anni prima, è riuscito a fare carriera ottenendo un tirocinio come insegnante.
    A colpire è la sobrietà con cui Lost Judgment si pone: il suo intreccio narrativo è calibrato alla perfezione e si concentra su una vicenda tristemente ordinaria, capace di risuonare con l'esperienza di vita di molti adolescenti che durante la crescita si sono dovuti scontrare con i soprusi dei propri compagni.

    La nuova ambientazione scolastica è una boccata d'aria fresca per uno spin off che rischiava di rimanere pericolosamente troppo legato a dinamiche ormai sviscerate a fondo e prossime al diventare troppo ripetitive. Come già detto le missioni di pedinamento hanno subito un restyling piuttosto corposo che ne rimodula in positivo la durata, le meccaniche e la frequenza con cui vengono proposte all'interno della trama principale.

    Allo stesso modo sono state ridotte le fasi di investigazione in soggettiva, che mantengono però gli stessi problemi del passato, rimanendo sezioni di gameplay pericolosamente tendenti verso il noioso che obbligano a scandagliare l'ambiente in cerca di piccoli dettagli nascosti in bella vista. Per essere un titolo investigativo stupisce come questo preciso ambito del gameplay riesca a essere così poco soddisfacente rispetto a quello di mostri sacri del genere, che sfidano l'intelletto e le capacità deduttive del giocatore. Molto apprezzata invece l'introduzione del parkour, che dona all'esplorazione una verticalità inedita, così come quella delle sezioni di infiltrazione, che propongono meccaniche stealth molto elementari ma a modo loro divertenti. Peccato solo per l'IA nemica che in quei frangenti diventa particolarmente deludente.

    Botte da orbi

    Ora che la serie principale si è ufficialmente spostata sui combattimenti a turni introdotti con Yakuza: Like a Dragon (potete recuperare qui la nostra recensione di Yakuza Like a Dragon), alla saga di Judgment spetta il compito di mantenere in vita ed evolvere il combat system tradizionale. I due stili di combattimento di Yagami, introdotti nel primo capitolo e giustificati narrativamente grazie alla passione per le arti marziali del detective di Kamurocho, si arricchiscono ora di un terzo moveset tutto nuovo.

    Alle mosse rapide ed acrobatiche dello Stile della Gru e alla forza bruta dell'Arte della Tigre, infatti, si aggiunge ora una nuova forma, quella del Serpente, che permette a Yagami di disarmare i nemici e di affrontare le scazzottate con un'attitudine particolarmente incline alle schivate e al contrattacco. Il combat system di Lost Judgment è una gioia assoluta per le dita, merito soprattutto della grande fluidità delle animazioni e di un comparto tecnico che vede in PS5 un'ottima alleata per la resa estetica e pratica delle risse di strada. L'introduzione del terzo stile di combattimento va a completare una rosa di abilità e tecniche profondissima, arricchita finalmente di una sfumatura tattica che nella precedente incarnazione non era così ben percepibile. A completare il quadro ci sono le solite mosse EX, equivalente delle Heat Actions di Yakuza, ancora una volta punta di diamante del pacchetto in grado di inventare modi sempre più assurdi e fuori di testa per far male a chiunque ci si pari davanti con cattive intenzioni. Come al solito, Lost Judgment mette in evidenza quella che è forse la migliore delle qualità delle produzioni di RGG Studio, ovvero la capacità di evolvere il proprio gameplay con modi talvolta drastici senza mai snaturare l'opera.

    Così come Judgment pad alla mano parlava praticamente la stessa lingua di Yakuza, permettendo ai veterani di adattarsi immediatamente a tutte le sue novità, così Lost Judgment riesce nella stessa difficile impresa: si gioca esattamente come Judgment, eppure è impossibile non percepire il grande passo in avanti compiuto dalla serie con questo secondo capitolo.

    Il giudizio sulla graficaTecnicamente parlando Lost Judgment presenta il solito mix di alti e bassi, che passa da una modellazione dei personaggi principali di altissima qualità ad una gestione delle texture spesso approssimativa, soprattutto quando si parla dei dettagli ambientali come le insegne dei locali di Kamurocho ed Ijincho e le superfici. Non è un segreto che RGG Studio sia sempre dovuto scendere a compromessi, dando assoluta priorità alla resa a schermo dei personaggi, soprattutto per quanto riguarda Jugment che vede come protagonista uno degli attori più amati in Giappone come Takya Kimura, che peraltro contribuisce alla creazione di un Takayuki Yagami particolarmente vivo ed espressivo. Ottima la gestione dell'illuminazione, che di giorno permette una resa strabiliante delle texture dei tessuti (basta guardare il chiodo di pelle di Yagami per farsi un'idea del risultato), mentre di notte contribuisce a donare alle strade un'atmosfera meravigliosa. Se impostato in modalità prestazioni, Lost Judgment è un gioco fluidissimo nella sua esecuzione, specie quando si tratta di combattere con folti gruppi di nemici. Su PS5 non ci sono fasi del gameplay che subiscono grossi rallentamenti, anche se va detto che i tempi di caricamento non sembrano migliorati particolarmente rispetto al passato, nonostante le potenzialità della console next-gen di Sony. Ottimo il doppiaggio, soprattutto quello in lingua originale che risulta incredibilmente espressivo, e buonissima la traduzione italiana dei sottotitoli.

    Il più grande miglioramento, però, è probabilmente quello relativo alla gestione delle missioni secondarie. L'ambientazione liceale apre la strada ad una nuova classe di incarichi opzionali legati al liceo Seiryo, che fa da sfondo ai Racconti Scolastici, che permettono di entrare in contatto con i vari club dell'istituto e prendere parte alle indagini del gruppo dei fanatici del mistero. Si tratta a tutti gli effetti di sottotrame decisamente più corpose rispetto al passato, che spostano il focus dal combattimento alla pura investigazione, intrecciata però con forme di gameplay sempre nuove, che spaziano dal rythm game da affrontare per far progredire la storia del club di ballo, o agli incontri di pugilato del Boxing Club. A questi si aggiungono poi le folli missioni secondarie, i minigiochi, gli incarichi d'ufficio e il cercaparole, che rappresenta una nuova forma di interazione con Chatter, il social network fittizio introdotto nel capitolo precedente, che dà modo di analizzare i post di successo e di risolvere gli inspiegabili misteri urbani ad essi collegati. Lost Judgment propone insomma il solito mix di maturità e comicità che ha caratterizzato il franchise di Yakuza dalla sua nascita ad oggi, rielaborandone però la struttura in modo tale da offrire al giocatore la totale gestione dei ritmi che caratterizzano le due anime della produzione. Grazie a questa impostazione, infatti, la stragrande maggioranza delle missioni secondarie va attivata in prima persona, senza che queste vadano ad interferire con l'evoluzione della trama principale.

    L'ombra del passato

    Judgment era un titolo un po timoroso. Giocandolo era percepibile la paura di RGG Studio di deludere il suo affezionatissimo pubblico, molto legato all'icona di Kiryu. Lasciarsi alle spalle il Drago di Dojima non era un compito semplice, e il rischio era quello di innovare tutto troppo in fretta. Con Lost Judgment, Ryu Ga Gotoku Studio sembra aver compreso che strada far intraprendere alla serie dotandola di una personalità più autonoma e riconoscibile.

    Ci sono però dei momenti in cui il gioco tira il freno, e anziché seguire la propria strada sterza verso degli espedienti ancora una volta troppo yakuziani. Il finale dell'opera è grandioso nella sua inaspettata sobrietà e compostezza, ma prima di arrivare ai titoli di coda tocca fare i conti con dinamiche narrative che con l'eleganza di Lost Judgment hanno poco a che vedere. Non si parla di pessime sezioni di gioco, sia chiaro, ma di momenti in cui l'ombra di Yakuza, delle sue gang e delle dinamiche di potere che raccontava si insinuano all'interno di una storia che apparentemente ne avrebbe potuto fare anche a meno, lasciando magari più ampio respiro al cast dei suoi personaggi.

    Il passo avanti è innegabile, ma è un po' deludente vedere che nei suoi momenti chiave Lost Judgment si affidi alle meccaniche narrative del passato, introducendo boss e mini boss da malmenare piuttosto che vere battaglie investigative e legali dietro ai banchi di tribunale. Al netto di questo, il messaggio di Lost Judgment e il suo commentario politico sul Giappone, sulle sue scuole e sulla sua giurisprudenza sono perfettamente a fuoco e vengono comunicati con una forza notevole, senza che ci si distragga in elucubrazioni inutili.

    L'ombra del futuro

    L'intenzione sembra quella di voler rendere questo spin-off una realtà parallela a Yakuza, capace di infiltrarsi all'interno dei suoi spazi e di relazionarsi attivamente con la progressione della storia del Tojo Clan.

    Il problema, però, è che la diatriba legale tra Sega e l'agenzia che gestisce i diritti d'immagine di Takuya Kimura (l'attore che presta il volto a Yagami) circa la distribuzione dei titoli su PC potrebbe - secondo alcuni report - mettere la parola fine a questa nuova serie, con Sega che è pronta a staccarle la spina nonostante l'annuncio di un DLC incentrato su Kaito, partner lavorativo di Yagami (potete scoprire ulteriori dettagli nella nostra news su Lost Judgment e la serie a rischio cancellazione). Un comprimario a cui però è stato offerto davvero troppo poco spazio nei due capitoli e che, purtroppo, è un personaggio estremamente più in linea con lo stile di Yakuza che con la natura noir ed investigativa proposta da Judgment.
    È un vero peccato, perché Lost Judgment aprirsi all'ambientazione di Yokohama e alle sue dinamiche faceva davvero ben sperare per il futuro, anche se va detto che la Ijincho di Lost Judgment è meno affascinante di quella presentata in Like a Dragon e che, nonostante il numero vertiginoso di attività secondarie presenti al suo interno, sembra meno viva e caratterizzata. Lo stesso vale per il cast a cui è stato dato poco respiro in queste due iterazioni. Judgment e Lost Judgment sono due titoli Yagami-dipendenti, e servirà un gran lavoro per riuscire a separarsi da lui nel caso la serie dovesse effettivamente progredire. C'è da dire che il lavoro fatto con il personaggio di Tsukumo, promosso da macchietta a membro fondamentale della squadra di investigatori, è molto confortante in questo senso.

    Lost Judgment Lost JudgmentVersione Analizzata PlayStation 5In definitiva, Lost Judgment è un ottimo sequel, caratterizzato da una scrittura ispiratissima e da una gran dose di irriverenza. Un secondo capitolo più coraggioso, più rifinito ed estremamente più elegante, che offre la possibilità di esser giocato da tutti quelli che non hanno mai avuto contatti diretti con il primo episodio o con la saga di Yakuza. RGG Studio si dimostra ancora una volta uno dei team più competenti sulla piazza, capace come pochi di diversificare il gameplay, dando piena importanza alla componente narrativa delle proprie produzioni e tralasciando volutamente alcuni dettagli tecnici che sono però ininfluenti per la riuscita del progetto. Certo, forse si sarebbe potuto fare qualcosa in più per quanto riguarda lo sfruttamento delle caratteristiche di Dualsense, ma si tratta più di un'occasione sprecata che di una vera mancanza.

    8.5

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