Lumo Recensione: Gratis per gli abbonati PlayStation Plus a Marzo

Direttamente dal parco titoli del PlayStation Plus di Marzo, un curioso puzzle-platform isometrico d'altri tempi, giocabile sia su PSVita che su PS4.

recensione Lumo Recensione: Gratis per gli abbonati PlayStation Plus a Marzo
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Disponibile per
  • PSVita
  • PS4
  • Inutile negarlo: chi scrive non è un grande fan delle "operazioni nostalgia" che tanto vanno di moda da un po' di tempo a questa parte. O perlomeno non di quelle fini a se stesse, utili ai publisher soltanto per ingraziarsi il pubblico: riedizioni e revisioni dei grandi classici del passato tirati a lucido in fretta e furia unicamente per compiacere i fan. L'operazione perpetrata dal creatore di Lumo, invece, è ben diversa: questo piccolo gioco isometrico si configura come un prodotto completamente inedito, ma al contempo estremamente familiare per tutti i giocatori di vecchia data. Ci sono, infatti, citazioni in ogni dove, oltre a personaggi e musiche che richiamano le serate passate in compagnia di Amiga, Spectrum ed MSX a partire dalla seconda metà degli anni '80. Anche le dinamiche di gioco, in fin dei conti, sono quelle dei vecchi puzzle-platform isometrici a 8-bit, un genere di cui probabilmente molti di voi prima d'ora ignoravano persino l'esistenza. Comprensibilissimo: stiamo parlando di una concezione di videogioco ormai sparita da un pezzo, sepolta sotto le macerie di un gameplay parecchio acerbo e restrittivo, in cui piccole stanze si susseguono in modo ordinato, da attraversare risolvendo semplici puzzle ambientali o grazie all'utilizzo di qualche salto ben calibrato. Come può, dunque, un gioco così classico e rispettoso dei dogmi dello storico genere di appartenenza, riuscire a risultare appagante e godibile ancora oggi, nell'era del 4K e della realtà virtuale?

    Un salto nel passato

    Di Lumo, in realtà, c'è ben poco da dire: è un titolo profondamente e volutamente essenziale, una continua prova di astuzia e abilità impreziosita da un game design quasi sempre attento, che prova a sfidare il giocatore - un po' come già era accaduto, ad esempio, con The Witness - restando sempre in disparte, senza imposizioni o spiegazioni di sorta. A supportare il gracile impianto ludico della produzione troviamo una cospicua serie di trovate fuori dagli schemi (spesso e volentieri molto fresche e interessanti), che rendono Lumo un'opera perfettamente godibile anche per chi non hai mai giocato uno di quei "piccoli capolavori della tecnica" che facevano cadere ripetutamente a terra le mascelle dei nostri coetanei di trent'anni fa. Si va avanti una stanza alla volta, assimilando nozioni sempre più complicate e complesse, guidati dalla mano invisibile di un perpetuo tutorial silenzioso. Parliamo di puzzle progettati in un modo ben preciso, che ci "costringono" ad apprendere una particolare meccanica senza fatica, evitando qualunque tipo di intervento esterno: in tutto il gioco, infatti, non trova spazio neanche una singola riga di testo. Purtroppo, però, non è sempre tutto rose e fiori: una piccola percentuale delle dinamiche enigmistiche appare fin troppo fumosa, e ci è addirittura capitato di imbatterci in alcuni elementi dati per scontati quando invece non lo sono affatto. Laddove il sistema di gestione delle "casse magiche", ad esempio, ci è parso un ottimo modo per arricchire il gameplay senza sacrificare la semplicità del sistema di controllo, la presenza di alcune ambiguità riguardanti i metodi di spostamento di quelle semplici ci ha francamente fatto storcere il naso. Insomma, certe volte siamo stati costretti a muoverci a tentoni all'interno di un evidente punto cieco sfuggito al controllo della mano del game designer. E questo, ai nostri occhi, è un difetto piuttosto grave, in una produzione che fa della sua semplicità di utilizzo il proprio marchio di fabbrica. Un altro carattere distintivo dei titoli da cui Lumo trae ispirazione era il particolare sistema di movimento, strettamente legato alla necessità di assecondare, con i pochi mezzi a propria disposizione, la dispotica visuale isometrica. Elemento che, ovviamente, torna prepotente anche nel gioco di Gareth Noyce. Ciò che ai tempi era nato come un semplice escamotage per aggirare le limitazioni hardware, oggi si è trasformato dunque in un vezzo: l'ennesima dimostrazione di come le costrizioni tecniche siano spesso e volentieri il motore dell'innovazione in ambito videoludico.

    Non è un caso che un titolo uscito sul mercato nel 2016 riutilizzi di proposito un sistema di controllo apparentemente ingessato e fuorviante nel tentativo di replicare il gameplay di giochi usciti ben trent'anni prima: così come una considerevole fetta dei j-rpg old-school dei tempi moderni continuano ad andare fieri del proprio combat system a turni, Lumo resta ancorato allo strampalato sistema di movimento relativo all'asse isometrico, indiscutibile carattere distintivo del proprio genere di appartenenza: un metodo di gestire gli input decisamente atipico, potenzialmente destabilizzante per l'odierno giocatore medio. Scegliendo di mantenere lo schema di default, spostando lo stick analogico sinistro verso nord il nostro personaggio si muoverà fondamentalmente in diagonale. A inizio gioco, in realtà, avremo anche la possibilità di optare per un sistema di controllo più tradizionale, il quale però ci esporrà a tutta una serie di rischi ben più temibili. Il primo, e più evidente, è la necessità di compiere ogni singolo salto del gioco, anche i più semplici, proprio diagonalmente. In sostanza, vista la precisione richiesta nelle stanze più avanzate, non è un problema da sottovalutare. Inoltre, le mancanze relative al sistema di movimento classico vengono parzialmente mitigate in automatico dalla presenza, sui pad moderni, di stick analogici precisissimi, grazie ai quali sarà possibile modulare il nostro avanzamento e quindi ottenere un feeling decisamente migliore fin da subito, senza troppi grattacapi.

    Lumo LumoVersione Analizzata PlayStation 4Lumo è un gioco creato appositamente per compiacere i pochi appassionati di un genere estinto da svariate decadi, ma potrebbe comunque riscontrare i favori anche di chi si affaccia sul panorama dei puzzle isometrici per la prima volta. Si tratta dunque di un’ottima occasione per testare qualcosa di diverso: un lasciapassare per un mondo antico, tirato a lucido con una simpatica e coloratissima grafica tridimensionale, forte di un grado di sfida discreto ma non proibitivo, ed altresì della possibilità di vivere l'esperienza sia in modalità “normale”, senza conteggio delle vite e quindi più adatta alle abitudini dei giocatori moderni, sia in versione "tradizionale", più feroce e restrittiva. I più audaci, poi, potranno anche dedicarsi alla raccolta delle tonnellate di collezionabili disseminate nelle varie stanze di questo piccolo, "luminoso" puzzle game.

    7

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