Lust for Darkness Recensione: un'avventura ispirata ai racconti di Lovecraft

Lust for Darkness è un'avventura dalle tinte oscure ispirato alle atmosfere delle opere di H.P. Lovecraft, ma non tutto è andato per il verso giusto...

recensione Lust for Darkness Recensione: un'avventura ispirata ai racconti di Lovecraft
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  • Puntare tutto sulla crasi tra mitologia lovecraftiana ed erotismo, temi che nel mondo dei videogiochi è difficile vedere assieme, è sulla carta un'intuizione vincente. E le premesse di Lust for Darkness ai tempi in cui era stato lanciato su Kickstarter, lasciavano presagire l'arrivo di un horror game con caratteristiche peculiari e coraggiose. Poi sono giunte le prime demo, e con esse abbiamo potuto constatare che il gioco di Movie Games era solo l'ombra di quanto presentato: banale, senza personalità ed atmosfera. Fino all'ultimo, tuttavia, era viva la speranza che il team polacco sarebbe stato in grado di condurre il progetto lontano dai binari morti: così non è stato. La versione finale di Lust for Darkness, lo diciamo già da ora, è un grosso conglomerato di potenziale sprecato e scelte fallimentari.

    La casa del piacere

    Lust for Darkness si apre con il giocatore che veste i panni di Amanda, una donna rapita da un gruppo di cultisti e segregata nelle cantine di un'enorme villa vittoriana. Si muovono i primi passi e si finisce in una grossa stanza ornata con macchinari di godimento sessuale: a quel punto una figura mascherata ci assale e il prologo si conclude. Al termine della sequenza iniziale, s'acquista il punto di vista di Jonathan, il marito di Amanda, che a un anno di distanza dal rapimento di sua moglie riceve degli indizi che gli fanno capire che è tenuta prigioniera nell'inquietante magione degli Yelverton, un posto dove amano bazzicare personaggi dai gusti discutibili. Si dirige così nell'oscura location e s'imbatte in un gruppo di fanatici che intende entrare in contatto con le sordide divinità del Lusst'gaah, una dimensione in cui trionfa l'estasi carnale.

    L'incipit è quasi scolastico, ma già dopo un'ora di gioco la sceneggiatura comincia a cadere a pezzi, sforacchiata da grossi plot hole e da una scrittura, in certi frangenti, ridicola. Tempo tre ore ed un pessimo finale, e Lust for Darkness si conferma un gioco scritto malamente, tanto che vengono smontate, con una disarmante facilità, tutte le premesse di partenza. Si dovrebbe andare più nello specifico, ma rischieremmo di anticiparvi qualche colpo di scena (che non vi roviniamo solo per il gusto di immaginare le vostre facce sconcertate). Ci limitiamo a dirvi, quindi, che il fascino di tematiche pescate dalla torbida mente di Lovecraft ed addizionate ad un neanche troppo prorompente eros, si disintegra d'innanzi ad una trama senza capo né coda. E questo non è nemmeno il peggior problema del gioco di Movie Games, perché nonostante l'aspetto narrativo sia in una posizione centrale, la ricerca di un'atmosfera avvolgente e disgustosa lo è ancor di più. Inutile dirvi che quest'ultimo tentativo non sia andato a buon fine. Non che non ci siano spunti interessanti o qualcosa che solletichi, anche solo superficialmente, le pupille: manca piuttosto la sensazione d'oppressione, un accompagnamento sonoro che ci dia l'idea d'esser capitati in un tempio del piacere, luci ed effetti visivi che accentuino la sensazione di mistero. Villa Yelverton è statica, è una banale dimora addobbata con statue priapiche e veneri lascive che appaiono fuori luogo. Il peggio arriva quando si assiste ad un orgia in piena regola: lì le scene di sesso sono animate maldestramente, i dettagli dei corpi rompono qualsiasi coinvolgimento, il sonoro s'assenta colpevolmente. Nel Lusst'gaah una massa cancerosa ricopre pareti e macchinari che sembran esser stati disegnati da un emulo di Giger. La stasi, però, non se ne va: i muri avrebbero dovuto pulsare, come entità viventi, sarebbero servite scelti estetiche più ripugnanti, attingendo pure da una dimensione sessuale deviata: dopotutto dovremmo trovarci nel regno del piacere, non bastano di certo portali a forma di vagina per renderlo tale. Stilisticamente, insomma, Lust for Darkness fallisce su quasi tutta la linea, e concede qualche scenario piacevole con terribile taccagneria. Nel novero di elementi che concorrono a questa debacle va citato per forza il claudicante apparato tecnico, in cui fanno brutta figura pessime texture e modelli inadeguati; per di più la fluidità ha dei saliscendi ingiustificati che colpiscono in particolar modo le sequenze all'aperto. Dal punto di vista ludico, Lust for Darkness alterna fasi esplorative a frazioni stealth. Quando bisogna nascondersi è visibile tutta l'arretratezza concettuale nelle ronde dei nemici, che seguono percorsi in linea retta e non si spostano mai; le fasi d'esplorazione, d'altro canto, permettono di reperire documenti e libri che approfondiscono alcuni dettagli di trama e sbloccano delle side story moderatamente interessanti.

    Come accennato, l'avventura è estremamente breve da portare a termine, tuttavia sono tanti i cali di ritmo che inframezzano una progressione singhiozzante, in cui a volte fanno capolino enigmi congegnati non troppo bene. Siamo rimasti molto delusi, inoltre, dallo scarso utilizzo di diverse meccaniche legate alle maschere (due in tutto) che si recuperano nel Lusst'gaah. La prima permette di vedere passaggi segreti e di passare in zone altrimenti inaccessibili, mentre la seconda - che si indossa letteralmente per cinque minuti - evita l'attacco di letali mostruosità cornute. Evidente come, in origine, l'intenzione era di impiegare in maniera più intelligente queste dinamiche, ma un po' per mancanza di creatività e un po' per una lunghezza dell'avventura troppo risicata, l'idea è stata accantonata in toto. Lust for Darkness, in fin dei conti, trasuda incompiutezza da tutti i pori, ed è un gran peccato viste le aspettative che nutrivamo all'alba del progetto.

    Lust for Darkness Lust for DarknessVersione Analizzata PCNon c’è un’oncia dell’atmosfera a metà tra eros e Lovecraft che avrebbe dovuto caratterizzare Lust for Darkness. Un’art direction pigra, una sceneggiatura bucherellata e vittima d’incongruenze interne sono le più grandi mancanze del lavoro di Movie Games, alle quali s’affianca una componente ludica mal riuscita ed evidentemente vittima d’incompiutezze. Per gli amanti dell’orrore qualche spunto potrebbe pur esserci, ma non confidateci troppo: Lust for Darkness, dopotutto, disillude ogni buona aspettativa. Un gran peccato, davvero.

    4.8

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