Mad Rat Dead Recensione: non è un paese per topi

Mad Rat Dead è un mix tra platform 2D e rhythm game, esperimento curioso ma non del tutto riuscito: ecco perchè.

recensione Mad Rat Dead Recensione: non è un paese per topi
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Disponibile per
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Ricordate gli splendidi livelli musicali dell'altrettanto splendido Rayman Legends (rinfrescatevi la memoria con la recensione di Rayman Legends)? Prendevano le ottime e rodate meccaniche platform, fulcro del titolo targato Ubisoft, e le piegavano a suon di salti e colpi al ritmo incalzante di folli brani, che alternavano citazioni a rocciose cavalcate strumentali, nervosi tecnicismi orchestrali e sì, anche a una cover in salsa mariachi di Eye of the Tiger. A renderli così memorabili erano, in primis, il peculiare mix di piattaforme e rhythm game, ma anche e soprattutto, tanto, tantissimo stile e carisma da vendere.

    Con Mad Rat Dead, NIS America prova a replicare quella formula e a trasformarla non in semplice esperienza estemporanea, ma in un vero e proprio gioco, che ci vede impersonare, al posto della leggendaria mascotte, un topo, come lascia intendere il titolo, un po' matto, e un bel po' morto. E sì, le due cose sono inevitabilmente legate tra loro: le ragioni della sua follia vanno infatti ricercate tanto nella mestizia della sua quotidianità, quanto nella brutalità del suo addio alla vita, avvenuto sul freddo tavolo di un laboratorio. Il protagonista è infatti una cavia, condannata a subire esperimenti di ogni genere, e a raggiungere la luce senza troppi fronzoli, con la mera speranza di contribuire a qualche scoperta, giusto per rendere meno vana la sua esistenza.

    Non è un paese per topi

    Con suo (e nostro) sommo stupore, pare però che il Paradiso dei topi non abbia solo una smodata quantità di formaggio, ma prevede che ci sia una vera e propria divinità a vegliare su di esso: un Rat God, dalle sembianze femminili, munita di ali e di un vistoso cilindro rosa, oltre che di una clemenza fuori dal comune. Sarà lei a decidere infatti di donare al nostro eroe una seconda possibilità, ovvero rivivere le ultime 24 ore per dare un senso alla sua vita. E, nella sua estrema gentilezza, non darà nemmeno troppo peso alle malevoli intenzioni del protagonista, il cui unico desiderio è quello di vendicarsi dello scienziato che lo ha spedito al Creatore.

    Così, al faticoso battito del suo cuore, martoriato dagli esperimenti, avrà inizio la nostra avventura, saltando, scattando, ed eliminando e schivando nemici a suon di musica (e dei battiti mostrati visivamente da una pratica barra in bella vista sulla parte inferiore dello schermo). È la canzone di accompagnamento di ogni livello la co-protagonista, che scandisce i nostri movimenti, e perdere il ritmo e sbagliare il tempismo si tradurrà in un rallentamento della nostra corsa, fino a fermarci e a farci perdere lo slancio accumulato fino a quel momento. Il concept, insomma, è molto simile ai già citati livelli musicali di Rayman, con piattaforme semoventi, strutture pronte a crollare da un momento all'altro e muri da scavalcare a suon di wall-jump ritmici, alternati a minacce di ogni genere: baratri, acqua infetta pronta a sommergerci all'improvviso e creature in grado di annichilirci in un colpo solo (non sempre eliminabili).

    Piegando lo spazio-tempo

    La differenza sostanziale risiede in una concezione totalmente differente del Game Over: i livelli sono mediamente lunghi, e sarebbe stato impossibile e frustrante far ripartire da zero il giocatore ad ogni morte; ecco perché l'unico fattore a costringervi a riportarvi all'inizio è l'esaurimento del tempo a disposizione (con tanto di timer pronto ad allertarvi quando sta per scadere), mentre al posto dei classici checkpoint, il team ha optato per una soluzione già vista altrove e sulla carta interessante, ma che stona e non poco con il concept stesso del titolo.

    Ogni fallimento vede infatti il tempo congelarsi, concedendoci la possibilità di riavvolgerlo e di riprendere da un momento precedente, così da impedire la conclusione definitiva. I problemi con questa meccanica sono però molteplici: in primis, come detto, si attiverà unicamente morendo, altrimenti non avrete alcun modo di controllarla, privandola così di qualsivoglia utilizzo strategico utile a ottimizzare i propri tempi e il voto ottenuto a fine livello; inoltre, se una simile soluzione ha perfettamente senso in più di un genere, in un titolo che fa della sua forza la musica e l'esecuzione ritmica di comandi è davvero incomprensibile trovarla.

    Qual è il senso di dover continuamente interrompere l'azione e la musica, se è quest'ultima a scandire l'incedere della prima?

    E con dei movimenti estremamente rigidi, un sistema di attacco poco preciso (dovrete semplicemente saltare verso il nemico preso automaticamente di mira) e un'azione non sempre così leggibile (soprattutto il posizionamento di trappole e nemici, pensati più per uccidere e costringere al riavvolgimento del tempo che a offrire una vera e propria sfida), la frustrazione è costantemente dietro l'angolo. Aggiungete poi dei rumori, che offrono un feedback sonoro scandendo ogni vostro movimento, davvero fastidiosi e che non si integrano minimamente con l'accompagnamento sonoro, ed ecco che diventa inevitabile considerare come un'inutile forzatura l'introduzione di una componente rhythm game in un platform già di per sé mediocre.

    Dubbi e qualche punta di amaro in bocca vengon fuori anche analizzando il comparto artistico di Mad Rat Dead, in grado di regalare guizzi niente male in termini sonori, visivi e narrativi - grazie al tono sarcastico di buona parte dei dialoghi e a qualche colpo di scena ma anche di deludere: l'art design dei fondali è davvero pregevole, con un tratto molto vicino a quello di altre opere del parco titoli di NIS America, ma tendono a ripetersi.

    Il design dei nemici comuni è davvero orribile e si salva solo quello dei boss; anche le musiche, come detto parte integrante dell'esperienza, sanno essere, in alcuni casi, tanto piacevoli e coinvolgenti, quanto fastidiose e insopportabili, ma l'utilizzo di campionamenti molto artificiali e di "plastica" non permette alla colonna sonora originale di brillare.

    Manca inoltre la localizzazione in italiano (un peccato, vista la presenza massiccia di dialoghi), e infine, non spicca nemmeno per longevità: salvo intoppi, dovreste completarlo in circa 5 ore (ma gli appassionati di rhythm game e delle sfide, potranno raddoppiare il monte ore grazie alla modalità Hard). Insomma, salviamo davvero poco di questo Mad Rat Dead.

    Mad Rat Dead Mad Rat DeadVersione Analizzata PlayStation 4L'idea in sé non sembrava niente male: un mix di rhythm game e platform simile a quanto visto in Rayman Legends, con i suoi indimenticabili livelli musicali. Il risultato è invece un miscuglio che prende il peggio da i due mondi, tra movimenti rigidi e brani mediamente privi di mordente, e un'inspiegabile meccanica di riavvolgimento temporale che contribuisce unicamente a interrompere il flow e ad aumentare il fastidio dovuto al continuo trial & error al quale verrete sottoposti. La trama regala qualche guizzo, complici alcuni simpatici dialoghi, idem parte del comparto artistico, grazie agli splendidi fondali, ma non bastano a Mad Rat Dead a meritare i 40 € richiesti.

    5

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