MADiSON Recensione: un horror psicologico nel segno di P.T.

Bloodious Games esordisce nell'affollatissimo panorama degli horror psicologici con un titolo fortemente ispirato a P.T. di Hideo Kojima.

MADiSON
Recensione: Multi
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • PS5
  • Xbox Series X
  • A quasi otto anni dalla pubblicazione (e in seguito rimozione) su PlayStation 4, lo storico P.T. continua a rappresentare un modello d'ispirazione piuttosto gettonato per gli sviluppatori che si affacciano sul panorama horror. Le sue indimenticabili atmosfere claustrofobiche hanno istituito del resto un vero e proprio canone, e ad oggi i titoli che ne seguono le orme fanno fatica a contarsi. Solo tra i più recenti, ad esempio, troviamo Visage, che coniuga una discreta dose di elementi survival alla formula partorita dal sodalizio tra Hideo Kojima e Guillermo del Toro, ma per tutti i dettagli vi rimandiamo alla nostra recensione di Visage.

    Un'altra proposta che non sarà certo sfuggita agli amanti del genere è il titolo d'esordio degli argentini Bloodious Games. Annunciato alla Gamescom dell'anno scorso, MADiSON è infatti un horror psicologico in prima persona che mutua l'impostazione di quel mai dimenticato playable teaser, e a cui si potrebbero trovare anche dei punti di contatto con altri esponenti della categoria come Fatal Frame/Project Zero. Il nome di quest'ultimo, in particolare, salta subito alla mente considerando la presenza di una macchina fotografica nella stessa locandina del gioco, anche se - come vedremo - si tratta di due concept molto diversi. Ma andiamo con ordine.

    La casa del terrore

    Risvegliatosi misteriosamente in quella che sembra a tutti gli effetti la casa dei suoi nonni, Luca si ritrova prigioniero in una stanza buia e desolante, dalla quale riesce però a sentire distintamente le urla del padre oltre la porta chiusa a chiave che li separa. Questi inveisce contro qualcuno di ignoto, e ogni tentativo di chiamarlo per chiedergli di fermarsi risulta vano (se il protagonista sia o meno consapevole di ciò che sta accedendo è un dubbio che le scelte narrative si trattengono intelligentemente dal fugare). A questo punto, comunque, appare chiaro quale sia la priorità: trovare un modo per andarsene di lì al più presto.

    Difforme sotto più d'un aspetto dal ricordo che Luca conservava dell'abitazione familiare, il luogo che ne accoglie il brusco risveglio sprigiona un senso di inquietudine pervasivo e alienante. Le stanze che a qualche minuto dall'incipit si ritroverà a perlustrare sono divorate da impenetrabili angoli d'ombra, e recano spesso simboli occulti sui muri e sui pavimenti. Mobili accatastati alla rinfusa rivelano inoltre l'impronta di uno stravolgimento avvenuto in circostanze ancora da chiarire. Non bastasse, tutto d'un tratto cominciano a verificarsi fenomeni inspiegabili, come la comparsa di candele lungo i bordi del corridoio che annunciano a loro volta quella di un sinistro orologio a pendolo. Non siamo soli, è evidente. E la presenza di una qualche entità paranormale si avverte anche dai rumori che continuano a provenire da diverse zone dell'abitazione.

    Tonfi di oggetti in lontananza, oppure lo scricchiolio di porte che si aprono con una lentezza lacerante sono infatti elementi che spezzano il silenzio rarefatto del luogo, restituendo al meglio l'atmosfera di una casa infestata. A corredo del quadro cesellato dallo studio argentino troviamo documenti di varia natura, dalle pagine di un diario segreto ai ritagli di giornale che riportano fatti di cronaca alquanto oscuri. Un espediente di certo poco originale, che però manifesta una considerevole cura per il dettaglio; anzi è proprio da questo punto di vista che emerge la bontà del world building.

    Attraverso una narrazione ambientale efficace e mai fine a se stessa, il team di sviluppo ha saputo intrecciare abilmente i fili di un racconto che procede per singhiozzi, alimentando costantemente la curiosità del giocatore per poi stravolgerlo con le angoscianti registrazioni che è possibile reperire man mano che si procede. Scandita da jumpscare raramente ascrivibili al mero cliché, la trama segue un crescendo di suspense e di situazioni al limite del raccapricciante per tutte le 8-10 ore che occorrono per giungere ai titoli di coda, rivelandosi uno degli aspetti più riusciti della produzione.

    La strategia narrativa messa in campo da Bloodious Games, insomma, si guarda bene dall'optare per soluzioni di comodo: è sì un mix di elementi piuttosto tipici dell'horror psicologico, ma utilizzati con arguzia e in una maniera per nulla ridondante. Ne risulta un'esperienza coinvolgente e squisitamente ansiogena, impreziosita peraltro da un'interpretazione che non lascia nulla al caso.

    Fotografie dall'altro mondo

    Nel suo disperato tentativo di fuga, Luca non potrà contare su molti mezzi. Anzi a dirla tutta, oltre a classici martelli e piedi di porco, l'unico strumento a sua disposizione sarà una vecchia macchina fotografica rinvenuta in un misterioso pacco regalo. Sebbene, come dicevamo in apertura, questo possa suggerire quasi automaticamente un parallelismo con Project Zero (a proposito, qui trovate la nostra recensione di Project Zero Maiden of Black Water), qui non ci ritroveremo a dover immortalare strane creature per rispedirle al loro luogo di provenienza.

    L'unico aspetto comune con la saga targata Koei Tecmo sta nelle proprietà della fotocamera di svelare ciò che all'occhio umano è invece precluso. Puntando l'obiettivo e scattando un'istantanea su alcuni oggetti si possono infatti rivelare dettagli, sequenze di numeri oppure indizi utilissimi che appariranno sulla Polaroid dopo averla debitamente agitata. E quando gli eventi paranormali cominciano a verificarsi con maggiore frequenza, cosa che va di pari passo con la progressione dell'avventura, l'obiettivo della macchina diventerà un ponte tra il piano esistenziale di Luca e quello delle inquietanti presenze che infestano la casa, permettendo di interagire con l'ambiente e all'occorrenza modificarlo.

    Tutto ruota intorno alla risoluzione degli enigmi, che rappresentano di fatto il principale contenuto dell'offerta ludica. Questi ci hanno piacevolmente stupito per varietà e complessità, anche al netto di un design poco flessibile che impedisce di sperimentare metodi alternativi con gli oggetti di cui si dispone. Se infatti ogni puzzle necessita di soluzioni specifiche per poter essere completato, l'approccio di Bloodious Games riesce a disinnescare ogni tipo di effetto "checklist" proponendo una sfida stimolante - per cui bisognerà fare appello al pensiero laterale - e criptica non oltre la misura del necessario.

    Complice un level design che spazia da sezioni claustrofobiche in pieno stile P.T. ad altre più aperte e decisamente fuori dagli schemi, il gameplay di MADiSON devolve spesso in un'esplorazione metodica, tra l'incerto e il paranoico. E a questo proposito torna utile l'altra funzione della macchina fotografica: sprovvisti come siamo di qualsiasi fonte di illuminazione, il solo modo per fare breccia nelle tenebre che attanagliano stanze e corridoi è ricorrere al flash del dispositivo. Scattando un'istantanea è infatti possibile illuminare per un brevissimo, prezioso istante le ombre che si stagliano di fronte a noi e intravedere cosa si celi nell'ignoto; una scelta che contribuisce a rendere ancora più tangibile la sensazione di trovarsi perennemente in pericolo, circondati da qualche strano orrore che da un momento all'altro potrebbe emergere dall'oscurità per assalirci.

    È in questo aspetto che si scorge la vera cifra stilistica della produzione argentina: MADiSON ci mette al centro di un incubo surreale dove l'unica opzione contemplabile è quella di muoversi a tentoni nel buio, assistiti solo dall'infinitesimale apporto che può garantire una vecchia macchina fotografica. Perlustrare gli ambienti deliranti della dimora diventa così un'operazione sempre più galvanizzante. E terrorizzante, naturalmente.

    Alcune incertezze

    Non priva di difetti è tuttavia la proposta di Bloodious Games, specialmente sul fronte tecnico. Mentre sul piano del sonoro possiamo dirvi che il lavoro svolto è letteralmente ineccepibile, con una configurazione dell'audio 3D che spalma perfettamente ogni tipo di suono nell'ambiente (consigliatissimo l'uso delle cuffie); su quello grafico emergono tutti i limiti di una produzione indipendente.

    Basta avvicinarsi alle superfici per notare i livelli di risoluzione bassissimi di alcune texture, per non parlare dei fumi e di altri particellari che costringono ad abbandonare ogni pretesa di realismo. A parziale risarcimento di un comparto grafico non eccelso bisogna comunque dire che, nel suo insieme, il colpo d'occhio restituisce un'immagine piuttosto verosimile delle ambientazioni, e che - grazie ad un sapiente utilizzo dell'illuminazione - la qualità visiva del titolo non risulta più di tanto compromessa. Più preoccupanti sono tuttavia i ripetuti crash che si sono verificati durante la nostra esecuzione, ai quali ha più volte fatto seguito l'impossibilità di caricare i dati salvati. Questo ci ha obbligato a ricominciare l'intera avventura daccapo ogni volta, purtroppo si tratta di un problema non di poco conto ma il team di sviluppo sta lavorando duramente con Sony per risolvere la situazione e pubblicare una patch risolutiva in brevissimo tempo. In ultimo, una piccola considerazione sui comandi: il fatto che per aprire una porta si debba tenere premuto il tasto di interazione (X su PlayStation 5) e muovere simultaneamente l'analogico destro è una scelta sicuramente poco ergonomica, che alle prime potrebbe anche fare attrito con l'immersione nel mondo di gioco.

    MADiSON MADiSONVersione Analizzata PlayStation 4Benché l’ispirazione a P.T. fosse addirittura palese, cosa che di certo poteva far sorgere dei dubbi sulla personalità del titolo, MADiSON si qualifica come un fiero esponente della sua categoria. Tutt’altro che priva di identità, grazie a scelte di design che conferiscono al gameplay un certo magnetismo orrorifico, la produzione firmata Bloodious Games si distingue fra i suoi congeneri senza troppe difficoltà. Le atmosfere curate e suggestive, così come la narrazione centellinata - mai scontata anche al netto di un ricorsivo utilizzo dei topoi dell’horror psicologico - fanno del viaggio di Luca un incubo viscerale e irresistibile, con una messa in scena che vi catapulterà nei più profondi recessi dell'occulto e della paura. Merito anche di un’ottima intuizione come quella della fotocamera, il cui impiego crea un sostrato di tensione efficace e pervasivo. Anche al netto di alcune incertezze che afferiscono al comparto tecnico, insomma, ci sentiamo di consigliare MADiSON a tutti gli amanti del genere.

    8

    Che voto dai a: MADiSON

    Media Voto Utenti
    Voti: 1
    8
    nd