Man of Medan Recensione: brividi di gruppo nell'horror di Supermassive

Arriva il primo episodio della collana The Dark Pictures Anthology: siete pronti ad esplorare una nave fantasma?

The Dark Pictures Anthology: Man of Medan (4K)
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Era il 1947 quando si è consumata la disgrazia. Della nave mercantile Ourang Medan ormai non resta che la carcassa putrescente. Un cimitero che galleggia, tra onde indomabili, nel cui sarcofago dimorano i corpi di uomini vittime di una sorte atroce: ogni cadavere ha un'espressione contorta, la bocca spalancata, gli occhi sbarrati, testimoni probabilmente di un orrore indicibile che ne ha paralizzato il cuore. Il loro volto è la rappresentazione più letterale del concetto "morire di paura". Ma qual è la causa della scomparsa dell'equipaggio dell'Ourang Medan? Quale evento di abominevole terrore ha corroso i corridoi della nave? Lo scopriremo al costo della nostra vita, parecchi anni dopo la tragedia, nei panni di cinque ragazzi alle prese con un mistero molto al di fuori della loro capacità di sopportazione.

    Benvenuti in Man of Medan, signori e signore, la nuova opera horror di stampo cinematografico diretta da Supermassive Games, uno studio di sviluppo decisamente legato al genere orrorifico, come testimoniano i precedenti lavori su Until Dawn e The Inpatient. Mettetevi comodi, stringete il pad tra le mani e chiamate a raccolta qualche amico che vi faccia coraggio nei momenti più terrificanti: in quattro ore vivrete un'avventura incalzante ma incostante, suggestiva ma prevedibile, che acquisisce nuova linfa e maggiore originalità se vissuta in compagnia di un altro impavido giocatore. Insieme, magari, riuscirete a sopravvivere più a lungo...

    Orrore antologico

    Il Curatore è un uomo distinto, dal fare elegante ed affabile: un narratore di stampo onnisciente, che tutto conosce, vede e, di tanto in tanto, giudica. Nel suo studio in penombra, circondato da una marea di tomi antichi, il Curatore sceglie di raccontarci la storia della Ourang Medan, e di come gli eventi del passato abbiano condizionato il presente.

    Questo sarà solo il nostro primo incontro con il Cantastorie dell'orrore: Man of Medan è del resto il capitolo d'esordio di quella che, nei piani di Supermassive Games, si figura come una raccolta antologica. La Dark Pictures Anthology, quantomeno nelle intenzioni, è un progetto indubbiamente innovativo all'interno del settore videoludico, dal momento che ogni episodio sarà slegato dal successivo ed indagherà un preciso sottogenere dell'horror cinematografico. Un'idea da applaudire e valorizzare che, al netto di un incipit non folgorante, ha il merito di vendersi con intelligenza ad un prezzo budget di circa 30 euro per ciascuna opera della collezione, pienamente confacente alle ambizioni ludiche e produttive del team di sviluppo. Dal canto suo, Man of Medan abbraccia volutamente il b-movie dal tocco orientaleggiante, una ghost story costellata di presenze anomale, apparizioni deformi, morti violente e gruppi di ragazzi alla mercé di forze incontrollabili.

    I nostri protagonisti sono cinque personaggi molto diversi tra di loro, legati da rapporti sentimentali o di parentela: tre uomini e due donne dotati di una personalità di base, i cui caratteri potranno però essere accentuati o smorzati a seconda delle scelte che compiremo.

    Avremo modo di acuirne l'aggressività o l'indole riflessiva, stimolare il loro lato più comprensivo ed empatico, così da giostrare a nostro piacimento le relazioni che intercorrono tra i vari membri, mutando radicalmente alcune linee di dialogo.

    Le nostre decisioni avranno un impatto anche sulle reazioni dell'intelligenza artificiale, dato che i protagonisti - nelle scene in cui non sono direttamente controllati dai giocatori - si comporteranno ed agiranno in maniera coerente con il temperamento che abbiamo contribuito a plasmare.

    Al pari di come avveniva in Until Dawn, i rapporti tra i membri del gruppo si diramano con una certa naturalezza e coerenza, peccato solo per una sceneggiatura altalenante e non particolarmente avvincente, che nella prima fase dell'esperienza segue un ritmo abbastanza blando e tutt'altro che coinvolgente, per poi strutturare un climax senza dubbio assai più piacevole nella seconda metà, quando saliremo finalmente a bordo dell'Ourang Medan.

    Se la prima ora e mezza di gioco serve a prendere confidenza coi personaggi e con le dinamiche ludiche, le restanti due ci catapultano nel vivo del mistero, per un crescendo che propone qualche squilibrio eccessivo in termini di ritmo ma che riesce comunque a condurci con discreto interesse verso la conclusione senza colare a picco.

    Il terrore vien dal mare

    Nella sua modalità in singolo, Man of Medan accoglie la medesima struttura ludica alla quale Supermassive Games ci ha abituato con Until Dawn: chiunque sia avvezzo alle esperienze di questo stampo, a metà strada tra il videogioco ed il cinema, si prepari a vivere quattro ore in cui impersonare di volta in volta uno dei cinque ragazzi, a girovagare lungo gli scenari alla ricerca di punti d'interazione utili a proseguire, ed infine a reagire con tempismo ad una serie di QTE che rappresentano oggigiorno il marchio di fabbrica di prodotti similari.

    Man of Medan non si discosta minimamente da una simile rotta, ed alterna lunghe fasi dialogiche ad altre più interattive e dinamiche, tra cui spicca un semplicissimo minigioco nel quale controllare i battiti cardiaci e premere al momento giusto le icone che compaiono a schermo. Il fallimento o le decisioni più azzardate non portano al game over, bensì alla riscrittura del copione, alterando totalmente lo svolgersi degli eventi in base al numero ed all'identità dei sopravvissuti. In ogni caso, Man of Medan è un'avventura piuttosto facile da completare senza mietere vittime: eccezion fatta per un paio di sequenze più furbe, infatti, in cui indovinare la mossa giusta non è propriamente intuitivo, arrivare ai titoli di coda con i personaggi vivi e vegeti non sarà una prova così ardua. Porre l'utente di fronte a situazioni di pericolo più efficaci e problematiche, insomma, avrebbe potuto acuire lo stato di tensione che si percepisce nella claustrofobica Ourang Medan. La ricostruzione dell'atmosfera malata, strisciante e ansiogena da parte di Supermassive Games è quantomai esplicativa della conoscenza capillare che il team possiede riguardo le regole dell'horror: il brivido serpeggia, si manifesta a sprazzi allucinati, si insinua sottopelle ad ogni scricchiolio o rumore molesto.

    E poi appare, urla, geme e si contorce, fino a svanire di colpo, con la stessa foga con la quale è sopraggiunto. Nelle rapide comparse delle presenze ostili ed in alcune taglienti soluzioni visive, Man of Medan compie il suo dovere: intimorisce ed incuriosisce. Eppure Supermassive pecca di eccessiva fedeltà alle fonti di ispirazione: come i b-movie più elementari, fa un uso massiccio dei jump scare, e reitera ad oltranza i medesimi meccanismi orrorifici.

    In questo modo, la prevedibilità annichilisce la paura, l'abitudine allevia l'inquietudine, ed i colpi di scena iniziano a farsi piuttosto cristallini. La brevità di questo tour sulla nave fantasma attenua simili colpe, ma non le cancella del tutto, ed i vari cliché che incontreremo diventeranno dunque gli spettri più fastidiosi del gioco.

    Premonizioni di morte

    Lo studio di Guildford identifica Man of Medan come il titolo con più diramazioni che abbia mai diretto. Non possiamo compiere un calcolo preciso delle variabili in rapporto ad un prodotto quale Until Dawn, ma il numero di sentieri percorribili resta effettivamente molto elevato.

    Di primo acchito risulta difficile comprendere davvero quanto impatto abbiano le nostre scelte, ma alla fine - quando il quadro sarà completo - le prospettive e le strade da seguire appariranno piuttosto numerose. Un simile intreccio è legato soprattutto al fatto che anche le azioni apparentemente più insignificanti posseggono una ripercussione considerevole sull'avanzamento.

    Alcuni rapporti causa-effetto ci sono parsi in realtà un po' forzati, ma nel complesso l'ordito intessuto dal team sa essere sorprendentemente intricato. Man of Medan ci dà inoltre la facoltà di giocare "al buio", senza suggerimenti di alcun tipo, oppure di vivere l'avventura con qualche indizio lungo il cammino, sotto forma di quadri premonitori che annunciano subdolamente quello che possiamo aspettarci.

    Anche in questo caso, le idee superano per efficacia la realizzazione: per quanto articolato sia, Man of Medan tende ad accelerare sul finale, chiudendo il sipario sulle disavventure dei cinque ragazzi in modo un po' frettoloso. Dove il gioco regala più di una sorpresa è invece nella costruzione della lore. Chiunque avrà il coraggio di esplorare a fondo i cunicoli della nave si troverà dinanzi ad un horror che a tratti assume sembianze quasi "investigative", dove la soluzione del mistero e le informazioni in possesso dei personaggi vengono fornite tramite il ritrovamento di importanti documenti, i cui indizi permettono di rimettere insieme i tasselli di un puzzle cominciato nel 1947. Ecco quindi che il segreto dell'Ourang Medan si svelerà prevalentemente a chi avrà voglia di scoprirlo, a suo rischio e pericolo...

    Gli uomini di Medan

    Se c'è un elemento che distingue Man of Medan dagli altri congeneri come Detroit: Become Human, quello è indiscutibilmente la facoltà di vivere tutta l'avventura in cooperativa. La prima opzione che campeggia nel menù d'avvio, d'altronde, recita proprio "Non giocare da solo".

    Avremo due possibilità per superare l'orrore della nave insieme ad uno o più compagni: da un lato la modalità in locale, fino a cinque partecipanti, e dall'altro quella in rete, insieme ad un utente.

    L'opzione Serata al Cinema, da sperimentare rigorosamente nella stessa stanza e nel buio più imperscrutabile, ci chiederà di selezionare all'inizio dell'esperienza quali personaggi impersoneranno i vari giocatori nel corso della storia: pertanto, ognuno reciterà un preciso ruolo, influenzando con le sue scelte anche gli altri compagni, una caratteristica che avvicina Man of Medan a Hidden Agenda, sempre ad opera del medesimo team e realizzato per la collana Playlink di Sony.

    Piacevole ma poco rimarchevole, Serata al Cinema propone la stessa avventura in singolo, senza alcuna variante, dove l'unico guizzo risiede nelle votazioni date a ciascun utente. Molto più interessante, invece, è la cooperativa in rete, nella quale due giocatori recitano contemporaneamente una parte diversa: in questo modo uno dei due attori digitali vivrà con i propri occhi delle sequenze alternative, mostrate da una prospettiva che era assente durante l'esperienza in solitaria.

    Troveremo insomma nuove linee di dialogo, scene inedite e informazioni aggiuntive, aumentando ulteriormente la rigiocabilità e magari stimolando la nostra curiosità anche dopo che avremo scoperto la stragrande maggioranza dei subdoli misteri celati nell'Ourang Medan. Nulla ci vieterà di cooperare in silenzio, senza comunicare nessuna azione, oppure di ricorrere alla chat vocale per confrontarci sulle scelte da fare: in tal caso, ovviamente, la tensione si vaporizza, ma in fondo si tratta di un'altra delle molteplici "scelte" lasciate nelle mani dei giocatori.

    Una grafica da paura

    Supermassive Games si è affidata all'Unreal Engine 4 per dar vita a questo primo capitolo della The Dark Pictures Anthology, e i risultati non sono sempre ottimali. L'effettistica fortunatamente si invola verso standard abbastanza alti, così come il livello di dettaglio raggiunto da alcuni close up, tuttavia l'espressività facciale e l'ottimizzazione generale lasciano a volte un po' a desiderare.

    A smorzare il coinvolgimento, in particolare nella prima parte, è il ricorso ad una regia e ad un montaggio di qualità approssimativa, con tagli molto bruschi e infelici scelte d'inquadratura. La confezione scenica migliora nella seconda metà, complice un sound design che si fa progressivamente più attento, ma nel suo insieme Man of Medan non convince interamente sul piano tecnico e visivo. Ai limiti dell'accettabile poi il doppiaggio in italiano: per quanto le voci degli attori ce la mettano tutta per dare la giusta enfasi alle loro battute, spesso le intonazioni e le interpretazioni stridono apertamente con quanto accade a schermo, sintomo di una direzione un po' troppo superficiale. Il giudizio cambia in maniera evidente se si passa alla lingua inglese, attivabile in qualsiasi momento, in cui le performance dei doppiatori si dimostrano notevolmente più in parte.

    The Dark Pictures Anthology Man of Medan The Dark Pictures Anthology Man of MedanVersione Analizzata PlayStation 4 ProMan of Medan si mantiene a galla grazie ad un'atmosfera ricca di fascino, ad una struttura multiplayer sufficientemente originale e ad un pregevole senso di scoperta investigativa che sorregge la pur limitata esplorazione. Le numerose possibilità di scelta non sono però sempre supportate in modo adeguato da una sceneggiatura fin troppo prevedibile e da un ricorso ad un orrore alquanto manieristico, che a lungo andare finisce per ridurre la tensione. Le terribili disavventure di cinque ragazzi a bordo di una nave fantasma sono comunque solo il primo tassello di un progetto antologico più ampio, che merita di essere accolto con estremo interesse, e che intende farci capire come la paura possegga davvero tantissimi volti.

    7.5

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