Recensione Mario Party Island Tour

Dopo aver deluso su DS, il party game ambientato nel Mushroom Kingdom non convince neanche su 3DS

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Mario Party Island Tour
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  • 3DS
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Nata su Nintendo 64, la saga di Mario Party ha collezionato diverse iterazioni a partire dal 1998, anno della pubblicazione giapponese del capostipite.
Immancabile almeno un episodio nella softeca di qualsiasi videogiocatore che si rispetti, su console casalinghe il brand ha sempre regalato immense gioie. Nonostante la sempre più evidente carenza di nuove idee, il gameplay facile da apprendere e l’essenza da gioco di società ha risolto innumerevoli serate tra amici e generato risate in gran quantità.
Più controverso il discorso per gli episodi portatili. Sia su GBA che su DS la saga ha sempre faticato, denunciando limiti che tra le mura domestiche restavano in secondo piano.
Non c’è due senza tre: noncurante delle critiche, Nintendo ci prova ancora con Island Tour per 3DS. Forse sordo ai feedback di utenza e critica, forse svogliato e poco attento ai dettagli, il colosso nipponico neanche questa volta è riuscito a regalarci un Mario Party convincente in formato portatile. I motivi sono diversi, ma il principale resta lo stesso che tanto ci fece indispettire ai tempi di Mario Party DS: il multiplayer limitato al solo locale.

Altra occasione sprecata

Nonostante l’esordio su una nuova piattaforma e la novità dell’effetto 3D, Mario Party non cambia pelle su 3DS. Dadi da lanciare, caselle che fungono da bonus e malus, minigiochi da vincere e quel pizzico di fortuna che non può mancare per aggiudicarsi la vittoria. Tutto nel pieno rispetto della tradizione insomma, che se da una parte si fossilizza ulteriormente attorno a un nucleo di minigiochi particolarmente riciclati, dall’altra cerca una ventata di aria fresca aggrappandosi a nuovi tabelloni: ognuno caratterizzato da specifiche regole e piegato a particolari condizioni per essere completato.
La modalità principale, denominata semplicemente Party, ne propone sette: ciascuno contrassegnato dal diverso peso con cui abilità, fortuna e successo nei minigiochi concorrono a determinare la vittoria finale. Sebbene un certo dejà-vu serpeggi anche in questo contesto, preso di per sé Mario Party Island Tour si difende piuttosto bene. Sentiero per il Maniero è la classica ambientazione di partenza, priva di particolari variazioni sul tema ma caratterizzata da un minaccioso Categnaccio da evitare a tutti i costi. Montagna di Banzai Bill mette i giocatori di fronte alla scelta di avanzare velocemente verso il traguardo, esponendosi però al rischio di dover ricominciare da zero, o di ripararsi nelle rientranze della mappa, così da evitare i famosi proiettili giganti del Mushroom Kingdom, che vengono esplosi in maniera casuale. Tappeto Magico di Kamek sostituisce i consueti lanci del dado con delle carte, ognuna dotata di particolari caratteristiche, con cui avanzare casella dopo casella. Ogni tabellone è diverso dall’altro non solo per conformazione, ma anche per regole e presenza di elementi che cambiano totalmente l’approccio alla partita. Se in alcuni casi dovrete giocoforza affidarvi totalmente alla dea bendata, in altri architettare una buona strategia vi avvantaggerà sui concorrenti.

Alla più che discreta varietà delle mappe, non fa eco, purtroppo, quella dei sessanta minigiochi: poco coraggiosi nello sfruttare le feature della console e in media o poco divertenti o recuperati da qualche capitolo passato della saga. Come al solito si tratta di facili prove da superare nel giro di una manciata di secondi, contando su un sistema di controllo di volta in volta differente. Per inquadrare nell’obiettivo della fotocamera Shy Guy e Koopa Troopa dovrete muovere letteralmente la console da una parte all’altra. Costellazioni dalle sembianze di Mario e compagnia bella si nascondono nel firmamento e starà a voi identificarle tracciando linee rette sul touch-screen. File di Goomba vanno guidate sino al traguardo, evitando gli ostacoli, usando il classico stick analogico.
Purtroppo, se inizialmente ci si diverte nel riaffrontare i minigiochi di Mario Party, presto il sorriso lascia il posto a una smorfia di disapprovazione: la tendenza a riproporre alcuni minigiochi già visti negli altri episodi del brand raggiunge in questo caso proporzioni preoccupanti. Manca il tocco di classe, la prova che più di altre ha il coraggio di sfruttare intensivamente le feature uniche del 3DS, il quid che renda i minigiochi qualcosa di più che un compitino sicuramente ben svolto, ma privo di carattere. Soprattutto i veterani, in breve, si stancheranno ben presto di affrontarli alla fine di ogni turno.
Come se non bastasse, Nintendo continua a non sapersi confrontare coi modi e i tempi del gaming in formato portatile. Ancora una volta (come già successo su GBA e DS) il ritmo di gioco è lentissimo e sarete costretti a sorbirvi passivamente tutte le mosse degli avatar controllati dalla CPU prima del vostro turno. Se la cosa può avere il suo senso su console casalinghe, su 3DS ciò non fa altro che appesantire il tutto, con il risultato che difficilmente deciderete di concedervi una partita per riempire uno dei momenti morti della vostra giornata.

Purtroppo neanche considerando il multiplayer la situazione diventa migliore. Se la Modalità Download permette fino a quattro giocatori di sfidarsi in locale contando su una sola cartuccia del gioco (e questo è un grandissimo plusvalore), l’assenza dell’online, nel 2013, si fa sentire e non poco. E’ pur vero che Mario Party Island Tour, come i suoi predecessori, vive sulle reazioni degli amici all’andamento della partita, ma reperire velocemente qualche sfidante in rete avrebbe reso la produzione molto più appetibile, anche per chi non possiede un cerchio di conoscenze munite dell’handheld Nintendo.
A completare l’offerta ci pensa infine la Torre di Bowser: una sequela di minigiochi da affrontare uno dopo l’altro con l’imperativo di vincerli tutti. Se l’idea è già di per sé poco accattivante, il tutto è ulteriormente affossato da un livello di difficoltà semplicemente ridicolo. A meno che non siate videogiocatori alle prime armi o giovanissimi, vi annoierete presto e abbandonerete piuttosto in fretta questa modalità.
Graficamente c’è poco da eccepire. I modelli poligonali dei personaggi e le loro animazioni sono più che decorosi. Buoni anche scenari e tabelloni: discretamente dettagliati. L’effetto 3D è apprezzabile e non si denotano problemi tecnici.
Solo sufficiente il sonoro. I temi musicali sono scialbi, gli effetti sonori riciclati ma briosi.

Mario Party Island Tour Ancora un buco nell’acqua per Mario Party nel pianeta dei portatili. Dopo l’esperienza fatta su GBA e DS speravamo che Nintendo aggiustasse il tiro. Purtroppo così non è stato e Island Tour resta un party game solo di poco sopra il par. L’assenza del multiplayer online, pecca non più ammissibile sul finire del 2013, e l’inconsistenza di buona parte dei minigiochi proposti, poco divertenti e riciclatissimi, non ci permettono di consigliare il gioco ad occhi chiusi né ai neofiti, né tanto meno ai veterani (che anzi lo ripudieranno già dopo la prima partita). Se proprio siete in astinenza dalla saga probabilmente non vi pentirete troppo dell’acquisto, ma basta un Nintendo Wii per recuperare episodi sicuramente migliori di questo.

6

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