Martha is Dead Recensione: follia e violenza nell'avventura horror italiana

Violenta, crudele e inquietante: l'ultima opera del team italiano LKA è un thriller/horror che non fa sconti. Eccovi le nostre impressioni definitive.

Martha is Dead Recensione: follia e violenza nell'avventura horror italiana
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Xbox Series X
  • Fa male. Martha is Dead fa molto male. Non tanto per ciò che mostra, parto di una brutalità spesso inusitata, ma soprattutto per quel che racconta, per la cruda cattiveria con la quale sceglie di inscenare la sua storia. L'orrore di cui si nutre Martha is Dead è celebrale e fisico, storico e folkloristico, in un amalgama straniante ma suggestivo, a tratti morboso ma quasi sempre affascinante. È bene chiarire sin da subito che l'avventura a tinte horror di LKA si narra senza sconti, per nulla indulgente nei confronti dei più impressionabili, per niente delicata nei riguardi dei più sensibili.

    La violenza di The Town of Light a confronto ne esce annichilita: qui si fa manifestazione visibile e tangibile di un malessere psicofisico, dove il dolore della mente diventa sofferenza del corpo (eccovi la recensione di The Town of Light). Approcciatelo con cognizione di causa, consci dei limiti ludici connaturati al genere di riferimento, con la piena consapevolezza di trovarsi dinanzi a un'esperienza in cui la narrativa è la marionettista che tira i fili; benché anche il giocatore, sorprendentemente, abbia in certi momenti un potere decisionale in grado di cambiare, più che la storia in sé, la sua interpretazione.

    Povera Marta, che non può sentire, che non può urlare

    Martha era sorda e muta. Lo era ancora prima di morire, e ora che le sue iridi hanno smesso di brillare non ha più alcun modo di comunicare col mondo. Neppure con la sorella Giulia, a lei identica in tutto e per tutto, a tal punto che nessuno riusciva a distinguerle, nemmeno i genitori. Galleggia nel lago, la povera Martha: non avrà urlato, ma avrà sentito comunque il dolore della vita mentre abbandonava il suo corpo.

    C'è bisogno di capire chi l'ha uccisa, e forse solo Giulia può farlo. Saranno stati i partigiani? I soldati tedeschi? La dama del lago che, come raccontano le favolacce, nelle notti di nebbia si ciba degli spiriti delle giovani ragazze per placare la sua doglia eterna? Qualunque sia la verità che Giulia riporterà a galla, non sarà piacevole. In fondo, un orrore solo sognato non è certo meno reale, se al risveglio il terrore è ancora persistente. Ecco perché la protagonista, dopo un incubo terrificante, al mattino continua a tremare, spinta dal desiderio di comprendere le cause della scomparsa della sorella. E nel frattempo, mentre si interpretano i tarocchi e si evocano gli spiriti, occorre anche star guardinghi verso ciò che è più concreto, come un colpo di fucile o una bomba esplosa in lontananza, segni di una seconda guerra mondiale ormai agli sgoccioli, ma non per questo meno prodiga di sangue.

    È il 1944 e Giulia, figlia di un generale tedesco e di una donna italiana, è costretta a battagliare contro minacce provenienti da svariati fronti: quello bellico e quello paranormale, entrambi atroci in egual maniera. Per comprendere il contesto storico occorre di giorno ascoltare la radio, leggere i telegrammi, sfogliare il giornale quotidianamente, inviare messaggi cifrati col telegrafo. E poi di notte incamminarsi per le campagne toscane, nelle boscaglie fitte di nebbia e sibili sinistri, giungendo infine sulle rive di quel lago maledetto, sepolcro di fanciulle.

    Qui s'aggirano presenze, vere o presunte, dalle quali fuggire o con le quali dialogare. Ma Martha non può sentire, non può parlare. Non poteva farlo da viva, e non può da morta. Per scoprire la verità è necessario dunque imboccare un sentiero differente, orientandosi verso il passato. E le fotografie - raccontavano le dicerie - riescono sia a cristallizzare i ricordi, sia a catturare l'anima dei defunti. In una foto, forse, Marta può dirci qualcosa.

    Imparare a usare la macchina fotografica

    La fotografia è l'elemento più "partecipativo" di Martha is Dead, la sua componente più ludica e interattiva. Giulia possiede una Rolleicord del 1940 con pellicola da 120mm: uno strumento niente male che le (e ci) dà la facoltà di imprimere quel che preferiamo, ora immortalando un paesaggio o una suppellettile, ora puntando l'obiettivo su soggetti indispensabili per l'avanzamento della storia. Il suo uso è totalmente libero, anche se nella seconda metà dell'avventura diviene sempre meno essenziale ai fini narrativi.

    Per scattare correttamente una foto dovremo regolare la messa a fuoco e il tempo di esposizione, modificare l'apertura del diaframma, cambiare i filtri a seconda delle condizioni di luce, usare il cavalletto o il flash, e il tutto avviene tramite un menù intuitivo quanto basta da non apparire né troppo complesso né troppo superficiale. Una volta realizzata la fotografia adatta, dovremo recarci nella camera oscura della dimora di Giulia per sviluppare il risultato, eseguendo una serie di azioni che tenta di replicare in maniera semplificata il processo di impressione dell'immagine. Il meccanismo di funzionamento della Rolleicord permette un buon grado di personalizzazione dello scatto (alcuni dei quali conducono anche a incarichi opzionali), e data la cura riposta da LKA nella digitalizzazione di uno strumento degli anni 40 avremmo preferito che la sua utilità ludica si mantenesse più costante nel corso dell'indagine. Chi lo desidera può comunque tramutare l'ambiente di Martha is Dead in un set fotografico vintage, salvando tutto nell'apposito album. Magari, tra un cadavere e uno spettro, troverà posto anche lo scorcio di un panorama toscano su cui, almeno per un istante, non aleggia l'ombra della morte.

    Parziale libertà

    Martha is Dead dà l'impressione della libertà, e lo fa con discreta intelligenza. La piccola area esplorabile, che si estende dalla casa di Giulia fino al lago, è effettivamente percorribile quasi senza limiti, ma gli spostamenti risultano sempre e comunque regolati dall'andamento della storia.

    È possibile imboccare una deviazione per completare un incarico secondario che arricchisce il contesto narrativo, utile per sentirvi un po' più attori e un po' meno spettatori della vicenda, ciononostante l'avanzamento resta scandito dai ritmi dettati dagli autori. All'interno di un'esperienza di questo genere, solitamente ancorata a binari rigidissimi, è comunque apprezzabile l'intento di LKA di offrire ai giocatori un tocco di ariosità in più.

    Martha is Dead prova a essere il più interattivo possibile, nella forma di sessioni di fuga in cui premere a tempo specifici tasti, o frangenti onirici dove Giulia deve scegliere di volta in volta il sentiero corretto; e poi nell'uso del telefono (col quale chiamare personaggi che arricchiscono la cornice della storia), nel già citato libero utilizzo della macchina fotografica, o ancora nella possibilità di gironzolare per i limitati dintorni in sella a una biciletta.

    Non tutti questi spunti ludici trovano però il giusto spazio nelle quattro/cinque ore necessarie a giungere al capitolo finale, e si ha l'impressione che siano idee introdotte solo per variare (a singhiozzi) la progressione, senza mai essere approfondite fino in fondo. Il che sotto certi aspetti è anche un bene, perché Martha is Dead funziona molto meglio quando rende l'atmosfera e il racconto i veri protagonisti dell'esplorazione, trascinandoci progressivamente in un'agghiacciante spirale di ferocia.

    Violenza

    Ci sono tanti volti in Martha is Dead: c'è la ghost story, c'è il dramma familiare, c'è la tragedia bellica. Tutto si confonde, tutto si mescola, tutto assume sembianze fortemente destabilizzanti. Martha is Dead è estremo, senza mezze misure. Ci sono state (e ci saranno...) altre opere nel panorama videoludico che hanno fatto della violenza psicologica e fisica la matrice della loro potenza destabilizzante: basti pensare a Doki Doki Literature Club, o a un classico dimenticato dai più come la crudele visual novel Saya no Uta (recuperate la nostra recensione di Doki Doki Literature Club).

    Sonoro e graficaBenché i visi dei personaggi non siano realizzati con grande cura, lo stesso non può dirsi per la resa degli interni, per gli effetti di luce, per la capacità di allestire un'atmosfera carica di inquietudine penetrante: un buon livello di dettaglio grafico, l'eccellente comparto sonoro e il discreto doppiaggio in italiano (pur con qualche percepibile oscillazione qualitativa in alcuni frangenti) permettono a Martha is Dead di massimizzare il coinvolgimento del giocatore in una storia profondamente dolorosa. Se volete saperne di più sulla questione della censura, vi invitiamo a leggere le dichiarazioni dell'autore di Martha is Dead sulle modifiche delle versioni PS4 e PS5 concesse ai nostri microfoni.

    Forse Martha is Dead non raggiunge l'estremizzazione dei titoli succitati, ma in comune i due giochi possiede la capacità di non rendere quasi mai la violenza un'operazione di sconvolgimento fine a se stessa, inserita al solo scopo di scandalizzare e urtare la sensibilità degli utenti. Per quanto brutali siano alcuni momenti, che sulle prime potrebbero provocare semplice repulsione, col senno del poi, quando i tasselli del mosaico narrativo prenderanno forma, anche le sequenze più repellenti acquisteranno una loro ragion d'esistere. È una violenza esplicita quella di Martha is Dead, eppure a colpire non è tanto l'assenza di remore nel mostrare atti di efferatezza, quanto la cattiveria concettuale che muove le azioni alle quali assisteremo sullo schermo (e di cui prenderemo parte attivamente). Tant'è che, a detta di chi vi scrive, la scena più repulsiva dell'esperienza è anche quella meno esplicita di tutte.

    Non sempre la sceneggiatura trova il giusto senso della misura, e a volte alcuni escamotage narrativi sembrano più scaltri che pienamente ispirati. Eppure, durante l'atto finale, Martha is Dead volge a proprio vantaggio alcune discutibili scelte operate durante il racconto, e contestualizza tutto con astuzia. Furbo sì, ma con stile.

    Martha is Dead Martha is DeadVersione Analizzata PCLo ripetiamo: approcciate Martha is Dead con la giusta consapevolezza. È un’opera che vive di illusioni, che muta spesso aspetto, che suggerisce stimoli ludici e poi si orienta altrove, in una schizofrenia che inganna ma coinvolge. È un gioco crudele, narrativamente imperfetto, e al contempo parecchio coraggioso, nonché poco clemente nei confronti della (difficilissima e delicatissima) materia che tratta. Avvicinatevi alla creatura di Luca Dalcò sapendo che vi aspetta un’avventura dove menzogna e verità si muovono in simbiosi, in un turbinio di violenza verbale, fisica e mentale. Fa male. Martha is Dead fa molto male.

    7.8

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