Marvel's Spider-Man Recensione: Insomniac ci cattura nella tela del ragno

La nuova esclusiva PlayStation 4 dagli autori di Ratchet & Clank è un prodotto altamente spettacolare ma molto conservativo sul fronte ludico.

Marvel's Spider-Man
Recensione: Playstation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Nella sua ragnatela, Insomniac ha catturato una preda molto importante. Ne ha studiato i comportamenti, le caratteristiche, le manifestazioni cartacee, cinematografiche e videoludiche che si sono susseguite nel corso degli anni, ed ha poi deciso di reinterpretarla a modo suo, dando vita ad un "ragnoverso" tutto nuovo. Marvel's Spider-Man non è dunque il tie-in diretto di un film o di un fumetto specifico, bensì la rielaborazione in formato pixel di buona parte dell'immaginario partorito mezzo secolo fa da Steve Ditko e Stan Lee. Nel rileggere con grande personalità l'universo dell'Uomo Ragno, il team di Burbank ha dato prova di un grandissimo spirito di iniziativa: seguendo il celebre motto "da grandi licenze derivano grandi responsabilità", lo studio ha intrecciato, filo dopo filo, un tessuto narrativo che strizza costantemente l'occhio alla lunghissima e variegata storia editoriale dell'arrampica-muri, ed è riuscito anche a dargli un tocco di sorprendente autorialità, tale da rendere questo Spider-Man familiare ed inedito allo stesso tempo.
    Eppure, "dondolare" tra i grattacieli della Grande Mela, tuffarsi con eleganza dalle cima della Avengers Tower e affacciarsi sui tramonti di New York dal pinnacolo più alto della città conserva un retrogusto fin troppo noto, già assaporato in molti altri open world supereroistici. Marvel's Spider-Man è infatti un titolo piuttosto conservativo sul piano del concept di gioco: la voglia di osare sul versante del racconto viene controbilanciata da un certo tradizionalismo ludico, che fa della spettacolarità senza freni inibitori la sua marca stilistica, ma che lascia purtroppo in disparte l'originalità ed il desiderio di innovare il genere di riferimento. Considerati gli enormi valori produttivi dell'opera, con un pizzico di coraggio aggiuntivo, Marvel's Spider-Man sarebbe stato ancora più "stupefacente".

    Dietro la maschera

    Peter Parker è cresciuto. All'età di 23 anni, veste ormai i panni dell'amichevole Spider-Man di quartiere da parecchio tempo, ed ha già affrontato una lunga serie di peripezie, tanto da riempire le celle del Raft, la super prigione di Manhattan, con una vasta schiera di delinquenti come Rhino, Shocker e Scorpion. Marvel's Spider-Man, dunque, non riparte dal principio: niente morso di ragno geneticamente modificato, niente apprendimento dei poteri, niente morte di Zio Ben ed annessi sensi di colpa. Insomniac ha scelto saggiamente di presentarci un eroe già maturo, consapevole del proprio ruolo e delle sue capacità, degli oneri e dei doveri di un vigilante mascherato. Ciò non significa, in ogni caso, che Peter non si trovi costretto - come sempre - a fronteggiare quei "superproblemi" che hanno permesso ad intere generazioni di immedesimarsi nelle sue disavventure. Tra disguidi economici e sentimentali, il nostro Uomo Ragno volteggerà per una città tanto diversa e tanto simile a come la ricordavamo: a manovrare le fila della Grande Mela adesso c'è il Sindaco Norman Osborn, mentre Wilson Fisk (meglio noto come Kingpin) spadroneggia impunito tra le strade; il buon vecchio J. Jonah Jameson ha appeso la penna al chiodo, ed ora - lasciata la scrivania del Daily Bugle - ha aperto un proprio programma radiofonico in cui continua la sua campagna diffamatoria nei confronti dell'odiato ragnetto; nel giornale più in voga di New York, d'altro canto, lavora la sempre bellissima Mary Jane, ex fidanzata di Peter, reinventatasi come giornalista investigativa.

    In mezzo al marciume ed al degrado di un luogo infestato da criminali di ogni risma, uno dei pochi baluardi per la salvaguardia dei cittadini meno fortunati è il F.E.A.S.T., centro di accoglienza fondato dal generoso Martin Li, in cui collabora anche la dolce Zia May. Tra antichi nemici ed immortali pregiudizi, Spider-Man dovrà fare i conti con una delle sue sfide più complesse: come reagirebbe infatti il nostro eroe se la più grande minaccia per la sopravvivenza della popolazione e delle persone amate si annidasse proprio accanto a lui?

    Dal racconto di "fondazione" a quello di "formazione": senza narrare nuovamente le origini dei superpoteri, la sceneggiatura di questo albo a fumetti videoludico pone Peter dinanzi ad ostacoli difficilissimi da sormontare, nonché di fronte ad obblighi morali decisamente più ardui da adempiere. Lo fa con il classico umorismo pungente tipico del personaggio, con la giusta dose di ironia e con un pizzico di pathos che esplode nelle fasi conclusive, inscenando un'escalation emotivamente poderosa durante le ultime battute dell'avventura. Nelle circa 15 ore necessarie a completare la sola main quest, però, lo storytelling non mantiene sempre un ritmo sostenuto ed omogeneo, e si abbandona, di tanto in tanto, a qualche flessione qualitativa che dilata (ed un po' annacqua) i tempi della vicenda.

    Ma nel complesso, la resa generale della trama può dirsi sufficientemente riuscita: avvincente e toccante, seppur prevedibile in alcuni risvolti, la storia gioca con il fanservice e l'esaltazione visiva. Supportate da un doppiaggio in italiano perfettamente in parte, le scenette d'intermezzo fanno leva su un impatto grafico da applausi scroscianti, dove il motore di gioco mostra i muscoli con un virtuosismo registico ed una mole poligonale paragonabile a quella di un film d'animazione in CGI. Catapultandoci tra le vie di NY, il colpo d'occhio resta comunque appariscente, senza conservare - chiaramente - lo stesso standard raggiunto dai protagonisti e dai villain: lo skyline di Manhattan offre ariosi panorami nei quali lanciarsi a tutta velocità, con qualche (forse) inevitabile calo in termini di dettaglio quando si scende tra i pedoni e la vista si focalizza sui modelli dei NPC e sulle facciate dei palazzoni. Parliamo di lievi cedimenti che non danneggiano, tuttavia, una cornice estetica pienamente soddisfacente, che beneficia di una fluidità - anche su PS4 base - priva di qualsiasi tentennamento. È questo un traguardo fondamentale per godere appieno di un gameplay veloce, dinamico e - proprio come Spider-Man - davvero "spettacolare".

    Buongiorno, New York!

    Quando il nostro spara-ragnatele emette il suo inconfondibile sibilo onomatopeico, permettendoci di danzare tra le palazzine con un'oscillazione calcolata ed elegante, una scarica di inebriante adrenalina ci serpeggia tra le vene. Muoversi lungo la metropoli di Marvel's Spider-Man regala sensazioni strepitose, un'incredibile illusione di velocità accentuata da un sapiente uso del motion blur: intuitivo e comodo, il sistema di controllo con cui esplorare Manhattan si annovera senza dubbio tra i più riusciti mai sperimentati in un open world a tema super eroi.

    Il ragnetto si prodiga in acrobazie sinuose ed animate a meraviglia, si arrampica su qualsiasi superficie, effettua scatti rapidissimi sugli edifici, corre a perdifiato in verticale lungo le vetrate, poi si dà lo slancio verso un punto d'appoggio e si scaraventa a tutta velocità come fosse una fionda. Le liane sintetiche non si aggrappano al vuoto, bensì necessitano sempre di un elemento dello scenario al quale incollarsi, così da dare a Spidey la possibilità di non interrompere mai il suo dondolamento: ciò implica che ogni animazione ed ogni movenza sarà contestualizzata in base alla conformazione dell'ambiente ed agli ostacoli che incontreremo nel bel mezzo dell'avanzamento.

    Spesso, per involarci verso l'alto, dovremo prima proiettarci al suolo, in caso non ci fossero appigli circostanti, e in seguito afferrare un palo della luce, una grondaia o il ramo di un albero in modo tale da ridarci la spinta con cui riconquistare i cieli di New York.

    Sebbene le dinamiche di attraversamento facciano largo uso delle ragnatele, nulla ci impedirà di saltellare da un tetto all'altro o di scendere tra le strade dove sfrecciano le auto e passeggiano i cittadini, per salutarli e pavoneggiarci. La metropoli di Insomniac è dunque un parco giochi dalle proporzioni impeccabili, nel quale muoverci come preferiamo, quasi del tutto privi di vincoli. Una volta attivate tutte le torri radio dei vari quartieri (che riempiranno di icone la minimappa in dotazione), potremo anche attivare il "viaggio rapido", durante il quale partirà una breve e simpatica sequenza (utile a mascherare il caricamento) in cui il nostro eroe salirà a bordo della metropolitana. A differenza di molti altri congeneri, però, in Marvel's Spider-Man raramente ricorreremo allo spostamento immediato, se non per assistere ad uno dei suddetti siparietti comici. La grandezza abbastanza contenuta della mappa, del resto, impedisce all'open world di Insomniac di essere inutilmente dispersivo: basteranno pochi minuti per viaggiare da un'estremità all'altra, e la piacevolezza delle traversate acrobatiche ridurrà esponenzialmente, fino a rimuoverlo del tutto, il bisogno di utilizzare il fast travel. E non va dimenticato che, quando gironzoleremo allegramente con la nostra ragnatela, potremo imbatterci in qualche manipolo di manigoldi che si diverte a mettere a ferro e fuoco la nostra amata città, tra rapine alle gioiellerie, fughe rocambolesche e assalti ai posti di blocco della polizia. La giusta punizione, per simili criminali, è finire dritti dritti nella "rete di Spider-Man".

    "Falli secchi, tigre!"

    Per i malviventi di Manhattan, quando il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere piomba su di loro, non c'è scampo. D'altronde, si sa: Spider-Man "cattura i ladri proprio come le mosche". Similmente all'operato svolto dall'Uomo Pipistrello nelle notti di Gotham, così Spidey compie la sua ronda tra le viuzze, punzecchiando i nemici con la sua lingua acuta, con la sua ragnatela appiccicosa e, soprattutto, con i suoi cazzotti. Erede del free flow della serie Arkham, il combat system del titolo di Insomniac si adatta ottimamente alle potenzialità del ragno mascherato: incapace di parare i colpi nemici, il protagonista - quando i suoi sensi pizzicheranno - si cimenterà in una fulminea schivata, da azionare col giusto tempismo, per evitare gli assalti degli avversari e suonargliele di santa ragione.

    Veloci, divertenti e scattanti, gli scontri imbastiti da Marvel's Spider-Man assomigliano ad una fluente danza della giustizia, nella quale l'eroe impartisce sonore lezioni a tutti i malintenzionati. Oltre al canonico attacco ed alla schivata, da alternare tra di loro per inanellare qualche combo più elaborata, l'arrampica-muri potrà attaccare con un pugno caricato per rompere la guardia dei bersagli e lanciarli in alto, proseguendo poi la serie di colpi in aria ed evitando così di venire accerchiato. A movimentare le risse interviene la facoltà sia di sfruttare la ragnatela per immobilizzare le prede dalla distanza e sottrargli le armi che imbracciano, sia di mettere a segno una scenografica mossa finale, sia di mettere K.O. gli scagnozzi tramite una malloppo di gadget all'avanguardia, come mine di prossimità e tele elettrificate.

    La combinazione tra assalti tradizionali ed uso degli strumenti garantisce una sostanziosa dose di varietà alle battaglie, rimpolpata anche dalla capacità di agire direttamente sullo scenario per mettere fuori gioco qualche minaccia: Spider-Man può infatti raccogliere alcuni oggetti sparsi per l'ambiente e scagliarli addosso agli ostili, abbattere impalcature o far crollare il braccio meccanico di una gru sui crani dei nemici.

    Nella foga dei duelli, le diverse possibilità d'azione si mescoleranno in modo assai istintivo, ed i numerosi combattimenti in cui ci fionderemo si dimostreranno, pertanto, il più delle volte splendidi da vedere e spassosi da affrontare. Come Il Cavaliere Oscuro, inoltre, anche l'Uomo Ragno possiede tutte le abilità adeguate per eliminare i bersagli in stealth, intrappolandoli nella sua ragnatela o colpendoli alle spalle con un super calcio ben piazzato: estremamente elementari nella struttura, le fasi in cui agire di soppiatto mettono in evidenza un level design molto permissivo, dove diviene subito palese quale strategia adottare per far piazza pulita delle varie ronde, la cui intelligenza artificiale, in aggiunta, inciampa molte volte in pattern datati ed ampiamente aggirabili.

    Genio-Janey alla riscossaTra una baruffa e l'altra, per variare un po' l'andamento del gameplay, Insomniac ha inserito brevi sessioni in cui impersoneremo la rossa amata da Peter Parker: Mary Jane Watson, inviata di punta del Daily Bugle, dal caratterino pungente e dallo spirito fiammante come i suoi capelli. Dato che la ragazza non è in grado di battersi come il suo ex fidanzato, le sequenze che la vedono protagonista si basano tutte sull'avanzamento in stealth. Per fortuna, i frangenti nei quali controllare MJ si contano sulle dita di una mano: obsolete nel concept e molto approssimative nella realizzazione, le fasi in cui muoverci nell'ombra incarnano indubbiamente l'aspetto meno efficace di Marvel's Spider-Man. Non solo vengono messi in luce, in modo ancora più evidente, tutti i limiti dell'IA dei nemici, ma i meccanismi di "distrazione" usati da Miss Watson (far cadere una cassetta degli attrezzi o lanciare un emettitore sonoro in direzione opposta al nostro percorso) fanno sorridere di tenerezza. Siamo certi che Genio-Janey avrebbe meritato soluzioni di game design più degne della sua fama e della sua scaltrezza.

    La selezione del livello di difficoltà non apporta radicali cambiamenti agli schemi comportamentali degli avversari, e si limita banalmente a donare loro maggiore aggressività e resistenza, senza complicare mai fino in fondo né le scazzottate né le sequenze nelle quali sgattaiolare in silenzio. A conti fatti, Marvel's Spider-Man è un gioco alquanto semplice da terminare, che solo di rado vi invoglierà a sperimentare soluzioni alternative o nuovi poteri per abbattere gli ostacoli. Una simile leggerezza si avverte specialmente proseguendo nell'avventura, quando i punti esperienza guadagnati dopo ogni incarico ci concederanno di sbloccare ulteriori potenziamenti nello skill tree del nostro eroe, suddiviso in tre rami che - a lungo andare - ci renderanno quasi invincibili. Un maggiore bilanciamento della difficoltà generale, in grado di muoversi di pari passo con le capacità offerte dal combat system, avrebbe reso gli scontri di Marvel's Spider-Man ancora più appaganti. In molti frangenti, si ha come l'impressione che Insomniac abbia scelto di focalizzarsi principalmente sulla dimensione dello spettacolo visivo più che sul tecnicismo: ne sono una prova indiscutibile le (poche) boss fight, esaltanti sul versante coreografico ma piuttosto debolucce su quello strettamente ludico. È esclusa da questa critica l'ultima battaglia: intensa, elaborata, drammatica e "sensazionale".

    Le avventure di Spider-Cop

    Mentre tenta di sventare i piani malvagi di qualche signore della malavita, Spidey non perde occasione per dedicarsi, nel tempo libero, alla soppressione di crimini di poco conto, come spaccio di droga, assalti alle volanti della polizia e pirati della strada: è nelle istanze in cui ci chiede di compiere qualche missione secondaria che Marvel's Spider-Man si appoggia ad una concezione "vecchio stile" delle meccaniche open world.

    Tutto ciò che esula dalla main quest è ancorato ad una visione eccessivamente standardizzata delle attività collaterali: sparsi lungo la mappa troveremo infatti sia i classici avamposti da liberare, pieni zeppi delle solite tipologie di nemici che ci assaliranno ad ondate (si parte dai colossi fino ad arrivare ai teppisti armati di lanciarazzi), sia riempitivi che ci impongono di catturare alcuni piccioni che svolazzano per NY, fotografare i luoghi più iconici della metropoli, ritrovare tutti gli zaini di Peter, sopravvivere alle prove di Taskmaster, scovare le tracce di Gatta Nera e risolvere semplicissimi enigmi in cui allineare nel modo corretto i vari marchingegni a disposizione per far scorrere di nuovo un flusso di corrente. Nulla, in sostanza, che esuli dalla quotidianità di qualsiasi altro congenere: un conservatorismo che, per quanto ben realizzato, finisce con lo sfociare ben presto in una noia inopportuna durante i momenti "morti" della storyline e nell'endgame. È un gran peccato, dunque, che Insomniac non abbia osato in tutto e per tutto: forte di un'ottima ricostruzione della mitologia ragnesca, il team avrebbe potuto spingersi più in là del semplice lavoro di routine, e dedicare ad ogni super villain di contorno una sua linea narrativa opzionale, magari legata ai singoli quartieri della città. Ed invece le side-quest scorrono via con indifferenza, connesse come sono ad una piattezza di fondo che denota una scarsa ispirazione, in netta controtendenza con quanto svolto sul fronte del combat system e del racconto principale.

    Se si escludono le manie di completamento degli utenti più instancabili (i quali potranno dedicarsi anima e corpo anche al New Game+), l'unico incentivo per terminare al 100% ogni distretto risiede nella necessità di racimolare tutti i sei tipi di gettoni contenuti all'interno del gioco, ossia la valuta tramite la quale sbloccare i costumi disponibili. Troveremo ad attenderci più di venti tute tratte dai differenti multiversi editoriali, ciascuna dotata di un peculiare "potere" che, dopo averlo attivato, ci fornirà un corposo aiuto nel corso degli scontri più affollati: ottenere ed equipaggiare i costumi è di certo uno degli stimoli più intriganti per scandagliare ogni anfratto del mondo di gioco, ma non rappresenta comunque un incoraggiamento sufficiente per scacciare lo spettro della ripetitività.

    Tutt'al più che, una volta selezionate le varie modifiche alle suit - che offriranno ulteriori upgrade alla salute, alla difesa ed alle azioni offensive - il tasso di sfida diminuirà ancora di più. Gli estimatori più sfegatati del pargolo di Stan Lee chiuderanno volentieri un occhio in virtù dell'impressionante fanservice di cui questo titolo si fa portavoce, ma resta pur sempre quel sapore un po' amarognolo dell'occasione in parte sprecata, con cui Insomniac avrebbe potuto svettare al di sopra di ogni altro superhero game. Marvel's Spider-Man, insomma, non riesce (e nemmeno ci prova) a compiere quel passo in avanti capace di portare il genere degli open world ad un livello "superiore".

    Marvel's Spider-Man Marvel's Spider-ManVersione Analizzata Playstation 4Blockbuster di grande impatto ludico e visivo, Marvel’s Spider-Man è sicuramente la migliore incarnazione dell’amichevole uomo ragno di quartiere dai tempi dell’indimenticato tie-in di Neversoft. L’ambizione di Insomniac è stata ripagata da una messa in scena virtuosa ed appariscente, che spesso ci toglie il fiato nelle fasi di esplorazione e ci esalta in quelle dedicate al combattimento. La nuova interpretazione dell’immaginario ideato da Stan Lee non manca di coraggio per quanto concerne la narrazione, ma poco prima di compiere il grande balzo qualitativo arresta di colpo la sua oscillazione, frena l’inerzia e si adagia sugli allori: senza modernizzare il canone degli open world, Marvel’s Spider-Man segue fedelmente la lezione di tanti predecessori, con una serie di attività collaterali prive di grande originalità ed estro creativo. La qualità altalenante di molti momenti stealth e di alcune prove opzionali è però bilanciata da una notevole cura per i dettagli e dalla meravigliosa sensazione di fluidità trasmessa dall’anima free roaming. Per il suo citazionismo, la sua ironia ricercata ed il dinamismo del combat system, Marvel’s Spider-Man riuscirà comunque a tessere una solidissima ragnatela nel cuore degli appassionati: Insomniac ha infatti omaggiato l’eroe di Ditko e Lee con assoluto rispetto, ed un simile traguardo - anche dinanzi ad evidenti incertezze - basta e avanza per testimoniare la riuscita di questa nuova avventura ragnesca. Come direbbe Mary Jane: “Ammettilo, tigre, hai appena fatto centro!”.

    8.3

    Che voto dai a: Marvel's Spider-Man

    Media Voto Utenti
    Voti: 226
    8.2
    nd