Max The Curse of Brotherhood arriva su PlayStation 4: La Recensione

Quattro anni dopo il lancio su Xbox One, Xbox 360 e PC, Max The Curse of Brotherhood arriva finalmente anche sulla console Sony.

recensione Max The Curse of Brotherhood arriva su PlayStation 4: La Recensione
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Sono passati quattro anni da quando Max: The Curse of Brotherhood si presentò, un po' a sorpresa, su Xbox One. All'epoca il gioco riuscì a stupire i fan del genere, rivelandosi un platform ben congegnato, con ottime idee ed buoni spunti. Arrivato in seguito anche su PC e sulla vetusta Xbox 360, il titolo approda adesso sulla console Sony, per dimostrare di aver sopportato più che dignitosamente il passare del tempo. Anche se nel frattempo sono usciti tanti altri esponenti della categoria, dal meraviglioso Inside ai comunque brillanti Unravel e Little Nightmares, The Curse of Brotherhood non perde un grammo del suo fascino, ed anzi risulta un passatempo perfetto da gustarsi durante questa intensa stagione videoludica.

    Fiaba digitale

    Max: The Curse of Brotherhood è il progetto più ambizioso della piccola software house danese Press Play. Con lo scapestrato protagonista di questa avventura, in verità, alcuni giocatori avranno già avuto a che fare in Max and the Magic Marker, action/puzzle dedicato al mercato mobile che si distinse per qualche idea riuscita. Il nuovo capitolo, piuttosto che un seguito, è da considerarsi un vero e proprio reboot, tanto che il team evita di sottolineare i legami con lo scorso episodio. Il concetto alla base del gameplay, tuttavia, resta sempre lo stesso: Max potrà utilizzare i suoi "pennarelloni" per interagire con il mondo di gioco, disegnando elementi che gli permettano di superare i vari puzzle ambientali.

    L'incipit dell'avventura ci racconta appunto di Max, che - cercando di far sparire il suo pestifero fratellino- apre per errore un portale verso una dimensione alternativa, in cui il piccoletto viene ovviamente risucchiato. Il nostro giovane eroe, che non si aspettava certo conseguenze tanto drastiche, si getta immediatamente nel vortice dimensionale per rimediare al danno: comincia così l'avventura di Max in un mondo fiabesco e ostile, che ricorda per cromatismi e colpo d'occhio quello di Trine.
    Il fantasy del capolavoro Frozenbyte resta ancora imbattuto, per qualità grafica e quantità di dettagli, ma Max: The Curse of Brotherhood dice comunque la sua, portandoci al centro di ambientazioni leggere e sognanti, forse un po' troppo classiche dal punto di vista stilistico ma comunque ben caratterizzate da un 3D moderatamente espressivo. Fra foreste, deserti, paludi e oscuri castelli, il viaggio di Max riesce ad esibire un immaginario convincente, ispirato alle suggestioni delle fiabe europee ma con qualche tocco di personalità.
    Sulle prime anche la progressione ricorda quella di Trine: lo scorrimento bidimensionale, le dinamiche di salto e arrampicata sorvegliate da un engine fisico fin da subito molto presente, le trappole di spine da evitare.
    Basta però superare qualche schermata perché il platfrom di Press Play cominci a reclamare un carattere tutto suo, legato proprio alle strane capacità del protagonista. O meglio: del suo pennarello. Nello zaino di Max si trova infatti un enorme evidenziatore magico, che è in grado di alterare, con il suo tratto, il mondo di gioco.

    Un pennarello speciale

    Premendo uno dei grilletti dorsali il "matitone" esce allo scoperto, e con lo stick analogico possiamo muoverlo liberamente. E' possibile così disegnare e far comparire vari elementi dello scenario, per superare diversi tipi di ostacoli. In verità i poteri di Max sono inizialmente poco sviluppati: l'unica cosa che si può fare, sostanzialmente, è quella di materializzare colonne di terra che fungono da piattaforme e trampolini. Anche in queste prime fasi, per fortuna, The Curse of Brotherhood mette in evidenza un level design brillante e vivace, con puzzle ambientali originali e in grado di mettere in difficoltà persino il giocatore più scafato.

    Proseguendo nell'avventura il pennarello acquisisce nuovi poteri: nella foresta, ad esempio, Max "impara" a disegnare rami e liane. Ed è proprio qui che il titolo comincia ad ingranare, grazie ad una progressione che riesce sempre a sorprendere, combinando in modi sempre nuovi le speciali capacità del "Magic Marker" che aveva dato il titolo alla prima avventura del ragazzino.
    Ovviamente ci sono dei punti specifici in cui il pennarello funziona: germogli che possono essere trasformati in rami, ganci da cui è possibile far penzolare una liana. L'operazione creativa non è dunque libera, e tuttavia gli espedienti adottati dal team di sviluppo sono arditi, efficaci e ottimamente ponderati.
    Dal momento che l'evidenziatore di Max ha sempre una limitata dose d'inchiostro, i tratti devono essere precisi.
    La progressione, nei sette capitoli che compongono l'avventura, è sempre in crescendo, e torna ad esplodere ogni volta che scopriamo un nuovo potere: quello dell'acqua ci permette di creare dei geyser che ci sparano su e giù per lo stage, mentre con quello del fuoco possiamo sparare dei proiettili incandescenti, in quella che è senza ombra di dubbio la parte più movimentata di tutto il gioco.
    Molto ben studiati anche i ritmi dell'avanzamento, che alternano con successo i momenti più cervellotici a fasi platform tutto sommato ben caratterizzate.
    È proprio in questi momenti che si manifestano però un po' di problemi, legati a dinamiche di salto non sempre precisissime e ad una tendenza al "trial and error" (alcune sequenze, fra cui lo scontro con il boss finale, sono un po' frustranti). Per fortuna qui la progressione non si fa mai pesante: resta, anzi, piena di stimoli, concentratissima nelle sei ore di gioco necessarie per terminare l'avventura.

    L'unico rammarico resta quello di un comparto tecnico non certo eccezionale e di musiche non ispiratissime. Sul fronte grafico, il gioco non fa nulla per nascondere la sua età anagrafica.
    Le musiche, tutt'altro che disprezzabili, non sono ispiratissime: i motivi d'accompagnamento cercano di lavorare su un'atmosfera misteriosa e un po' tetra (come tetro, in certi momenti, sa essere il cattivissimo mondo di gioco). Tuttavia i brani non sono moltissimi, e in generale quasi nessuno è memorabile o troppo evocativo.

    Max: The Curse of Brotherhood Max: The Curse of BrotherhoodVersione Analizzata PlayStation 4Max: The Curse of Brotherhood è un titolo freschissimo, originale, che si lascia giocare e addirittura rigiocare, magari alla ricerca dei molti collectibles. Al di là di un comparto grafico vistosamente datato, la proposta di Press Play è vivace, divertente e ben congegnata. La varietà di situazioni e la buona alternanza fra fasi platform ed enigmi galvanizza il giocatore dall'inizio alla fine, soprattutto per i meriti di puzzle ben studiati, complessi al punto giusto, molto stimolanti. Un altro titolo, insomma, che testimonia la rinascita dello sviluppo indipendente di matrice europea: una fiaba digitale pronta ad affiancare altre grandi produzioni del calibro di Rime e Hob.

    8

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