Medal of Honor Above and Beyond Recensione: in guerra con Oculus Rift S

Il ritorno della serie Medal of Honor ci porta a vivere la seconda guerra mondiale in realtà virtuale: siete pronti ad arruolarvi?

recensione Medal of Honor Above and Beyond Recensione: in guerra con Oculus Rift S
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  • Vivere la guerra digitale in VR è ben diverso dal farlo semplicemente stringendo il pad tra le mani: se sfruttato come si deve, il senso di immersione può divenire totale, e portare a galla sensazioni di coinvolgimento che in una forma "tradizionale" è impossibile sperimentare. Medal of Honor: Above and Beyond prova a catapultarci nel vivo del secondo conflitto mondiale, scegliendo di riportare a nuova vita un brand che manca da troppo tempo sui nostri schermi, e cercando al contempo di farci sentire davvero sul campo di battaglia, come mai prima d'ora. Ebbene, la sua missione può dirsi compiuta solo in parte: il kolossal in realtà virtuale realizzato da Respawn Entertainment e patrocinato da EA è infatti un titolo che segue pedissequamente gli stilemi della VR senza però mai riuscire a massimizzarne il potenziale, né a esaltarne fino in fondo le caratteristiche distintive. Dopo aver indossato il nostro Oculus Rift S come se fosse un elmetto (se volete, qui trovate la nostra recensione di Oculus Rift S), ci siamo gettati a capofitto nella mischia, con l'obiettivo di eliminare i nazisti e scoprire tutti i pregi e i difetti della produzione.

    Entrare in guerra con Oculus

    La mole contenutistica e gli intenti dell'opera sono certamente meritevoli d'una onorificenza, ma nell'insieme il nuovo Medal of Honor è uno sparatutto che mescola sequenze d'alta spettacolarità con alcune ingenuità di stampo ludico e tecnico incapaci di condurlo verso le vette più alte del suo genere.

    Prima di proseguire, ci teniamo a specificare che Above and Beyond non è fruibile in versione stand alone con Oculus Quest 2: il titolo è pensato per girare unicamente su PC (e - come vedremo - solo sui sistemi più performanti). Pertanto se siete armati del visore "all-in-one" di Facebook dovrete utilizzare un Oculus Link, oppure ricorrere al programma Virtual Desktop (per approfondire l'argomento, vi suggeriamo di leggere il nostro speciale su Oculus Rift, Quest e Quest 2).

    La leggerezza della guerra digitale e il dolore di quella vera

    Al comando di quest'avventura c'è nientemeno che il game director Peter Hirschmann, lo stesso autore a cui si deve il primissimo capitolo del 1999. E in effetti Above and Beyond rappresenta proprio un nuovo inizio per la saga, che esordisce nelle lande della realtà virtuale con un episodio in cui la narrazione gioca un ruolo assai importante, anche se non sempre adeguatamente a fuoco.

    Medal of Honor in VR è un'esperienza decisamente longeva, che per circa nove ore di singleplayer ci permetterà di vivere una gran varietà di situazioni belliche, dai breafing pre-missione fino alle infiltrazioni, passando per gli assalti ai treni e vaste battaglie campali, il tutto incorniciato da una sceneggiatura che sceglie di non prendersi troppo sul serio. Mescolando momenti più intensi con altri maggiormente scanzonati e leggeri, la storia di Above and Beyond ha il pregio di intrattenere a dovere, ma finisce a lungo andare per apparire troppo frammentata. Senza riuscire a coinvolgere fino in fondo, se non dal punto di vista del dinamismo della messa in scena, la trama alterna sia dialoghi che a tratti assumono le sembianze di meri riempitivi, sia fasi d'azione che cercano di dar slancio a qualche capitolo meno brillante sul versante del racconto. Le missioni che compongono la modalità in singolo, soprattutto nei primi capitoli, risultano piuttosto brevi, eppure efficaci quanto basta per non affaticare la frangia d'utenza magari meno abituata ai prodigi della VR; man mano che la storia prosegue, ecco che gli incarichi si fanno più estesi, senza però mai divenire eccessivamente prolissi.

    Al netto di questo buon equilibrio, il problema di Above and Beyond risiede nel fatto che a volte si percepisce una scarsa coesione tra gli eventi interattivi e quelli dialogici, inframmezzati da qualche tempo morto utile perlopiù ad allungare il numero di ore necessario al completamento della campagna.

    A stemperare lo scarso coinvolgimento in termini di empatia ci pensa la presenza di alcuni comprimari ben caratterizzati, il cui temperamento un po' stereotipato si dimostra comunque in grado di fornire un'oncia di brio alla sceneggiatura. Mentre il singleplayer adotta volutamente toni meno drammatici, la sezione Galleria presente nel menu principale ci mostra un altro aspetto della Guerra. Si tratta di una ricca e intensa raccolta di mini-documentari, testimonianze di veri veterani e di piccoli tour digitali che siamo sicuri riusciranno a colpivi nel profondo. La Galleria di Above and Beyond, con il suo sguardo così partecipe, rispettoso ed empatico nei confronti dei protagonisti del secondo conflitto mondiale, incarna uno dei contenuti più brillanti, intelligenti e pedagogici mai apparsi in un war game: perché dopo averci fatto giocare a fare la guerra, ci aiuta a comprendere, dagli occhi e dalla voce di chi l'ha vissuta davvero, cosa significa sopravvivere.

    Imbracciare le armi in realtà virtuale

    Medal of Honor: Above and Beyond è uno sparatutto che, nei reami della realtà virtuale, può dirsi piuttosto canonico in termini di coinvolgimento ludico: il gameplay è decisamente basilare ed essenziale, e perlopiù ci chiederà - con qualche piccola variazione - di bucherellare i corpi dei nazisti con le armi a nostra disposizione, all'interno di mappe dalle dimensioni contenute, che solo di rado si aprono ad approcci un po' più diversificati.

    C'è da dire, in ogni caso, che l'intelligenza artificiale, pur compiendo il suo dovere, non si distingue per l'attuazione di pattern particolarmente elaborati, e non ci stimola a cercare soluzioni alternative agli assalti frontali. Sparare, in Medal of Honor, restituisce un feeling degno di un buon shooter in VR: ogni arma ha il suo rinculo, e l'atto della ricarica varia a seconda dello strumento imbracciato, da mimare appositamente con le mani tramite l'uso dei controller Oculus Touch.

    Ogni pistola o fucile ha un preciso alloggiamento sul nostro corpo, e dovremo agire tempestivamente per recuperare la bocca da fuoco più funzionale con cui sbaragliare le orde nemiche. Di tanto in tanto, dato il dinamismo dell'azione, il sistema di tracking mostra qualche imprecisione, e occorreranno a tratti anche due o tre tentativi prima di riuscire a impugnare l'arma desiderata.

    Per mirare con uno strumento pesante, inoltre, dovremo ricorrere a entrambe le mani, osservando dal mirino la direzione giusta verso cui indirizzare il colpo: come nei migliori sparatutto in VR, il senso di coinvolgimento è decisamente imponente, e l'immersività offerta dal comparto sonoro e dal feedback dei colpi contribuisce ad acuire la sensazione di partecipazione fisica alla battaglia. C'è da ammettere però che non tutto funziona come dovrebbe: non mancano hitbox un po' troppo fantasiose, una tendenza alla linearità abbastanza marcata e un'interattività non proprio all'avanguardia, molto lontana da quella di capolavori come Half-Life Alyx (qui potete leggere la nostra recensione di Half-Life: Alyx). Con una tecnologia che fa dell'immersione la sua marca vincente, una maggiore possibilità di interazione con l'ambiente sarebbe stata senza dubbio assai gradita, e avrebbe permesso ad Above and Beyond di fare un passo in più verso il raggiungimento di vette più elevate.

    Scontri in multiplayer

    La medesima qualità delle fasi di shooting si riflette anche nel comparto multiplayer: privo di un vero sistema di progressione, il multigiocatore ci conduce all'interno di una dozzina di mappe in cui cimentarci sia nelle modalità tradizionali, come Deathmatch e Dominio, sia in alcune varianti più intriganti. Ci riferiamo, ad esempio, a Mad Bomber, in cui ogni partecipante avrà in dotazione un ordigno da posizionare in un luogo strategico dell'ambientazione: se la detonazione travolgerà gli avversari, i punti guadagnati saranno maggiori.

    Ma c'è anche il rovescio della medaglia, dal momento che chiunque disinnescherà la bomba otterrà a sua volta un incremento del punteggio. L'altra modalità aggiuntiva è Blast Radius, una variazione del Deathmatch nella quale a intervalli regolari comparirà sulla mappa un cerchio giallo per un breve lasso di tempo: uccidere i nemici all'interno dell'area designata implica ovviamente la moltiplicazione dei punti. Quando tutti i giocatori si muovono in massa verso una precisa posizione, il caos che ne deriva e la vivacità della mischia bellica sanno generare situazioni davvero divertenti.

    Non esistono vere e proprie classi nel multiplayer di Above and Beyond, solo differenti skin per i partecipanti (da sbloccare nel singleplayer) e diversi set di armi modificabili ad ogni respawn. Come si evince dalla descrizione, insomma, lo scopo del team era quello di proporre un'esperienza fugace, in cui tuffarsi senza troppa preparazione per qualche partita veloce: sotto questo aspetto, il meccanismo si rivela ben implementato e molto scorrevole, ma manca a volte di un pizzico di profondità e pecca per qualche leggero, eppur percettibile, sbilanciamento nell'efficacia di alcuni preset di armi.

    Buono, ma non eccelso, anche il design delle mappe: la limitata estensione delle arene è pensata con intelligenza per offrire match rapidi e coesi, privi di tempi morti, ma alcune ambientazioni sono state strutturate, a nostro avviso, in modo molto più ispirato di altre. Nella sua semplicità e snellezza, a chiosa, il Multiplayer di Medal of Honor ha saputo comunque dimostrarsi una delle componenti migliori dell'intera esperienza di Raspawn Entertainement.

    Potenza e incertezza visiva

    Visivamente, Above and Beyond vive di vertiginose scalate e di repentine cadute. Per quanto concerne alcune ambientazioni, il colpo d'occhio sa essere travolgente, ricco di dettagli, effetti volumetrici (ottime le fiamme) e frangenti spettacolari ben valorizzati dalla regia in game. Purtroppo i personaggi che ci accompagneranno lungo l'avventura non sono stati modellati in maniera impeccabile, aggravati da espressioni facciali ora troppo statiche, ora un po' caricaturali.

    Un calo netto della qualità si avverte anche, e soprattutto, per i soldati che ci sbarreranno la strada, caratterizzati da una mole poligonale e da animazioni abbastanza grossolane. Eccellente, d'altro canto, la resa delle bocche da fuoco e delle loro componenti: Respawn deve aver studiato a menadito le armi dell'epoca, e il risultato mostra tutta la cura che ci saremmo aspettati di vedere.

    Per quanto sul piano visivo il gioco sia soddisfacente, il problema più grave di Above and Beyond risiede nell'ottimizzazione e nei requisiti hardware necessari a farlo girare. Le specifiche minime richiedono infatti una CPU Intel i7 9700K (o AMD equivalente), 16GB di RAM DDR4, una NVIDIA RTX 2080 e ben 340 GB di spazio libero per l'installazione, di cui ne verranno occupati circa 170.

    Data la resa visiva, non paragonabile a quella dei kolossal più prorompenti in VR (per capire a cosa ci riferiamo, leggete la nostra recensione di Asgard's Wrath), reputiamo davvero fuori luogo richieste così esose, che finiscono ragionevolmente per allontanare l'utenza da una produzione piuttosto solida, longeva e appagante.

    Medal of Honor Above and Beyond Medal of Honor Above and BeyondVersione Analizzata PCMedal of Honor Above and Beyond è una buona ripartenza per la serie in realtà virtuale. Uno shooter denso di contenuti, sorretto da un notevole feeling durante le sparatorie e da un comparto multiplayer tanto snello quanto efficiente. La vera forza dell’opera di Respawn Entertainment si nasconde poi nella sezione documentaristica, in cui sperimentare le toccanti testimonianze dei veterani del secondo conflitto mondiale. Benché sappia intrattenere e coinvolgere al punto giusto, tuttavia, Medal of Honor è minato da alcune incertezze che ne sminuiscono il valore e ne azzoppano il potenziale, a partire da una resa grafica altalenante fino ad arrivare a scelte ludiche non sempre ben a fuoco. Con una maggiore attenzione all’ottimizzazione, all’interazione ambientale e alla coesione del singleplayer, Above and Beyond avrebbe sicuramente meritato una scintillante medaglia all’onore.

    7.5

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