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Recensione Men of War: Condemned Heroes

1C-Softclub ci riporta sui campi di battaglia della prima guerra mondiale con uno strategico ben fatto

Versione analizzata: PC
recensione Men of War: Condemned Heroes
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc

Durante la seconda guerra mondiale vennero alla luce delle unità militari molto particolari, impiegate soprattutto per missioni estremamente pericolose e quasi suicide, come la bonifica dei campi minati oppure l'assalto o la difesa di obiettivi particolarmente difficili da prendere, ma importanti strategicamente. Fra le loro fila l'indice di mortalità era altissimo ed il loro destino era segnato già in partenza con l'ordine di lasciarli morire sul campo se feriti, in quanto i medici non dovevano occuparsene. Ma chi erano costoro? Stiamo parlando degli Strafbataillon, i battaglioni criminali introdotti nella Wehrmacht, ovvero l'esercito tedesco, e formati da soldati giudicati dalla corte marziale e condannati alla pena di morte. Se costoro riuscivano nell'impresa di rimanere in vita e completare i loro compiti potevano essere "promossi" al rango di soldato normale acquisendone i diritti e sostanzialmente riscattando la loro libertà. Un uomo in particolare vide in tali battaglioni un utile modo per rimpinguare le fila del proprio esercito. Quell'uomo era Stalin, che li introdusse anche all'interno dell'Armata Rossa. E' sulle vicende di tali unità speciali, versante sovietico, che il nuovo Men of War: Condemned Heroes è basato, portandoci ad affrontare pericolose missioni che si snodano lungo l'arco di tempo che va dal 1942 al 1945.

Una guerra al limite

La fortunata serie di Men of War non ha ormai più bisogno di presentazioni essendosi imposta all'attenzione di tutti per molteplici aspetti, che vanno dalla fedeltà della ricostruzione storica alla complessità e profondità del gameplay che letteralmente ha stregato un numero altissimo di giocatori.
In questo nuovo episodio avremo nuovamente da rimboccarci le maniche. Condemned Heroes ci offre cinque campagne in singolo, di cui le

"Già da subito l'estrema difficoltà si fa sentire, facendoci rivivere le terribili esperienze suicide che questi uomini dovevano portare a termine per aver salva la vita."

prime quattro che percorrono dal 1942 al 1945 la storia dei battaglioni penali sovietici. Ciascuna è composta da un numero variabile di missioni (da due a sei). L'ultima invece sarà una campagna per così dire "bonus", che esula dalla storia dei famigerati battaglioni offrendoci situazioni e circostanze diverse. Ad un primo impatto forse il numero di missioni potrà sembrare esiguo, ma la loro complessità e lunghezza, specialmente al livello più alto di difficoltà, farà sudare molti giocatori, garantendo un'ottima longevità. All'esperienza in singolo va poi sempre affiancata la componente multiplayer che va così a completare l'invitante quadro.

Una volta in-game verremo immediatamente buttati nel pieno dell'azione con la prima missione che ci vedrà affrontare una serie di trinceramenti tedeschi da conquistare uno per uno. Già da subito l'estrema difficoltà si fa sentire, facendoci rivivere le terribili esperienze suicide che questi uomini dovevano portare a termine per aver salva la vita.
Come negli altri titoli della serie Men of War il controllo degli uomini si avrà principalmente tramite mouse, selezionandoli col più classico dei reticoli oppure tramite l'icona dei vari raggruppamenti, estremamente personalizzabili, sulla sinistra dello schermo. Ovviamente dovremo tenere la mano sinistra posizionata sulla tastiera dato il numero elevato di azioni e di comandi possibili. Per chi fosse ferrato nella serie non sarà affatto un problema, mentre i novizi dovranno necessariamente fare prima un po' di pratica per riuscire ad avere finalmente la situazione sotto controllo.
La complessità del titolo è poi sottolineata dalla presenza di un inventario personale per ogni soldato del nostro battaglione. Sul campo sarà possibile recuperare armi, granate, munizioni e quant'altro, semplicemente scrutando i corpi dei caduti, amici e nemici. Quest'azione sarà di fondamentale importanza con l'avanzare della missione, qualunque essa sia, perchè la loro lunghezza ci porterà facilmente a terminare i rifornimenti. Nel caso dei bendaggi dovremo anche avere l'accortezza di trovare un riparo, altrimenti durante la lunga operazione di medicazione cadremo facilmente vittima del nemico. Per farlo dovremo usare delle coperture che tornano in Men of War più importanti che mai. In maniera estremamente intuitiva potremo sfruttare praticamente ogni particolarità del terreno e dello scenario per proteggerci dagli attacchi nemici. Una roccia, dei cespugli, alberi, caseggiati, staccionate, trincee: tutto potrà fornire un riparo, più o meno solido, ma tutto può anche essere distrutto da mezzi corazzati e pezzi d'artiglieria. Basterà selezionare un singolo soldato o un intero plotone, per poi spostare il cursore sulla mappa e vedere come i soldati si andranno a posizionare e riparare in una determinata zona, raffigurati come delle sagome bianche semitrasparenti.

Raramente ci è capitato di vedere dei soldati che mal si posizionavano dietro una roccia oppure un albero direttamente nella linea di tiro del nemico. Non un grave problema comunque data l'esiguità delle volte che si è presentato, senza inficiare la giocabilità che vanta un ottimo sistema di pathfinding: le truppe si muovono agevolmente sul campo di battaglia senza problema alcuno. La possibilità poi di creare dei veri e propri percorsi manualmente, tramite l'impostazione di tappe intermedie, si rivela interessante in certe missioni dove ad esempio non dovremo far scattare l'allerta tra i nemici, garantendoci un ulteriore totale controllo sul movimento. Come se non bastasse sarà possibile muovere solo un elemento della squadra, o un solo mezzo corazzato, con la pressione del tasto CTRL, funzione utile per risolvere situazioni estremamente difficili e per portare a termine incarichi ad alto rischio che col classico sistema tipico degli RTS sarebbe difficile affrontare (ad esempio stanare dei nemici all'interno di una trincea oppure attaccarne altri aggirando le loro posizioni). Potrebbe anche esserci richiesto di far fuoco manualmente, tramite pressione del tasto sinistro del mouse, come nei più comuni FPS.

Un' incredibile cura nei dettagli si evince grazie a molti altri aspetti. Innanzitutto nel numero di armi che potrebbe far impallidire molti altri titoli. Sono presenti infatti pistole, fucili, fucili d'assalto, mitragliatrici fisse o mobili, pezzi d'artiglieria di vario genere come ad esempio i mortai e molto altro. Alcune di queste armi -specialmente i vari tipi di fucili- necessiteranno ognuna del proprio tipo specifico di munizioni, quindi un occhio nell'inventario sarà sempre d'obbligo.
Un vero e proprio "gioco nel gioco" è invece l'uso dei mezzi blindati e corazzati, anche questi di varia natura e di diverso tipo: si va dai semplici blindati per il trasporto truppe con mitragliatrice fissa al seguito, ai più potenti e corazzati tank, dotati di differenti punti di forza e debolezza. La

"Nonostante quindi l'elevatissima difficoltà, non si ha mai la percezione di trovarsi in sezioni che gli sviluppatori han reso volutamente impossibili per aumentare la longevità del titolo."

presenza del danno localizzato ci permetterà di danneggiare ad esempio i cingoli, cosa che magari lo rallenterà o bloccherà del tutto senza però inficiarne il potenziale offensivo. Le combinazioni sono molte, aumentate anche dal modello balistico che tiene conto della forza del colpo, del punto d'impatto e persino dell'angolazione del proiettile. Tutte queste cose messe insieme vanno a determinare un tipo di danno più o meno marcato, in base al punto colpito del mezzo in questione. Una profondità ed una completezza che non tutti gli RTS possono vantare: un amalgama quasi perfetto che riesce a far divertire, ad immedesimare e a soddisfare anche i palati più fini.
Se l'esperienza single-player è uno dei punti di forza di questo Men of War: Condemned Heores, non si può non parlare dell'intelligenza artificiale. Come da tradizione della serie i soldati nemici faranno di tutto per renderci le cose impossibili e non sarà affatto facile stanarli. Grazie ai mezzi in suo possesso, starà sempre al giocatore trovare un modo per sbloccare la situazione e portarla a suo vantaggio. La difficoltà intrinseca del titolo, unita ad un'IA abbastanza sveglia e ad un design delle mappe complesso ed articolato, ci hanno portato a dover rifare alcune missioni parecchie volte prima di riuscire ad avere la meglio. Se in alcuni titoli questo potrebbe risultare frustrante, in Condemned Heroes non è affatto così perchè si percepisce una vera e propria sfida che invoglia il giocatore ad andare avanti, a tentare fino al successo. Nonostante quindi l'elevatissima difficoltà, non si ha mai la percezione di trovarsi in sezioni che gli sviluppatori han reso volutamente impossibili per aumentare la longevità del titolo.

Multiplayer....

Men of War: Condemned Heroes non esaurisce il suo divertimento al solo aspetto singleplayer. Come nei predecessori è presente il multiplayer, che si appoggia al servizio GameSpy su cui dovremo crearci un account se già non lo possedessimo, anche se dobbiamo anticiparvi che la maggior cura per la sezione in singolo trova il suo contraltare in una sezione online per il momento solo abbozzata. Mancano infatti le tante modalità di gioco di Assault Squad. In Condemend Heroes avremo la possibilità di giocare solo il classico Capture the Flag, dove dovremo mantenere il maggior numero di zone marcate da una bandiera fino al raggiungimento di un determinato punteggio, ed il Victory Flag, un'alternativa alla precedente modalità dove saremo chiamati a prendere il controllo di una zona contrassegnata da una bandiera entro un determinato tempo limite. Il tutto sarà strutturato a round per decretare poi il vincitore finale. Se le modalità sono solo due non si può dire molto di più delle mappe di gioco, in numero di quattro per il Capture the Flag di una soltanto per la modalità Victory Flag. Una scelta del genere penalizza ingiustamente una parte del titolo che gli avrebbe garantito maggiore qualità e spessore, dato che si presta molto bene al divertimento online. Inutile dire che la profondità raggiunta da alcuni match è maggiore anche delle comunque curate campagne in singolo e per questo possiamo solo augurarci che qualche mappa e qualche modalità in più possano venire aggiunte in seguito. 


....e tecnica.

Tecnicamente invece notiamo un miglioramento rispetto ai precedenti titoli. Condemned Heroes si mostra più dettagliato a partire dai modelli dei soldati che ora vantano anche un numero maggiore di volti e delle texture più rifinite. Non mancano effetti ambientali, come la neve, oppure effetti particellari che si producono in caso di esplosioni, capaci di cambiare anche il volto della mappa su cui si sta giocando. Tutto è distruggibile. Palazzi, caseggiati, staccionate, muretti: nulla offre una copertura perpetua. Se da un lato questo aumenta il realismo, dall'altro aumenta di molto il divertimento generale. Spinto al massimo dettaglio il gioco sembra in alcuni frangenti esitare sulla nostra configurazione di prova, un Q6600, con 4GB di Ram e GeForce 550 Ti 1024Mb, alla risoluzione di 1680*1050. Nulla comunque cheimpedisca la fruizione del titolo. Il motore è molto scalabile e parecchie sono le possibilità di personalizzazione nel menù video, dove sarà possibile impostare praticamente qualsiasi cosa, dai filtri antialiasing e anisotropico, alla presenza o meno di riflessi e HDR, fino alla distanza visiva.
Raramente è capitato di osservare delle compenetrazioni di poligoni, ma solo in casi limite, quando ad esempio un carro nemico è finito maldestramente per metà in una trincea, bloccandosi. Errori quindi assolutamente perdonabili. Forse non il massimo di quanto si possa ottenere oggi sul versante grafico, ma comunque un buon compromesso tra qualità e prestazioni. Pollice levato anche per l'audio che vede una colonna sonora interessante e incalzante, unita ad effetti diversificati per armi e mezzi corazzati che non fanno altro che immergere maggiormente il giocatore all'interno del caos della battaglia.

Men of War: Condemned Heroes Men of War: Condemned Heroes ci porta ad affrontare la seconda guerra con gli occhi di chi forse è stato per troppo tempo dimenticato. Quella dei battaglioni penali è una storia che andrebbe maggiormente affrontata ed i ragazzi di 1C-Softclub lo hanno fatto dal loro punto di vista: quello videoludico. L'attenzione per le fasi di gioco in singolo mostrano una cura per i dettagli elevatissima, con missioni articolate e lo svolgimento dei fatti ben narrato. A ciò fa da contrappeso un multiplayer che andrebbe maggiormente approfondito in quanto carico di potenziale. Sul versante tecnico si riscontrano alcuni miglioramenti nell'aspetto complessivo di una serie che ha ancora molte carte da giocare. Nel complesso ci troviamo innanzi a un ottimo ritorno di Men of War: consigliato a tutti gli amanti della buona strategia.

8

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