Recensione Midnight Club : LA Remix

Corse folli nella città degli angeli

Recensione Midnight Club : LA Remix
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  • Rockstar Games torna a darsi ai motori

    Normalmente associata a produzioni politicamente scorrette e anticonvenzionali (Gran Teft Auto, Bully, Manhunt tanto per citarne alcune), Rockstar Games si è distinta nel corso degli anni anche grazie ad una delle serie automobilistiche più apprezzate di tutti i termpi, Midnight Club. Già sviluppato per Playstation 3 ed Xbox 360 l’ultimo episodio della saga, ribattezzato per la trasposizione handheld Midnight Club: L.A. Remix ed ambientato tra Los Angeles e Tokyo, va ad inserirsi in un contesto estremamente favorevole vista e considerata l’esiguità di bei racing game attualmente disponibili per Psp.

    Sotto a chi tocca!

    Ogni prova a cui il giocatore deve sottoporsi in LA Remix è rigorosamente all’insegna della clandestinità e come tale è soggetta ad una serie di impedimenti e di insidie legate al caotico sistema viario di Los Angeles: nonostante il tema delle corse clandestine sia stato ampiamente abusato negli ultimi anni, soprattutto al cinema, dal punto di vista ludico rappresenta un evergreen a cui difficilmente gli amanti del genere sanno resistere, a maggior ragione se si tratta di una struttura di gioco ampiamente collaudata come quella di Midnight Club.

    Obiettivo principale della modalità carriera è, come suggerisce la parola stessa, quello di costruirsi una buona reputazione come pilota di strada, affrontando e battendo i campioni locali fino a diventare il migliore in circolazione: da novellino a leggenda della strada il passo è tutt’altro che breve poiché il level-up del personaggio è governato da un sistema di avanzamento molto graduale che associa a determinati tipi di gare, a seconda della difficoltà o della tipologia di sfida in sé, un certo quantitativo di punti REP (reputazione) e premi in denaro. Partendo da zero, con un numero limitato di veicoli e pochi soldi in tasca, il giocatore deve guadagnarsi sfida dopo sfida il diritto ad accendere a gare sempre più complesse e stimolanti che vanno dalle più semplici gare ordinate, in cui è necessario oltrepassare nel preciso ordine di apparizione i vari checkpoint dislocati lungo il percorso a quelle più articolate come i tornei, le missioni di vendetta e di consegna; quest’ultime degne di particolare menzione in quanto decisamente più appaganti e coinvolgenti rispetto alle altre. Nonostante la buona varietà di sfide presente nel gioco (oltre a quelle già citate vanno ad aggiungersi le gare non ordinate, le sfide a tempo e le gare al semaforo che possono essere attivate “lampeggiando“ a determinati automobilisti), quest’ultime rappresentano senza ombra di dubbio un notevole valore aggiunto alla struttura di gioco garantendo quella varietà strutturale che manca alle altre modalità: nelle missioni di vendetta, l’utente viene ingaggiato dal proprietario dell’officina per trovare e distruggere i mezzi dei clienti insolventi nel limite di tempo concesso mentre in quelle di consegna, l’obiettivo finale è quello di recapitare al cliente un certo veicolo avendo cura di non danneggiarlo pena la decurtazione della ricompensa o addirittura il fallimento della missione.

    Altro elemento di spicco in Midnight Club: LA Remix è dato dalla presenza delle abilità speciali, associate a determinati veicoli, la cui piena padronanza può essere di grande aiuto in più di un’occasione: pilotando un auto di lusso, ad esempio, il giocatore può utilizzare “ariete” per spazzare via gli avversari e aprirsi un varco nel traffico mentre al volante di una muscle car, l’abilità “furia” consente di produrre un rombo di motore talmente forte da spaventare le auto circostanti che si toglieranno di mezzo in un baleno. La scelta dell’auto o della moto, oltre ad essere condizionata dalla consistenza del proprio portafoglio, è altresì subordinata dalle prestazioni del mezzo e, perché no, dalle preferenze estetiche dell’utente. Da questo punto di vista, le differenze tra la versione handheld e quella casalinga sono pressoché impercettibili tanta è l’abbondanza di opzioni di customizzazione che i ragazzi di Rockstar hanno inserito in questo UMD. Accanto alla grandissima offerta di veicoli, il giocatore può contare su una cospicua serie di accorgimenti volti a rendere il proprio mezzo unico ed inimitabile, una scelta talmente varia e vasta da risultare praticamente impossibile da descrivere nella sua interezza: dalla forma del cofano al tipo di paraurti, dal motore alla trasmissione, dalla verniciatura alle decalcomanie ogni singolo elemento del vostro bolide può essere modificato (addirittura ottimizzato in certi casi) in maniera significativa secondo i propri gusti ed esigenze. E se spendere buona parte del tempo a scervellarsi sullo scarico più bello o sul colore dei finestrini che più si intona alla carrozzeria rappresenta una delle maggiori attrattive di questo titolo, come di molti altri esponenti del genere del resto, altrettanto gradita è la presenza di una seconda modalità carriera ambientata a Tokyo che si rende disponibile nel corso dell’avventura principale; senza contare che alle due opzioni di gioco singolo va ad aggiungersi quella considerata da molti la più importante, il multiplayer, che supporta tuttavia solamente il collegamento Ad Hoc per un massimo di quattro giocatori. Malgrado la diversità delle prove proposte (Toccata e Fuga, Bandiera e Conquista) e dei potenziamenti da raccogliere lungo la strada per eliminare i propri avversari, il rammarico di non poter usufruire appieno delle funzionalità di rete di PsP è, per l’ennesima volta, piuttosto grande e rende questo titolo, dal punto di vista multigiocatore, molto meno appetibile rispetto alle versioni casalinghe.
    Quanto descritto fin’ora, denota una struttura di gioco varia e coinvolgente ma che purtroppo non è esente da difetti. La bontà del sistema di controllo, tanto per cominciare, è minata dalla scomodità di frenata dovuta alla scelta dei tasti d’azione (tasto x per l’acceleratore e tasto D per il freno), che spinge il più delle volte a servirsi del caro vecchio freno a mano (R1) per affrontare al meglio le curve senza rischiare di perdere il controllo dell’auto. Se questo più che un difetto può considerarsi una piccola imperfezione, di tutt’altro peso è l’attesa che l’utente è costretto a sopportare tra una schermata e l’altra: i tempi di caricamento, seppur di durata accettabile, sono infatti piuttosto frequenti e, di conseguenza, piuttosto fastidiosi proiettati nel lungo periodo.

    Dulcis in fundo (si fa per dire), la gestione delle collisioni. Si è detto, nelle prime battute di questo articolo, che il traffico della città gioca un ruolo fondamentale nell’economia di gioco in quanto la massiccia e costante presenza di autoveicoli su strada rappresenta un ostacolo non indifferente sia per il giocatore che per i propri avversari; fin qui nulla di anormale, se non fosse per il fatto che troppo spesso i mezzi che nulla hanno a che vedere con la gara in corso sembrano lanciarsi a tutta velocità contro la vostra auto, quasi come se stessero cercando di ostacolarvi di proposito. Un aspetto al quale inizialmente non si dà molto peso ma che con l’inasprimento delle condizioni di gara diventa sempre più fastidioso.

    Los Angeles vista da vicino

    Protagonista indiscussa di questo titolo è, ovviamente, la città di Los Angeles con le sue spiagge, i suoi grattaceli e soprattutto con le sue strade mai deserte. Nonostante la versione PsP soffra irrimediabilmente dell’inferiorità tecnica della console rispetto alle analoghe versioni next-gen, il motore grafico è perfettamente in grado di gestire con ottima fluidità la buona dose di dettagli ed elementi costantemente presenti a video: il risultato finale avrebbe ad ogni modo raggiunto la perfezione se solo il team di sviluppo avesse pensato, oltre alle vetture ed ai palazzi, ad inserire nell’ambiente metropolitano anche solo una minima parte di quei pedoni che ci si aspetterebbe di vedere in un agglomerato urbano di tali dimensioni; stesso discorso vale per le ambientazioni della capitale nipponica, con la sola eccezione. Praticamente ineccepibili gli effetti di luce e la gestione della fisica (il modo in cui le lamiere si piegano ad ogni urto ha un che di poetico) che rendono l’esperienza di gioco quanto più realistica possibile offrendo uno spettacolo visivo a cui raramente capita di assistere in un titolo portatile. Buono il campionamento degli effetti sonori, accompagnato da una soundtrack “urban style” che conta al suo attivo brani di artisti hip-hop, electronic, eclectic, rock e hard rock di fama internazionale: Primal Scream, Social Distorsion, Chemical Brothers, Nine Inch Nails, Snoop Dogg sono solo alcuni degli illustri nominativi che hanno donato in concessione i propri brani per contribuire alla colonna sonora del titolo.

    Midnight Club : LA Remix Midnight Club : LA RemixVersione Analizzata PSPUn ottimo prodotto, nel complesso. Coinvolgente, frenetico, vario e soprattutto economico: L.A. Remix non gode certo di tutti i privilegi delle versioni casalinghe ma può contare su una struttura di gioco solida e ben bilanciata ad un prezzo veramente irrisorio (trenta euro circa). La buona longevità della modalità singola, alla quale vanno ad aggiungersi multiplayer e opzioni “Arcade” e “Frenesia”, è sostenuta da un ottimo gameplay e da un grado di personalizzazione al di là delle più rosee aspettative. Se amate i racing game e possedete una PsP, allora la risposta al famoso dilemma “acquistare o non acquistare” diventa pressoché scontata perché, nonostante le piccole imperfezioni, L.A. Remix è attualmente il miglior simulatore di guida disponibile per Play Station Portable.

    7.5

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