Minit Recensione: un'avventura con elementi puzzle e grafica da Game Boy

Pubblicato da Devolver Digital, Minit è una nuova avventura-puzzle con uno stile grafico da Game Boy dove il protagonista muore ogni 60 secondi...

recensione Minit Recensione: un'avventura con elementi puzzle e grafica da Game Boy
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  • Pc
  • PS4
  • "It's dangerous to go alone.
    Take this!"


    Se l'inizio di The Legend of Zelda per NES è ancora così ben radicato nelle menti di chi videogioca da una trentina d'anni, forse è perché si tratta della perfetta sintesi per immagini del significato di "avventura". Senza preamboli di sorta, Link si introduce in una caverna dove incontra un anziano dalla barba bianca che, avvertendolo dei pericoli che lo attendono, gli consegna l'arma di cui si servirà per tutto il suo pellegrinare, fino allo scontro finale con Ganon. Tale arma è ovviamente una spada, oggetto archetipico simbolo di giustizia, raffigurazione della forza necessaria a debellare il male dal mondo.
    Ma cosa accadrebbe se il paradigma venisse in qualche modo capovolto? Se cioè la spada non portasse con sé alcuna virtù, ma soltanto una sfiga tremenda? Peggio: se possederla equivalesse a morire subito dopo averla impugnata? Minit, particolare adventure game nato dalla collaborazione di quattro ragazzi e distribuito sotto l'etichetta di Devolver Digital (Hotline Miami, The Talos Principle), parte esattamente da questo assunto strampalato.

    Morte imminente

    In Minit vestiamo i panni di un buffo paperotto che, uscito di casa, trova conficcata nel terreno proprio una bella spada luccicante. La afferra, ma subito si rende conto di avere attirato su di sé una maledizione irreversibile. Chi entra in possesso dell'arma è infatti destinato a lasciarci le penne allo scadere di un singolo minuto d'orologio per poi resuscitare e ancora morire dopo lo stesso lasso di tempo, ciclicamente. Sono sessanta secondi che il giocatore, per altro, può osservare nel loro inesorabile scorrere fin da subito, indicati a mo' di conto alla rovescia nell'HUD. La decisione del protagonista è quindi quella di restituire la lama al legittimo proprietario, un produttore di spade la cui enorme fabbrica è situata da qualche parte tra le lande circostanti.
    Poco fa accennavamo al primo Zelda, e non è affatto casuale. Minit, difatti, deve qualcosa al primogenito della premiata saga nata dal genio di Shigeru Miyamoto, quantomeno in termini d'impostazione generale. Il gioco vive di una formula dalla componente action molto blanda - si attacca con la spada e poco altro -, laddove è invece l'esplorazione a fare la parte del leone. Il prode papero deve insomma girovagare in un mondo vasto e sconosciuto, luogo dove si alternano ambientazioni marittime a deserti sconfinati, paludi spettrali a zone industrializzate e così via. In aggiunta, non c'è alcuna riproduzione grafica della mappa che faciliti il viavai fra una meta e l'altra: tutto sta all'esperienza e alla memoria del giocatore, senza le quali orientarsi tra le aree diventa compito assai complesso.
    Detto questo, definire Minit uno Zelda-like ci pare azzardato, per non dire fuorviante. Il titolo sfodera infatti delle dinamiche personalissime, tutte frutto della meccanica cardine introdotta poche righe sopra. Nell'opera Devolver Digital, scrivevamo, si muore all'esatto sopraggiungere del minuto e immediatamente si torna in vita presso l'ultimo check point conquistato. Tuttavia, di punti per il salvataggio inizialmente non vi è neanche l'ombra, perciò viene naturale procedere a tentoni lungo il tragitto, scoprendo che il mondo di gioco è popolato di NPC che manifestano bisogni molto specifici: sgomberare il campo dalla presenza di una serie di granchi cattivi, ravvivare un locale con della buona musica, innaffiare una piantina con un po' d'acqua, e via discorrendo. Il vincolo dei sessanta secondi permette quasi sempre di risolvere un problema alla volta prima che la morte sopraggiunga, il che, comunque, non impedisce all'utente di percepire un senso di crescita effettivo, respawn dopo respawn.

    Anzitutto perché, al superamento di ogni intoppo, il gioco riserva sempre un premio, che sia un indizio sul da farsi o un oggetto in grado di conferire al protagonista un'abilità inedita, indispensabile per avanzare quel tanto in più verso l'obiettivo finale. In Minit poi non vige la regola del permadeath, per cui tutti i progressi in-game più rilevanti non svaniscono allo scoccare del minuto fatidico, bensì resistono ad ogni resurrezione successiva.

    Repetita iuvant

    A dirla tutta, non c'è presupposto di Minit che non faccia pensare a un'esperienza a elevato rischio di frustrazione. Fortunatamente, basta impugnare il pad per rendersi conto di come tutto, al contrario, funzioni come il più oliato dei meccanismi. Il lavoro di game design operato dal team è di quelli veramente mirabili, là dove è evidente uno studio certosino soprattutto in materia di world design. La piccola-grande mappa in cui si svolge l'azione è una sorta di macro-puzzle da risolvere tassello dopo tassello, una specie di cubo di Rubik dove ogni porzione di setting cela qualcosa che, se applicato correttamente all'interno di un'altra parte dello spazio di gioco, avrà senz'altro un'utilità ai fini di avanzamento. È un'ambientazione, quella di Minit, che affascina grazie al suo svelarsi graduale ma incessante, tra mini-dungeon, passaggi segreti, nuove aree di respawn e scorciatoie dapprima impensabili da transitare.
    È proprio in tale idea di design che si inserisce la meccanica di continua "morte e rinascita", e lo fa senza risultare mai invadente o artificiosa.

    Giocare per sessanta secondi alla volta non smorza il coinvolgimento, ma è anzi un buon modo per incoraggiare un'esplorazione più attenta, dove sperimentare con tutto ciò che il mondo mette a disposizione è la chiave per conquistare traguardi sempre nuovi, magari anche piccoli, eppure fondamentali per il completamento della sfida. Sensata, in quest'ottica, anche l'opportunità di indurre il protagonista al suicidio anzitempo, alla semplice pressione di un pulsante: un buon modo per non obbligare il giocatore a sorbirsi ogni sessione di un minuto nella sua interezza, il tutto a favore di un trial & error più snello di quanto potrebbe risultare altrimenti.
    Detto tutto questo, la sfida offerta da Minit, comunque, non è eccessivamente difficile da portare a compimento, almeno non nel senso stretto del termine. Ciò non toglie che per vincere la partita servano una discreta spremitura di meningi e moltissima attenzione ai dettagli, tanto da rendere l'esperienza più vicina a un rompicapo che a un'avventura vera e propria. Anche se ai titoli di coda si giunge abbastanza in fretta, in non più di due ore scarse, il prodotto gode di un buon replay value, giacché scoprire tutti i segreti che il mondo nasconde - e non sono pochi - è un'impresa che difficilmente può essere portata a termine nel corso della prima run.

    Minit MinitVersione Analizzata Playstation 4Sappiamo che Minit non infonde particolare fiducia a colpo d’occhio, ma non si commetta l’errore di sottovalutare un titolo che, nel suo genere, dimostra un estro e una cura davvero fuori dal comune. Sotto una grafica in stile Game Boy a dir poco essenziale, che di certo non incontrerà il gusto di tutti, si cela infatti un’avventura a sfumature puzzle intelligente e raffinatissima tanto per concept quanto per design, che - se anche non brilla per longevità - di certo è in grado di stimolare il giocatore per la sua intera durata. Disponibile per PS4, Xbox One e PC a una decina di euro, consigliamo questo particolare indie a chi non è mai sazio di produzioni che osano sperimentare con il linguaggio videoludico in nome di esperienze originali e fuori dagli schemi.

    8

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