Recensione MirrorMoon EP

Un favoloso esperimento tutto italiano

Versione analizzata: PC
recensione MirrorMoon EP
Articolo a cura di
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  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

MirrorMoon è un gioco che parla di solitudine e di mistero. Lo fa in maniera criptica, spigolosa, senza scendere a patti con un profondo ermetismo comunicativo, che i ragazzi di SantaRagione considerano probabilmente elemento portante di questa esperienza enigmatica e non facile da penetrare.
MirrorMoon "racconta" una visione quasi mitologica, ancestrale, dello spazio e del cosmo; e lo fa declinando attraverso poligoni traslucenti scorci di una strana bellezza geometrica. Coraggioso, diverso e brillante nelle soluzioni ludiche, il nuovo titolo del team italiano noto per il sinestetico Fotonica è una delle proposte indie più affascinanti dell'anno. Sicuramente sibillino, forse "irraggiungibile" per molti e lontano anni luce dall'idea classica di videogame, è un titolo che si focalizza sulle sensazioni e sui colori, per coinvolgere il giocatore in una maniera così risolutamente alternativa.

Solitudine

Soli. In chissà quale galassia, sperduti in un reticolo di pianeti e satelliti. A bordo di un'astronave che sembra fluttuare senza peso in questa parte remota di universo.
MirrorMoon comincia così: col giocatore che allunga le dita sui pulsanti di una plancia di comando aliena, per cercare di esplorare mondi alieni.
Non ci sono istruzioni, segnali, ed il profondo senso di straniamento che si prova nei primi istanti prosegue anche quando si atterra sulla superficie brulla di un pianeta.
Si tentano alcuni passi: la visuale è in prima persona, ma il movimento sembra in qualche modo impacciato. Si può avanzare, ruotare, ma non alzare la testa verso il cielo. Eppure il pianeta su cui siamo finiti è così piccolo che se ne intravede la curvatura: e allora lo sguardo viaggia rapidissimo oltre la linea dell'orizzonte, sondando distanze siderali. E' nel buio del cosmo che per la prima volta si intravede una luna solitaria.
Come il titolo suggerisce, la luna ha un'importanza chiave nelle dinamiche di gioco: perchè il satellite silenzioso, in effetti, è uno specchio preciso del pianeta in cui ci troviamo. Buttati lì, a caso, sul suolo brullo di questo inospitale corpo celeste, non abbiamo indicazioni, mappe, tragitti da seguire. L'unico modo per orientarsi è quello di adocchiare, lontano, questa luna speculare. La distanza ci permette di vedere la nostra posizione, quella degli strani edifici che sbucano dalle sabbie, e si ergono come angoscianti monoliti e fantasmatici torrioni di civiltà addormentate.
L'esplorazione di questo primo pianeta, gradualmente, introduce tutti gli elementi ludici alla base del gameplay di MirrorMoon. C'è ad esempio un modulo per lo strano attrezzo che ci portiamo dietro, che ci permette di ruotare a piacimento la luna, per capire meglio il posizionamento di tutti gli elementi. Un altro "upgrade" ci permette invece di strapparla via dalla sua orbita, ed averla sempre di fronte agli occhi anche mentre camminiamo, senza doverla cercare aspettando i periodi di rotazione. Grazie a questo strumento possiamo persino spostare il nostro satellite per fare in modo di eclissare il sole: alla luce o al buio, il comportamento della luna cambia, e cambiano le strutture che compaiono a costellarne il suolo.
C'è, infine, un raggio con cui possiamo sparare sulla superficie della luna, e vederei fasci di luce materializzarsi sul nostro pianeta. Possiamo così tracciare delle tracce madreperlacee, che come scie di lumaca ci guidano verso la meta.

MirrorMoon, nella sua sostanza ludica, è "tutto qui". Appena sbrigate le formalità appena descritte, tuttavia, avviene una magia. Tornati all'interno dell'astronave, il titolo ci invita ad esplorare tutta la galassia: un insieme di entità puntiformi che si estende a perdita d'occhio, un stormo di pianeti enormi e planeotidi impercettibili. Sopportando la lentezza monocorde dei viaggi nel tempo, possiamo viaggiare dall'uno all'altro, atterrando su quello che preferiamo.
Ogni pianeta va esplorato, sfruttando in un modo o nell'altro gli strumenti che abbiamo imparato ad usare. Le possibilità sopra descritte, i gingilli tecnologici che ci permettono di manipolare le lune, vengono combinate e ricombinate i maniere sempre nuove. A volte saremo sperduti e soli, senza nessun aiuto, e dovremo procedere a tentoni, cercando di adocchiare il profilo pallido di un satellite guida. Altre volte, invece, dovremo manipolare, ruotare, cercare di leggere la logica interna di questa coppia di sfere celesti che si influenzano a vicenda.
In fondo, ogni singolo pianeta della galassia di MirrorMoon è come un puzzle, che va interpretato, risolto. Santa Ragione ha nascosto, nei silenzi insondabili del suo secondo titolo, un concept davvero brillante, che non scende a compromessi col giocatore e gli chiede una forte dedizione.
A volte il meccanismo di generazione casuale dei pianeti sembra rompersi: magari scendiamo a terra e abbiamo la meta proprio davanti, magari la soluzione è troppo banale per essere stimolante. Poco male: l'universo di MirrorMoon è vastissimo, interminabile, e il modo con cui gli algoritmi invisibili del gioco hanno ricombinato gli elementi logici riesce a generare anche "puzzle" (meglio: pianeti) molto complessi.
Nell'opera lenta e solitaria d'esplorazione, si viene trascinati anche grazie al look tutto particolare di MirrorMoon. La grafica è scarna, essenziale, con colori particolari. Quando spostiamo la luna per rivelare il sole accecante, la sabbia dei pianeti diventa di un rosa invadente, il cielo un'enorme chiazza azzurra. Il buio è più rassicurante: in questa notte eterna, strani edifici spuntano -spettrali- tutt'intorno: sono arene, cattedrali ritorte, strane eliche di un DNA architettonico perduto nel cosmo. Accompagnati dai suoni eterei che si sposano perfettamente con l'atmosfera complessiva, ci lanciamo ad esplorare un pianeta dopo l'altro, intrappolati nella morsa magnetica di un titolo che in maniera così decisa rompe tutti gli schemi della tradizione.
L'ultima delizia: i pianeti che esploriamo per la prima volta saranno in qualche modo nostri: a loro daremo un nome, e tutti i giocatori che poi li calcheranno li conosceranno dopo il nostro "battesimo". Peccato solo che ad oggi, due giorni dopo l'uscita, praticamente tutta la galassia sia stata già "colonizzata". Il sintomo del successo di un titolo che merita, finalmente, questa visibilità.

MirrorMoon EP Avvicinatevi con cautela a MirrorMoon, perchè il titolo del team italiano Santa Ragione propone un concetto di gioco veramente ai margini della “galassia ludica” in cui siamo abituati a vivere. Lo stesso suffisso “EP” dopo la titolazione, sta ad intendere forse questo aspetto: in musica l'Extended Play è un ibrido che supera la brevità di un singolo, ma non è un album vero e proprio. E' più un insieme di suggestioni, sonorità, influenze. E questo vuol essere MirrorMoon: un'esperienza che ragiona dell'ignoto, di malinconie spaziali. Nel farlo, il titolo esibisce anche un concept di base decisamente brillante, che lo avvicina ad un puzzle game ermetico e curioso. Il fatto che sia un team italiano ad aver proposto un'idea così nuova e ben sfruttata è un motivo di sincero orgoglio. Insomma: le prospettive affascinanti e ammalianti delle “Space Oddities” di Santa Ragione sono tutte da scoprire.

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