Monochrome Mobius Rights and Wrongs Forgotten Recensione: un jrpg classico

Monochrome Mobius Rights and Wrongs Forgotten è un gioco di ruolo giapponese vecchio stampo, un prodotto piuttosto classico e conservativo.

Monochrome Mobius Rights and Wrongs Forgotten Recensione: un jrpg classico
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Inaugurato nel lontano 2002 con il lancio del suo capostipite, il franchise di Utawarerumono si è ritagliato un posto speciale tra le migliori visual novel di tutti i tempi, anche e soprattutto grazie alla sua curiosa natura "bifronte". Pur non presentando i bivi narrativi tipici del genere, la serie di Aquaplus si è in realtà distinta per aver sapientemente mescolato un intreccio corposo e coinvolgente a un solido e sfaccettato sistema di combattimento da gioco di ruolo strategico turn based (per maggiori dettagli vi invitiamo a consultare la recensione di Utawarerumono: Mask of Deception).

    Per celebrare in grande stile il ventesimo anniversario del brand, lo sviluppatore nipponico ha dato forma a uno spin-off che si incastra fra il primo e il secondo episodio della trilogia principale, ma che sul piano ludico imbocca una direzione del tutto nuova per la saga. Intitolata Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten, la nuova creatura di Aquaplus ha infatti abbandonato la vena strategica dei capitoli precedenti per tramutarsi in un JRPG nel senso più classico del termine, proponendo per la prima volta ai fan un mondo tridimensionale e liberamente esplorabile.

    L'ascesa del Mononofu

    Come accennato poc'anzi, la storia di Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten ha inizio alcuni anni prima che la guerra civile raccontata da Utawarerumono: Mask of Deception e Mask of Truth sconvolgesse la terra di Yamato (a proposito, siete a un click di distanza dalla recensione di Utawarerumono: Mask of Truth) e ruota attorno alla figura di Oshtor, che al tempo era ancora un giovanissimo e inesperto guerriero Mononofu.

    Determinato a seguire le orme del padre Pashpakur, deceduto alcuni anni prima, questi si allena rigorosamente ogni giorno, dedicando parecchie ore alla meditazione e portando a termine gli incarichi ricevuti di volta in volta dal governatore del villaggio di Ennakamuy. La sua routine è però sconvolta dall'improvvisa comparsa di Shunya, una misteriosa fanciulla che Oshtor salva da un manipolo di inseguire, per poi scoprire che questa sostiene di essere figlia di Pashpakur, apparentemente vivo e vegeto, seppur in una terra lontanissima. Inizialmente scettico e un po' schivo, tuttavia, il protagonista comincia progressivamente a intravedere il genitore nei comportamenti e nel modo di parlare della ribelle Shunya, finendo per convincersi che questa stia effettivamente dicendo la verità. Uniti dal desiderio di ricongiungersi al padre, che attraverso un portale magico ha fatto sì che la ragazzina potesse rintracciare Oshtor e godere della sua protezione, i due giovani si mettono in viaggio per scoprire dove si trovi e come raggiungere il leggendario paese di Arva Shulan.

    Preferiamo evitare di fornirvi troppe informazioni sulla trama di Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten, poiché il dettaglio a prima vista più banale rischierebbe in realtà di tramutarsi in un potenziale spoiler, quantomeno per chi conosce piuttosto bene la saga. Ciononostante, occorre specificare che l'intreccio esplora minuziosamente il passato di Oshtor, raccontando per giunta come e dove il protagonista abbia conosciuto gli storici alleati Munechika e Mikazuchi, che appunto ricoprono dei ruoli chiave in Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten e lo accompagnano per tutta la durata della vicenda.

    Proprio la possibilità di conoscere meglio i diversi background dei futuri protettori di Yamato, che per l'occasione sono sorretti da una caratterizzazione magistrale e più che mai lontana dai consueti stereotipi del genere, è forse l'aspetto più interessante dell'intera produzione, che al netto di qualche momento più telefonato pone sul piatto un canovaccio ricco e travolgente.

    Non è comunque tutto oro quel che luccica: mentre la campagna principale ci è parsa scorrevole e convincente, le missioni secondarie si sono rivelate abbastanza superflue, noiosette e per di più afflitte dai fastidiosi dialoghi prolissi tipici delle visual novel. Pertanto, se da una parte comprendiamo e apprezziamo la decisione di Aquaplus di accantonare il nome di "Utawarerumono", al fine di non confondere il pubblico e catturare anche l'attenzione di coloro che si tengono rigorosamente alla larga dalla visual novel, dall'altra avremmo preferito che il taglio con la struttura narrativa dei precedenti episodi fosse più netto e deciso.

    Richiedendo 30-35 ore circa per il completamento della sola avventura principale, che possono però superare la soglia delle 60 ore totali dedicandosi ai numerosi contenuti collaterali, Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten vanta una longevità nella media e nel complesso non tradisce affatto le tradizioni del franchise di cui fa parte.

    L'inizio di un nuovo corso

    Pur avendo conservato i turni alla base del sistema di combattimento dei tre Utawarerumono, la nuova proposta di Aquaplus ha adottato un impianto ludico totalmente diverso e rinnovato rispetto ai propri predecessori. Più vicino ai fasti di un JRPG tradizionale che a quelli di uno strategico, Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten presenta anzitutto una meccanica inedita e incaricata di amministrazione la gestione dei turni: chiamato Action Ring, uno schema sempre visualizzabile nell'angolo in alto a sinistra dello schermo e composto da tre anelli concentrici permette ai componenti del party di entrare in azione con maggior frequenza.

    Mentre all'inizio della battaglia tanto i protagonisti quanto i loro avversari sono "posizionati" sull'anello più esterno e l'arrivo dei loro turni richiede più tempo, determinate azioni - come "ascendere" o assalire un bersaglio in fase di stagger - consentono di spostarsi sull'anello intermedio o quello più interno, incrementando esponenzialmente la frequenza di attacco. Più facile da padroneggiare che da spiegare, almeno sulla carta il sistema Action Ring aveva il potenziale per garantire una discreta componente strategica; all'atto pratico, però, il suddetto si è dimostrato assai ininfluente nell'economia del JRPG, in quanto, fatta eccezione per le boss fight più lunghe e impegnative, non abbiamo mai sentito realmente la necessità di ascendere verso un anello più interno e incrementare la frequenza di azione dei nostri eroi. Anche perché, mettendo da parte lo stagger, la già menzionata ascensione può essere utilizzata solo dopo aver riempito una barra che, una volta colma, consente di spostarsi su un diverso anello o godere di power-up temporanei per massimizzare l'efficacia di attacchi standard e tecniche speciali.

    A ragion veduta, anche nei momenti di maggior difficoltà, durante la nostra prova abbiamo di gran lunga preferito abusare del cosiddetto Fervore per mandare a segno dei colpi straordinariamente potenti, rinunciando quindi ai teorici vantaggi offerti dall'Action Ring. Un'implementazione più attenta e affinata avrebbe invece movimentato parecchio il corso degli scontri, motivo per cui ci auguriamo che almeno un eventuale sequel - a nostro avviso inevitabile - riesca a correggere il tiro.

    Non potendo analizzare i portentosi power-up ottenibili nella seconda metà dell'avventura senza sottrarvi il piacere della scoperta e al tempo stesso elargire degli spoiler importanti sul suo sviluppo, l'altra meccanica degna di nota ruota attorno al piccolo Halu, un pupazzo senziente e in apparenza innocuo che in battaglia è in grado di dare manforte ai suoi compagni di viaggio.

    Dopo aver caricato il Photon Dynamo, ossia l'indicatore posizionato nell'angolo in alto a destra dello schermo, Halu può scendere in prima linea e assumere la sua minacciosa forma da combattimento per abbattere gli avversari con una devastante gamma di attacchi speciali. Non avendo degli MP, il numero di azioni eseguibili da Halu è proporzionato ai suoi Punti Azione ed è quindi essenziale scegliere con molta cura le tecniche da attivare, anche perché ricaricare il Photon Dynamo può richiedere parecchi turni.

    Allo scopo di rendere il prodotto fruibile a qualsiasi tipologia di utente, lo studio ha incluso due diversi livelli di difficoltà che potessero andare incontro alle esigenze di neofiti e giocatori un tantino più esigenti: se a Normale i mostri sono più che gestibili, le cose si fanno parecchio impegnative a difficoltà Hard, specie in presenza di vasti gruppi di nemici, che in effetti tendono ad attaccare in squadre di sei o anche otto unità (contro le sole quattro del nostro party!).

    Ad ogni modo, i ragazzi di Aquaplus hanno escogitato un simpatico espediente per calibrare ulteriormente il livello di sfida a seconda delle proprie preferenze e necessità: durante l'esplorazione libera, infatti, Oshtor e i suoi possono aggredire preventivamente le creature incontrate lungo il percorso ed eliminare all'istante quelle di livello inferiore al proprio.

    Giacché la funzione di istant kill garantisce al party le stesse quantità di denaro e punti esperienza che questo avrebbe ottenuto combattendo normalmente, un giocatore poco avvezzo al farming può abusarne per risparmiarsi ore e ore di battaglie, e avere una squadra sempre all'altezza della situazione. Viceversa, gli amanti delle sfide impegnative potranno semplicemente ignorare le battaglie non necessarie e focalizzarsi invece sugli avversari di alto livello, anche perché i mostri più deboli - sempre visibili sullo schermo - cercheranno a loro volta di evitare lo scontro e salvarsi la pelle.

    Come se girasse su la PlayStation 3

    Pubblicato in Giappone lo scorso anno su PC, PS4 e PS5, Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten è un titolo cross-gen che dal punto di vista tecnico non rispecchia pienamente nemmeno gli standard qualitativi della passata generazione di console. Anzi, a voler essere del tutto onesti, sia la resa dei paesaggi che quella degli spigolosissimi modelli poligonali dei personaggi principali si avvicina perlopiù ai titoli pubblicati durante l'era PS3, e la situazione si fa persino più critica quando si prendono in esame i terrificanti e spogli modelli degli NPC.

    Avendo finora concentrato le proprie risorse nella realizzazione di visual novel, l'inesperto team di Aquaplus si è palesemente trovato dinanzi a parecchie difficoltà al momento di confezionare un JRPG vero e proprio, e se a questo aggiungiamo i limiti imposti dal budget, non sorprende affatto che il comparto tecnico del prodotto appaia tanto datato.

    In compenso gli artwork che compaiono durante i dialoghi sono strepitosi e dettagliatissimi, mentre i cento e passa brani che compongono la colonna sonora si adattano armoniosamente ai toni della narrazione, regalando un accompagnamento musicale efficace e alle volte potente. Passando infine al doppiaggio, segnaliamo che quella in giapponese, ben recitata e impreziosita dal coinvolgimento di talentuosi interpreti vocali come Saori Hayami (Emma in The Legend of Heroes, Shinobu Kocho in Demon Slayer), è l'unica traccia disponibile, mentre testi e menu sono tradotti esclusivamente in inglese.

    Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten Monochrome Mobius: Rights and Wrongs ForgottenVersione Analizzata PlayStation 5Monochrome Mobius: Rights and Wrongs Forgotten è un esperimento riuscito solo in parte, in quanto l’inesperienza di Aquaplus in ambito JRPG e il budget risicato hanno influenzato quasi tutti gli aspetti del prodotto, a cominciare dal comparto grafico obsoleto e da un sistema di combattimento non del tutto a fuoco. Il pezzo forte del pacchetto è insomma rappresentato dalla trama convincente e dalla scrittura dei personaggi, che coi loro travagli sapranno appassionate tanto i fan di Utawarerumono quanto i neofiti. Essendo un ottimo punto di ingresso per coloro che ancora non conoscono la saga, ne consigliamo il recupero agli appassionati di JRPG, magari in un periodo meno affollato di uscite di spessore e comunque in tempi di sconti.

    6.5

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