Monster Boy e il Regno Maledetto Recensione: il ritorno di un classico

Monster Boy and the Cursed Kingdom è un piccolo miracolo videoludico, un platform 2D vecchia scuola sviluppato sotto la supervisione di Ryuichi Nishizawa.

recensione Monster Boy e il Regno Maledetto Recensione: il ritorno di un classico
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Monster Boy e il Regno Maledetto è, a tutti gli effetti, un piccolo miracolo videoludico. Preziosa sleeper hit del 2018, la produzione firmata Game Atelier arriva sul finire dell'anno e lascia a bocca aperta tutti gli appassionati del genere di riferimento, presentandosi come uno dei più interessanti metroidvania degli ultimi tempi: un action/platform come non se ne vedevano da un po', che recupera i valori e la struttura dei grandi capolavori degli anni '90 e la coniuga con ottime trovate di level design e con una progressione sempre stimolante. Sorprendente, quindi, che il titolo sia uscito dagli studi di un team non proprio scafato, che prima di questo Monster Boy aveva lavorato principalmente in ambito mobile. A dirla tutta il progetto originale dei ragazzi di Game Atelier era quello di produrre un seguito del discutibile Flying Hamster, raccogliendo fondi su kickstarter.

    Guardando il trailer lanciato per supportare la campagna di crowdfunding si capisce che le idee alla base di Monster Boy erano già tutte al loro posto, ma siamo comunque felici del "rebranding" integrale della produzione, voluto dopo aver stretto una collaborazione con Ryuichi Nishizawa, lo storico creatore di Wonder Boy che qualche anno fa ha supportato anche il remake di The Dragon's Trap sviluppato da DotEmu. Ecco spiegato, quindi, non solo il motivo del nuovo titolo, ma anche il fatto che Il Regno Maledetto sia considerato (e con ottime ragioni) l'erede spirituale di quella gloriosa saga che non ci propone un capitolo inedito dal 1994. Con Monster Boy il brando rompe finalmente il silenzio, dimostrando in maniera lampante quanto una formula molto classica possa ancora dire la sua nel mercato attuale.

    Un Regno da Salvare

    Se la storia produttiva di Monster Boy e il Regno Maledetto è piena di sorprese e colpi di scena, altrettanto non può dirsi della trama principale del gioco, tutt'altro che ispirata o interessante.

    L'avventura comincia quando lo zio Nabu, problematico parente del protagonista, decide di tracannare spropositate quantità di nettare reale: sospinto dai fumi dell'alcol il giullare di corte ruba uno scettro magico e trasforma in animali tutti gli abitanti del regno, compreso il nostro sfortunato Jin, che si ritrova suo malgrado mutato in un maiale. Nell'economia di gioco il racconto resta sempre in secondo piano, senza trovate brillanti neppure quando cavalca i toni leggeri che lo contraddistinguono, ma in fondo va benissimo così: in questo modo Monster Boy si concentra integralmente sul gameplay, sull'esplorazione e sul senso di progressione. Sulle prime il titolo assomiglia ad un action platform bidimensionale molto classico: qualche scontro con creature di ogni tipo e alcune prove di abilità che prevedono l'utilizzo delle abilità suine del protagonista, consistenti in un olfatto così sviluppato da rivelare gli oggetti segreti sparsi nelle varie stanze. Nonostante si tratti di una fase evidentemente preliminare e introduttiva, Monster Boy non si fa scrupolo ad aggiungere nuovi elementi alla formula di gioco, nella forma di magie elementali da utilizzare per risolvere i primi, rudimentali enigmi. Un proiettile di fuoco è in grado di bruciare i rampicanti che crescono nella foresta e accendere le torce che illuminano le stanze più buie, mentre una saetta che cade dal cielo può colpire oggetti altrimenti inarrivabili e attivare interruttori elettrici.

    Le prime ore di gioco scorrono piacevoli ma senza particolari complessità, finché non si supera la prima boss fight guadagnando un nuovo potere, ovvero quello di trasformarsi in un serpente. Lo strisciante animaletto è in grado di appiccicarsi alle pareti su cui cresce un umido manto erboso, e di sputare un veleno in grado di eliminare alcune creature. Si capisce subito che l'avanzamento, da quel momento in poi, si baserà tutto sull'alternanza fra le due forme, che andranno utilizzare nel giusto momento: una "sniffata" con il naso del maiale rivelerà ad esempio una piattaforma su cui il serpente potrà strisciare.

    Per quanto navigati e smaliziati possano essere gli avventori del Regno Maledetto, a quest'altezza di tempo sarà comunque impossibile intuire quanto stratificata possa essere l'esperienza complessiva di Monster Boy, e quanto vasta sia la mappa disegnata da Game Atelier. Il processo di realizzazione che ci porterà a comprendere finalmente le proporzioni del gioco e la sua sorprendente varietà sarà lento e costante. Spediti ai quattro angoli del regno dal sornione Mistigatto, verremo letteralmente soverchiati da un numero crescente di poteri e possibilità.

    Quando guadagneremo la capacità di trasformarci in una rana antropomorfa, ad esempio, otterremo non solo l'abilità di nuotare o di aggrapparsi a qualche oggetto con la nostra lingua appiccicosa, ma anche quella di impugnare armi e scudi, e di indossare pezzi di armatura. Oltre alla progressione "animalesca" (che procede poi attraverso un Leone in grado di effettuare scatti ferini e un drago capace di librarsi in volo), si avvia quindi un processo di sviluppo basato sul recupero di oggetti. Ci sono stivali per il doppio salto, armature che permettono di illuminare stanze buie, calzari per camminare sul ghiaccio, scudi per riflettere i proiettili di fuoco e spade di ghiaccio capaci di creare piattaforme sulle cascate.

    Così raccontato l'avanzamento potrebbe sembrare tutto sommato prevedibile, ma il gioco riesce incredibilmente a renderlo eccezionalmente dinamico e movimentato. Un obiettivo da raggiungere c'è sempre e comunque, e ovviamente l'avventura dispensa secondo i suoi ritmi nuovi poteri e oggetti. Eppure, questo bagaglio di esperienze e abilità non serve a rendere progressivamente più stratificati e stimolanti gli enigmi ambientali, ma anche ad innescare un backtracking virtuoso e ben dosato.

    C'è sempre una stanza in cui tornare, un angolo della mappa non ancora esplorato, una cassa che abbiamo dovuto lasciare indietro, ed un pratico sistema di teletrasporti ci permette di raggiungere abbastanza rapidamente le zone d'interesse. Curiosare in giro significa guadagnare qualche soldo in più, utile per acquistare nuovi oggetti dai fabbri, oppure ottenere preziosissime pietre per potenziare l'equipaggiamento, sbloccando abilità aggiuntive che a loro volta ci spingeranno ad esplorare ancora.

    Stile retrò... con gusto

    Monster Boy, dal punto di vista del level design, si distingue insomma come uno dei migliori metroidvania di sempre, grazie ad una mole di segreti, oggetti opzionali e casse nascoste davvero soverchiante. Oltre a qualche easter egg delizioso e ad un grado di coinvolgimento davvero travolgente, bisogna inoltre citare una difficoltà sempre stimolante e ben bilanciata. La complessità degli enigmi e delle prove d'abilità cresce lentamente ma in maniera percepibile, chiedendo al giocatore un impegno sempre attento e partecipe. Arrivati all'interno di un antico vulcano le cose cominceranno a farsi piuttosto complesse, mettendo giustamente alla prova anche i giocatori di lungo corso (ma sempre senza iniquità).

    La stessa progressione si registra nelle boss fight, più strutturate via via che si avanza nell'avventura. La parte finale del viaggio di Jin, proprio grazie a questo continuo "crescendo", è piena di situazioni ed enigmi memorabili, comprese quelle che trovano spazio fra le lugubri pareti di una casa infestata, in cui noi stessi possiamo entrare nella dimensione fantasma e prende possesso degli oggetti disposti nelle stanze. Non sappiamo se il merito di questo lavoro sia delle trovate ardite di Game Atelier o dell'estro ben rodato di Nishizawa-san, ma poco importa. È anzi bello immaginare che due diverse generazioni di game designer abbiano trovato un punto d'incontro ed un terreno comune su cui lavorare, ciascuna mettendo a disposizione le proprie energie creative. Il risultato è un metroidvania che supera di diverse lunghezze molti esponenti del genere e non ha paura di misurarsi con i classici. Un gioco che dura per oltre quindici ore, stuzzicando l'utente con i suoi calcolatissimi tranelli e le sue impensabili sorprese.

    Al netto di un'estetica un po' fanciullesca che potrebbe non piacere a tutti, Monster Boy eccelle anche su fronte tecnico, sfoggiando una grafica bidimensionale curatissima e sgargiante. A colpire è soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, minuziosamente definiti da un rifiorire di piccoli dettagli, così come le animazioni, eccezionalmente espressive in ogni situazione. Anche gli ambienti di gioco sono ben disegnati, con qualche piccola oscillazione qualitativa.

    Ad essere un po' spuntato, invece, è l'immaginario di riferimento, che a parte un paio situazioni (come una scampagnata fra templi in stile mesoamericano) si appoggia abbondantemente sui cliché del platform classico, senza provare ad aggiungere qualche scorcio più originale. Prorompente, infine, la colonna sonora, composta da una quarantina di brani che riescono in maniera convincente a scandire il passo dell'avventura di Jin: all'accompagnamento musicale ha lavorato un team di talenti nipponici, che ha messo insieme tracce inedite con qualche arrangiamento dei brani tradizionali di Wonder Boy, creando un impasto sonoro allegro e trottante.

    Monster Boy and the Cursed Kingdom Monster Boy and the Cursed KingdomVersione Analizzata PlayStation 4Monster Boy e il Regno Maledetto è il grande rilancio di una serie sparita dalle scene per troppo tempo, e l'inequivocabile dimostrazione che approcci e strutture classiche possono trovare spazio nel panorama videoludico odierno. Si potrebbe addirittura parlare di una “rivincita”, perché il titolo sviluppato da Game Atelier ha le carte in regola per lasciare, nel genere di riferimento, un segno più concreto e tangibile di quanto la serie originale, rimasta generalmente all'ombra di altri capolavori, non abbia fatto ai tempi degli 8 e 16 bit. Siamo di fronte ad una grande avventura, fonte inesauribile di trovate, prove d'abilità, enigmi e colpi d'ingegno. Intelligente e misurata, l'esperienza di gioco rimane stimolante per oltre quindici ore, tra boss fight ben strutturate ed una miriade di segreti da scoprire. Un prodotto prezioso, molto più complesso e maturo di quanto la sua estetica possa lasciar immaginare.

    9

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