Monster of the Deep Recensione: A pesca di demoni in realtà virtuale

Monster of the Deep è un'esperienza in realtà virtuale che basa tutto il suo concept il minigioco di pesca presente all'interno di Final Fantasy XV.

Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • "Molte persone vanno a pescare tutta la vita senza sapere che non è il pesce quello che stanno cercando" - Henry David Thoreau

    I giapponesi, si sa, adorano la pesca: basti pensare al successo di un anime immortale come Sampei, o al fatto che - quando possibile - inseriscano all'interno di qualsiasi JRPG un minigioco in cui catturare carpe, trote e pesci di varia natura. Non è un caso, infatti, che i giochi di ruolo nipponici più importanti dell'ultimo anno contengano al loro interno la possibilità dedicarsi all'arte ittica: parliamo, nello specifico, di Persona 5, di NieR: Automata e - ovviamente - di Final Fantasy XV.
    L'elaborato minigame nel quale il caro Noctis deponeva la spada e si armava di lenze ed esche possedeva, nell'economia della progressione, una propria dignità: nell'ottica di un prodotto che sta estendendo le sue radici narrative e ludiche in ogni branca del settore (emblematico il caso della recente espansione multiplayer "Compagni di Battaglia") Square-Enix non poteva lasciarsi sfuggire l'opportunità di sfruttare le potenzialità della realtà virtuale, estrapolando le sezioni di pesca dall'opera originale e tramutandole in un gioco stand-alone, modellato sulle capacità "immersive" del PlayStation VR.
    Sale così a galla così Monster of the Deep: Final Fantasy XV, una breve esperienza (soltanto in lingua inglese) veduta a circa 30 euro sul PS Store, che ci chiede sconfiggere orribili pesci demoniaci: sarà un'occasione da prendere all'amo?

    Storie di pesci e demoni

    È una giornata uggiosa, ma tutto sommato tranquilla: qualche nuvoletta all'orizzonte non ci ha mai impedito di prendere il nostro furgoncino, giungere alla riva di un laghetto ameno, sederci su una piccola barchetta comodamente posta accanto alla riva, estrarre la lenza ed iniziare a pescare qualche bel pesciolino. Del resto, nonostante il maltempo, cosa potrebbe mai andare storto in una delle attività più quiete e rilassanti del globo terraqueo? Purtroppo nel mondo di Eos occorre aspettarsi un po' di tutto: inutile sorprenderci, dunque, se d'un tratto una una gigantesca creatura marina balzerà fuori dall'acqua e ci "inonderà" con la sua maestosa possanza. Un paio di capitomboli dopo e ci ritroviamo distesi sulla riva, in fin di vita: fortunatamente giunge a salvarci la bella Cindy, che ci conduce in una baita poco distante, nevralgico centro operativo delle nostre future battute di pesca. Prima di iniziare la caccia sfrenata al demone che ha rovinato il nostro momento di relax, dovremo però decidere il nostro sesso e le nostre sembianze, seguendo lo stesso editor già intravisto nella recentissima modalità multigiocatore. Non che serva a molto personalizzare l'avatar in ogni minimo dettaglio, sia chiaro: il 90% del tempo lo passeremo ad osservarci le mani, e solo in rarissimi casi la nostra corporatura si mostrerà in tutto il suo splendore durante le pochissime cutscene. In sostanza, l'editor è stato inserito per due semplicissimi motivi: anzitutto, per esaltare la nostra vanità ed il nostro sex appeal con il photo mode, ed in secondo luogo per garantire un minimo senso di "crescita" del personaggio, grazie ad una serie di orpelli estetici da acquistare o sbloccare progredendo nell'avventura.

    A pesca con Noctis

    Monster of the Deep cerca, infatti, addirittura di imbastire una storyline all'acqua di rose, in cui il nostro arduo compito consisterà nel liberare il regno dalla minaccia del "demone pesce" che ci ha aggrediti e dei suoi scagnozzi acquatici: null'altro che un banalissimo pretesto per farci incontrare nuovamente i protagonisti del gioco base, dalla già citata Cindy, passando per Noctis, Gladio, Ignis e Prompto, ad ognuno dei quali è legata una precisa missione.
    Saranno complessivamente presenti 7 incarichi nella modalità Storia, che si susseguiranno sempre nella medesima, identica struttura. Ogni mappa - dalle dimensioni estremamente ridotte - è puntellata di precisi hotspot da raggiungere, e dai quali iniziare a pescare: lo spostamento del nostro alter-ego digitale avviene attraverso il classico meccanismo di teletrasporto, con il quale basterà indicare la zona desiderata per comparire magicamente nel punto selezionato, coprendo con un solo balzo anche distanze molto ampie.

    L'esplorazione è parecchio limitata, nonostante le aree adibite alla pesca siano dotate di una buona caratterizzazione ambientale, ricche di creature - tratte dall'universo di Final Fantasy - che fanno da spettatori alle nostre imprese. Una volta giunti sul luogo prescelto, potremo attivare un sonar con il trigger sinistro, in modo tale da evidenziare le onde sonore delle nostre squamose prede ed individuare i punti caldi nei quali gettare l'amo.
    A quel punto, esattamente come nella quindicesima fantasia finale, non ci resterà altro da fare che lanciare la lenza, mimando con il pad i movimenti opportuni e cercando al contempo di centrare correttamente i bersagli. Quando un pesce (o anche uno scarpone o un barattolo...) afferrerà l'esca, sarà necessario simulare la rotazione del muletto con l'analogico sinistro, stando però ben attenti a non farselo sfuggire, seguendone i movimenti con la testa e mantenendo sempre salda la presa, finché non sarà definitivamente inerme nelle nostre mani.
    Allo scopo di stanare il boss del laghetto, saremo costretti a catturare un certo quantitativo di boccheggianti pesciolini. Non sarà rilevante il numero, bensì il peso: dopo aver riempito l'apposito indicatore, ecco che sbucherà fuori il mostro demoniaco da annientare. Gli scontri con i nemici di fine stage sono pomposi e spettacolari, in chiaro contrasto con l'andamento più pacato delle fasi preparatorie, ma - se si esclude il penultimo boss - dispongono di un tasso di sfida praticamente prossimo allo zero.

    Armati di una potentissima balestra, ci basterà mirare costantemente ai bersagli per vederli stramazzare in acqua, pronti ad essere "pescati". La dinamica si ripete ad oltranza lungo tutti i sette livelli, senza la benché minima variazione: l'estrema facilità con cui è possibile completare la "campagna" è resa inoltre ancora più noiosa da un sistema di sviluppo del personaggio del tutto inutile. Nel corso della main quest non guadagneremo mai sufficienti GIL da incrementare il nostro equipaggiamento, impedendoci così di darci alla pazza gioia e comperare nuovi ami, lenze e muletti. Tutti i pesci, d'altronde, almeno durante la storyline, possono essere agguantati senza il bisogno di effettuare alcun upgrade, fattore che nuclearizza di colpo qualsiasi stimolo a migliorare le proprie skills. È solo un bene, quindi, che la Storia possa essere conclusa nel giro di circa 3 ore, un numero facilmente raddoppiabile qualora decidessimo di cimentarci nelle altre tre modalità disponibili: Torneo, in cui - come suggerisce il nome - sfidare l'amato/odiato Noctis in una gara a tempo; Caccia, nella quale prodigarsi alla ricerca di specifiche tipologie di pesci, con annesse, succose ricompense; ed infine Pesca Libera, dove muoversi nelle mappe e pescare a piacimento senza uno scopo preciso, magari concedendosi qualche piccola deviazione al fine di raccattare alcuni collezionabili.
    È solo in questi casi che perfezionare gli strumenti in dotazione può rivelarsi utile per velocizzare il processo di cattura, ma l'estrema ripetitività della formula e la notevole facilità finiscono disgraziatamente per indebolire poco alla volta il nostro interesse. Il vero pregio di Monster of the Deep, in ogni caso, è "legato" alla sua immediatezza: il sistema di controllo è intuitivo, semplice e scorrevole, sebbene non sempre affidabile come dovrebbe.

    A tratti si ha l'impressione, difatti, che la calibrazione dei lanci, la gestione delle distanze ed il sistema di mira non siano del tutto ben implementati, con conseguente incapacità di centrare gli obiettivi con la dovuta precisione. Se a tutto questo aggiungiamo un comparto tecnico decisamente grezzo, con qualche glitch visivo di troppo e un antialiasing molto debole, è chiaro che il fattore "immersivo" tende un po' a scemare dopo le prime ore di gioco.
    Impossibile negare, tuttavia, che quando sulla scena compaiono i boss di fine livello - in particolar modo gli ultimi due - il senso di meraviglia e stupore torna a finalmente a presentarsi. Merito anche di un'ottima soundtrack, capace di dettare adeguatamente il "ritmo" dell'avanzamento: ad esempio, andare a pesca ascoltando The Weight of the World, strepitoso brano tratto dalla colonna sonora di NieR: Automata, in tutta onestà, vale da solo il (caro) prezzo del biglietto.

    Monster of the Deep: Final Fantasy XV Monster of the Deep: Final Fantasy XVVersione Analizzata Playstation 4Monster of the Deep è un contenuto furbo, ma non abbastanza: sfruttando chiaramente come esca l'immaginario intessuto da Final Fantasy XV, cerca di attirare il pubblico con un'avventura leggera, divertente sulle prime ma poco stimolante a lungo andare. Intuitiva e longeva quanto basta, pur senza essere “profonda” a sufficienza, l'esperienza in realtà virtuale della quindicesima fantasia finale è un passatempo scacciapensieri, dalle meccaniche ludiche un po' approssimative, dedicato soltanto agli amanti più stoici della VR e agli appassionati dell'arte ittica come reinterpretata dal colosso di Square-Enix. Tutti gli altri, invece, farebbero meglio a non “abboccare”.

    6.2

    Che voto dai a: Monster of the Deep: Final Fantasy XV

    Media Voto Utenti
    Voti: 12
    4.7
    nd