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Monument Valley 2 Recensione: quando la fiaba si mescola al puzzle game

A tre anni di distanza dal primo capitolo, il team Ustwo si ripresenta sui nostri smartphone con lo splendido e fiabesco Monument Valley 2.

Versione analizzata: Android Games
recensione Monument Valley 2 Recensione: quando la fiaba si mescola al puzzle game
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

C'era una volta Monument Valley: una piccola fiaba portatile, leggera ed incantevole, che - distribuita ormai tre anni fa sugli schermi di smartphone e tablet - ha saputo incantare non soltanto i nostri occhi, ma anche il nostro cervello. Il team londinese Ustwo aveva infatti dato vita ad un racconto un po' "enigmatico", che procedeva attraverso simbolismi e metafore: tutta la storia della principessa Ida assomigliava quindi ad un piccolo rompicapo da risolvere.
Il paragone non è casuale: Monument Valley si presentava, d'altronde, proprio come un brillante puzzle game, in cui ogni livello era composto da architetture impossibili e paradossali, all'interno delle quali dovevamo ruotare costantemente la prospettiva dell'immagine per trovare la corretta strada da seguire. Non si trattava, al tempo, di un concept del tutto originale (basti pensare, ad esempio, all'intrigante Echocrome), tuttavia l'opera di Ustwo riuscì ad emergere dal sottobosco di titoli mobile grazie ad un design e ad un estro visivo con pochi paragoni nel panorama tascabile.
Proseguendo sulla stessa lunghezza d'onda del predecessore, anche Monument Valley 2 basa gran parte del suo fascino sulla bellezza dell'atmosfera e della direzione artistica, giungendo sui nostri PlayStore con il solo scopo di narrarci, di nuovo, una storia fiabesca in grado di coinvolgere sia il cuore, sia l'intelletto.

Impareremo a camminare

Ro è una madre che cammina accanto alla figlia lungo il sentiero della vita. Entrambe le esili figure sono riconoscibili tramite i diversi colori della mantellina che indossano, arancione per Ro, rossa per la bambina. Le protagoniste si muovono quasi in simbiosi e sgambettano con leggiadria, come se fluttuassero: se per caso un percorso dovesse inavvertitamente separarle, nell'istante stesso in cui si incontrano di nuovo, le due si scambiano un profondo, intenso, rassicurante abbraccio.
È tramite questi lievi e delicatissimi gesti che comprendiamo il forte rapporto che le lega. Nelle prime fasi della brevissima avventura, noi impersoneremo soltanto Ro, e ad ogni nostro passo la fanciulla ci seguirà timidamente. Se per caso non dovesse spostarsi con rapidità, saremo istintivamente portati a fermarci di colpo, aspettando che si avvicini: solo così ci sentiremo davvero al sicuro. La magia di Monument Valley 2 risiede proprio nell'immediata capacità di suscitare empatia.
Sarà forse merito di una gestualità semplice e chiara, o di una colonna sonora portentosa, oppure ancora di una composizione scenografica sublime. Poco importa, in realtà: quel che conta è sapere che nostra figlia possa restare sempre vicino a noi. Ad un tratto, però, la piccolina comincia, inevitabilmente, a crescere. E noi a separarci da lei. Monument Valley 2 rappresenta, più del suo illustre predecessore, un delizioso racconto di formazione sotto forma di puzzle game: in ogni livello si annida un simbolismo ricercato, dove a parlare sono i colori, le note musicali, le architetture fantasiose e immaginifiche. Smartphone di provaL'applicazione è stata testata su un Honor 7X, di seguito le specifiche tecniche:

-CPU: Kirin 659 Octa Core 2.36 GHz
-RAM: 4 GB
-ROM: 64 GB espandibile
-Display: 5.93", 18:9, 2160x1080 pixel
-Fotocamera: dual cam posteriore da 16+2 Megapixel
-Batteria: 3340 mAh

Tanto semplice quanto magica e commovente, la storia abbandona parte dell'ermetismo del primo capitolo per farsi più diretta, chiara ed empatica, senza però mai smettere di solleticare la curiosità del giocatore, alla cui libera interpretazione sono lasciati alcuni fondamentali risvolti narrativi. La più grande conquista di Monument Valley 2 risiede soprattutto nella capacità di proporre una gran varietà di stage pur facendo leva costantemente sul medesimo concetto ludico: la necessità di inquadrare le cose dalla giusta "prospettiva", esattamente come dovrebbe fare un genitore mentre accompagna la sua prole verso la maturità. Le invenzioni, artistiche e di gameplay, ci proiettano all'interno di un micro mondo di cui Esher sembra l'architetto: in confronto al passato episodio, si moltiplicano i piani di manovra ed i meccanismi di risoluzione, nei quali dovremo manipolare lo spazio e la luce. I 14 livelli che compongono la progressione si faranno via via più articolati, senza mai mostrare il fianco alla ripetitività: scale semoventi, terrazze a strapiombo e isolotti fluttuanti andranno insomma ruotati, analizzati ed incastrati a dovere per comporre una nuova struttura scenica, arzigogolata ed elaborata, in modo tale da eliminare tutti gli impedimenti che ci impediscono di avanzare. Senza aumentare il tasso di sfida proposto dallo scorso capitolo, Monument Valley 2 ci porta a scoprire gradualmente nuove soluzioni visive, così da non farci giungere impreparati alla prossima prova.

Questa scorrevolezza, ideata affinché la frustrazione non si sostituisca mai all'incanto, ci conduce però alla conclusione dell'esperienza in poco più di un'ora: una durata certamente accettabile nel settore mobile nonché commisurata al prezzo di vendita (5,49 euro sul PlayStore), tuttavia non del tutto appagante.
La causa è da imputare non solo alla facilità con cui è possibile completare gli stage, ma anche - ed in particolar modo - alla sensazionale verve artistica che permea ogni scenario, che ci spinge a non voler mai abbandonare questo mondo di ammalianti illusioni ottiche. "Camminando" insieme alla storia, l'art design finisce inoltre per recitare il ruolo del "narratore", con paesaggi e guizzi estetici che ci suggeriscono il vero significato di alcune sequenze. Tra arabeschi che rimandano alle atmosfere de Le Mille e una Notte, tra panorami naturalistici e multicolore, tra dimensioni oniriche e suggestive, Monument Valley 2 ci spinge ad interrogarci sulla reale natura del nostro viaggio. Il particolare aspetto grafico del titolo non pone problemi di fluidità o di pesantezza nella gestione dell'engine, che sull'Honor 7X utilizzato per la prova ha funzionato alla perfezione, occupando lo schermo 18:9 dello smartphone lungo tutto la sua superficie, a testimonianza che gli sviluppatori hanno pensato anche agli smartphone dotati di questo aspect ratio.

Prima di giungere alla conclusione, il nostro consiglio è quello di fermarsi qualche minuto a contemplare le scenografie, a studiarle, interiorizzarle: scoprirete così dettagli che potrebbero svanire tra un enigma e l'altro, nonché comprendere alcune intelligenti scelte artistiche pensate per esprimere i sentimenti delle protagoniste. Emblematici in tal senso i livelli in cui Ro prosegue solitaria, all'interno di ambienti grigi ed asettici, riflesso spontaneo del suo animo rattristito, in netto contrasto con gli accesi cromatismi degli stage nei quali madre e figlia si fondono in un abbraccio.

Monument Valley 2 Monument Valley 2 è un’esperienza che trasmette il medesimo senso di meraviglia e stupore del primo capitolo. Lo studio Ustwo realizza di nuovo un puzzle game magnetico, dove la materia grigia viaggia a stretto contatto con le emozioni. Questo sequel eredita una formula ludica già ampiamente collaudata, ma la arricchisce con innovative soluzioni di gameplay, alle quali si affianca una componente visiva ricchissima di fascino, simbolismo ed armonia. Monument Valley 2, pur non presentando la stessa carica di originalità dello scorso episodio, riesce a cullarci tra le sue tenere braccia, proprio come Ro fa con sua figlia, guidandoci dolcemente fino alla fine di un’avventura che riassume, in solo un’ora e mezza, il cammino che tutti noi abbiamo compiuto per diventare grandi. L’importante è non camminare mai da soli.

8.7

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