Mortal Kombat 11 Aftermath Recensione: tra viaggi nel tempo e robot

Arriva il nostro giudizio definitivo sul "mini-sequel" di Mortal Kombat 11, tra ottime aggiunte alla campagna e nuovi kombattenti.

recensione Mortal Kombat 11 Aftermath Recensione: tra viaggi nel tempo e robot
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  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Stadia
  • Con Mortal Kombat 11, Netherrealm Studio è riuscita a capitalizzare l'eredità del passato, raccogliendo tutti gli aspetti migliori degli ultimi titoli e fondendoli in un unico, grande picchiaduro: una campagna spettacolare ed altamente cinematografica, alimentata da un roster complesso e variegato, e soprattutto, un netcode finalmente all'altezza delle aspettative. Insomma, la summa perfetta del picchiaduro occidentale, visivamente inarrivabile e dotato di un groove irresistibile. Passato il primo anno, però, arriva puntuale la questione del supporto post-lancio, una questione che Warner Bros Games ha sempre risolto con i suoi - chiacchieratissimi- Kombat Pack.

    Questa volta però il team di Chicago ha optato per una strategia diversa, più virtuosa e ricca di quanto visto in precedenza, o almeno così sembra. Il pacchetto proposto assume le sembianze di una vera e propria espansione denominata Aftermath, con tanto di capitoli aggiuntivi per la campagna principale, arene inedite, ritocchi al bilanciamento e l'immancabile tris di nuovi kombattenti. Da una parte, quindi, abbiamo una valanga di materiale da scoprire, dall'altra però c'è una formula di distribuzione (e un prezzo) che potrebbe non accontentare tutti. È anche vero che alcuni contenuti saranno disponibili senza bisogno di acquistare il DLC in questione, come ad esempio le Friendship di MK 11 e le stage fatality, perciò nessuno resterà a mani vuote. Ne esce fuori una situazione delicata, che sicuramente farà discutere i fan, dove l'unica domanda che conta è se Aftermath vale veramente il prezzo del biglietto...

    Shan Tsung e la sua gang

    La prima cosa che salta all'occhio di Aftermath è senza dubbio la nuova mini-campagna: si tratta di un'appendice che narra gli eventi che si svolgono subito dopo gli atti conclusivi del gioco originale. È un sequel a tutti gli effetti, che aggiunge nuovi contenuti nonché una conclusione se vogliamo più "accurata" all'epopea di Mortal Kombat 11, senza però rovinare nulla della precedente esperienza.

    A detta di Ed Boon, Aftermath è un po' come il secondo capitolo della trilogia di Ritorno al Futuro, nel senso che, con il pretesto del viaggio nel tempo, i protagonisti avranno l'occasione di rimaneggiare parte della storia già raccontata, espandendone la prospettiva. Per continuare il parallelismo con il film di Zemeckis, si potrebbe dire che in questo caso l'almanacco di Marty è rappresentato dalla corona di Kronica: un artefatto potentissimo senza il quale è impossibile manovrare la Klessidra.

    Ciò che abbiamo apprezzato maggiormente di questo mini-sequel è che i protagonisti non saranno "i soliti buoni", come Johnny Cage o Liu Kang, bensì tutti quei personaggi "secondari" post-lancio che non avevano ancora trovato un posto nella sceneggiatura. Grande spazio quindi a Sindel e Nightwolf, ma soprattutto a Shan Tsung, che ritorna trionfale e perfora subito lo schermo grazie alla recitazione sopraffina ed ammiccante di Cary Hiroyuki Tagawa (esatto, lo Shan Tsung del film originale del '95).

    L'ambiguo stregone, accompagnato stranamente da Fujin e in un secondo momento dall'imponente Sheeva, trasporta tutti nel passato con il suo folle piano, imbastendo un colpo degno di un'Ocean's Eleven, o almeno così vorrebbe farci credere. Ne esce fuori un'ottima storia, colma d'azione e qualche colpo di scena, perfettamente condensata in cinque capitoli ricchi di combattimenti e nuove location, per una durata complessiva che supera generosamente le tre ore, realizzate ancora una volta con una qualità cinematografica decisamente spettacolare.
    Parliamoci chiaramente: lo stile narrativo è ancora una volta quello leggero che andava forte negli anni 90, fatto di pretesti semplici e frasi a effetto, ma se avete apprezzato la prima story mode non ne resterete certo delusi, al punto che la saga di Shan Tsung potrebbe valere da sola il prezzo del biglietto.

    Sappiate che è previsto anche il doppio finale, anche se, ci sembra giusto dirvelo, non è esattamente il più scoppiettante degli epiloghi. In ogni caso, fandom o meno, si tratta sicuramente di un contenuto tripla A, creato con altissimi valori produttivi, e questo è sicuramente un punto a favore per Netherrealm; anche a fronte del vecchio Kombat Pack, però, 39,99€ non sono pochi, e per giustificare tale spesa anche i nuovi Kombattenti devono fare la loro parte...

    Il Dio del vento, la Regina Dragone e il Robo-poliziotto

    In un anno MK11 ci ha già regalato dell'ottimo materiale aggiuntivo, fra cui ci è impossibile non citare Spawn, Joker e ovviamente Arnold "Terminator" Schwarzenegger, senza contare il ritorno di personaggi storici come Sindel e Nightwolf. Sebbene continuiamo a sentire la mancanza del buon vecchio Reptile, i tre nuovi arrivi di Aftermath hanno stuzzicato non poco la nostra curiosità, e dopo qualche giorno passato in loro compagnia ci riteniamo soddisfatti, con soltanto qualche piccola riserva.

    Partiamo da Sheeva, personaggio iconico della serie assente fin da troppo tempo, che qui ritorna in grande stile e con una personalità ben più umana del previsto. Si tratta di un personaggio piuttosto semplice da usare, almeno all'inizio, capace di infliggere un danno importante, dotata di lunghe combo facili da concatenare e un generosissimo raggio d'azione. C'è poi anche l'iconico salto con schiacciata - letteralmente imparabile - che, a patto di non abusarne, diventa un ottimo vantaggio, in grado di tenere in tensione costante il nemico.
    Considerando la sua stazza, la combattente non è neanche troppo lenta, ma tenete presente che si tratta di un bruiser/grappler, e perciò costringe automaticamente ad uno stile di combattimento un poco ripetitivo, soprattutto con lo stile del dragone. Alla regina Shokan segue Fujin, il Dio del Vento apparso per la prima volta in MK Mithology: Sub-Zero, che qui appare come la versione placida e meno autoritaria di suo fratello Raiden. Ci troviamo davanti ad un Kombattente molto particolare, nonché difficile da padroneggiare, eppure capace di regalarci enormi soddisfazioni. Gratis vuol dire gratisAd alzare notevolmente la percezione positiva dell'espansione, ci pensano i nuovi contenuti gratuiti, che sono disponibili per tutti coloro che possiedono anche soltanto il gioco base. Stiamo parlando in primo luogo delle nuove arene, ovvero l'indimenticabile Klassic Dead Pool e la Soul Chamber (con tanto di stage fatality), che non dovrebbero aver bisogno di presentazioni, e poi c'è la Retrokade arena. Quest'ultima, per quanto sia in tutto e per tutto una gimmick, è anche quello che i fan di una saga pluridecennale desiderano più di ogni altra cosa, compresi noi. In pratica è una sorta di stanza arcade vuota, con un proiettore a terra sistemato alla buona, che trasmette in maniera random tutte le vecchie arene in 16bit, comprese Living Forest, Subway e Temple.
    In più ritornano anche le friendship, ovvero le cugine simpatiche e pacifiche delle fatality, dove i kombattenti al posto di mutilare l'avversario danno sfogo alla loro creatività. Anche qui si tratta di un contorno, siamo d'accordo, tuttavia ci è impossibile non gioire dinnanzi ad alcune delle trovate migliori dell'intera serie: Sub-Zero che vende gelati in tandem, Liu Kang in piena febbre del sabato sera, Jade alle prese con la Piñata, Skarlet emo-pittrice impressionista, Fujin e il suo aquilone e ovviamente Robocop che si diletta nel Moonwalking. Alcune di queste sono letteralmente geniali, veramente da applausi, ma tutte sono realizzate con una grandissima cura, e siccome gratis vuol dire gratis, non possiamo che ringraziare...

    Di tutto il roster, Fujin è quello che possiede le tecniche decisamente più anomale (come ad esempio la camminata sospesa), ed è probabilmente anche uno dei più variegati in termini di moveset. È velocissimo, ha un ottimo range quando impugna la sua spada, ed è in grado di trascinare verso sé l'avversario grazie al controllo dell'elemento dell'aria. Il danno non è dei più significativi, ed anche per questo è il più arduo da gestire delle new entry, ma a nostro avviso nasconde grandi potenzialità, che speriamo di approfondire nel prossimo periodo.
    Dopo i due grandi ritorni dal passato, adesso tocca alla guest star di turno, il Cyber-poliziotto interpretato e doppiato proprio da Peter Weller, ovvero l'attore dei film originali. Warner tira fuori un altro grande cammeo, sicuramente in grado di mandare in visibilio le folle, ma anche un personaggio ludicamente più povero degli altri. Esteticamente è un piacere vederlo in azione, questo sì, ma quando si tratta di complessità del moveset abbiamo le nostre riserve. Robocop è infatti uno zoner in tutto e per tutto, neanche troppo particolare per giunta, che si basa completamente sul suo enorme arsenale; missili, pistole, fucili, granate e scudi anti-sommossa. Praticamente un esercito ambulante, che però si rivela estremamente vulnerabile dalla corta distanza.

    Com'era facile immaginare, infatti, è uno dei combattenti più lenti del roster, e a parte qualche rara eccezione le sue combo non sono particolarmente elaborate. Ha però a disposizione anche alcuni attacchi bassi molto interessanti e particolarmente veloci, di quelli che ti viene da spammare in continuazione, ma insomma, nonostante questo, non abbiamo paura di etichettarlo come il più debole dei nuovi arrivati. Anche su questo fronte, come avrete già capito, il risultato è più che buono, eppure ci dispiace costatare la mancata possibilità di acquistare separatamente i singoli personaggi.

    Il punto è proprio questo, non è tanto il prezzo in sé, quanto l'idea di bundle, che non permette di scegliere. Qualcuno potrebbe infatti essere interessato allo story mode, altri soltanto al kombat pack, perciò chiudere tutto all'interno di un pacchetto da ben 39,99€ rischia di tagliare fuori una bella fetta di utenza, almeno fino ad un primo price drop. È un po' un peccato, perché i contenuti del secondo anno di MK11 sono davvero validi, ma ancora una volta la distribuzione manca il colpo perfetto...

    Mortal Kombat 11 Mortal Kombat 11Versione Analizzata PlayStation 4Per celebrare il suo secondo anno di vita, Mortal Kombat 11 si arricchisce con una lunga lista di contenuti, racchiusi sotto una nuova espansione che prende il nome di Aftermath. Netherrealm Studios e Warner Bros Games hanno fatto un ottimo lavoro, sicuramente superiore ai vecchi Kombat Pack, ma ancora una volta il prezzo non è esattamente abbordabile. Non fraintendeteci, per chi ha adorato lo story mode originale, la nuova mini-campagna rappresenta un must, poiché conferma ancora una volta la qualità a cui eravamo abituati, ed anche in termini longevità non abbiamo nulla da eccepire. Stessa cosa vale per i nuovi Kombattenti, che nonostante un Robocop accattivante ma poco incisivo, si dimostrano un’interessante aggiunta all’ormai maturo roster. Il punto è che tutto questo viene venduto ad un prezzo piuttosto ingombrante: per quanto si tratti di un’ottima espansione (e per quanto i vecchi Kombat Pack erano già abbastanza dispendiosi), 39,99€ non sono cosa da poco, e non possiamo biasimare tutta quell’utenza che inevitabilmente deciderà di rimandare l’acquisto di qualche mese, magari in attesa di un calo di prezzo. Metteteci anche che al momento non è possibile acquistare i suddetti elementi in maniera separata, e tutto si riduce ad un “prendere o lasciare”, a meno che non siate interessati al Bundle “tutto-compreso” per i nuovi arrivati, di gran lunga più conveniente. Per fortuna ci sono anche dei contenuti interamente gratuiti e disponibili per tutti, come le tre nuove arene e le divertentissime Friendship, e per quanto non siano il piatto principale del nuovo update, non nascondiamo di aver apprezzato moltissimo l’iniziativa. Adesso l’ultima parola spetta a voi: ce la farete ad attendere un price drop?

    7.8

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