Mortal Shell Recensione: erede o copia di Dark Souls?

Mortal Shell si ispira apertamente alla serie di From Software, ma non rinuncia a proporre alcune novità di gameplay.

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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • La morte non è necessariamente la fine. Videogiochi, film e libri ci hanno mostrato un'infinità di volte come possa invece rivelarsi l'inizio di un nuovo viaggio. Oltrepassare una soglia per ritrovarsi in un posto familiare ma diverso, pericoloso, eppure appagante nel suo dischiudere segreti e offrire diaboliche sfide, mettendo a dura prova fisico e mente, cuore e riflessi, tenacia e disciplina. Non c'è altro modo per introdurre Mortal Shell, opera prima di un minuscolo manipolo di veterani dell'industria radunatisi sotto l'effige di Cold Symmetry: dopo essersi lasciato testare con mano durante una open beta aperta a tutti, questo nuovo souls-like è pronto ad aprire i portali del suo insidioso mondo su PC (esclusiva temporale Epic Games Store), PS4 e Xbox One, ma non aspettatevi assolutamente un'accoglienza a braccia aperte.

    Mortal Souls

    Basta davvero poco a individuare quale sia stata la stella polare del team in fase di sviluppo: già nella schermata di caricamento si intravede un debito per nulla nascosto nei confronti di From Software e della sua saga più celebre, quella di Dark Souls. Lo dimostrano poi sia l'ermetica sequenza introduttiva che vede il protagonista, un'entità senza volto né caratterizzazione, emergere dalle acque in rovine coperte da nebbia e desolazione, sia un tutorial scarno e minimale. Sin dalle prime battute di gioco per nulla accomodanti, insomma, Mortal Shell ribadisce la sua crudele essenza, che fa della sua natura soulslike un vero e proprio vanto.

    Cold Symmetry non ha mai nascosto le sue fonti di ispirazione, e del resto la lezione di Miyazaki è ben evidente in alcuni elementi che compongono la produzione, a partire dall'art design che pesca a piene mani dal dark fantasy tanto caro a From Software, fino ad arrivare alla raccolta di Tar (i sostituti delle anime) lasciati sul luogo del decesso, da recuperare quanto prima senza essere nuovamente sconfitti, pena la perdita completa del bottino accumulato.

    Si tratta di somiglianze che sfociano anche in una narrazione centellinata e fumosa, distribuita col contagocce attraverso oggetti, iscrizioni, flashback o sporadici dialoghi con NPC quali Sorella Genessa, figura enigmatica ed eterea che svolge la stessa funzione dei falò, offrendoci un punto di ripartenza dopo ogni morte.

    Non manca poi la possibilità di sbloccare nuove skill sorseggiando del Tar divino e sfruttando le cosiddette Visioni, altra valuta legata a doppio filo allo sviluppo del personaggio. Banalmente, lo scopo del nostro viaggio consiste nel riportare delle ghiandole sacre a un misterioso prigioniero intrappolato nel cuore di Fallgrim, un hub centrale da cui, a raggiera, le vie maestre si proiettano verso dungeon popolati da mostri, trappole e temibili boss.

    Oggetti, ambientazioni e longevità

    A netto delle pur ovvie somiglianze Cold Symmetry ha perlomeno tentato di fornire una propria interpretazione di un sottogenere ormai molto affollato (a tal proposito, vi suggeriamo di leggere la nostra recensione di Hellpoint, un souls-like sci-fi a tinte horror). Una delle trovate più intriganti e crudeli del gioco riguarda l'uso degli oggetti: non saprete infatti quale sarà il loro effetto finché non li utilizzerete.

    Proverete dunque a mangiare un fungo dall'aspetto poco invitante o ad attivare una pergamena incantata pur di valutarne le caratteristiche, benefiche o malevoli che siano? Senza entrare troppo nel dettaglio per non rovinarvi la sorpresa, sappiate che ogni oggetto prevede un grado di familiarità, che aumenta con il continuo utilizzo, aggiungendo così bonus extra e rimuovendo alcuni malus. In ogni caso, le differenze con la monumentale saga di Dark Souls, non si fermano di certo alla gestione dell'inventario e ribadiscono quanto, pur nel suo evidente tributo, Cold Symmetry provi a tracciare un sentiero tutto personale, gettando magari le basi per una nuova serie ancora acerba, ma non per questo priva di potenziale. A prendere le distanze dal capolavoro di Miyazaki è anche il level design, privo com'è di una mappa ben elaborata e di aree interconnesse, che rappresentavano invece uno dei tratti distintivi di Dark Souls: Mortal Shell offre un'esperienza più compatta, esauribile in circa 15 ore per una singola run, nonché una struttura del mondo di gioco maggiormente lineare, che solo di rado stimola la pura esplorazione.

    Le pochissime scorciatoie presenti, a volte sostituite da banalissimi cunicoli che si limitano a unire pigramente varie porzioni di area, non regalano il medesimo senso di stupore e soddisfazione, e in alcune occasioni sembrano persino poco utili ai fini dell'avanzamento. Le zone presenti, tutte separate da caricamenti, vanno inoltre percorse a ritroso dopo aver eliminato il boss di turno, in una versione parzialmente modificata che, sfortunatamente, produce una tediosa sensazione di déjà-vu.

    In aggiunta, quando verremo sopraffatti dalla mole soverchiante di nemici, vedremo palesarsi un altro dei tratti distintivi di Mortal Shell: in caso di morte, infatti, il gioco consente sempre una seconda chance, legata a doppio filo alla natura ambigua del suo protagonista. La creatura da noi governata si insinua in uno "shell", un involucro dal quale verrà in un primo momento scagliato via. Se riusciremo a rientrare nel guscio entro una breve finestra temporale senza essere colpiti, otterremo di fatto una nuova possibilità di continuare a lottare. Si tratta di un'interessante soluzione alternativa rispetto a quanto visto in altri congeneri, che aggiunge peraltro un ulteriore strato di tatticismo in un combat system già di per sé abbastanza stratificato e intrigante.

    Combattimenti e boss

    È proprio pad alla mano e arma in pugno che Mortal Shell dà il meglio di sé, seppur con alti e bassi. Da una parte abbiamo un approccio al concetto di classe molto più libero: troveremo 4 gusci vuoti da riempire, corpi di eroi leggendari lasciati a marcire sotto le sabbie del tempo, ma non ancora pronti a riposare per l'eternità. Ognuno di essi gode di abilità attive e passive, sbloccabili investendo Tar e visioni presso Sorella Genessa, nonché predisposizioni uniche (come, ad esempio, un maggior potere difensivo in cambio di velocità e stamina ridotte).

    Mortal Shell non propone però i classici livelli e le statistiche tipiche del genere: scordatevi quindi le sofisticate build proprie della saga Souls, dal momento che il numero di variabili scende drasticamente in rapporto alla fonte di ispirazione. Ciò non implica, comunque, che non ci sia un buon margine di manovra per sperimentare.

    Anzitutto ci saranno 4 armi tra cui scegliere, da conquistare strappandole letteralmente dalle mani di appositi nemici: nello specifico troveremo una spada, una mazza, uno spadone e un'arma doppia, ossia un martello e uno scalpello. Ogni strumento è potenziabile sia tramite uno speciale acido sia incastonando due diversi oggetti per sbloccare altrettanti poteri speciali. Sul versante difensivo, Cold Symmetry ha introdotto l'intelligente meccanica della pietrificazione, con la quale indurire il corpo e proteggerlo da un singolo attacco.

    A patto di attivarla col giusto tempismo, simile tecnica è persino in grado di sbilanciare il nemico: lo stesso effetto si può attuare anche con un parry, la cui finestra di attivazione ci è parsa meno intransigente rispetto a Dark Souls, ma comunque ardua da padroneggiare a dovere. Il parry è del resto utilizzabile solo in determinate circostanze: dal momento che è associato a un sigillo che indosseremo sul retro della cintura, potremo sfoderarlo solo quando si illuminerà, e all'atto pratico risulta fondamentale per la sopravvivenza. Escludendo un fungo e degli spiedini di ratto, d'altronde, non esistono comode fiaschette da riempire nel mondo di Mortal Shell: per ripristinare la salute dovremo dunque accumulare sufficiente Determinazione (necessaria anche per attivare le speciali abilità delle armi), scegliere il potere associato al sigillo e drenare l'energia dal nemico con un colpo preciso.

    In base allo stile di gioco che sceglieremo di adottare, insomma, potremo di volta in volta focalizzarci su una specifica combinazione di shell e armi: la nostra combo preferita è stata il guscio di Eredim il Venerabile, sorta di crociato dalla scarsa stamina ma dall'elevata quantità di salute e difesa, unito alla Spada Consacrata, che una volta potenziata al massimo si è rivelata la più comoda ed efficace. Abbiamo anche alternato questa build con il guscio di Tiel l'Accolito, diametralmente opposto, munito di martello e scalpello, di una schivata che lo smaterializza per qualche istante, e di un potere che sprigiona una nube di veleno a ogni attacco.

    Sul fronte del bilanciamento, abbiamo trovato sia lo spadone che la mazza sin troppo simili e poco efficaci a causa di una estrema lentezza nell'utilizzo. Per quanto concerne i restanti shell, oltre a Hassal il Vassallo, ossia il guscio iniziale, maggiormente equilibrato nelle sue caratteristiche, troviamo anche Solomon lo Studioso, che si è rivelato alquanto utile per la sua elevata quantità di Determinazione, adatto per chi preferisce uno stile più offensivo e tecnico.

    State certi, comunque, che avrete numerose occasioni per sbizzarrirvi con il vostro alter-ego, grazie a una miriade di nemici da eliminare, che pur non brillando per varietà, sanno farsi apprezzare in virtù di pattern di attacco infidi, a tratti geniali e a volte ingiusti. Meno esaltanti invece le boss fight: se consideriamo una limitata quantità di mosse, una costante richiesta di adottare uno stile di combattimento più conservativo e una tendenza ad allungare il brodo con fasi multiple non così differenti tra loro, gli scontri si sono rivelati davvero poco entusiasmanti, nonostante l'indubbia cura in termini di design.

    Una direzione artistica che, quando non copia spudoratamente da Dark Souls, riesce anche a sorprendere, tanto nell'aspetto di alcuni nemici, davvero riusciti e convincenti, quanto per quel che riguarda le location. Notevole anche la capacità del team di sfruttare l'Unreal Engine 4 e di ottenere un risultato generalmente di buon livello, con texture ed effetti luce di qualità discreta e una buona stabilità generale del frame-rate, quantomeno su PC. Da rivedere, infine, solo alcuni problemi con le collisioni e determinate animazioni poco piacevoli, come lo sgradevole effetto ragdoll, evidente soprattutto dopo aver subito un colpo particolarmente potente.

    Mortal Shell Mortal ShellVersione Analizzata PCLa sudditanza nei confronti di Dark Souls c'è ed è innegabile, ma sarebbe ingiusto considerare Mortal Shell un semplice clone: partendo dall'indimenticabile lezione impartita da From Software con la sua monumentale trilogia, Cold Symmetry cerca la propria strada con un soulslike più piccolo e compatto, familiare ma al contempo impreziosito da alcune soluzioni fresche e intriganti, riuscendoci però solo a metà. Gli scontri con i nemici base sono soddisfacenti e ardui al punto giusto, e il design generale, tolti alcuni tributi fin troppo palesi e poco ispirati, sa farsi apprezzare: a mancare sono principalmente una lore sufficientemente interessante, delle boss fight davvero memorabili, e in generale una mole contenutistica più ricca. Il prezzo budget di 29,99 € e la sua natura di opera prima permettono comunque a Mortal Shell di ritagliarsi un suo dignitoso spazio tra i congeneri, invitando tutti gli appassionati di souls like a concedergli una possibilità.

    7

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