Mothergunship Recensione: inferno di proiettili

Mothergunship è uno shooter violento e frenetico, non perfetto dal punto di vista tecnico e strutturale ma certamente ricco di spunti interessanti....

recensione Mothergunship Recensione: inferno di proiettili
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Negli ultimi anni stiamo assistendo a un vero e proprio ritorno di fiamma per quegli sparatutto vecchio stile che, con la loro velocità e immediatezza, hanno forgiato a suon di frag, sangue nazista e viscere demoniache una generazione. Una scuola di game design che vede tra i suoi iniziatori la cara id Software: regina indiscussa degli FPS negli anni novanta e oggi tornata a rivendicare una corona incustodita da troppo tempo. Se però serie storiche come DOOM e Wolfenstein riecheggiano fragorosamente nell'etere internettiano, confermando un trend scoppiettante, sono le produzioni minori a dimostrare quanta passione ci sia là fuori. Tanto è vero che, se si ama un genere, è spesso necessario concedergli delle libertà affinché possa sperimentare, mescolarsi con l'ambiente circostante e tradurre la propria identità in un linguaggio moderno. Tower of Guns, di Terrible Posture Games, faceva esattamente questo: recuperava con tanta dedizione lo stile tipico di un arena shooter, combinandolo a una struttura roguelike nella quale ogni livello era procedurale e caratterizzato da una grafica cel-shading simil-Borderlands. Non dovrebbe quindi stupire che il secondo titolo di Joe Mirabello (director dello studio) stuzzicasse parecchio il nostro palato; d'altro canto la frenesia ludica e la creatività del team erano indiscusse. Ciononostante non mancavano delle preoccupazioni derivanti dalla componente numerica, una delle criticità sulla quale la software house era chiamata a misurarsi. Dunque, dopo averci somministrato una dose cospicua di adrenalina con tutta l'aggressività metallica di cui è capace, Mothergunship - pur scricchiolando qua e là - si è dimostrato un'evoluzione più che degna della formula originaria, aggiungendo al suo arsenale: un sistema di crafting poderoso e un art design sopraffino.

    Se non puoi ucciderli, falli esplodere!

    La nuova IP di Terrible Posture non prova ad imbastire una trama sfaccettata, o che nasconda chissà quali misteri, ma si limita a raccontare una storia funzionale a un gameplay sovreccitato e iper-accelerato. Il pianeta Terra è stato invaso dagli Archivisti - la razza aliena di turno -, esseri robotici intenti nel catalogare la conoscenza dell'intero universo (comprese le coscienze degli umani, appositamente convertite in IA).

    Noi siamo una recluta che, senza molte spiegazioni di sorta, viene arruolata dal "Colonnello" per individuare e distruggere, appunto, la nave madre nemica. Una premessa narrativa che concede poche altre informazioni e, come ogni buon arcade insegna, ci getta immediatamente nella mischia: abbiamo un'armatura meccanica con la quale effettuare dei salti in sequenza e degli arti che, in stile Sylvester Stallone, possono maciullare quintali di ferraglia o essere usate come supporto per le nostre armi.

    Dei LEGO incandescentiUna delle caratteristiche più indovinate di Mothergunship è la creazione del proprio armamentario. Questa feature permette, attraverso la combinazione di tre tipologie di componenti, di dare sfogo alla propria fantasia e annichilire i classici strumenti di morte. In sostanza a disposizione abbiamo: i connettori, in grado di collegare le parti e fornire maggiori slot alle bocche da fuoco; queste ultime, parecchio esuberanti, sono le armi vere e proprie; infine i modificatori aggiungono effetti come bonus ai danni, cadenze di fuoco maggiorate e bolle paralizzanti. Il tutto è abbinabile attraverso le postazioni di crafting che - presenti ad inizio livello e in ogni negozio - mostrano un'anteprima delle combinazioni effettuate e si può sempre tornare indietro con un semplice click. Personalizzare le protesi incandescenti del personaggio risulta così molto rapido ed intuitivo; bisogna comunque fare attenzione a non esagerare con le dimensioni delle opere belliche, che possono coprire la visuale di gioco o consumare una quantità eccessiva d'energia.

    Con il suo predecessore Mothergunship condivide quell'esperienza hardcore legata alla permadeath e la generazione procedurale delle mappe, se però Tower of Guns ci vedeva impegnati nello scalare una torre, qui il setting cambia: l'obiettivo sarà quello di percorrere le stanze di una navicella spaziale (privi di backtracking) nel tentativo di arrivare sani e salvi fino al pulsante dell'autodistruzione e non perdere le parti meccaniche raccolte. Ebbene sì, perché un'altra novità introdotta sono le componenti: oggetti con i quali ci è concesso craftare le bocche da fuoco, accumulabili di partita in partita e che andranno distrutte in caso di morte. La formula assume ben presto la struttura di un dungeon crawler, nel quale avanzare da una camera all'altra ci consente di immagazzinare risorse e potenziare il personaggio grazie agli shop e i power-up trovati.
    Dopo una prima missione che fa da tutorial, è il Quartier Generale (hub vero e proprio) a svelare le carte in tavola: un mappamondo olografico mostra i vari incarichi, mentre l'armeria e il black market consentono una progressione anche al di fuori dei livelli. Si può scegliere quindi di dedicarsi unicamente alla campagna principale o svolgere le quest secondarie che si ripeteranno in modo ciclico - con un livello di sfida sempre maggiore in base al punto raggiunto nella storia -, offendo la possibilità di collezionare componenti, monete o esperienza. Al di là delle ricompense finali, sono due le varianti che differenziano un compito dall'altro: uno costringe il giocatore ad approcciare l'incipit della run con delle armi predefinite, invece il secondo permette la selezione libera di un numero limitato di parti meccaniche. È piuttosto facile immaginare come la prima tipologia sia più ostica e incentivi l'adattabilità, anche perché il cambio di loadout non è poi così immediato come si potrebbe pensare. Se infatti l'ingranaggio ludico di Mothergunship risulta poco oleato, questo è dovuto soprattutto a quegli script di codice che rendono, almeno esteticamente, tanto varie le sessioni in game.

    A volte non si riesce, a causa della scarsezza di negozi, a costruire un armamentario che sappia soddisfare la nostra sete distruttiva; altre volte sembra quasi che il "seed" non rispetti un andamento crescente, alternando stanze piuttosto blande ad altre popolate da una quantità di minacce inenarrabili. È per questa ragione che, nell'economia di gioco, fuggire diventa un'opzione più che valida e nulla ci impedisce di evitare una situazione complicata, accedendo alla zona successiva (a discapito di potenziali upgrade e segreti).
    Quella operata dal team di sviluppo è una scelta probabilmente scaturita dalla volontà di contenere una creazione procedurale - croce e delizia della produzione - che propone un tasso di difficoltà, sì con dei picchi anomali, ma abbastanza avvincente; e che solamente dopo i titoli di coda alza l'asticella.
    Come abbiamo accennato l'armeria all'interno dell'hub è il luogo dove possiamo sia testare le nostre opere belliche, affinché si dimostrino efficaci prima di crearle in missione, sia spendere i punti esperienza aumentando le abilità dell'armatura. Attualmente il sistema offre qualche combinazione per personalizzare il proprio stile di gioco, tuttavia non escludiamo che in futuro possano essere implementate nuove build (una molto particolare, già presente, è quella only fist). Ad avvicinare il mood a quello delle classiche partite da cabinato, inoltre c'è una modalità "infinita" nella quale una simulazione sterminata di stanze mette a dura prova la nostra determinazione, consapevoli dell'inevitabile fallimento, ma decisi nel superare l'ultimo record raggiunto.
    Naturalmente non vi è il pericolo di smarrire le fidate compagne di battaglia, e questo fa si, che azzardare un strafe laterale o gettarsi in un nugolo di torrette e cannoni indemoniati, trasmetta esclusivamente l'estasi del movimento ipercinetico, tralasciando il timore di una sconfitta.

    Una sensazione che il team di sviluppo, nonostante qualche piccola incertezza sul frame rate, ha saputo accompagnare con uno stile curato e suggestivo. Le ambientazioni - pur ricordando un cel-shading appena pronunciato (merito di un uso intelligente dell'Unreal Engine) - spaziano dai cameroni asettici, alle fornaci di lava fusa; arrivando a disegnare scenari che raffigurano interiora metalliche e reti neurali molto ispirate. Quello che sicuramente lascia più con l'amaro in bocca, oltre le imprecisioni statistiche, è la debolezza dei boss: energumeni ferrosi, tanto belli quanto facili da buttar giù.

    Mothergunship MothergunshipVersione Analizzata PlayStation 4Mothergunship, insieme alle produzioni più blasonate, è la prova che gli FPS di una volta possono riproporsi mantenendo la stessa "rabbia" e iperattività che li contraddistinguono. L'opera seconda di Terrible Posture Games inciampa nel riprendere una configurazione procedurale che andrebbe ancora centellinata e smussata, ma trova nel nuovo sistema di crafting e nelle scenografie sci-fi una freschezza esplosiva. Nonostante il risultato raggiunto però, ci auguriamo che il titolo si evolva grazie ai contenuti promessi dagli sviluppatori, rimediando almeno parzialmente a mancanze come boss più numerosi e tosti. Una risposta potrebbe arrivare già ad Agosto con l'inserimento della coop online a due giocatori, e chissà, di qualche componente in più.

    7.7

    Che voto dai a: Mothergunship

    Media Voto Utenti
    Voti: 4
    7
    nd