MotoGP 17: Recensione del nuovo racing game di Milestone

Lo studio italiano Milestone torna con MotoGP 17, nuova edizione del racing game ufficiale della massima competizione motociclistica su due ruote.

MotoGP 17
Recensione: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • MotoGP17 è un chiaro passo indietro rispetto all'anno passato: un capitolo transitorio, stanco e poco incisivo. Dopo l'abbuffata contenutistica dell'esplosivo videogioco dedicato al "Dottore", Milestone pare aver deciso di limitarsi a mandare avanti la serie come meglio poteva, in attesa di tempi migliori.
    Di per sé, tutto ciò poteva anche non essere un problema: pur avendo apprezzato la creatività e la diversità dell'atipico Valentino Rossi: The Game, l'idea di tornare ad avere tra le mani un titolo più tradizionale e interamente dedicato ad uno dei campionati di corse su due ruote più importante al mondo, onestamente, non ci dispiaceva per niente.
    L'impressione, però, è che la software house italiana si sia adagiata un po' troppo sugli allori, finendo per riproporre una proverbiale minestra riscaldata insipida e clamorosamente meno appetitosa del dovuto.
    E sebbene il team abbia provato a tamponare le evidenti lacune tecniche con un'ulteriore iniezione contenutistica, che ha preso la forma di una scialba e vetusta (sia concettualmente che dal punto di vista dell'interfaccia utente) "Carriera Manageriale", il risultato resta comunque innegabilmente al di sotto delle aspettative.

    Manager per un giorno

    Partiamo proprio dalla nuova arrivata, la carriera manageriale. Dare la possibilità a chiunque di gestire completamente ogni aspetto del proprio team, sia in pista che fuori, poteva effettivamente aggiungere quel pizzico di pepe in più necessario a far cambiare passo e porre su un altro livello all'intera produzione.

    Il risultato finale, però, è ben lontano da quanto ci saremmo aspettati. Sulla falsariga di quanto accade da tempo nella modalità carriera di altri titoli sportivi (uno su tutti l'immortale FIFA), ci troveremo a gestire le finestre di mercato nel tentativo di scegliere i piloti migliori da inserire all'interno dei nostri box, gli sponsor e quant'altro. Una volta iniziato il campionato, poi, sarà nostro compito anche correre e portare a casa il risultato vestendo i panni dell'alter ego digitale da noi creato in fase di inizializzazione della partita. La già citata interfaccia utente sembra però volerci ostacolare in ogni modo: i menu sono poco intuitivi, macchinosi, poco funzionali. Ed anche strutturalmente, analizzandola bene, l'intera impalcatura ludica non sembra poi così variegata e appassionante. Tanto fumo e poco arrosto, insomma. Di fatto, il tutto si riduce sempre e comunque a una sequenza di gare molto simile alla classica "carriera pilota", con qualche aggiunta trascurabile e mal gestita. A rendere il tutto ancor più antipatico ci pensa poi la necessità di creare due piloti diversi per i due tipi di carriera. Avremmo preferito non doverci sorbire per ben due volte, nel giro di pochi minuti, lo stesso identico editor del personaggio (piuttosto standard, ma comunque davvero ben fatto). Tralasciando le statistiche e gli aggiornamenti derivanti dai progressi nell'una e nell'altra modalità, avremmo trovato molto più interessante poter mantenere una base unica per tutto il gioco.

    Senza infamia e senza lode

    Ma queste, in fondo, sono davvero inezie se confrontate con l'ormai conclamata incapacità di ottenere una resa grafica anche soltanto lontanamente accettabile utilizzando il malconcio engine proprietario di Milestone, che anche ad un passo dal pensionamento definitivo non ha mancato di dimostrare tutta la sua inadeguatezza. Gli intermezzi che riprendono il pilota mentre rientra ai box dopo una gara all'ultimo sorpasso sono disarmanti.

    Mancano completamente le ombre, il dettaglio e la complessità poligonale sono ai minimi storici. Questo anche perché, forse, a rendere il tutto ancor più limitato ci pensa la scelta di far girare il titolo a sessanta fotogrammi al secondo: una scelta comprensibile ma, come immaginavamo, tutt'altro che indolore. Discorso ben diverso, invece, per quanto riguarda il comparto audio e la realizzazione delle carene, dei telai e delle personalizzazioni, presenti come al solito in quantità massicce e tutti curati nei minimi dettagli. Un ulteriore motivo per attendere la venuta del nuovo motore grafico: Milestone ha già dimostrato ampiamente di sapere il fatto suo, e siamo sicuri che avrà modo di fare grandi cose non appena ultimato il "grande salto" anche con MotoGP. Pur mantenendo alcuni dei difetti storici della serie, il modello di guida appare comunque piuttosto raffinato, scalabile e, pad alla mano, anche divertente. La gestione dello spostamento dei pesi è credibile, così come - soprattutto una volta impostato il modello fisico su "pro" - molte delle reazioni delle moto. Visivamente, invece, manca ancora qualcosa: le cadute e gli incidenti sono resi in maniera molto goffa, con animazioni ancora zoppicanti e ben lontane dall'eccellenza che una licenza del genere meriterebbe. I piloti rimbalzano a terra con movenze innaturali, passano attraverso alle moto avversarie come se niente fosse. Il gioco conserva nel suo nucleo videoludico tutte le migliorie introdotte l'anno precedente nel titolo dedicato a Valentino Rossi, ma non introduce nessuna novità degna di nota. Siamo di fronte a un'iterazione pigra e svogliata, volutamente progettata con l'unico intento di traghettare la serie verso un futuro - ci auguriamo - molto più luminoso.

    Tutti in piedi sul divano!

    Escludendo la nuova modalità di cui abbiamo discusso, non abbiamo trovato molte novità ad attenderci. C'è la canonica modalità carriera per singolo pilota, le sfide multigiocatore, i campionati personalizzati e le gare singole; potremo imparare i tracciati a suon di giri cronometrati, lanciandoci a testa bassa in tutti i circuiti ufficiali del motomondiale. Interessante ciliegina sulla torta, invece, la presenza della Red Bull Rookies Cup, campionato monomarca su base KTM che funge da qualche anno a questa parte come un vero e proprio banco di prova per i piloti del domani.

    Se siete dei nostalgici e al futuro preferite il passato, invece, potrete buttarti a capofitto nella sezione dedicata ai piloti storici. Potremo dunque vestire i panni di un giovane Valentino Rossi al suo esordio in 125, del buon vecchio Capirossi e di moltissimi altri piloti che hanno segnato la storia di questa adrenalinica disciplina. Ad accoglierci in pista, pronti ad introdurci al gran premio successivo, troviamo invece la voce storica della MotoGP, Guido Meda. La parte del leone la fanno però le personalizzazioni, le possibilità di modificare in qualunque momento la dotazione del nostro pilota con tonnellate di indumenti e accessori ufficiali, tutti minuziosamente riprodotti fin nei minimi dettagli. Da questo punto di vista, i giochi Milestone sono sempre stati al top.

    MotoGP 17 MotoGP 17Versione Analizzata PlayStation 4MotoGP17 non è tra i giochi più riusciti di Milestone: un capitolo di passaggio che difficilmente lascerà il segno. Le migliorie rispetto al passato si contano sulle dita di una mano. Quella che sulla carta sembrava la più interessante, la carriera manageriale, non si è dimostrata all’altezza della situazione, risultando poco efficace e meno accattivante di quanto ci saremmo aspettati. Abbandonata la follia auto-celebrativa del solidissimo Valentino Rossi: The Game, il team italiano ha provato a puntare al massimo guadagno con il minimo sforzo. Ad ogni modo, non crediamo sia il caso di disperarsi più di tanto: si tratta semplicemente della calma prima della tempesta, di un piccolo passaggio a vuoto nato dalla necessità di immettere sul mercato l’ennesima iterazione annuale di un prodotto che non può mancare dagli scaffali. Intanto, negli studi della software house, saranno sicuramente già a lavoro sul capitolo della possibile rinascita, un punto di rottura che potrebbe portare anche MotoGP a compiere lo stesso salto di qualità che pochi giorni fa ha già visto protagonista un suo lontano parente grezzo e sporco di fango. E se ce l’ha fatta un titolo particolare e complesso come MXGP, può certamente farcela anche MotoGP.

    6.2

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