Recensione Motorstorm Pacific Rift

Le corse folli di Evolution Studio

Motorstorm Pacific Rift
Recensione: PlayStation 3
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Disponibile per
  • PS3
  • Incaricato di rimpinguare le vendite di Playstation 3 nel periodo del lancio ufficiale, Motorstorm seppe all'epoca della sua uscita appassionare una larga fetta di utenti, traghettando il genere dei racing game arcade nel pieno epicentro della next generation. Fece scalpore, al tempo, una tecnologia di deformazione del terreno che rimodellava il manto fangoso dei tracciati ad ogni passaggio, teoricamente rendendo ogni volta diversa la percorrenza. Al di là del “solco profondo” che tale risultato ha laciato nel mercato (da Sega Rally a Dirt, tutti i racing arcade hanno più o meno raccolto l'eredità di Motorstorm), il nuovo brand Sony soffriva di qualche difetto di gioventù: scarso numero di tracciati, un level design buono dal punto di vista della struttura ma molto monotono nel colpo d'occhio (composto soltanto dai cromatismi accesi di terra arida e fango secco), ed un'IA avversaria non proprio eccelsa stimolarono le (velate) lamentele dei giocatori. Senza comunque precludere al corsistico di Evolution Studio la possibilità di creare una buona comunity, tutt'oggi attiva, e premiata dagli sforzi continuativi del team, che ha rilasciato gradualmente nuove modalità di gioco ed altri elementi in digital delivery per rendere sempre più completa l'offerta ludica.
    In ogni caso, Motorstorm 2: Pacific Rift, dopo 8 mesi di sviluppo arriva sull'ammiraglia Sony cercando di soddisfare le richieste dei fan, offrendo quindi una maggiore varietà concettuale da ogni punto di vista.

    Gameplay

    Lontano dalle aride distese sabbiose e dai canyon desertici del centro America, Motorstorm II ambienta le sue competizioni, come la titolazione lascia intendere, in una imprecisata isola del Pacifico, il cui territorio è totalmente dedicato alle spietate competizioni rallystiche.
    Ne beneficia enormemente il track design, che esplora in questa seconda edizione contesti ambientali del tutto inediti, dimostrandosi fantasioso e coloratissimo.
    La struttura dei tracciati è del resto l'unica vera “innovazione” di Pacific Rift, in quanto l'impianto ludico di base rimane quello già definito nel primo capitolo. Motorstorm è dunque un racing game arcade nudo e crudo, le cui risorse si esauriscono nei tre classici comandi di accelerazione, freno e improbabile Turbo. Senza troppe complicazioni, uno gameplay semplice ed immediato è sufficiente per creare un prodotto piuttosto vario e divertente, grazie alla presenza di diverse tipologie di vetture, ciascuna con le sue proprietà e caratteristiche. Dalle moto ai Monster Truck (la nuova categoria di veicoli introdotta in questa edizione), il giocatore potrà mettersi alla guida di 8 categorie di vetture, cercando quella più adatta alle sue esigenze. Ogni tipologia di mezzo avrà diversi valori di velocità massima, accelerazione, stabilità e trazione, dimostrando in effetti un comportamento in pista marcatamente diverso. Non bastasse, anche il comportamento del Turbo cambia notevolmente da vettura a vettura, e la necessità di dosarlo per evitare l'esplosione del motore rende in effetti determinante la selezione a inizio gara: anche due veicoli della stessa classe di peso (ad esempio Dune Buggies e Auto da Rally) reagiscono in maniera diversa agli stimoli del tracciato ed a quelli del Pad, ed il giocatore avrà da sbizzarrirsi nella sperimentazione, prima di padroneggiare al meglio ciascuna categoria. L'approccio alla gara cambia notevolmente, poi, a seconda che si decida di utilizzare veicoli leggeri e veloci (moto e Quad Bike) o veri e propri mostri su ruote (Tir e Monster Truck). Come già accadeva nel primo capitolo, le vetture più dinamiche anche le più pericolose (pronte a sbalzare il pilota ad ogni impatto imprevisto), ma sono in grado di attraversare con facilità percorsi “marginali”, strette scorciatoie e rampe per i salti, dileguandosi fra le strade alternative ed evitando la ressa di veicoli che infuria nelle direttrici principali. Al contrario, le grosse motrici o i “Big Foot” non temono il confronto diretto: lente e poco maneggevoli, possono speronare i contendenti (quando non travolgerli direttamente) e sostenere impatti con gran parte dei detriti che spesso finiscono sulla carreggiata.
    Il gameplay di Motorstorm 2, dunque, affina ed espande quello già buono del primo capitolo, dimostrando che è ancora possibile costruire un racing arcade vario e vivace, semplice ed alla portata di tutti. In questa seconda edizione, poi, la struttura delle piste è la vera protagonista, ed i risultati di “level design” raggiunti in alcuni circuiti sono semplicemente spettacolari. Già nel corso delle prime sessioni di gioco si incontrano alcune novità strutturali di rilievo, come la presenza di pozze d'acqua che possono raffreddare il motore e regalare così la possibilità di utilizzare più Turbo, o -al contrario- passaggi nei pressi di magma incandescente che rendono più probabili le esplosioni inattese. Saper sfruttare l'acqua stagnante per spingere al massimo i veicoli diventa ben presto un imperativo, e le prestazioni di gara migliorano sensibilmente se si riesce a sfruttare con consapevolezza ogni elemento del tracciato. Ovviamente è necessario esplorare con metodo i vari livelli, cercando ogni volta di sperimentare nuove soluzioni, e dedicandosi al più puro “trial and error”, per trovare i percorsi più adatti al veicolo scelto e quelli più convenienti. La perlustrazione dei circuiti vi farà incontrare dunque 16 ottimi tracciati, suddivisi in 4 zone corrispondenti agli elementi naturali. Ovviamente non tutti i percorsi raggiungono vette di eccellenza, ma alcuni spiccano su tutti per una conformazione davvero stupefacente, ricchissima e varia. Gli scorci paesaggistici che si aprono di fronte agli occhi (spesso increduli) del videogiocatore nascondono, oltre a colori vivacissimi ed esagerati, varianti e tornanti secondari, e si dimostrano ben più evocativi e fantasiosi di quelli ammirati in altri titoli concorrenti (superando nettamente anche quelli, già efficacissimi, di Sega Rally). Rampicate disperate sui costoni di un rilievo roccioso, in direzione di un osservatorio abbandonato; scorrerie sulle spiagge soleggiate, fra le secche ed i pontili; discese vertiginose sul costone di un vulcano, con il pulviscolo atmosferico a disturbare la visuale. E ancora salti improbabili attraverso le cascate di una giungla verdeggiante, complessi slalom fra i residui di una città devastata dalla furia della lava, corse folli sulle superfici metalliche di una fabbrica di zucchero rosa dalla ruggine del tempo, finite poi fra le piantagioni fittissime e bagnate dall'impianto di irrigazione. Motorstorm: Pacific Rift, insomma, offre un'ampia selezione di contesti visivi, e riesce a trasformare moltissimi di questi spunti in tracciati altrettanto efficaci per quanto riguarda complessità e struttura. Ovviamente la qualità, in certi casi, oscilla e precipita: Sugar Rush e Caldera Ridge sono piste che resteranno impresse nella memoria dopo la prima percorrenza, mentre Riptide e Mugslide sono tracciati molto più anonimi, lineari e trascurabili. E proprio quando si corre su questi circuiti ci si accorge che la qualità del divertimento cala notevolmente: molto legato al fattore ambientale, il coinvolgimento del giocatore tentenna. Non si può comunque lamentarsi dell'offerta di base di Pacific Rift: ricchissima come dicevamo anche dal punto di vista artistico, cerca di non stancare mai l'utente proponendo ogni volta colori e tonalità diverse.
    Insomma l'impianto ludico alla base di Pacific Rift è completo ed entusiasmante. Non certo differenziato rispetto a quello del primo episodio, appare però più completo e curato. Struttura portante e gameplay reggono bene e si dimostrano indovinati, ma il prodotto Evolution Studio mostra il fianco a qualche critica. La modalità principale permette di affrontare in sequenza 96 gare, sbloccando gradualmente quelle di classe difficoltà più elevata. Oltre alla corsa semplice, sono presenti alcune variazioni su tema, da sbloccare terminando alcune competizioni entro un certo limite di tempo o senza distruggere il proprio veicolo. Le gare Velocità (una per ogni tracciato) sono una sorta di giro veloce in cui è necessario attraversare vari checkpoint. Purtroppo è d'obbligo imparare quasi a memoria la loro disposizione, in quanto compaiono uno alla volta, senza lasciare spazi per correzioni di traiettoria. Le gare Eliminatore (idem) sono normalissime corse in cui, ogni 15 secondi, l'ultimo concorrente viene eliminato. Queste introduzioni, dunque, sono poco influenti per rompere il ritmo della progressione.
    I problemi più gravi riguardano comunque l'intelligenza artificiale avversaria, davvero poco competitiva nei primi livelli di difficoltà. Evidentissimo è, ad esempio, il cosiddetto “effetto elastico”, per cui le prestazioni dei concorrenti cambiano in base a quelle tenute dal giocatore. Nel caso di incidenti frequenti e lunghi tempi di percorrenza, gli avversari non coglieranno mai l'occasione per distanziarsi e guadagnare terreno. Analogamente, giri perfetti e tempi strettissimi non faranno guadagnare secondi preziosi, e i piloti controllati dalla CPU resteranno sempre alle calcagna del giocatore. Capita così che vincere le gare risulti facilissimo alle basse difficoltà (incidenti rovinosi non compromettono l'esito della corsa) e inspiegabilmente complesso nelle ultime 8 prove (che richiedono praticamente di non sbagliare mai). La carriera risulta, dunque, poco entusiasmante e avvincente, indispensabile per guadagnare i trofei previsti per il Single Player ma senza troppa verve. La grande quantità di gare (a cui si aggiungono i ghost degli sviluppatori, da battere con ogni vettura su tutti i tracciati) lascia alla fine indifferenti gli utenti che non siano fieri appassionati del genere.
    Al contrario, il multiplayer risulta sufficientemente ricco e coinvolgente. Offre a quattro giocatori la possibilità di giocare in split screen (senza downgrade grafici o evidenti cali di framerate), o a 16 utenti di sfidarsi in competizioni online. Purtroppo, nonostante un netcode molto stabile, in rete si acuiscono i problemi riguardanti le collisioni. Se già offline alcuni incidenti paiono del tutto immotivati, negli scontri online anche gli impatti con gli altri veicoli diventano meno precisi, e qualche scatto di nervosismo non può mancare. Resta il fatto che il comparto online è un valore aggiunto fondamentale, e gli amanti dell'agonismo avranno pane per i loro denti nel seguto di uno dei prodotti più giocati sui server Sony.

    Grafica e Sonoro

    L'impatto visivo con Pacific Rift, come dicevamo, colpisce e va ben oltre alle aspettative. I modelli poligonali dei mezzi (che possono essere selezionati nel garage, così da offrire una minima personalizzazione) sono dettagliati e resi in modo realistico, grazie all'uso di buone texture, e di ottimi shader per la carrozzeria. Il colpo d'occhio si lascia stuzzicare ancor più dalla visione d'insieme che si apre su locazioni spettacolari e artisticamente molto curate. L'engine di gioco si mostra assai versatile, e riproduce perfettamente giungle selvagge e asperità rocciose, avvolgendole con un sistema di illuminazione quasi perfetto. Le varie piste, nel corso della carriera, vengono percorse in diverse condizioni di luce, e sia in pieno giorno che al tramonto Pacific Rift restituisce un'atmosfera realistica e coinvolgente. La vegetazione è modellata e texturizzata perfettamente e ricopre in modo efficace la geometria delle piste: stupisce a volte la quantità spropositata di alberi, arbusti, erba. Buoni gli effetti speciali in generale: la riproduzione del fuoco, gli shader della lava, il pulviscolo atmosferico delle grandi altezze e la nebbia. Il terreno è reso splendidamente grazie all'uso sapiente di normal map e texture in alta definizione. Eccellente anche la draw distance: l'engine del gioco è capace di disegnare paesaggi incredibilmente estesi, ricchi di dettagli e, durante i replay, dal realismo mozzafiato. Le potenzialità tecniche di Pacific Rift non vengono però sfruttate in tutti i tracciati: quelli meno ispirati dal punto di vista del design, solitamente, appaiono anche più spogli rispetto alle ottime piste cui si accennava in precedenza.
    Concludiamo l'analisi visiva con qualche nota a margine. Gli sviluppatori hanno completamente riscritto l'algoritmo del motion blur, ed il risultato è nettamente superiore a qualsiasi altro gioco di guida presente sul mercato: il senso di velocità e la spettacolarità del quadro generale sono di altissimo livello.
    Buonissimo anche il motore fisico, che gestisce le reazioni delle vetture e la deformazione della scocca.
    I difetti principali del comparto tecnico riguardano i già citati problemi di collisioni (impatti immotivati si verificano ad esempio al passaggio da una superficie all'altra), ed un leggero pop in di alcuni elementi del fondale. In generale, tuttavia, Pacific Rift rappresenta il risultato di maggior pregio in seno al racing game.
    Purtroppo non si può dire altrettanto del comparto sonoro. Le tracce d'accompagnamento, nei comodi menù e in sottofondo durante la gara, presentano una selezione di brani Hard Rock e Metal che ben si adattano al contesto di Motorstorm, anche se il livello artistico ed il numero di pezzi sono nettamente inferiori rispetto a quelli di altri grandi esponenti del genere (il parallelo con le serie di EA vede, dal punto di vista della gamma musicale, totalmente sconfitto l'atleta di Evolution Studio). Le campionature sono poco convincenti, non troppo pulite e, generalmente, monotone.

    Motorstorm Pacific Rift Motorstorm Pacific RiftVersione Analizzata PlayStation 3Motorstorm 2: Pacific Rift è un prodotto immancabile nelle ludoteche degli appassionati. La formula di base è la stessa del predecessore, e prevede una certa varietà e profondità garantite dalle tante variabili in gioco: conformazione dei tracciati, reazioni delle vetture e varie tipologie di turbo dipingono una scena ludica corposa e sostanziosa, che si sposa ottimamente con un gameplay immediato e rende il titolo davvero completo. Chi ha amato l'originale Motorstorm troverà poi in Pacific Rift ambientazioni vitali, colorate, variegate, e dal design spesso eccellente (salvo qualche caduta di stile). Sfortunatamente i problemi che riguardano l'IA avversaria, e la generale mancanza di verve della modalità principale (le variazioni a partire dalle gare classiche non riescono a soddisfare in pieno), potrebbero rendere il prodotto meno appetibile per qualche utente. Che siate appassionati o no, cercate comunque di lanciare qualche sguardo all'ultima esclusiva Sony, perchè i risultati visivi sono fra i più impressionati di questo periodo. Chi non frequenta assiduamente i server online potrebbe trovare la modalità Single Player un poco ripetitiva e non molto stimolante, ma se siete amanti delle sfide online, non esitate: navigando in rete si trovano piloti agguerriti, pronti a coronare la già buona esperienza globale di Pacific Rift.

    8

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