My Time at Portia Recensione: Animal Crossing incontra Stardew Valley

A qualche mese dal lancio su PC, My Time At Portia approda su console. Abbiamo provato a fondo la versione Nintendo Switch!

recensione My Time at Portia Recensione: Animal Crossing incontra Stardew Valley
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Ricordate il vecchio proverbio che dice: "l'abito non fa il monaco"? My Time At Portia, realizzato dal team Panthea, ci ha ricordato quando questo detto possa risultare appropriato anche per il mondo videoludico. Il titolo di Panthea si presenta con una grafica innocente, colorata e decisamente cartoonesca. Dietro a quel mondo abitato da personaggi da una variante del classico look chibi che tanto va di moda nel mondo dell'animazione giapponese, si nasconde tuttavia una profondità notevole.

    Ciò che al primo impatto potrebbe sembrare una sorta di mix tra le dinamiche di Animal Crossing e quelle di Stardew Valley, si rivela in realtà uno dei prodotti più stratificati tra quelli del suo genere di riferimento. Sebbene il gioco basi parte del suo appeal proprio sul ritmo compassato e su un grado di sfida mai eccessivo, perfetto anche per chi magari di combattimenti, esplorazione e "boss di fine livello" non ne vuole proprio sapere, non rinuncia ad un sistema di crafting molto complesso e variegato, appagante e ricco di possibilità. In concomitanza con l'arrivo del gioco su console, abbiamo provato a fondo la versione Switch del titolo, capace di reggere perfettamente il confronto con la controparte PC.

    Quante cose al mondo puoi fare, costruire, inventare...

    La città di Portia è ricca e vivace. Non solo in centro, ma anche in periferia. Non ci è mai capitato di poter usufruire di una mappa di gioco così grande in un prodotto simile.

    Non è un caso che, per muoverci da una parte all'altra di essa, sia necessario l'utilizzo di un curioso ma efficace mezzo di trasporto: il Dee-Dee, una sorta di rivisitazione del classico tuk-tuk indiano (fondamentalmente un taxi a tre ruote) con cui spostarci rapidamente attraverso una fittissima rete di fermate predefinite. Il gioco basa buona parte del proprio gameplay sul crafting, e lo fa in maniera davvero eccelsa. Il nostro alter-ego inizierà la propria vita da costruttore senza attrezzatura e con una catapecchia mezza marcia come dimora. La premessa narrativa non è esattamente una delle più originali: abbiamo ricevuto in eredità un rudere e ci siamo improvvisamente catapultati in un mondo che fino ad allora avevamo sempre ignorato. Il primo passo sarà quello di ottenere una licenza, in modo tale da garantirci l'accesso agli incarichi della gilda dei costruttori, importantissimi per racimolare un po' di monete e iniziare a intrecciare i primi rapporti sociali con il resto degli abitanti.

    Saranno proprio loro, del resto, a richiedere costantemente il nostro aiuto. Non solo: svolgere attività per la gilda farà salire il nostro punteggio mensile all'interno dell'eterna competizione tra costruttori che si svolge all'interno della comunità, garantendoci premi sempre maggiori e incarichi migliori.

    Uno degli aspetti più riusciti riguarda il bilanciamento della difficoltà e della progressione: My Time At Portia, almeno nelle prime fasi di gioco, cerca di guidare l'utente il più possibile, senza però apparire troppo invadente o facilitargli di molto il compito. Per farlo, il team di sviluppo ha messo a nostra disposizione un efficiente "manuale", una specie di raccolta di appunti contenente tutti i dettagli sulla costruzione di svariati oggetti e attrezzi.

    Ciascun macchinario ha una propria funzione, e può produrre risultati diversi: se vi servono dei lingotti di rame, avrete necessariamente bisogno di un forno in cui cuocere del "minerale di rame", mentre per realizzare tessuti o vestiti saremo costretti a munirci di un apposito strumento tessile. Il manuale, per fortuna, tende a spiegare per filo e per segno non solo quali materiali vi servono, ma anche tutti i passaggi e i marchingegni che ci occorreranno.

    Tutto ciò rende l'esperienza piacevole e appagante come poche altre. In breve verremo introdotti anche alla complessa arte della coltivazione, fonte inesauribile di tante belle verdure e frutti di stagione, oltre che di risorse (come ad esempio il cotone) da utilizzare per il crafting. Insomma: il gioco sviluppato da Panthea - un team, tra l'altro, veramente molto piccolo - è straripante di di attività di ogni tipo. E le dinamiche di crafting e coltivazione sono soltanto la punta dell'iceberg.

    Il tempo per esplorare, combattere, coltivare

    Portia è anche una città ricca di storia e di "lore". Le sue origini sono antichissime, e poggiano sui resti di una civiltà iper-tecnologica ormai decaduta. Le tracce del passato possono essere rinvenute soprattutto in alcune parti del luogo, in vere e proprie caverne ricche di antichi manufatti del mondo perduto.

    Di simili aggeggi ce ne sono in abbondanza, ricostruibili grazie agli sforzi dell'efficientissimo "centro ricerca" della città. Le cosiddette "rovine abbandonate" rappresentano però anche una delle caratteristiche più controverse dell'intera produzione. Pur essendo sotto certi aspetti una delle realtà più intriganti di Portia, finiscono spesso per risultare frustranti e noiose da esplorare: mancano di varietà, e fanno da teatro per sfiancanti sessioni di "farming" estremo. Un vero peccato, perché le dinamiche di utilizzo dello scanner sulla carta erano davvero interessanti: una volta giunti all'interno della caverna, saremo chiamati a estrarre il macchinario al fine di evidenziare una delle numerose reliquie da dissotterrare. Piccone alla mano, quindi, dovremo farci strada attraverso i detriti fino a raggiungere il punto segnalato, raccogliere l'oggetto per poi ripetere da capo l'operazione. Di tanto in tanto si trovano persino stanze segrete con forzieri ricolmi di bottino, ma occorrerà prestare attenzione a dove metteremo i piedi, perché in molte istanze saranno piene di creature ostili da affrontare. Durante la nostra lunghissima avventura (solo per portare a compimento la missione principale ci abbiamo messo più di cinquanta ore) avremo inoltre modo di entrare in contatto con diversi mostriciattoli da combattere e dungeon pieni di tesori.

    Ci sono addirittura dei veri e propri boss, coriacei e dotati di moveset ben distinti. Il nostro personaggio si evolverà secondo una progressione di stampo ruolistico piuttosto tradizionale: ogni attività svolta nel gioco - anche quelle basilari, come raccogliere legna o pietre - ci fornirà esperienza con cui potremo salire di livello; ad ogni level-up otterremo un punto abilità da spendere all'interno di un corposo "skill tree": potremo andare migliorare l'efficacia delle nostre picconate, oppure aumentare le possibilità di ottenere drop rari.

    E questi, chiaramente, sono soltanto alcuni esempi. Aumentare di grado, in aggiunta, ci aiuterà nelle nostre attività quotidiane, andando ad incrementare la nostra energia (indispensabile per continuare a picconare, raccogliere oggetti o combattere) e la nostra vitalità. Nonostante la componente ruolistica si sia rivelata più profonda di quanto immaginassimo, My Time At Portia resta un gioco semplice, rilassante e mai punitivo. Il combat system è piuttosto basilare e semplice da padroneggiare, e i nemici non rappresentano quasi mai una reale minaccia.

    Ed anche qualora dovessimo soccombere sotto i colpi dei nostri oppositori, non verremo puniti in alcun modo. Perdere contro un boss ci farà semplicemente rinascere nelle vicinanze con la vita completamente ripristinata, mentre quella del nostro avversario resterà inalterata.

    Il focus principale della produzione, del resto, non è certamente quello di proporre un'esperienza hardcore in stile souls-like. L'intero processo di crescita del personaggio è inoltre scandito con classe da un vero e proprio sottofondo narrativo. Niente di particolarmente impegnativo, comunque: si tratta perlopiù di una traccia messa a punto per accompagnarci all'interno delle meccaniche più complesse del gioco con dolcezza, evitandoci quel senso di smarrimento tipico di molti congeneri. Nulla ci vieta, comunque, di avanzare a testa basta senza tenerne conto, ingrandendo casa e continuando a coltivare, costruire e potenziare il nostro negozio fino a renderlo il più grandi di tutta Portia. Le cose da fare sono tantissime: possiamo andare in giro a cercare reperti "del vecchio mondo", oppure dedicare alla costruzione di mobili e suppellettili da inserire dentro casa. Tra l'altro la presenza di un ventilatore o di un divanetto in più all'interno dell'abitazione può determinare bonus notevoli al nostro avatar, oltre a fornire, magari, anche ulteriore spazio di stoccaggio per le innumerevoli risorse che ci troveremo a maneggiare durante l'avventura.

    Così come accadeva in Stardew Valley e Harvest Moon, la vita all'interno di Portia è scandita da un ciclo infinito di quattro mesi (ciascuno dei quali rappresenta in realtà una delle stagioni) composti da ventotto giorni l'uno. Ogni stagione, ovviamente, ha le sue peculiarità. Prendete ad esempio le piante: alcune crescono solo in autunno, mentre altre potrebbero essere coltivabili soltanto in estate o in primavera.

    Il tempo speso su Switch

    Abbiamo già imparato ad apprezzare My Time At Portia nella sua versione PC, disponibile su Steam da diversi mesi, ma come si comporta su Nintendo Switch? Sebbene graficamente non possa competere con la sorella maggiore, il bilancio resta complessivamente positivo.

    Al netto della presenza di caricamenti ancora leggermente troppo lunghi (sebbene una recente patch abbia però migliorato la situazione) e un aliasing leggermente più pronunciato, il gioco si dimostra godibile e fluido.

    Vivendo il titolo in modalità portatile si ha spesso la sensazione che alcune scritte siano un po' troppo piccole e che certe azioni siano molto più complicate da eseguire con i joy-con che non con la classica combo mouse e tastiera, ma la possibilità di affrontare un gioco del genere in mobilità è stata capace di farci dimenticare ogni - piccolissima - magagna in cui ci siamo imbattuti.

    Ottime notizie anche sul fronte della localizzazione, finalmente completa e sempre coerente. Ancora oggi, su PC, alcune frasi random continuano a non essere tradotte in italiano, mentre nella versione console da noi provata sembra essere tutto in ordine. Purtroppo nella transizione verso l'ibrida di Nintendo pare che il doppiaggio inglese sia completamente sparito: vista la sua scarsa qualità, in fondo, non è una perdita così dolorosa.

    My Time At Portia My Time At PortiaVersione Analizzata Nintendo SwitchCi troviamo di fronte all’ennesimo grande successo di un progetto nato da un crowdfunding. Visitare Portia e vederla così rigogliosa e piena di NPC curiosi e intenti a portare avanti la loro vita in maniera autonoma ci ha riempiti di felicità. La stessa che permea ogni singolo pixel della città e, più in generale, dell’intero gioco. My Time At Portia è un'avventura ricca e concettualmente complicata, ma al tempo stesso alla portata di tutti, senza distinzione alcuna. Al suo interno c’è un po’ di Animal Crossing e un po’ di Harvest Moon, il tutto accompagnato con una spruzzata ruolistica e un combat system semplice ma efficace. Poterlo giocare su Nintendo Switch ha poi reso l’esperienza ancor più piacevole e accessibile.

    8.8

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