NBA 2K24 Recensione: basket superbo, peccato per le microtransazioni

Visual Concepts si affida alla tecnologia ProPLAY per riscrivere la storia delle simulazioni di basket: siamo pronti a tirare le somme su NBA 2K24.

NBA 2K24 Recensione: basket superbo, peccato per le microtransazioni
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Sono passati venticinque anni da quando una semisconosciuta software house californiana stupì il mondo con NBA 2K, una simulazione cestistica per Dreamcast di grande spessore. Dopo il mitico Allen Iverson si sono alternate stelle di prima grandezza sulla cover della serie di Visual Concepts: chiude ipoteticamente il cerchio di questo quarto di secolo Kobe Bryant, una delle superstar più amate dalle generazioni più giovani dei fan e dei giocatori della NBA (era l'idolo di LeBron).

    Inoltre, l'ultima iterazione della serie ha un sapore speciale per Viasul Concepts, perché segna il passaggio a una soluzione tecnologica capace di far compiere il passo successivo alle partite al centro dell'esperienza. Parliamo di ProPLAY, riservata però solo ai giocatori PS5 e Xbox Series X/S. Gli altri, utenti PC compresi, si devono accontentare di un prodotto non altrettanto evoluto.

    La ricerca del realismo in partita

    Il team ha dato una bella ripulita a tutto il comparto grafico: le superstar della NBA non sono mai state così simili alle loro controparti reali. Basta dare un'occhiata a LeBron, KD e Steph: tre fenomeni assoluti, con tre differenti tipi di conformazione fisica. La potenza muscolare del Re, la forza di Durant, l'elasticità di Curry vengono replicate sui parquet di NBA 2K24 con una verosimiglianza incredibile.

    L'opera di rinnovamento orchestrata da Visual Concepts ha riguardato principalmente le stelle e la maggior parte delle vecchie glorie della lega protagoniste nella modalità Ere: sui comprimari e panchinari, così come per i coach e gli assistenti, non è stata riposta la stessa attenzione. Qualche dubbio, comunque, permane ancora anche sulle Superstar, soprattutto sulla stazza di alcuni campioni come Shaq (nelle diverse fasi della sua carriera), Olajuwon o Jokic: le loro dimensioni e proporzioni, rispetto ai corpi degli altri giocatori, non sempre convincono.

    I movimenti su e giù per il campo degli atleti sono impressionanti (persino il gancio cielo di Kareem!), i movimenti dei loro piedi sono estremamente migliorati, con un "effetto pattinamento" assai ridotto; inoltre i contatti riescono a trasmettere una sensazione di fisicità mai replicata finora. I blocchi per smarcare il proprio cecchino da tre o le battaglie per prendere un rimbalzo sono altrettanto convincenti.

    La meccanica di tiro è stata risistemata per l'ennesima volta: ci vogliono un po' di partite di rodaggio per trovare il timing giusto ed è importante prestare attenzioni agli aiuti visivi (il movimento del polso, per esempio) per capire quando è il momento di far partire il pallone. Ogni stella ha poi le sue peculiarità, riprodotte in modo superbo: paradossalmente abbiamo faticato più a entrare in ritmo con un tiratore sopraffino come Dirk Nowitzki piuttosto che con De'Aaron Fox.

    Difesa e IA

    La tecnologia ProPLAY è stata utilizzata per sistemare alcuni aspetti poco convincenti della simulazione, come gli alley-oop o le stoppate ad altezze impossibili. Non tutti hanno dei razzi nei polpacci come Ja Morant che salta come un grillo e vola mezzo metro sopra il ferro: vedere Austin Reaves che raggiunge altezze simili e "posterizza" Draymond Green non è insomma il massimo del realismo. Cambiamenti anche per gli amanti dei crossover/dribbling: è stata ridotta la possibilità di concatenare più azioni in modo facile.

    Pur non raggiungendo le legnate sotto canestro dei mitici Bad Boys di Chuck Daly, i quintetti mossi dall'IA si dimostrano abili nel leggere e anticipare i giochi offensivi. Il ProPLAY ha permesso di rendere più efficaci pressing, raddoppi, rotazioni e scivolamenti difensivi. Il pick and roll, per esempio, viene contrastato meglio rispetto a NBA 2K23 e i difensori più forti riescono a deviare un passaggio o a rubare un pallone in modo più credibile. Gli assist deviati in maniera casuale sono scesi a percentuali umane, e le palle perse sono diminuite. Purtroppo però continua la crisi dei contropiedi. Il team di sviluppo sembra non amare molte le transizioni offensive, perché è difficile sorprendere le difese avversarie con un contropiede velocissimo, in stile Lakers nel periodo d'oro dello Showtime. I giocatori tendono a rientrare velocemente nella propria area, indipendentemente dalle loro doti atletiche. Sulla velocità apriamo una piccola parentesi: non è possibile che certi cestisti degli anni Ottanta siano così lenti durante una transizione (quando si riesce a farla!) o nel recuperare un avversario che sta effettuando uno sprint.

    Ci è capitato anche con atleti meno datati come Tim Duncan e, in generale, si ha la sensazione che sopra una certa altezza (oltre i 2 metri) vadano al rallentatore. La gestione dei falli/tiri liberi ci è piaciuta: gli arbitri tendono a fischiare molti più contatti (è possibile intervenire sugli "slider" per individuare la frequenza ideale).

    Trovare un buon ritmo in attacco è fondamentale, così come avere un tiratore affidabile dalla media distanza: l'IA che muove gli avversari si dimostra aggressiva e gioca duro anche se, pur al massimo delle potenzialità, risulta ben lontana dalla perfezione e incappa in errori grossolani (chiamando timeout quando non è necessario, per esempio), soprattutto nell'ultimo quarto. NBA 2K24 regala poi alcune chicche che valgono il prezzo del biglietto: vedere i tifosi che aiutano uno dei loro beniamini a rialzarsi dopo essere volato su di loro a bordo campo è favoloso.

    Il Mamba e LeBron

    Quando si trascorrono 20 stagioni nella stessa franchigia, si giocano 1346 partite in NBA e si compiono due tiri liberi con un tallone d'Achille rotto, non si è un giocatore normale. Per celebrare la grandezza e la leggenda del "Black Mamba", Visual Concepts ha preparato un'intera modalità dedicata al numero 8 e 24 dei Lakers sulla falsariga delle "Sfide di Jordan" di NBA 2K23 (qui la recensione di NBA 2K23).

    Rispetto a quanto fatto per il GOAT ci sono alcune sostanziali differenze: le partite giocabili sono "solo" 7 (non sappiamo se verranno aggiunte in seguito altre) contro le 15 dell'anno scorso e all'appello mancano diverse prestazioni leggendarie firmate dal fenomeno gialloviola. Su tutte gli 81 punti realizzati contro i Raptors nel 2006, seconda prestazione assoluto dopo i 100 punti di Wilt Chamberlain. Sarebbe stato bello rivivere qualche match del primo Kobe, quello con pettinatura mini-afro e un sorriso sgargiante.

    Pensiamo anche a chicche come la partita per il titolo statale ai tempi del liceo, con cui ha battuto il record di punti del leggendario Wilt! Rimanendo in tema di leggende, la modalità Ere in NBA 2K23 aveva saputo stuzzicarci: Visual Concepts ripropone la stessa formula magica infilandoci il Re (LeBron), impegnato nella ricerca dell'Anello che gli è sfuggito nel 2011. La compagnia degli Heat, infatti, era stata battuta dall'esercito dei Mavs guidato dalla stella tedesca Nowitzki. Per i Big Threes è arrivato il momento della redenzione, l'occasione per riscrivere la storia.

    Il lavoro fatto dal team su questo fronte è fantastico e quello che può offrire questa modalità è semplicemente impagabile. I miglioramenti grafici introdotti sono godibilissimi (i giornali dell'epoca, per esempio) mentre l'invecchiamento dei giocatori durante le stagioni rappresenta l'ennesima chicca per appassionati.

    MyTeam, La mia Carriera e le microtransazioni

    La vera nota dolente di NBA 2K24 riguarda la presenza degli "acquisti in game", inutile negarlo. Visual Concepts ha realizzato uno dei migliori titoli di basket degli ultimi anni (il più bello da vedere senza ombra di dubbio) ma nelle due modalità più giocate online sembra essersi fatta prendere un po' troppo la mano in termini di microtransazioni.

    Purtroppo, per non recitare il ruolo di vittime sacrificali bisogna ricorrere alla discussa Virtual Currency sia nel MyTeam, sia ne La mia Carriera: il grinding, per quanto possa essere efficace, è ancora troppo lento e poco utile. Se non si vuole mettere mano al portafoglio è sempre possibile guadagnare monete in molti modi, provando tutte le modalità di gioco di NBA 2K24 e completando gli obiettivi e le sfide disponibili. Ritrovarsi ad affrontare squadroni avversari però smorza un po' l'entusiasmo.

    Ed è un peccato perché sia il MyTeam, sia La mia Carriera offrono moltissime novità: la prima ha abbandonato la discussa e antiquata Casa d'Asta per abbracciare un mercato in stile Ultimate Team, con quotazioni fisse e offerte del giorno. In questo modo il team dovrebbe avere sotto controllo il mercato e le quotazioni dei giocatori. Interessante l'aggiunta del Salary Cap (dura 2 settimane ed è suddiviso in tre round), che impone delle limitazioni nella costruzione del proprio dream team: le quotazioni delle carte saliranno e scenderanno in base alle prestazioni e all'utilizzo degli atleti.

    La mia Carriera/Il mio Giocatore propone un'ambientazione ancor più suggestiva e vibrante delle passate edizioni, con la solita tonnellata di cose da fare (e da acquistare) per rendere il proprio personaggio immarcabile sui campetti della City. La gestione dei distintivi di NBA 2K24 con cui personalizzare/potenziare lo stile di gioco del proprio campione lascia perplessi, con una progressione che non sembra variare molto in base all'utilizzo, qualche bug di troppo e un succulento "pass stagionale" messo lì per ricordare al giocatore che grindare è noioso.

    Trama e dialoghi sono sicuramente migliorabili e quello che continua a mancare è un trait d'union che metta insieme, in maniera coerente, le diverse anime della modalità, ossia il basket, il gusto per il fashion e la musica. Infine, tra le altre modalità che compongono l'offerta contenutistica di NBA 2K24, segnaliamo una rivisitazione per "W" dedicata al basket femminile della WNBA e una versione lite della Franchise, ideale per chi ha poco tempo a disposizione.

    All'appello mancano anche quest'anno Charles Barkley, Reggie Miller e tutte le altre leggende ribelli: non resta quindi altro da fare che affidarsi al versatile editor implementato e ai soliti creatori di roster.

    NBA 2K24 NBA 2K24Versione Analizzata PlayStation 5NBA 2K24 è uno di quei titoli difficili da giudicare e soprattutto a cui attribuire un valore numerico che possa bilanciarne i grandi traguardi ludici e la deludente avidità. Da una parte c'è infatti una delle più belle simulazioni di basket mai realizzate, dall'altra un comparto online che non nasconde in alcun modo l'importanza eccessiva delle microtransazioni. I Momenti del Mamba e le Ere (con LeBron) sono due splendide aggiunte a un'offerta contenutistica con pochi eguali in ambito sportivo, mentre la tecnologia ProPLAY su PlayStation 5 e Xbox Series X/S porta il realismo simulativo della serie a un livello eccellente. NBA 2K24 è insomma uno dei migliori giochi sportivi di questa generazione, ed è un peccato che l'invadenza delle microtransazioni finisca inevitabilmente per indebolire l'ottimo lavoro svolto sul gameplay.

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