Need for Speed Heat Recensione: a tutta velocità tra le strade di Palm City

La serie Need for Speed torna con un nuovo capitolo dalle ambizioni elevate ma dal risultato finale non proprio perfetto.

Need for Speed Heat 4K
Recensione: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Need For Speed: Heat si è presentato al pubblico a pochi mesi dal lancio ufficiale, schivando i palcoscenici più in vista delle fiere di settore e restando un po' in disparte, quasi come se avesse paura delle reazioni dei fan. Che la saga di Electronic Arts stia attraversando un periodo turbolento, del resto, non è certo un mistero: i fasti degli episodi storici usciti due generazioni fa sono soltanto un lontano ricordo, e negli ultimi anni la serie ha fatto un po' di fatica a mantenere ben dritta la barra del timone creativo. Possiamo affermare con discreta sicurezza che lo scorso capitolo, Payback, sia addirittura uno dei meno apprezzati dai giocatori, ed è forse per questo che i ragazzi di Ghost Games hanno preferito utilizzare una strategia comunicativa più cauta.

    Ora che Heat è arrivato sugli scaffali, possiamo confermare che è stata una scelta indovinata: sebbene questo episodio abbia finalmente rigettato alcune delle pessime idee del suo predecessore, l'impressione è quella che sia arrivato davvero fuori tempo massimo. Per cercare di riconquistare i fan di lungo corso, Heat guarda al passato, e strizza persino l'occhio all'indimenticabile Burnout Paradise, ma così facendo finisce per risultare un titolo anziano e tradizionale nel concept.
    Gli ottimi risultati sul fronte del parco auto e del tuning estetico vengono funestati da diversi problemi tecnici e di stabilità, e da un modello di guida senza troppa personalità. Heat sarebbe stato un racing game interessante prima dell'ultimo Forza Horizon e forse anche prima di The Crew 2, ma allo stato attuale risulta soltanto un prodotto con poca inventiva e qualche problema di ottimizzazione.

    Corse pazze a Palm City

    Need for Speed: Heat vi trascina immediatamente nel mondo delle crew e delle corse clandestine, proiettandovi nella società dei racer che bazzica per le strade di Palm City. Scelto il vostro avatar fra una serie di modelli preimpostati inizierete subito a gareggiare, scoprendo la natura "bifronte" della città: di notte le strade pullulano di piloti che sfrecciano seminando la polizia, nel tentativo di impressionare la League (un gruppo di leggendari assi del volante), mentre di giorno si organizzano in ogni angolo della città gare legali su circuiti allestiti per l'occasione.

    Dopo avervi presentato questa situazione, Heat vi fa fare la conoscenza di una coppia di fratelli che vi accompagnerà durante quella che possiamo considerare la campagna principale, diluita nel corso di una ventina abbondante di ore. La storia procede attraverso una sere specifica di missioni, a cui si può accedere soltanto dopo aver soddisfatto determinate condizioni. Il racconto rimane però impacciato e poco incisivo, e sicuramente non si può annoverare fra i punti di forza della produzione. Heat parla di poliziotti corrotti e di un losco traffico di auto, ma lo fa in maniera così stereotipata e superficiale che è davvero difficile appassionarsi agli eventi. Le scene d'intermezzo mettono in mostra una regia debole (che fa quasi sempre affidamento su una fastidiosa shaky cam), e i modelli poligonali dei personaggi sono poco dettagliati ed ancor meno espressivi. Non si salva neppure la recitazione digitale, anche per colpa di un adattamento imperfetto, che non riesce a dar corpo alle espressioni idiomatiche ed allo slang tipico dell'ambiente rappresentato nel gioco.
    In un racing game si può chiaramente sorvolare sulla qualità del racconto, ma se Need For Speed: Heat aveva l'ambizione di caratterizzare più energicamente la città di Palm City e le sue personalità, il compito deve dirsi sostanzialmente fallito.

    La natura duplice di Need for Speed Heat, un gioco diviso a metà fra le luminose prospettive diurne e i crepuscolari panorami notturni, si riflette sulla struttura stessa del gioco. Non c'è un classico ciclo giorno/notte, ma ogni volta che si esce dal garage si può scegliere se farlo alla luce del sole oppure dopo il tramonto.

    Di giorno avremo l'occasione di affrontare competizioni ufficiali, cercando di accaparrarsi il succoso montepremi in palio: correremo di solito all'interno di circuiti più tecnici, alternando gare su strada, corse su sterrato e prove di abilità in derapata. Scopriremo così un sistema di guida estremamente arcade, molto semplificato per quanto riguarda il controllo e la stabilità del mezzo. Heat si basa quasi integralmente sulla capacità di dosare l'acceleratore in curva, per eseguire un moderato ed efficace drifting con cui pennellare una traiettoria ottimale. Di tanto in tanto capita di tirare il freno a mano in un tornante particolarmente ostico, ma nella maggior parte dei casi basta qualche tocco sul trigger destro ed un gestione delicata dello stick analogico per uscire puliti da ogni situazione.

    Se non cercate un'esperienza vicina a quella dei cosiddetti Simcade, con un pizzico di realismo a vivacizzare le cose, Need for Speed Heat vi potrà dare qualche soddisfazione, ma sappiate che la variazione di feeling tra le auto è minima, e sulla lunga distanza potreste sentire un po' di monotonia pronta a "farsi strada" all'ennesimo controsterzo calcolatissimo. Serve a poco la possibilità di modificare, anche al volo grazie ad un apposito menù, la sensibilità dello sterzo o la deportanza: i cambiamenti al modello di guida sono letteralmente minimi.

    Mentre di giorno si gareggia per i soldi, comunque, le gare in notturna servono ad accumulare un altro tipo di "valuta", ovvero la Reputazione. Dopo il tramonto è più facile trovare sfide basate sulla velocità, in tracciati che solcano il centro urbano e propongono curve più distese e meno impegnative. In pratica si tratta di uno sfoggio di potenza bruta e bombole di Nitro, grazie al quale scalare pian piano le gerarchie dei racer di Palm City. Il problema è che di notte circolano anche i poliziotti di una squadra speciale, imbastita proprio per fermare le corse clandestine. Oltre a vincere le gare, quindi, è necessario seminare gli sbirri che ci prenderanno di mira, eventualmente facendo salire il livello di allerta così da moltiplicare il punteggio di "Rep".

    Need For Speed Heat, nella sostanza, è composto proprio da questa duplice routine: si guadagna Reputazione finché non si sbloccano auto e nuove componenti per il tuning, e poi si passa all'accumulo dei dollari necessari ad acquistare, appunto, vetture e parti meccaniche.
    Sulla carta l'idea poteva funzionare, ma il bilanciamento dei sistemi economici è tutt'altro che indovinato, e capita quindi che ci si trovi a dover affrontare un gran numero di gare prima di potersi dedicare alle missioni principali. C'è inoltre il problema che non tutte le competizioni sono davvero remunerative, e che il giocatore è poco incentivato ad esplorare la mappa di gioco: basta infatti affrontare più e più volte i tracciati che pagano meglio per accumulare un bel gruzzolo. Idealmente c'è un meccanismo che riduce il compenso di vittoria in vittoria, ma ogni volta che si rientra nel garage le quotazioni tornano al massimo.

    Il processo di allargamento del proprio parco auto e di sviluppo del proprio mezzo, insomma, diventa purtroppo un po' monotono, forse anche perché le piste e la città non sono caratterizzate in maniera davvero efficace. Palm City sembra una brutta copia della Paradise City di Criterion, senza però averne minimamente l'energia. La zona costiera si estende dal porto alla spiaggia, mentre addentrandosi nell'entroterra si trovano aree rurali, osservatori e strade statali che sfrecciano attraverso i boschi. Eppure la varietà è solo nominale, visto che a parte qualche eccezione mancano scorci davvero memorabili ed una serie di landmark ben riconoscibili. Per non parlare poi della musica che ci accompagna: una serie di brani hip hop di terza categoria, con una vibrazione latina così generica che si fatica ad apprezzarla. Se le prospettive di Burnout Paradise ci sono rimaste nel cuore il merito è stato anche del sound inesausto della città, parte integrante del ritmo con cui ci spingeva ad affrontare un evento dopo l'altro.

    Voglia di velocità

    Se Heat è un gioco tutt'altro che memorabile la colpa è anche della scarsa inventiva con cui il team di sviluppo ha popolato la mappa, riempiendola di autovelox da "sverniciare", cartelloni da sfondare e altri collectible altrettanto tradizionali. Considerando anche un traffico urbano incredibilmente poco intenso, Heat assume insomma i connotati di un racing game senza particolari guizzi, estremamente canonico e tremendamente usuale.

    C'è da dire, per fortuna, che il team di sviluppo non si è affatto risparmiato per quel che riguarda il parco auto ed i meccanismi di tuning (soprattutto estetico). Durante il percorso che ci porterà al massimo livello di reputazione (fissato a 50) sbloccheremo circa 130 vetture, che spaziano dai modelli classici alle compatte moderne, includendo anche un buon numero di supercar e altrettanti veicoli offroad. Nel garage sarà inoltre possibile personalizzare con estrema cura la maggior parte di questi modelli, cambiando minigonne, spoiler, diffusori, specchietti e paraurti, per un sistema di modifiche estetiche che, dalla possibilità di modificare il suono del motore a quella di regolare il diametro dei cerchioni, ricorda finalmente i migliori episodi della serie.

    Ovviamente ci sono anche le modifiche meccaniche, che permettono di migliorare le doti del proprio mezzo o di adattarlo a specifiche tipologie di gare. Oltre ad agire sulle componenti del motore, modificando sistemi di aspirazione, filtri e turbine, sarà possibile cambiare pneumatici, differenziale e dischi della frizione. L'obiettivo non è soltanto quello di massimizzare il valore che indica la potenza del mezzo, ma anche quello di rendere l'auto più adeguata alla sfida che stiamo affrontando.

    Per quanto sia piacevole la possibilità di operare modifiche sostanziali, bisogna però ammettere che pure in questo caso bisogna chiudere un occhio sul fronte del realismo: semplicemente cambiando pneumatici e poco altro è possibile trasformare una Porsche Cabrio in un'auto da Offroad, ed un Land Rover Defender in un mezzo perfetto per le derapate. Avremmo francamente gradito una maggior differenziazione del sistema di guida, che incentivasse l'acquisto e l'utilizzo di diversi messi piuttosto che il cambio di assetto appena prima della gara.

    Comparto tecnico e IA

    Anche a livello tecnico Need for Speed Heat è un titolo decisamente tormentato. Da una parte ci sono le vedute notturne di Palm City, a tratti semplicemente meravigliose grazie all'ottimo utilizzo degli shader e degli effetti di riflessione, che si sposano ottimamente con le luci dei lampioni e i neon degli scorci cittadini. Dall'altra c'è un pop-up a tratti desolante, che coinvolge tutto: modelli poligonali, texture, persino ombre, che appaiono a pochi metri di distanza dall'auto rovinando il colpo d'occhio e il senso d'immersione.

    Fra i lati positivi c'è un motore fisico che permette di distruggere moltissimi oggetti, travolgendo alberi, muretti e lampioni; d'altra parte l'implementazione di questa feature resta purtroppo molto grezza, con tronchi che sembrano di cartapesta ed una gestione degli urti quantomeno fantasiosa. Per altro il sistema di danni estetici delle auto è davvero primordiale, senza deformazioni credibili della carrozzeria.

    L'elemento che più ci ha lasciati perplessi è però l'ottimizzazione del codice: non solo Need for Speed Heat gira a 30 fps (su PS4 PRO), riducendo di molto la sensazione di controllo e di velocità, ma in molte occasioni (e soprattutto se si gioca online) si notano degli scatti evidenti e dei fenomeni di stuttering che, facendo "singhiozzare" il gioco, rendono meno preciso anche il controllo dell'auto.

    Chiudiamo con una considerazione sull'intelligenza artificiale, per niente in forma. Need for Speed Heat è un titolo estremamente facile, anche a causa della scarsa tenacia degli avversari controllati dalla CPU.

    Il gioco sembra utilizzare una versione "perversa" dell'effetto elastico, per cui se nelle prime fasi di gara si passa in vantaggio, nessun inseguitore risulterà una minaccia concreta per il nostro dominio, mentre se restiamo indietro poco dopo la partenza, ci sarà qualcuno pronto a schizzare verso il traguardo con foga inarrivabile. Salvo poi lasciare uno spiraglio per farsi superare proprio prima di chiudere l'ultimo giro. Con queste prospettive sono poche le gare davvero stimolanti: per fortuna se si decide di giocare online è possibile sfidare anche avversari umani, cercando di battere i loro tempi sul giro oppure accettando la loro presenza nelle gare, in cambio di un incremento del valore delle ricompense. In questi primi giorni di gioco, forse a causa di una popolazione dei server ancora limitata, le operazioni di matchmaking ci sono sembrate un po' lente e a tratti problematiche, con diverse disconnessioni e molti eventi annullati sul nascere.

    Need for Speed Heat Need for Speed HeatVersione Analizzata PlayStation 4 ProNeed for Speed Heat è un racing open world che vuole far pace con i fan della saga dopo l'inciampo di Payback. Per raggiungere il suo scopo lavora alla grande sul sistema di tuning e di modifiche estetiche, guardando con interesse ai capitoli storici dell'epoca PS2, e sfoggia un setting che assomiglia da vicino a quello di Burnout Paradise. L'operazione, tuttavia, può dirsi riuscita solo a metà: Heat perde il confronto con altri mostri sacri del genere usciti di recente, che propongono modelli di guida più soddisfacenti, mappe più ampie ed una maggior varietà di competizioni. Il titolo EA ha una buona quantità di contenuti, e alcuni momenti fortunatamente memorabili: quando si scende a tutta velocità lungo i pendii morbidi delle campagne che circondano la città, o quando si corre a perdifiato lungo il litorale che costeggia downtown, si riscoprono momenti di perfezione scenica che alla saga mancavano da un po'. D'altro canto l'ottimizzazione è tutt'altro che perfetta (fra scatti vistosi ed un pop-up invasivo), l'intelligenza artificiale è poco determinata, e ci sono problemi di bilanciamento della progressione. Ci si può divertire moltissimo smanettando con l'assetto dell'auto, si possono passare ore a modificare la livrea del proprio bolide, e qualche inseguimento con la polizia sarà senza dubbio rimarchevole, ma al di là di questo Heat resta un Need For Speed senza troppo slancio.

    6.5

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