Oggi alle ore 17:00
Call of Duty WWII: Campagna
Oggi alle ore 17:00
Continuiamo a giocare con la campagna single player di COD!

Need for Speed Payback Recensione: corse e inseguimenti in stile Fast & Furious

A due anni di distanza dal poco fortunato reboot, la serie Need for Speed torna con un nuovo episodio ispirato ai blockbuster di Hollywood.

Need for Speed Payback
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Il ruggito del motore scalda l'asfalto rovente; le mani stringono saldamente il volante; i piedi stuzzicano l'acceleratore; gli sguardi di sfida tra i piloti rendono l'atmosfera un concentrato di agonismo. E poi si attende il "via", l'istante in cui partire a tutto gas, far galoppare i cavalli, tagliare il traguardo. In dieci secondi o poco più, vivendo un quarto di miglio alla volta. Perché solo così potremo sentirci davvero liberi. Need for Speed è sempre stato il brand che, più di qualunque altro, ha incarnato appieno la filosofia "ribelle" dei racing game: un concentrato di pura frenesia arcade, un trionfo di livree tamarre, gare clandestine e contachilometri in fiamme. Fedele alla nomea della serie, il nuovo capitolo Payback sfreccia a gran velocità sui circuiti delle nostre console e dei nostri PC, seguendo il tracciato già percorso due anni fa dal validissimo reboot della saga, ad opera del team Ghost Games. Dopo aver messo la marcia in folle, lo studio ha deciso ora di ripartire alla grande, con l'obiettivo di proporre agli estimatori delle quattroruote il Need For Speed più vasto e completo che sia mai stato assemblato. Pronti a riconquistare il dominio della strada?

La vendetta è un piatto che va servito a tavoletta

C'è profumo di Hollywood nella storyline di Payback: parliamo ovviamente di quella branca della cinematografia smargiassa ed esagerata che, sullo stile degli ultimi Fast & Furious, non riesce (e non vuole) prendersi sul serio. Allo stesso modo, l'ultimo Need for Speed riempie il suo serbatoio narrativo con un propellente eccessivo e fragoroso: tra le strade di Fortune Valley un terzetto di simpatiche canaglie, con il vizio del furto e la passione per i motori, sta per compiere il colpo di tutta una vita. Ma un tradimento improvviso scombussola i piani del gruppetto, e lascia i protagonisti nei guai fino al collo. Da una parte il buon Tyler Morgan (l'autodefinitosi "pilota più bravo della città di Silver Rock"), un maestro delle corse "non autorizzate" tra il traffico urbano; dall'altra la bella biondina Jess Miller, asso della fuga, abilissima nel far mangiare la polvere agli sbirri che solitamente la tallonano senza un attimo di tregua; in mezzo troviamo invece Sean McAlister, detto "Mac", nel cui cuore pulsano sangue e derapate. Tutti e tre sono animati da un profondo senso di vendetta nei confronti de La Loggia, una potentissima organizzazione con le mani in pasta un po' dappertutto, dalla politica alla polizia, che ama truccare le scommesse e tenere sotto scacco l'intera città. E quale modo migliore per metterle i bastoni tra le ruote se non quello di partecipare al "Rush dei banditi", la più grande corsa automobilistica della storia recente della clandestinità, allo scopo di sabotarne i piani dall'interno?

Prende il via così una trama frivola, leggera e disimpegnata al punto giusto: con un pizzico di umorismo sopra le righe ("chiamami Leonardo Va' e Vinci!") e qualche sequenza che farebbe invidia a Michael Bay, Payback porta alle estreme conseguenze il gusto cinematografico del racconto. Le premesse sono piacevoli, e il primo impatto con il gioco, forte di una sequenza iniziale ad alto tasso adrenalinico, lascia indubbiamente ben sperare. Ad un tratto, però, Need for Speed inizia a rallentare poco alla volta, fino a tirare del tutto il freno, e riaccelerare soltanto con una cadenza regolare e prevedibile. La storia è puntellata di personaggi assai poco rimarchevoli ("il piccolo Ty" ha il carisma di un motore ingolfato), ed in generale i momenti ad alto tasso di spettacolarizzazione ipercinetica si contano - letteralmente - sulle dita di una mano.

Le missioni più scriptate, d'altronde, ossia quelle che mettono in risalto l'anima più esaltante del gioco, si sbloccano soltanto in conclusione del capitolo loro dedicato: prima di arrivare a compiere acrobazie spericolate e sfracelli su larga scala, insomma, dovremo completare una lunghissima serie di incarichi più "tradizionali", che spazia dalle semplici gare alle sfide a suon di sgommate nel terriccio. Pur di annientare la Loggia ed i suoi fastidiosi intrallazzi, i nostri eroi del volante saranno costretti a sgominare le bande di corridori che dominano il sottobosco "underground" di Fortune Valley. La struttura del racconto, ed anche del gameplay, è basata quindi su un sistema piramidale: ogni capogruppo potrà essere affrontato solo dopo aver dimostrato il nostro valore in una serie di quattro/cinque corse a tema. Il nostro compito sarà dunque quello di battere i boss di tutte le fazioni presenti all'interno di un capitolo, prima di poter sbloccare la missione che porterà effettivamente avanti la trama.
È questa un'impostazione in verità abbastanza desueta e decisamente noiosa a lungo andare, che stiracchia il ritmo della narrazione e smorza progressivamente l'entusiasmo. Anche le (poche) cinematiche in CGI risultano abbastanza tradizionali nella messa in scena, prive - ad esempio - della (pur imperfetta) carica di originalità in live action che contraddistingueva le sequenze d'intermezzo dello scorso Need for Speed. Per tagliare il traguardo della sola storia principale saranno necessarie all'incirca 15 ore di gioco, diluite lungo un percorso che purtroppo presenta un po' troppi ostacoli difficilmente superabili.

Run, Baby, Run!

Ma è sul fronte del driving system che il corsistico di Ghost Games parte in quarta: nervosa, precisa ed elettrizzante, la guida in Payback è un'esperienza sempre soddisfacente, di puro spirito arcade, senza alcun fronzolo simulativo. Le leggi della fisica quindi obbediscono a regole tutte proprie, con vetture - anche di grossissima cilindrata - che si prodigano in voli vertiginosi e capriole del tutto irrealistiche. Ci troviamo, del resto, all'interno di un mondo in cui il NOS è montato di default praticamente su qualsiasi automobile, fosse anche il rottame più sgangherato: perché quello di Need For Speed è un universo popolato solo da macchine, un open world articolato e contorto, una giungla urbana e naturalistica dove vige la regola del "più veloce".

Prendere confidenza con il sistema di guida sarà quindi questione di pochi istanti, giusto il tempo di familiarizzare con le cinque diverse tipologie di veicoli presenti: corsa, fuoristrada, accelerazione, derapata e fuga. Le singole categorie dispongono di eventi espressamente dedicati, nonché di bolidi specifici, pensati per essere utilizzati soltanto in determinate competizioni. Si passa dalle sfide di accelerazione, nelle quali dovremo cambiare marcia al momento giusto per battere l'avversario con uno sprint, fino ad arrivare alle rocambolesche fughe dalle forze dell'ordine, da seminare con una sana dose di "takedown" alquanto scenografici.

Tra i canyon, i quartieri residenziali ed il downtown, pertanto, la parola d'ordine è "varietà": sebbene sul lungo termine le attività tendano ad ripetersi un po' tutte, complessivamente si nota la volontà del team di proporre una valida alternativa alle solite "corse" su strada. Le gare off-road, in particolare, si dimostrano davvero ben realizzate, tra salti al limite della follia, curve al cardiopalma e pulviscolo che ci ostruisce la vista. In tal senso, la mappa di gioco è composta da macro-zone caratterizzate da alternative condizioni di tracciato, dove potremo mettere alla prova le nostre abilità nelle suddette cinque categorie.

Dopo ogni trionfo otterremo sia un punteggio con cui aumentare la nostra "reputazione" criminale, sia del denaro tramite il quale acquistare nuove quattroruote nei rispettivi rivenditori. È il peculiare sistema di progressione il vero "carburante" di Payback: al termine di ogni confronto verremo premiati con le Speed Cards (comprabili anche nelle officine), ossia delle "figurine" che aumentano i parametri delle auto, quali velocità, freni e nitro. Similmente a come avviene in FIFA Ultimate Team (in cui i valori ed il rendimento dei giocatori aumenta in base alla "sinergia" tra i compagni), combinare questi potenziamenti a seconda del tipo ed della marca garantisce boost prestazionali aggiuntivi. In questo modo, la nostra auto potrà salire di livello, permettendoci di competere ad armi pari negli eventi di grado più elevato: una formula di stampo quasi ruolistico, da ripetere per ogni singola vettura in garage, che irrobustisce l'intelaiatura ludica del nuovo Need For Speed. Eppure, anche questa buona idea possiede delle piccole, evitabili controindicazioni: il bilanciamento complessivo, infatti, non ci è parso del tutto impeccabile.

Le gare in derapata, ad esempio, possono essere vinte con relativa facilità anche se la nostra auto possiede ben venti livelli in meno rispetto allo standard minimo consigliato, mentre le corse d'accelerazione si riveleranno del tutto impossibili da completare senza le corrette migliorie. Un ruolo ambivalente è giocato anche dall'intelligenza artificiale: prevedibili ed aggressivi al contempo, i piloti avversari sapranno darci filo da torcere nei primi tornanti del circuito, per poi allentare la presa in prossimità della linea d'arrivo, come se volessero offrirci qualche margine per recuperare lo svantaggio.
Fortunatamente, per buona parte della storyline il gioco ci fornisce un quantitativo bastevole di Speed Cards con cui personalizzare la potenza delle macchine, così da "tenere il passo" con lo sviluppo della trama. Nelle fasi finali, però, sarà richiesta una sessione di grinding un po' più accentuata, che ci imporrà di ripetere ad oltranza eventi già conclusi, nella speranza di "pescare" le carte più efficienti, oppure risparmiare valuta sufficiente da investire in nuovi bolidi fiammanti.

Solo parti originaliTorna in Payback anche il tuning, uno dei più ricchi e malleabili dell'intera serie: le numerose auto presenti nelle concessionarie (tutte legare a marchi celeberrimi come Ford, Porsche e Chevrolet) possono essere customizzati a piacimento in ogni minimo aspetto. Si parte dall'assetto, con curvature posteriori e anteriori, si prosegue poi con gli elementi cosmetici, tra cui il colore del telaio e la posizione degli adesivi realizzati ad hoc, e si conclude con la personalizzazione estetica, che ci permette di agire sul cofano, sulle minigonne, sugli spoiler ed i parafanghi, a patto, però, di aver preventivamente soddisfatto specifici requisiti. Le possibilità di modifica, direttamente proporzionali al quantitativo di veicoli, sono - inutile ribadirlo - davvero incalcolabili, pronte ad esaltare la verve creativa di tutti quei giocatori che, nella loro vita, non si sono persi una sola puntata di Pimp My Ride.

Alcune risorse extra, tra cui oggetti per la personalizzazione, ticket di scambio con cui collezionare altre Speed Cars e moneta sonante, potranno essere guadagnate grazie alle cosiddette "Consegne", ossia delle generose casse di loot, regalate come ricompensa al completamento di specifici obiettivi nelle fasi di free roaming. Per alleggerire il processo di crescita, nulla vi impedirà di sbloccare questi pacchetti pagandoli con denaro reale, attraverso un sistema di microtransazioni che, tuttavia, non risulta affatto invasivo né particolarmente vantaggioso. Restando in tema di esplorazione libera, il mondo di Payback offre a tutti i campioni un manipolo di attività secondarie con cui mantenere sempre i motori su di giri: oltre agli immancabili cartelloni da distruggere, trovano spazio anche scontri testa a testa con i "piloti nomadi" che pattugliano le strade, senza contare la possibilità di scovare i telai dei "catorci", pezzi d'antiquariato da rimettere in sesto e trasformare in veri gioielli della meccanica. Ad arricchire la permanenza nella Fortune Valley ci pensa anche la componente multiplayer del corsistico, basata sulle Speedlist, dove dovremo dar sfoggio della nostra abilità contro altri sette giocatori in una serie di cinque gare, dotate di un apposito sistema di ranking online e di un matchmaking che abbina solo utenti con livelli adeguatamente compatibili. Il parco giochi automobilistico inaugurato da Ghost Games, insomma, potrebbe portarvi via parecchio tempo, sebbene il serbatoio della varietà inizi, già dopo qualche ora, a perdere "benzina".

Frostbite a tutto gas

Se prestiamo attenzione unicamente alle rifiniture della carrozzeria, ai modelli poligonali delle auto ed alle pirotecniche scintille, nell'orgia di particellari e lamiere che ci inebriano la vista durante un takedown, Need for Speed: Payback si rivela una vera gioia per gli occhi. Il Frostbite attiva infatti il "turbo" nelle sessioni altamente spettacolari, dove a farla da padrone è un eccellente senso di vorticosa velocità, che riesce abilmente a non farci sentire il peso di un frame rate limitato (su PS4 base) a 30fps, con solo qualche sporadica e dimenticabile oscillazione.

Ma nella composizione ambientale, disgraziatamente, l'engine di EA inizia ad andare in panne, a causa di texture che caricano in ritardo e di un pop-in abbastanza aggressivo. C'è da dire che - a gusto del tutto personale - l'art design di Payback soffre di un "anonimato" non pienamente degno delle ambizioni di questo capitolo: la mappa non sembra possedere la stessa personalità di Ventura Bay: laddove nel titolo precedente la notte perenne dava all'atmosfera di gioco una personalità oscura e seducente, in Payback le vie di Silver Rock, gli orizzonti brulli e le rocce dei canyon assomigliano ad un collage di panorami "tipici" di tanti altri racing game, senza veri guizzi artistici.
Guidare tra le lande assolate del Liberty Desert con lo stereo a palla, però, resta un piacere indescrivibile: il reparto audiovisivo svolge infatti un lavoro di notevole spessore, con un doppiaggio in lingua italiana enfatico quanto basta ed una soundtrack ben ritmata, che esalta i frangenti più intensi senza mai sopraffare l'ipnotico rombo di un motore in accensione.

Need for Speed Payback Need for Speed: Payback non è il capitolo della “rivalsa” che i fan stavano aspettando dopo la buona ripartenza di due anni fa. È piuttosto un racing game solido, longevo e vario, eppure ancora incapace di dettare nuovi standard per il suo genere d’appartenenza. Resta infatti ancorato ad una struttura singleplayer troppo schematica e monocorde, che fa a sportellate con un sistema di progressione sulla carta molto intelligente, ma non sempre equilibrato come dovrebbe. Gli amanti del tuning estremo, delle fughe scavezzacollo e delle corse senza freni troveranno comunque in Payback il titolo ideale con cui soddisfare la loro fame di adrenalina. Permangono, in ogni caso, ancora ampi margini di perfezionamento prima che la serie possa accendere il NOS e tornare a soddisfare pienamente il nostro “bisogno di velocità”.

7.5

Che voto dai a: Need for Speed Payback

Media Voto Utenti
Voti totali: 9
8.2
nd