Need for Speed Unbound Recensione: tanto stile e poca sostanza?

Tre anni di assenza dalle piste hanno ingolfato il motore della serie EA? Non proprio, ma i risultati di Need for Speed Unbound non sono eccezionali.

Need for Speed Unbound
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Dopo tre anni di sosta, Need For Speed Unbound segna il ritorno in pista della saga. Al volante c'è Criterion Games, software house che si era distinta con Burnout negli anni 2000 e che ha già lavorato alla serie Need For Speed sviluppando Hot Pursuit, Most Wanted e Rivals. La conoscenza della materia dunque non manca di certo, eppure Unbound si è rivelato un capitolo privo di grande sprint, per quanto rimanga comunque sempre spensierato, diverente e tamarro al punto giusto.

    Nuova città, vecchi problemi

    Siamo a Lakeshore (una reinterpretazione di Chicago), metropoli dominata dalle contraddizioni della moderna società americana, alle prese con le imminenti elezioni e con i candidati al ruolo di sindaco che basano la loro campagna elettorale sulla lotta alle gare clandestine, le quali specialmente di notte mettono in subbuglio le strade.

    In questo contesto, vestiremo i panni di un pilota che, insieme alla sua combriccola di amici, ha come scopo finale quello di vincere La Grand, la gara regina contro i migliori assi al volante della città. Le ambizioni del protagonista però non sono legate solo alla gloria, e vi lasciamo ovviamente il piacere di scoprire le vere motivazioni del nostro alter ego. La storia narrata da Need For Speed Unbound vi terrà impegnati per una quindicina di ore e ha purtroppo l'amaro retrogusto del déjà vu, puntellata di personaggi stereotipati, scandita da situazioni già viste e spinta da uno sviluppo narrativo fin troppo prevedibile. Per quanto concerne la varietà degli eventi, troviamo le classiche gare su circuito, le sfide di derapata e le attività in cui dover accumulare il punteggio più alto possibile, abbattendo birilli e barili sparsi sul tracciato. Tra una corsa e l'altra il nostro protagonista riceverà alcune telefonate in cui gli verrà chiesto di recuperare dei bolidi sparsi in giro per la mappa. Dopo essere stati consegnati, questi veicoli diventeranno acquistabili presso il garage. Oltre alle gare clandestine, l'altro ingrediente che non può mai mancare in un Need For Speed sono le fughe dalla polizia che danno vita a lunghi e caotici inseguimenti per le vie di Lakeshore. Il quadro del tessuto ludico è completato dalla struttura open world, con una mappa farcita di collezionabili, salti, autovelox e cartelloni da distruggere.

    Nel complesso però mancano quegli elementi distintivi in grado di differenziare nettamente Need For Speed Unbound dai suoi predecessori e l'introduzione delle scommesse, che in sede di anteprima ci erano sembrate un aspetto dotato di discreto potenziale, non ha aggiunto quella marcia in più che speravamo.

    Prima della gara, il giocatore può decidere di sfidare uno dei partecipanti: il problema è che gli importi in gioco sono una piccola (a tratti piccolissima) percentuale del premio in palio per la gara e quindi, di fatto, non vanno a intaccare gli equilibri dell'economia ludica. Ci sarebbe piaciuto insomma che questa feature possedesse maggior risalto e profondità, e invece rimane piuttosto marginale.

    Ripetitività giornaliera

    Lungo una progressione suddivisa in quattro settimane, torna anche la distinzione tra giorno e notte già vista in Need For Speed Heat (ve lo ricordate? Ecco la recensione di Need for Speed Heat), tuttavia in Unbound sembra essere meno incisiva, in quanto l'unica differenza tra eventi diurni e notturni è di natura prettamente monetaria, perché al calar del sole aumenta la valuta accumulabile.

    Quello di Unbound è un "circuito ludico" che tende a ripetersi in loop, con una ridondanza abbastanza avvertibile. Ogni giorno il giocatore può disputare un certo numero di gare al fine di guadagnare il denaro necessario per gli upgrade, e ciascuna sfida farà salire il livello di allerta della polizia che renderà più aspri gli inseguimenti. Venir beccati dalle forze dell'ordine comporta il sequestro dei guadagni di quella singola giornata. Nel momento in cui l'utente decide di tornare al garage e passare al giorno successivo, il livello di allerta si azzera e il gruzzolo guadagnato viene messo in banca. Questa meccanica si ripete per tutta la settimana, fino al sabato, quando si svolgono le qualifiche. Superare queste prove per primi tre sabati darà accesso a La Grand, che si tiene alla fine della quarta ed ultima settimana.

    Come già accennato, una struttura simile appare molto ripetitiva perché purtroppo ogni giorno si rivela uguale agli altri e, oltretutto, gli eventi finiscono per risultare sempre gli stessi. Per dirla in breve: alla fine della prima settimana si è già visto tutto quello che il gioco ha da offrire in termini di contenuti e varietà.

    Per fortuna ci sono anche alcune note positive, che riguardano principalmente la progressione e il livello di sfida: il titolo offre tre livelli di difficoltà, che determinano non solo l'abilità dell'intelligenza artificiale, ma anche il numero di "restart" a disposizione. Questa gestione della difficoltà basata sul numero di ripartenze si è dimostrata una scelta decisamente azzeccata.

    Inoltre, a prescindere dal grado di sfida selezionato, il gioco ci è parso più impegnativo rispetto ai precedenti capitoli, e questo rende le gare sempre avvincenti, nonostante il fastidioso effetto elastico che ormai è prerogativa della serie.

    Anche la progressione, come dicevamo, ci ha convinti pienamente: il giocatore non viene ricoperto di crediti come accadeva in passato ed anzi, la gestione dell'economia del proprio garage è un elemento fondamentale in Unbound. I premi sono tutt'altro che cospicui, specialmente nella prima parte dell'avventura e l'acquisto di potenziamenti o addirittura di nuovi bolidi è sempre un momento di grande soddisfazione.

    Derapa che ti passa

    Com'era ampiamente prevedibile, il modello di guida offerto da Need For Speed Unbound è di stampo arcade e funziona a dovere. Con qualche riserva, ma funziona. Non ci sono grandi differenze tra un'auto e l'altra: tutte si guidano allo stesso modo e non si avvertono nemmeno le differenze di peso.

    L'intera intelaiatura del driving system fa leva sulla velocità massima, sull'utilizzo del nitro e, soprattutto, sulla gestione della derapata. Proprio quest'ultimo elemento ci ha lasciato un po' perplessi: il sistema di guida ci è infatti parso troppo incentrato sulla derapata, al punto che mettere la macchina di traverso è spesso l'unico modo per darle una direzione, come se sterzare senza derapare non fosse possibile. Allo stesso modo, per uscire da una curva è quasi sempre necessario l'utilizzo del nitro, perché altrimenti, appena finisce la derapata, la macchina sembra andare sotto coppia e piantarsi sul posto. Insomma siamo di fronte a un sistema un po' più rigido di quanto era lecito aspettarsi, che non lascia tanto spazio allo stile di guida del giocatore, il quale è costretto invece ad adattarsi a questa alternanza tra nitro e derapata per poter essere competitivo.

    Tuning e customizzazione

    L'aspetto più riuscito della produzione Criterion è senza dubbio il parco auto ed il profondo sistema di customizzazione. Need for Speed Unbound include 143 veicoli, tutti su licenza, che vanno dalle utilitarie, alle sportive, passando per suv e pick-up fino ad arrivare alle supercar. Queste vetture possono essere stravolte in fase di tuning, con l'applicazione di potenziamenti meccanici e kit estetici di ogni tipo.

    La carrozzeria è personalizzabile fin nei suoi più piccoli elementi e il giocatore può dare libero sfogo alla sua fantasia mediante l'applicazione di vernici e wrap di ogni genere, neon sotto la scocca e vetri colorati, che fanno tanto anni 2000 e rievocano le atmosfere di Fast & Furious e degli acclamati Need For Speed Undergroud, a cui Unbound strizza neanche troppo velatamente l'occhio.

    A volte le opzioni di tuning si spingono talmente oltre da rendere le auto irriconoscibili, nel pieno spirito esagerato e sopra le righe che contraddistingue questo franchise. Anche il nostro alter ego è interamente personalizzabile, grazie ad un editor che ci consente di crearlo quasi da zero, come nei migliori giochi di ruolo. Criterion ha dunque voluto lasciare ampio spazio al giocatore per esprimere sé stesso e imprimere il proprio stile sull'avventura.

    La Street Art prende vita

    Restando in tema di stile, il tratto più caratteristico di Need For Speed Unbound è indubbiamente la sua direzione artistica. La scelta di mescolare a schermo elementi dal tocco più verosimile ad altri in cel shading è quanto meno audace, e ci sentiamo di promuoverla con riserva.

    Complice anche una realizzazione grafica altalenante, il risultato è un colpo d'occhio disomogeneo: i modelli delle auto sono bellissimi da vedere, ma purtroppo lo stesso non si può dire dello scenario, che non è stato realizzato con la stessa cura e l'impatto visivo è marcatamente old-gen per un titolo che - lo ricordiamo - esce soltanto sulle piattaforme di attuale generazione. Per farvi un esempio: l'effetto dell'asfalto bagnato è senza dubbio appariscente, peccato però che non si sollevi nemmeno uno schizzo d'acqua quando si sfreccia a duecento all'ora su una pozzanghera. In questo contesto, il team ha provato ad amalgamare anche la presenza di personaggi in cel shading e di un'effettistica fumettosa che sembra uscita da un'opera di street art. Insomma abbiamo apprezzato la scelta artistica alquanto originale, che conferisce carattere e personalità alla produzione, ma ne abbiamo gradito un po' meno la realizzazione. La versione da noi testata era quella PS5 e per quanto riguarda il frame rate il lavoro di ottimizzazione è lodevole: il gioco non si schioda infatti dai 60 fps neanche nelle situazioni più caotiche.

    Sul versante sonoro siamo su alti livelli: i rombi dei motori sono una goduria e sono addirittura personalizzabili in fase di tuning, mentre la scelta dell'accompagnamento musicale annovera diversi pezzi tratti dalla scena trap ed hip hop, che si sposano a meraviglia con il tono "underground" della produzione. Merita infine un plauso il buonissimo doppiaggio in italiano, anche se ci è parsa un po' straniante la scelta di non localizzare nella nostra lingua i dialoghi del rapper ASAP Rocky, che è presente nel gioco nei panni di sé stesso.

    Il Multiplayer

    Se la struttura di Unbound, in single player, sente il peso degli anni, dobbiamo dire che in multiplayer lo "schema Burnout Paradise" funziona ancora discretamente bene. Le sessioni possono ospitare fino a 16 giocatori, che gironzolano liberamente per la mappa e intanto hanno la facoltà di continuare a completare attività secondarie.

    Chi vuole può avviare un evento a cui gli altri player sono in grado di unirsi con la semplice pressione di un tasto. La progressione tra single player e multiplayer non è unificata, ma anche qui, esattamente come in singolo, si possono acquistare auto e potenziamenti con i soldi guadagnati grazie alle vittorie, cercando di presentarsi ai nastri di partenza nelle migliori condizioni possibili.

    Una vera e propria carriera parallela dunque, che può regalare qualche ora di sportellate in spensieratezza, magari insieme ad un gruppo di amici grazie al cross-play. Certo, bisognerà vedere quanto a lungo rimarranno popolati i server, dato che, aldilà del divertimento effimero dato dalle gare, sembrano mancare obiettivi perseguibili sul lungo periodo che possano stimolare i giocatori a frequentare Lakeshore con costanza.

    Need for Speed Unbound Need for Speed UnboundVersione Analizzata PlayStation 5È ironico come un prodotto chiamato “Unbound” (letteralmente “slegato") sia, al contrario, ancora così imbrigliato dai canoni dei racing game open world tradizionali, risultando fin troppo simile al suo diretto predecessore. Need For Speed Unbound è un titolo complessivamente valido, a patto però di approcciarlo senza troppe pretese. Al netto di alcuni problemi strutturali che possono far storcere il naso, il gioco riesce a intrattenere, grazie a una profonda personalizzazione dei veicoli e a un multiplayer che funziona a dovere. Il peccato originale però risiede nel voler insistere a testa bassa su una formula ludica un po' pigra. Dopo una gestazione durata tre anni era lecito sperare di ritrovarsi tra le mani un prodotto più fresco, più moderno, e invece i ragazzi di Criterion ci hanno regalato un episodio dai buoni valori produttivi che purtroppo non si discosta dal filone che parte da Burnout Paradise e lega tutti i Need For Speed usciti nell’ultimo decennio, figlio di una ripetitività un po’ indolente. C’è dunque bisogno che Electronic Arts si rimetta in carreggiata e ingrani il turbo al più presto, se vuole tornare a primeggiare nel panorama dei giochi di guida arcade.

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