Neon Abyss Recensione: un frenetico roguelite cyberpunk

Team17 e Veewo Games presentano Neon Abyss, action roguelite in due dimensioni intriso di difficoltà, frenesia ed estetica cyberpunk.

recensione Neon Abyss Recensione: un frenetico roguelite cyberpunk
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Fra le mode dello scorso decennio più dure a morire, bisogna senz'altro menzionare una certa fissazione, da parte delle software house videoludiche, per i cosiddetti roguelike. Per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta di un trend che, tra memorabili perle e produzioni-clone di scarso rilievo, ha prodotto una mole spropositata di esperienze ispirate alle principali -e assai severe- regole di Rogue, lo storico dungeon crawler di Michael Toy e Glenn Wichman. Da qualche tempo a questa parte, comunque, il filone sembra essere uscito dai radar dell'industria, salvo ripresentarsi di tanto in tanto per volontà di qualche sviluppatore dall'animo indipendente.

    È il caso di Neon Abyss, opera del team cinese Veewo Games che si fregia del supporto di Team17, un publisher piccolo ma ben noto, recentemente anche editore del piacevole Moving Out (recuperate la recensione di Moving Out). Per onore di precisione, il titolo fa parte del sottogenere dei roguelite, branca più morbida e "action" che vorrebbe rivolgersi a quelle frange di pubblico poco inclini a una progressione totalmente punitiva e priva di aiuti. Nonostante anche in questo campo sia ormai difficile svettare - qui dimorano capolavori del calibro di Rogue Legacy e Spelunky -, il gioco tenta l'impresa sfoderando una competizione di alto livello e un contesto cyberpunk che sembra cascare a fagiolo, nell'anno della trepidante attesa per un certo, mastodontico progetto targato CD Projekt. Sarà sufficiente per assicurarsi un posticino nel Pantheon di genere?

    Vai, muori, ripeti

    I segreti dell'abissoUna volta piombati nelle viscere di Neon Abyss, sta sostanzialmente all'utente la scelta di come gestire la propria avanzata. Nulla vieta di dirigersi a testa bassa verso i nascondigli dei Nuovi Dei, sebbene all'atto pratico, per una serie infinita di ragioni, esplorare quante più aree del dungeon possibili si riveli spesso la decisione più saggia. È optando per questa via che si possono sperimentare fino in fondo tutte le chicche di gameplay, alcune delle quali, per altro, non vengono spiegate dal software in maniera del tutto limpida e cristallina. Qualcuna può essere carpita dai consigli scritti che compaiono durante le schermate di caricamento; altre, invece, vanno letteralmente scoperte giocando. Una trovata di game design che non è certamente inedita, ma che ha pur sempre il suo fascino.

    In Neon Abyss l'Olimpo è crollato definitivamente. Da tempo, infatti, le divinità classiche sono state uccise dai Nuovi Dei, sorta di mostruosi "idoli del consumismo" creati e venerati dagli esseri umani. Solamente Ade, il dio dei morti, è scampato alla tremenda carneficina e ora medita vendetta seduto ai tavolini di un bar cosparso di luci al neon, pronto ad aizzare contro i suoi nemici uno dei membri della Grim Squad, un piccolo stuolo di combattenti terrestri mossi dal desiderio di ribellarsi al sistema. A farsi avanti per primo è il biondo Wade, un ometto che all'inizio può contare unicamente sulle proprie capacità di salto e sull'ausilio di una manciata di armi manuali: poche granate, un bizzarro tubo idraulico a forma di pistola - si mira a trecentosessanta gradi e si spara, in pieno stile twin-stick shooter - e un coltellaccio per difendersi nel corpo a corpo.

    Scaraventato negli abissi di una realtà non ben definita, il protagonista deve subito vedersela con un ambiente ostile e misterioso. È il primo di tanti dungeon bidimensionali suddivisi in piccoli quadri, ciascuno dei quali può contenere ora degli oggetti (cuori, cristalli, soldi, ma anche armamenti di diversa potenza e gittata), ora delle postazioni per teletrasportarsi da una parte all'altra della mappa, ora delle ondate di repellenti creaturine da sterminare al fine di proseguire nella perlustrazione.

    Esplorare ogni percorso significa in ultima istanza raggiungere l'antro del mid-boss di turno, sconfiggendo il quale si passa immediatamente allo scenario successivo. Una quantità variabile di dungeon messi in fila costituisce un "mondo", e ciascun mondo termina soltanto dopo aver neutralizzato uno dei cinque Supervisori, dei guardiani parecchio coriacei corrispondenti a dei tipici scontri à la bullet hell.

    La base ludica di Neon Abyss sarebbe sostanzialmente questa, se non fosse che le dinamiche pad alla mano si dimostrano subito più articolate e complesse. Innanzitutto va detto che morire prima di aver messo a tappeto almeno un Supervisore equivale a dover ricominciare la caccia dal primo livello del gruppo, perdendo tutti i progressi acquisiti durante la run. Per giunta, ad ogni nuova partita il software distribuisce spazialmente le varie stanze degli stage e tutti i contenuti al loro interno in maniera procedurale, così da ridurre la possibilità d'imbattersi in un'alternanza di situazioni esattamente identica a quanto affrontato in precedenza.

    È ovviamente un escamotage che tende anche a esaltare il fattore fortuna, da sempre croce e delizia di un genere che non si può certo definire adatto a tutti i palati. Ciò detto, è importante tenere a mente che si parla di un roguelite e che quindi l'esperienza, lungo la campagna, fornisce al giocatore più di un mezzo per far fronte sia all'intransigenza del permadeath, sia all'incertezza imposta dalla generazione casuale dei setting.

    Il più utile è anche, a conti fatti, il vero tratto distintivo del gameplay di Neon Abyss e consiste in un sistema ramificato di "evoluzione" dei dungeon, che a ogni game over - e solamente a patto di aver annichilito un numero sufficiente di boss - permette di sbloccare nuovi elementi che, fra le altre cose, potrebbero soccorrere l'utente nel corso delle try seguenti. Si va dall'inserimento di nuovi item fino all'unlock di alcune camere a tema (che ad esempio ospitano qualche minigioco a premio), passando addirittura per l'introduzione di altri nove personaggi giocabili, ciascuno con le proprie caratteristiche combattive e specificità di equipaggiamento. La formula, insomma, non ruota attorno alle tradizionali meccaniche di level up dell'avatar, bensì all'elargizione graduale di nuove, mirate opportunità per sopravvivere alle asprezze dell'in-game, aiuti che, sulla distanza, sanno dimostrarsi davvero preziosi. È una trovata, questa, decisamente ben congegnata perché, pur servendo degli assist niente male a chi sta giocando, non nuoce al livello di sfida generale, che si attesta su standard elevati anche solo a difficoltà Normal.

    Neon Abyss offre poi un secondo espediente per provare ad arginare la randomicità degli eventi. Dopo ogni fallimento, infatti, il gioco dispensa un "seme", una stringa alfabetica che, se digitata prima di buttarsi nuovamente nella mischia, consente di rigenerare la stessa mappa associata a quella specifica key, con tanto di stanze e oggetti disposti nella medesima maniera. Una feature "vintage" - i codici di salvataggio non si vedevano dagli anni Novanta! - fatta per agevolare quei videogiocatori dotati di una buona memoria visiva, poco interessati a vincere secondo i principi della blind run dura e pura.

    Armato fino ai denti

    La ricetta run'n'gun di Neon Abyss appare fin dal principio piuttosto solida, soprattutto grazie all'abbondanza dell'arsenale messo a disposizione del nostro alter ego in pixel. Durante la missione è infatti possibile imbattersi in una gamma di bocche da fuoco folle e variegata: fucili al plasma, mitragliatrici, blaster, ma anche chitarre elettriche offensive, gatti spara-proiettili e cannoni che scagliano chiavi esplosive.

    Queste si sommano alla progressiva opportunità di recuperare una notevole quantità di potenziamenti per le armi nonché innumerevoli copricapi e maschere (ossia perk attivi e passivi) che, accumulandosi strada facendo, tendono ad assemblarsi l'un con l'altro, rendendo il nostro guerriero vigoroso e aggressivo quanto basta per sperare di giungere in fondo alla sua corsa con le ossa intatte. C'è anche una meccanica particolarmente curiosa che spinge il protagonista a raccogliere delle uova che, qualora si schiudano, danno alla luce delle piccole mascotte volanti, assistenti temporanei incaricati di svolgere in autonomia svariate mansioni, dall'attacco alla protezione dell'eroe fino alla raccolta delle monete cadute a terra dopo ogni lotta.

    In sintesi, per ogni nuova sessione l'algoritmo di Neon Abyss può attingere casualmente da un contenitore di circa 400 oggetti totali, molti dei quali sono fatti per combinarsi reciprocamente: un numero che garantisce all'azione un certo grado d'imprevedibilità, oltre a un buon mix di tensione e frenesia sul campo di battaglia.

    Pertanto è un vero peccato che la produzione non vanti una simile ricchezza anche sul versante dei villain che si frappongono tra chi gioca e i titoli di coda. I mostriciattoli ordinari possono essere catalogati in poche razze differenti, ma ciò che delude davvero sin nel breve periodo è il numero non esorbitante di boss che si possono incrociare nei tentativi che seguono le prime, dolorose batoste. La frequente riproposizione dei "cattivi" già eliminati, unita a un'estetica di stampo cyberpunk scarsamente caratterizzata, rischia di sfociare in una certa ridondanza visiva: un problema di non poco conto, calcolando la ripetitività strutturale che è già di per sé insita in questa peculiare tipologia di prodotti. Per fortuna a innalzare la qualità artistica di Neon Abyss ci pensa una colonna sonora di tutto rispetto, concentrato di sonorità dubstep perfettamente in linea con i ritmi dell'avanzamento.

    Neon Abyss Neon AbyssVersione Analizzata PlayStation 4Fra influenze di genere (lo spirito di Enter the Gungeon echeggia forte e chiaro) e piccoli ma interessanti sprazzi di creatività, Neon Abyss si prepara ad approdare sul mercato multipiattaforma, deciso a ritagliarsi uno spazio all’interno di un settore -quello dei “rogue action”- piuttosto affollato e complesso. Spietato, fracassone e un tantino aleatorio come molti suoi consimili, lo sparatutto 2D di Veewo Games e Team17 trova la sua cifra soprattutto in un sistema di sviluppo dei dungeon originale e, sulla distanza, capace di assecondare stili di approccio al gioco alquanto eterogenei. Spiace soltanto che, a lungo andare, l’esperienza tenda a riciclare qualche situazione di troppo, togliendo alla progressione quel po’ di freschezza in più che, data l’odierna concorrenza ludica, non avrebbe guastato di sicuro.

    7.8

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