Nintendo Switch Sports Recensione: ed è subito 2006

Ritorna sulle scene, con un capitolo inedito, la serie cult di Nintendo diventata un fenomeno due generazioni fa. Sarà ancora un trionfo?

Nintendo Switch Sports Recensione: ed è subito 2006
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  • Credo sia impossibile scrivere di Nintendo Switch Sports senza partire da una menzione diretta a quello Wii Sports capace, da novembre 2006 in poi, di diventare non soltanto un autentico fenomeno di culto, ma addirittura uno dei massimi system seller nella storia dei videogiochi. Perché, è inutile negarlo, per tantissimi degli oltre cento milioni di acquirenti della sperimentale console Nintendo in realtà Wii è stato anche e soprattutto la macchina che serviva a far girare un'esclusiva come Wii Sports.

    Il trascinante successo di questo bizzarro incrocio tra uno sportivo di stampo arcade e una collection di mini-giochi è ovviamente legato a doppio filo a un preciso contesto storico, con una congiuntura favorevolissima di situazioni tanto estemporanee quanto forse irripetibili. La Grande N, dopo anni di teasing legato al fantomatico controller di Revolution (ovvero il nome in codice di Wii), la rivoluzione l'ha effettivamente portata a compimento con un tuffo a bomba in quella strategia Blue Ocean promossa dal compianto Satoru Iwata.

    E così, rischiando come probabilmente poche altre volte nella sua centenaria esistenza, Nintendo ha scelto di seguire una strada diversa, abbandonando il sempre meno fruttuoso testa a testa coi competitor diretti per abbracciare un motion control che se da una parte ha abbastanza alienato l'utenza hardcore dall'altra ha indubitabilmente spalancato il mercato a un pubblico tutto nuovo. Una generazione di casual gamer inebriati dall'approccio non convenzionale di un tennis o di un bowling da giocare muovendosi per davvero.

    Ritorno alle origini

    Come risulta evidente sin a partire dal nome, Nintendo Switch Sports riparte esattamente da lì, da dove ci eravamo lasciati in realtà più che con il pregevolissimo Wii Sports Resort (pubblicato nel 2009, ecco la recensione di Wii Sports Resort) dalle sensazioni tipiche dell'originale.

    Il balzo è, per certi versi, una sorta di autentico corto circuito spazio-temporale: nonostante il feeling dell'inedita Spocco Square sia differente - in primis per merito di un'estetica totalmente rinnovata e davvero di valore, per un gioco colorato e graziosissimo dal punto di vista audiovisivo - bastano pochi istanti per tornare a un'epoca che per molti fa parte di un passato così concettualmente distante da sembrare se non quasi del tutto dimenticato come minimo lontanissimo.

    Inutile del resto negarlo: come accennato in apertura, il motion control è stato un fenomeno fortemente divisivo, spesso e volentieri inviso alla fascia di giocatori più tradizionali(sti) ed esperti. Un ramo evolutivo che in realtà nel tempo ha trovato un suo sbocco naturale nella VR (dove quel tipo di interazioni sono pressoché dovute, per aumentare ulteriormente l'immedesimazione) ma di cui si è persa grossomodo ogni altra traccia in ambito mainstream. E, credetemi, ritrovarsi quindici anni più tardi ad agitare le braccia di fronte alla TV, mimando in maniera più o meno convinta e convincente movenze pseudo sportive un certo effetto lo fa. Almeno all'inizio, quando pare di sentire riecheggiare nell'aria Crazy di Gnarls Barkley o la pubblicità di quelle orride suonerie per la vittoria dell'Italia ai Mondiali.

    Personalmente, mi sono comunque bastati pochi attimi per ricordare perché l'istintività di Wii Sports avesse fatto così tanto colpo sul me di allora. Messa fondamentalmente da parte qualsiasi pretesa di realismo - chi c'era magari si ricorderà dell'ossessiva e puntigliosa chimera della riproduzione 1:1 dei movimenti - basta godersi l'idea e buttarsi a testa bassa, senza pensarci troppo. E infatti, oggi come tre lustri or sono, nelle giuste condizioni (leggasi, innanzitutto con la compagnia adeguata) Switch Sports non solo continua a fare il suo dovere, ma riesce pure genuinamente a divertire. Senza girarci troppo attorno, credo sia una questione di innata immediatezza, di stimolo e reazione, di botta e risposta: nell'agitarsi per colpire una pallina immaginaria deve esserci qualcosa di evidentemente appagante, quasi uno strano sortilegio che permette di bypassare gli evidenti vincoli per generare sorrisi. Un incantesimo che, al netto dello stupore hi-tech irrimediabilmente smarritosi per strada, anche nel 2022 riesce a conquistare grandi e piccini.

    C'è del movimento a Spocco Square

    Certo, le cose funzionano così bene nel breve se non nel brevissimo termine: il sincero entusiasmo generato da Nintendo Switch Sports, proprio come al tempo, è questione di atmosfera particolare, di serata con gli amici, di festa in famiglia per le grandi occasioni. E, ancora una volta, il rischio di divertirsi follemente e con la stessa velocità abbandonare altrettanto rapidamente il tutto esiste ed è concreto, perché a dispetto di un gameplay nient'affatto banale (e anzi stratificato come da tradizione per la Grande N) a mancare sono le opzioni, le sfaccettature, la profondità.

    Il tallone d'Achille del gioco sta infatti nella sua stessa immediatezza: da un lato non servono pressoché spiegazioni, e anzi bastano nel peggiore dei casi un paio di minuti per essere già lì, a furoreggiare nel bel mezzo dell'azione.

    Dall'altro però è invece difficile non vedere quanto quella stessa istantaneità genuinamente arcade non celi dei limiti per assurdo più autoimposti in termini di game design che reali. Si prenda ad esempio il tennis, rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2006: le basi funzionano eccome nella loro semplicità, eppure è innegabile che una volta presa la mano la possibilità di controllare almeno in parte il nostro avatar - come avviene con soddisfazione nella pallavolo - avrebbe reso l'insieme ancora più sfizioso e intrigante, almeno sul medio periodo.

    Forse non è dunque un caso che le discipline più riuscite - o per lo meno quelle che risultano più fresche - siano proprio quelle inedite, o comunque quelle più strutturate.

    Il bowling, senza mezzi termini, pare peggiorato in modo abbastanza netto: la sua appagante finezza nell'interpretazione dei movimenti del braccio e del polso sembra essersi persa, per abbracciare un approccio guidatissimo e davvero troppo col pilota automatico fastidiosamente inserito (preparatevi a una quantità illogica di spare, intervallati da qualche strike più casuale che altro). Il badminton si dimostra ben più di una variante alternativa del tennis: il ritmo è assai diverso, e risulta molto piacevole il modo in cui si riescono a indirizzare i tiri spedendo il volano esattamente dove si desidera. Le dimensioni del campo così contenute fanno anche pesare meno il totale automatismo nei movimenti, perché l'IA si comporta in maniera convincente nel posizionamento degli atleti.

    La pallavolo è, semplicemente, uno spasso: l'equilibrio fra controllo e automatismi è invidiabile, e il risultato è una versione semplificata di certe dinamiche viste nell'indimenticato Beach Spikers di SEGA (Gamecube, 2001).

    In 4 lo split screen rimpicciolisce parecchio lo schermo, ma il risultato è comunque una sfida appagante e combattuta, che di certo infiammerà chissà quanti salotti: un classico caso di "dai, l'ultima e poi basta!" che testimonia il valore delle fondamenta ludiche. La scherma giapponese del Chanbara riprende quanto visto nella disciplina più apprezzata di Wii Sports Resort: peccato per l'esclusione dei mini-game di contorno come l'avventura in single player uno contro tutti o il testa a testa all'ultimo oggetto affettato, ma è appagante l'idea di aver inserito tre armi diverse, ciascuna con caratteristiche peculiari (sì, per chi se lo stesse domandando c'è la possibilità di usare due spade in contemporanea). Una sfumatura non da poco che rende sfaccettati dei duelli tiratissimi, in cui la difesa è fondamentale ancora più dell'attacco - perché un colpo parato espone a contromosse devastanti. Il calcio è un ibrido pazzissimo e molto sopra le righe, che in realtà ricorda solo per sommi capi il popolare sport di riferimento: siamo di fatto di fronte a una versione a marchio Nintendo della formula di Rocket League, e l'effetto è curioso come potrebbe sembrare su carta.

    Attenzione però perché questo è indubbiamente l'attività più canonicamente "videogioco" del sestetto, e fra gestione della visuale, doppio analogico, mini mappa e dinamiche di squadra potrebbe essere difficile pensare di coinvolgere un pubblico di non-esperti (mentre al contrario chissà che partitone online, fino a un massimo di 8 partecipanti...). Da segnalare che, nell'attesa di un aggiornamento che arriverà in estate, al momento i tiri si effettuano con le mani: in realtà c'è poco da rammaricarsi, perché la modalità rigori è piuttosto deludente e non così precisa, dimostrando di non valere l'acquisto ad hoc della fascia per la gamba già utilizzata in Ring Fit Adventure.

    Gameplay familiare, ma con un volto nuovo

    Si è già brevemente accennato in apertura allo stile eccellente di Nintendo Switch Sports, ma è giusto approfondire un po': a livello audiovisivo la messa in scena è tra l'adorabile e lo stupefacente, con una resa grafica davvero di pregio.

    Dopo l'ultimo Kirby (a proposito, eccovi la recensione di Kirby e la terra perduta) la console N si riconferma insomma in grandissimo spolvero: ancora una volta è soprattutto la direzione artistica a fare la differenza, con un'estetica fresca e moderna che passa dalla UI al character design dei nuovi personaggi - più cartoon e forse meno diversificati dei Mii, ma assai più piacevoli alla vista. Attenzione però a sottovalutare anche la messa in scena e la pura realizzazione tecnica, perché texture ed effetti sono di fine fattura, così come è azzeccatissimo il mood da moderno centro sportivo a pieno regime in cui succedono cose, tra ometti sullo sfondo indaffarati in altre faccende e scenari pulsanti di vita.

    La percezione di un prodotto particolarmente curato aumenta se si considera anche che il pacchetto viene venduto a 39.99€ (che diventano 49.99 optando per la versione che include la fascia per attaccare il Joy-Con alla coscia nel calcio): una cifra onestissima, che diventa quasi irrinunciabile qualora la si voglia dividere con una compagnia di amici per concedersi qualche serata di sane risate in movimento.

    Già, a proposito della longevità e della tenuta di Nintendo Switch Sports nel tempo: tutta la parte connessa alla progressione del personaggio - con la possibilità di diventare un professionista scalando i ranking delle varie discipline - e allo sblocco di elementi di personalizzazione utili a rendere unico il proprio avatar è legata alla componente online dell'esperienza, purtroppo preclusa in maniera abbastanza discutibile in fase di recensione.

    È dunque per questo che vi rimando all'aggiornamento di questo articolo previsto per la prossima settimana: datemi ancora qualche giorno per scatenarmi nel multiplayer in Rete e per capire quanto approfondito possa diventare un editor che al momento è molto, molto più limitato rispetto alle possibilità offerte all'epoca dai Mii.

    Solo allora sarà tempo di valutazioni numeriche e di verdetti definitivi, posto che sin da ora Nintendo Switch Sports sembra promettere grossomodo quel che ci si immagina: regalando qualche sorpresa in alcuni casi, e facendo un filo storcere il naso per le sue bizzarre ristrettezze in alcuni altri. Tutto sommato però un pensiero si può già affermare con certezza: se una dozzina di anni fa vi eravate divertiti, tornerete a farlo anche oggi, e forse persino con più gusto del previsto. Se invece non era cosa vostra allora, non cambierete in alcun modo idea oggi.

    Gameplay familiare, ma con un volto nuovo

    Si è già brevemente accennato in apertura allo stile eccellente di Nintendo Switch Sports, ma è giusto approfondire un po': a livello audiovisivo la messa in scena è tra l'adorabile e lo stupefacente, con una resa grafica davvero di pregio.

    Dopo l'ultimo Kirby (a proposito, ecco la recensione di Kirby e la terra perduta) la console N si riconferma insomma in grandissimo spolvero: ancora una volta è soprattutto la direzione artistica a fare la differenza, con un'estetica fresca e moderna che passa dalla UI al character design dei nuovi personaggi denominati Sportmates - più cartoon e nettamente meno diversificati dei Mii, ma assai più piacevoli alla vista. Attenzione però a sottovalutare anche la messa in scena e la pura realizzazione tecnica, perché texture ed effetti sono di fine fattura, così come è azzeccatissimo il mood da moderno centro sportivo a pieno regime in cui succedono cose, tra ometti sullo sfondo indaffarati in altre faccende e scenari pulsanti di vita.

    La percezione di un prodotto particolarmente curato aumenta se si considera anche che il pacchetto viene venduto a 39.99€ (che diventano 49.99 optando per la versione fisica che include la fascia per attaccare il Joy-Con alla coscia nel calcio): una cifra onestissima, che diventa quasi irrinunciabile qualora la si voglia dividere con una compagnia di amici per concedersi qualche serata di sane risate in movimento.

    Già, a proposito della longevità e della tenuta di Nintendo Switch Sports nel tempo: tutta la parte legata allo sblocco di elementi di personalizzazione utili a rendere unico il proprio avatar è legata alla componente online dell'esperienza, e lo stesso vale anche per il sistema di progressione della pro league (stranamente non disponibile dall'inizio, ma attivabile dopo dieci match in Rete).

    Insomma, esplicitiamolo senza mezzi termini: sta a sorpresa proprio della componente online il vero fulcro di un prodotto che in single player non ha quasi alcun senso. Una situazione esasperata dall'assenza di quel ranking di avversari gestiti dalla CPU via via più forti apprezzato in passato. L'altra faccia della medaglia è tuttavia un'infrastruttura di Rete alquanto basica e limitata, ma che ha il pregio di funzionare alla grande: la sensazione è quella di giocare con altri utenti come se si fosse tutti nella stessa stanza, rendendo più godibili anche le sfide a due - perché è comunque più divertente giocare in due contro il resto del mondo che in un canonico testa a testa uno contro uno.

    Un elementare sistema di comunicazione a base di sticker, simile a quello visto nell'ultimo Mario Party (a proposito, eccovi la recensione di Mario Party Superstars), cerca di colmare la grottesca mancanza di una voice chat di sistema, e bastano giusto due o tre match per ottenere una ricompensa casuale da un set disponibile per un periodo di tempo limitato: una trovata che dà la giusta soddisfazione anche in caso di sconfitta, motivando a dedicarsi ogni giorno a qualche sfida per sbloccare magari l'intera collezione e personalizzare a fondo il proprio avatar.

    Nintendo Switch Sports Nintendo Switch SportsVersione Analizzata Nintendo SwitchNintendo Switch Sports promette grossomodo quel che ci si immagina: regalando qualche sorpresa in alcuni casi, facendo un filo storcere il naso per le sue astruse ristrettezze in alcuni altri, ma in generale confermandosi a 360°. Tutto sommato però un pensiero si può affermare con certezza: se una dozzina di anni fa vi eravate divertiti, tornerete a farlo anche oggi. Forse persino con più gusto del previsto, perché alla base di questa collezione di mini-giochi ci sono soluzioni di gameplay intriganti e molto meno banali di quel che sembra, peraltro confezionate in un pacchetto eccellente da guardare e da ascoltare. Se invece questa strana follia tutta motion control non era cosa vostra allora, sarà pressoché impossibile farvi in qualche modo cambiare idea oggi.

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