Nioh Recensione: il nuovo soulslike del Team Ninja

Dopo uno sviluppo lungo e travagliato, Nioh arriva finalmente su PlayStation 4: la recensione del nuovo gioco del Team Ninja.

Nioh
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Probabilmente ricorderemo questa stagione videoludica - nel senso più ampio del termine - come quella dei titoli "hey, non credevo sarei mai riuscito a giocarci veramente". Dopo Final Fantasy XV e The Last Guardian, Nioh è infatti l'ultimo sopravvissuto ai rigori di un "development hell" più che decennale, iniziato quasi tre lustri or sono. Annunciano nel 2004 come esclusiva PlayStation 3, il progetto avviato da Kou Shibusawa, attuale CEO di Koei Tecmo, è rimasto pericolosamente nel limbo per anni, complici incertezze multiple circa "l'identità di genere" del titolo e un pericoloso salto generazionale arrivato a metà dello sviluppo: una circostanza generalmente grama per le produzioni videoludiche. Fortunatamente la presa in carico da parte di Team Ninja si è dimostrata, sin dalla prima Alpha, solida, carica di potenziale e soprattutto attenta al prezioso feedback offerto dalla community, che vedeva in Nioh una sorta di affascinante Dark Souls in salsa samurai.
    A tal proposito, prima di procedere oltre, sbologniamo subito il proverbiale "elefante nella stanza" evidenziando l'ovvio: Nioh non è Dark Souls, né vuole esserlo.
    Sebbene, infatti, il titolo di Team Ninja rientri nei canoni di quel sottogenere hardcore che definiamo "soulslike", il risultato degli sforzi di Yosuke Hayashi e soci non può - e non deve - essere valutato in un'ottica di confronto, quasi come fosse una variazione sul tema della produzione di From Software. Pertanto non aspettatevi una miriade di paragoni con l'opera di Hidetaka Miyazaki, anche perché - pad alla mano - Nioh si dimostra sin da subito un "animale" molto diverso, nel bene e nel male.

    Un samurai dai capelli d'oro, chiamato a fare... cose

    L'epopea dell'ammazza-demoni britannico William "Anjin" Adams, il protagonista di Nioh, è ambientata nel periodo Azuchi-Momoyama della storia giapponese, un'epoca di grandi battaglie e sconvolgimenti politici, culminata alla fine del sedicesimo secolo con l'unificazione del paese sotto l'egida dello shogun Ieyasu Tokugawa. Con la classica svolta "dalla padella alla brace", il nostro eroe sbarca sulle coste del Giappone giusto in tempo per finire nel bel mezzo di un conflitto su larga scala, ulteriormente inasprito dall'apparizione di Yokai e mostruosità assortite.

    L'obiettivo di William non è però quello di liberare le lande di "Zipangu" dalle orde demoniache che le occupano, ma di acciuffare (leggasi "passare a fil di spada") il mefistofelico alchimista Edward Kelley, colpevole di avergli sottratto un bene più che prezioso. Malgrado l'indiscutibile fascino dell'ambientazione, del particolare periodo storico e della materia folkloristica trattata, la storia messa in piedi da Koei appare lacunosa e raffazzonata, priva di reale mordente e generalmente non all'altezza della propria epica premessa.
    La trama, composta da brevi archi narrativi ambientati nelle diverse regioni del Giappone feudale, vede il buon Anjin ridotto alla stregua di un faccendiere in armatura, sballottato qua e là a "fare cose" in attesa che la sua pallida nemesi si manifesti all'orizzonte. Sebbene il titolo offra interessanti spunti sulla cultura mitologica giapponese e sul passato del protagonista, il giocatore fatica a stringere una connessione di qualsiasi genere con William, complice anche l'estrema diluizione della linea narrativa "principale".
    Le missioni secondarie, tra l'altro, non aggiungono praticamente nulla alla qualità generale dell'esperienza, anche a causa della persistenza del cliché "vai lì, ammazza quel mostro, riportami la spada rubata". Leggermente più interessanti le cosiddette missioni "Crepuscolo" (versioni più difficili dei livelli già affrontati), sebbene la gestione delle stesse risulti - alla prova dei fatti - confusionaria e mal congegnata.
    A peggiorare le cose ci pensano anche le bizze di una localizzazione italiana decisamente approssimativa, che talvolta rappresenta più un problema che un valore aggiunto. Se a volte, infatti, si fatica a trattenere un sorriso davanti ad alcuni degli strafalcioni più eclatanti (tipo la parola "Luce" sull'icona contestuale per accendere la miccia di un cannone), in alcuni frangenti la traduzione si fa ben più fastidiosamente fuorviante, come nel caso di una specifica sezione del menu di crafting, che invita il giocatore a "migliorare le abilità" di un'arma quando in realtà quello che avviene è tutt'altro.
    Ma sapete una cosa? La verità è che dopo un po', dopo qualche ora tra le braccia dello spietato Giappone di Nioh, non farete più caso alla trama inconsistente, alle motivazioni blande, all'italiano inventato, tanto sarete presi dal quell'incredibile e appagante balletto di morte che è il combat system del gioco, chimicamente potenziato dalla solida dose di endorfine che sollazzerà i vostri lobi dopo l'abbattimento di un boss al decimo tentativo (e ci ho messo dell'ottimismo). Una gragnola di soddisfazioni miste a calendari in fiamme che, tra l'altro, vi accompagnerà per molto tempo, dato che difficilmente arriverete ai titoli di coda prima di una cinquantina d'ore.
    Il sistema di combattimento del gioco alza l'asticella del genere "soulslike", rimpolpando l'offerta ludica con una profondità tattica sorprendente e per molti versi inedita.
    Come anticipato a più riprese durante le diverse anteprime, il combat system di Nioh esige che i giocatori imparino a padroneggiare le tre stance disponibili per ognuna delle cinque categorie di armi da mischia in dotazione al buon William. Ognuna delle posizioni permette di eseguire moveset molto diversi per velocità, portata e traiettorie, che vanno necessariamente accordati con le caratteristiche della minaccia del momento. Aggiungete a questo trittico anche la classica divisione tra attacchi leggeri e pesanti e avrete un'idea ancora piuttosto vaga dell'incredibile malleabilità dell'arsenale a disposizione dei giocatori di Nioh. William può equipaggiare in ogni momento due armi da mischia e due armi a distanza, queste ultime caratterizzate da una varietà consistente, specialmente per quel che riguarda il rapporto velocitàdanno.

    Il sistema di mira manuale, preciso e ben calibrato, permette di occuparsi delle minacce in sovrannumero da distanze relativamente sicure, grazie anche a un design dei livelli intelligente e ben ponderato, che mette a disposizione del giocatore diversi punti d'attacco per pianificare strategie a basso rischio. Parlando dei livelli, la scelta di optare per missioni singole, piuttosto che per un unico mondo interconnesso, garantisce agli scenari una varietà eccellente, sia dal punto di vista estetico che tattico, con annessi panorami da screenshot.
    Come da tradizione di genere, il gameplay di Nioh rende necessaria un'attenta gestione di risorse come frecce e proiettili, pozioni e della barra del Ki, misura della stamina che il samurai canuto può investire in attacchi, parate e schivate.
    Ogni azione di combattimento esige in pegno una quota del Ki in dotazione a William, ed è imperativo prestare attenzione a non rimanerne mai completamente sprovvisti, onde evitare che la conseguente "pausa fiato" - a difese completamente calate - offra agli avversari occasioni perfette per dolorosissime esecuzioni. In maniera del tutto speculare, anche gli avversari (boss inclusi) dovranno fare i conti con una barra del Ki visibile e soggetta alle stesse regole di quella del protagonista, il cui esaurimento - da sollecitare a suon di attacchi accuratamente ritmati - permette di mettere a segno colpi finali e combo prolungate. Per evitare di rimanere senza energie nei momenti meno opportuni, il giocatore deve imparare a padroneggiare una meccanica detta "Ritmo Ki", che consente di recuperare parte del Ki speso durante l'ultimo attacco (una sezione in evidenza sulla barra) premendo al momento giusto R1 al termine della combo.
    Eseguire correttamente questa tecnica permette non solo di migliorare l'efficienza combattiva del protagonista (pur senza sbilanciare gli equilibri del gameplay), ma anche di emettere un'aura purificante in grado di annullare gli effetti malevoli della "corruzione" emessa dagli Yokai, che blocca temporaneamente la rigenerazione del Ki.

    Allontanarsi dai nemici con un paio di schivate può aiutare a liberarsi degli effetti di questo debuff, ma tenete a mente che i "roll" di Nioh sono nettamente più corti rispetto a quelli di altri esponenti di genere, pertanto dovrete prestare la dovuta attenzione alla portata dei colpi dei nemici, cercando di cogliere la giusta finestra temporale per approfittare dei millesimi di secondo di invulnerabilità garantiti dalla mossa. Pur non brillando per acume (i nemici hanno la tendenza a farsi prendere di sorpresa anche con traiettorie d'avvicinamento improbabili), gli avversari vantano un discreto spettro di colpi e possibili moveset, influenzati dallo stesse meccaniche di "stance" sfruttate dal giocatore. Uno studio attento delle routine offensive e difensive dei nemici è ovviamente la chiave di una serata di gioco a basso tasso di imprecazioni, massima particolarmente accurata quando a scendere in campo sono i boss di fine livello. Se già i nemici denotano intriganti sfumature di ispirazione concettuale e perversione punitiva, i boss portano il tutto a un livello ancora superiore, grazie a pattern di attacco crudelmente calcolati per strappare ai giocatori ogni traccia di santità. In generale, gli scontri con questi temibili demoni risultano tanto impegnativi quanto ben progettati, sebbene alcuni di essi - malgrado le terrificanti premesse - tradiscano in parte le aspettative dei giocatori.
    In ogni caso, il concludersi di ognuna di queste battaglie evocherà in voi quella familiare sensazione di profondo e brutale appagamento che, come da tradizione di genere, accompagna l'abbattimento di un boss particolarmente ostico, di quelli che "oh, sono due ore che sto qui a prender schiaffi... ti odio con ogni fibra del mio essere". Va comunque sottolineato come nessuna sezione del gioco, boss inclusi, soffra di picchi di difficoltà "artificiali" decretati da scelte di sviluppo apertamente ostacolanti (su Everyeye.it trovate la Guida di Nioh). Nioh offre al giocatore tutti i mezzi per cavarsela, anche se - come potete immaginare - il livello di sfida è decisamente alto.

    Più gioco di ruolo che action game

    Uno degli elementi più brillanti della produzione targata Koei Tecmo è senza dubbio l'ottimo sistema di progressione ruolistico integrato nel gioco. Massacrando nemici e completando missioni guadagneremo Amrita, frammenti spirituali che potremmo investire nel potenziamento delle caratteristiche di William, ognuna delle quali influirà sull'efficienza dei diversi pezzi d'equipaggiamento. Fedele alle "linee guida" del dolore dettate dalla serie Souls, in caso di decesso Nioh ci permetterà, raggiungendo il luogo del misfatto, di recuperare le Amrita perse, a patto di non morire nuovamente strada facendo. In quel caso... be' lo sapete: ritorno all'ultimo santuario visitato (speriamo solo nel gioco), urla soffocate, pugni sulle cosce e una sequela praticamente infinita di atrocità imprecatorie.

    Oltre al classico sistema di crescita "a colpi di anime", Nioh vanta uno skill system di stampo ruolistico, che consente di sbloccare tecniche speciali con le quali arricchire le combo base, perk passivi e perfino le classiche meccaniche di "backstab". Già che siamo in tema, pur non allineandosi al classico concetto di "parry" del genere soulslike, Nioh premia l'abitudine al tempismo degli appassionati offrendo diverse tecniche di contrattacco - alcune molto coreografiche - che possono essere sbloccate ed "equipaggiate" tra le abilità attive delle armi.
    Per poter accedere a un determinato talento, sarà necessario investire nel suo apprendimento dei punti abilità da acquisire sul campo (semplicemente combattendo), oppure aumentando le statistiche legate a specifici "rami" marziali o utilizzando oggetti raccolti durante le missioni. Particolarmente interessanti, nel quadro del gameplay, gli alberi d'abilità Ninja e Magia Onmyo, grazie ai quali William può produrre gadget e incantesimi per tenere a bada gruppi di ostili (pratica necessaria, visto che il più delle volte bastano un paio di colpi per andare KO) e manipolare gli elementi naturali a suo favore, possibilità assolutamente preziosa contro boss con connotazioni elementali.
    Oltre a punti statistici e di abilità, la soddisfazione di determinati requisiti (tot nemici uccisielisir utilizzatifrecce in testa piazzate) offrirà a William dei punti prestigio da investire in vantaggi statistici di ogni genere, come bonus ai danni inflitti a determinate categorie di avversari, o maggiori possibilità di "droppare" equipaggiamenti rari.
    Parlando di loot, su questo versante Nioh si avvicina pericolosamente agli standard degli action rpg isometrici, con valanghe di oggetti (armi, armature e consumabili) da raccogliere. Ora, non è che sia un vero problema, badate, solo che quantità gargantuesca dei drop tende a "banalizzare" un po' il sistema di equipaggiamento, complice anche la barriera linguistica (tutti gli oggetti hanno nomi giapponesi che si fatica ad associare a qualcosa di concreto). Come anticipato in precedenza, Nioh include un sistema di craftingpotenziamento per armi, armature e consumabili, ma si tratta di una componente piuttosto vestigiale, che tenderete a ignorare fino alle fasi finali del gioco, quando avrete accesso agli schemi di creazione più stimolanti.
    Di fatto, l'unica parte realmente interessante di questa sezione riguarda la possibilità di cambiare l'acconciatura del nostro amico samurai e... be', probabilmente la cosa si commenta da sola.

    Sul fronte della personalizzazione, meritano una menzione d'onore gli Spiriti Guardiani, entità mistiche che garantiscono a William bonus statistici e poteri speciali.
    Accumulando Amrita sul campo, lo spadaccino potrà attivare la modalità Arma Vivente, una tecnica che consente di infondere nelle armi equipaggiate il potere dello Spirito Guardiano utilizzato. Questa modalità permette di eseguire combo speciali con danni maggiorati e rende virtualmente invincibili fino all'esaurimento dell'apposita barra (che diminuisce anche in relazione ai danni subiti durante la modalità). Pur rappresentando una potenziale arma a doppio taglio (i giocatori più avventati potrebbero non trarre alcun reale beneficio dall'attivazione della mossa speciale), la modalità Arma Vivente tradisce un po' la natura "skill based" del gioco e necessita forse di ulteriori interventi di bilanciamento.

    Online stabile, offline un po' di meno

    Insospettabilmente - almeno per lo scrivente - il comparto multigiocatore di Nioh si conferma come uno dei punti più forti dell'intera produzione. Sebbene la modalità d'evocazione "base", utilizzabile per richiamare giocatori casuali, non sia particolarmente interessante (l'ospite deve decidere di affrontare un livello come supporto nella schermata della mappa o avviare una ricerca a caso delle istanze compatibili), è comunque possibile unirsi alle partite di amici nel giro di pochi minuti e senza particolari macchinosità. In questo caso, uno dei due giocatori si troverà ad ospitare l'amico per affrontare assieme una delle missioni storia già completate dall'host. Avremmo gradito anche la possibilità di unirsi a colleghi ammazza-yokai per quest secondarie (alcune sono veramente ostiche) o per missioni in corso, ma anche così si tratta di un modo eccellente per accumulare Amrita divertendosi in compagnia.

    Circa a metà del gioco, sarà inoltre possibile scegliere una fazione online cui offrire la "Gloria" raccolta durante le interazioni con gli altri giocatori, e spenderla per l'acquisto di oggetti speciali. La sensazione è che si tratti del contenitore "embrionale" di quella che sarà la modalità PvP del gioco, e la cosa non ci dispiace affatto.
    Da segnalare l'assenza di una chat vocale in-game, particolarmente fastidiosa nel caso di "collaborazioni occasionali". Durante i nostri test online non abbiamo mai riscontrato problemi di connessione o stabilità, un argomento decisamente a favore della godibilità del multiplayer.
    E ora passiamo alle note veramente dolenti.
    Pur vantando una direzione artistica di tutto rispetto, in grado di offrire scorci altamente suggestivi, Nioh soffre per le incertezze di un comparto tecnico piuttosto claudicante. Nonostante abbia un totale di tre modalità grafiche (Azione, Cinema, Cinema a frame rate variabile) l'unica opzione realmente utilizzabile è - di fatto - la action mode. Questo perché il frame rate del gioco fatica, in linea generale, a mantenere le promesse fatte dalle descrizioni delle diverse modalità, specialmente quando sullo schermo la concentrazione dei nemici e degli effetti si fa importante. Come potete immaginare, le cose si fanno molto più stabili su PS4 Pro (dove sono comunque presenti dei piccoli cali), ma lo sforzo - anche economico - aggiuntivo non risulta comunque in linea con la qualità tecnica della produzione. Nioh è sicuramente un bel gioco, ma sappiamo che la cara vecchia PS4 "standard" è in grado di gestire complessità poligonali ben più elevate, e senza le fluttuazioni di frame rate e i fenomeni di "pop-in" che caratterizzano il titolo. Nella nostra ultima anteprima vi avevamo detto che Nioh sarebbe stato uno dei primi titoli a "dare veramente senso" al passaggio a PS4 Pro, ma non ci aspettavamo prestazioni tanto altalenanti sulla sorella d'inizio generazione. Non sappiamo esattamente quanto di questo sia imputabile ai natali old gen del titolo di Team Ninja, ma speriamo caldamente che lo sviluppatore si occupi di migliorare le cose al più presto.

    Nioh NiohVersione Analizzata PlayStation 4Nioh è un’esperienza brutale, intensa e appagante, che sfida il giocatore ad attraversare panorami altamente suggestivi, colmi di pericoli letali. Sebbene il gioco di Team Ninja sia forte di uno dei migliori combat system mai visti nel panorama di genere, permangono alcuni piccoli dubbi sul bilanciamento generale del gameplay, cui si aggiunge la delusione per l’occasione sprecata di una storia senza mordente e per un comparto tecnico piuttosto claudicante. Malgrado tutto, però, il soulslike di Koei Tecmo ha personalità da vendere e sa come picchiare duro per far felici gli appassionati di genere. Per questo, non possiamo che consigliarvi di insonorizzare le vostre stanze da gioco e lasciarvi trascinare - nel sangue - dall’atroce spasso offerto da Nioh.

    8.5

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