Object in Space Recensione: osservare l'universo dal radar di una navicella

Il sandbox dello studio australiano Flat Earth Games è decisamente atipico ma davvero affascinante. Scopriamone i motivi nella nostra recensione.

recensione Object in Space Recensione: osservare l'universo dal radar di una navicella
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  • Pc
  • "E la Terra sentii nell'Universo.
    Sentii fremendo ch'è del cielo anch'ella,
    e mi vidi quaggiù piccolo e sperso,
    errare, tra le stelle, in una stella".


    Capita di alzare ancora gli occhi al cielo in una notte stellata e ammirare l'immensità di quel drappo nero punteggiato di minuscoli diamanti scintillanti. Un gesto che l'umanità ripete dalla notte dei tempi. Non so voi ma, col naso all'insù, arrivano anche un bel po' di domande: chissà dove saremo, tra poche centinaia (forse, appena, decine?) di anni; riusciremo a trovare una nuova casa, tra le stelle? Potremo finalmente viaggiare da un pianeta all'altro e in che modo?
    Di certo questa nostra moderna consapevolezza ci deriva anzitutto dalle scoperte scientifiche e dalle esplorazioni che hanno contribuito non solo a svelare i segreti "del nostro giardino" (ovvero il Sistema Solare) ma anche a gettare uno sguardo oltre la staccionata, aprendoci la via verso l'infinito. In secondo luogo la copiosa produzione di libri, film e videogiochi dedicati alla fantascienza ha alimentato la nostra fantasia, facendoci sognare attraverso descrizioni, immagini ed effetti speciali, epiche avventure nello spazio profondo, salti nell'iperspazio con imponenti navi interstellari, ed esplorazione di pianeti sconosciuti.

    La realtà, ovviamente, si discosta giusto un po' da quanto è stato rappresentato per decenni e si avvicina forse più alla visione che ci propongono i ragazzi di Flat Earth Games, un minuscolo team con base a Sydney (peraltro, uno splendido ossimoro tra il nome dello studio e il fatto che l'Australia non esiste) che, in collaborazione con 505 Games, hanno portato a termine lo sviluppo di un titolo estremamente peculiare: Objects in Space. Un sandbox in cui il giocatore può intraprendere la propria strada in un universo in costante movimento. Commerciare, cacciare criminali o fare il tassista spaziale trasportando persone da un punto all'altro: il limite è rappresentato dall'abilità dell'utente nell'entrare in sintonia con un sistema di gioco estremamente particolare, racchiuso in pochissimi pixel.

    Less is more

    Objects in Space sposa la filosofia che avete appena letto: "meno è più". La locuzione, coniata da Ludwig Mies van der Rohe, significa togliere il superfluo, ridurre ogni cosa al minimo indispensabile per cui tutto possa comunque funzionare appieno senza risentire di alcuna mancanza. Attenzione, però, perché il minimalismo non significa scarsa competenza. Al contrario, ci vuole grande abilità per togliere ciò che non serve, mantenendo comunque intatto lo spirito dell'opera.

    Per quale motivo questo preambolo? Semplice: i ragazzi di Flat Earth Games rappresentano la quintessenza del minimalismo. Objects in Space sfronda il superfluo per tornare all'essenza dell'esperienza ludica. Toglie forse fin troppo, ma rimane un esperimento di assoluto valore in grado, se compreso e metabolizzato, di regalare discrete soddisfazioni ai puristi intransigenti. E agli estimatori delle cose complicate.
    Nessun comparto grafico spacca mascella, nessuna iperbole tecnica, nessuna particolare capriola stilistica. Il giocatore è ridotto a esser un piccolo e insignificante "oggetto nello spazio", racchiuso in un guscio claustrofobico, la cui routine è scandita dal gracchiare dei monitor; dal suono acuto di qualche improvviso allarme e dallo sbuffare roco dei propulsori della nave. Strano ma vero: lo spazio non lo vedrete mai, se deciderete di imbarcarvi nel viaggio pensato da Flat Earth Games. L'intera esperienza ludica è racchiusa in pochissimi schermi (gli unici occhi attraverso cui poter "vedere" ciò che vi circonda) e alcuni scarni ambienti dalle tonalità spente che rappresentano tutto il mondo. Anzi, l'universo.

    Apollo's Dream

    Apollo (il cluster stellare in cui ci troviamo a dover ripartire da capo dopo un salto nell'iperspazio catastrofico) si paleserà sempre e solo attraverso i grossolani pixel di qualche monitor, oppure con decine di sequenze scritte in stile DOS, un po' come le vecchie avventure testuali del passato.
    A dispetto della staticità in cui siamo apparentemente immersi, l'universo fuori dalle paratie stagne della nostra navetta è più vivo e brulicante che mai. Objects in Space è fondamentalmente un sandbox moderno nel concetto, antico nel design: il giocatore è, infatti, potenzialmente libero di fare ciò che vuole.

    Attraccare in una delle molte stazioni spaziali che punteggiano il radar di bordo per acquistare nuovi componenti così da potenziare la propria nave; accettare contratti commerciali per il trasporto di merci o persone da un pianeta (o da un sistema) all'altro; dare la caccia a qualche malandrino spaziale e così via. Oppure, vagare senza una meta precisa impostando una rotta a caso e vedere in quale punto inesplorato ci porteranno i propulsori. Ovviamente, essendo un universo sempre in movimento, c'è molto di cui preoccuparsi.

    Di navi, asteroidi e pirati spaziali

    La nave (o "le navi", visto che possiamo aggiudicarcele nelle aste che si terranno nelle varie stazioni spaziali) è interamente personalizzabile, modulo per modulo. È possibile acquistare batterie, generatori, impianti vari per migliorane la manovrabilità, armi, dispositivi di occultamento, provviste e quant'altro. Objects in Space si scinde in una doppia anima: da un lato la dimensione intima, raccolta e apparentemente statica degli ambienti claustrofobici della nostra navetta in cui, peraltro, passeremo lunghi minuti a girovagare in attesa di giungere a destinazione. Dall'altro, invece, la percezione costante che qualcosa al di fuori del nostro controllo stia per accadere e, magari, ci stia per coinvolgere.

    Come dicevamo, non è possibile osservare ciò che avviene all'esterno. Un po' come per gli equipaggi dei sommergibili, ciò che proviene dal di fuori viene filtrato e scomposto in pixel, comandi, luci e suoni riprodotti dagli strumenti di bordo.
    Il senso dell'udito, dunque, si acuisce nel silenzio che avvolge il nostro viaggio. Impariamo a decifrare gli allarmi, ogni minima variazione di potenza dei propulsori; reagiamo al rumore sordo degli urti con corpi estranei correndo verso il radar per cercare di capire se ci stiamo infilando in un campo di asteroidi, oppure se siamo stati colpiti intenzionalmente da qualche malintenzionato spaziale. Osserviamo i puntini che spuntano sugli schermi della rudimentale plancia di comando e cerchiamo di tracciare una rotta per raggiungerli o, al contrario, per sfuggirvi.

    Guida galattica per novelli comandanti

    Manovrare una nave senza avere contezza di ciò che ci circonda non è assolutamente impresa semplice e, infatti, serviranno ore di pazienza per comprendere in che modo far funzionare al meglio il trabiccolo in cui ci troviamo. Certo, c'è il pilota automatico ma questo traccia solo linee rette. Il modo migliore per ammazzarsi, insomma.
    Prendere confidenza con i controlli manuali e conoscere ogni minima componente della navetta è l'unica via per poter portare a casa la pellaccia. Il radar di bordo diviene dunque uno strumento assolutamente fondamentale per la sopravvivenza nello spazio profondo. Con quello è possibile capire non solo dove ci si sta dirigendo ma anche se i puntini, che illuminano lo schermo come un albero di Natale, siano amici, potenziali antagonisti o fasce di asteroidi da evitare come la peste.

    La porzione di universo in cui ci muoviamo può essere anche nostra alleata e fornirci tutti gli strumenti per sopravvivere come, ad esempio, nebulose molto dense in cui nascondersi per sfuggire alle scansioni dei pirati spaziali (o, al contrario, per tendere loro un agguato). Dimenticatevi delle intense dogfight, delle esplosioni, dell'esplorazione di pianeti e stazioni spaziali.

    Scordatevi, in breve, ogni forma d'azione. Objects in Space è una lenta e ragionata partita a scacchi, in cui contano le capacità del pilota, le condizioni dello scafo, il calcolo delle traiettorie, la cura meticolosa per ogni singolo componente elettronico, la quantità (e la qualità) degli armamenti.
    Ecco, noi stiamo raccontando la nostra esperienza con Objects in Space come se fosse stata "visiva". Invece, tutto ciò che abbiamo appena tradotto in parole è stato prevalentemente un viaggio testuale e sensoriale.

    Per tutti i giocatori interessati a immergersi ancora di più nell'atmosfera del titolo e reputano limitante la banale combinazione tastiera e mouse, i ragazzi di Flath Earth Games hanno messo a disposizione un dettagliato tutorial dedicato alla costruzione di una console basata sulla programmazione attraverso un sistema open source interamente "made in Italy" chiamato Arduino. La piattaforma consente a chiunque di realizzare dispositivi per controllare input e output, comunicando così con l'hardware. Nel nostro caso, il PC. Potete costruire e programmare l'intera plancia della vostra navetta utilizzando schede, sensori e sfruttare una mappatura dei comandi assolutamente originale e innovativa.

    Objects in Space Objects in SpaceVersione Analizzata PCObjects in Space non è un gioco per tutti. Chi è ormai abituato a fruire di un'esperienza ludica moderna e tradizionale troverà grosse difficoltà a entrare in sintonia con il titolo dei ragazzi di Flat Earth Games. Chi, invece, non si fa spaventare dalla quasi totale inesistenza del comparto grafico (quello sonoro, invece, è di prim'ordine) e cerca un grado di sfida peculiare che si discosta da tutto ciò che ormai ci è imposto dai canoni odierni, potrà trovare gli stimoli giusti per imbarcarsi in un'avventura che ha pochissimi eguali. Al momento, oltre all'esperienza principale, il titolo offre alcuni scenari predeterminati che vanno dal commercio all'assalto, sino all'esplorazione. La speranza è che per il futuro il team di sviluppo possa aggiungere una componente multiplayer. Questa, infatti, potrebbe donare un senso tutto nuovo alla loro creatura.

    8

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