Observer: Recensione del nuovo gioco degli autori di Layers of Fear

Observer, il nuovo titolo dagli autori di Layers of Fear, è un'avventura cyberpunk a tinte horror, caratterizzata da una storia profonda ed interessante.

recensione Observer: Recensione del nuovo gioco degli autori di Layers of Fear
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • A più di un anno dall'uscita dell'interessante Layers of Fear, lo sviluppatore polacco Bloober Team ritorna sul mercato con una nuova avventura in soggettiva, questa volta ambientata sotto i cieli neri di un mondo cyberpunk che trae ispirazione dai migliori classici del genere, Neuromante in primis.
    Daniel Lazarski è un Observer, un detective cyber-potenziato con impianti neurali che gli permettono di interfacciarsi con le menti di altri individui calandosi, anima e corpo, tra le maglie del loro universo interiore, fatto di paure, sogni, desideri e ricordi. Un ginepraio di immagini allegoriche e mostri in agguato, nel quale l'observer - in pieno stile Inception - non può fare a meno di riversare, assieme alla propria coscienza, frammenti di memorie e oscuri pensieri. Le vicende del titolo di Bloober Team si aprono con il buon Lazarski, prototipo dell'investigatore vecchio, stanco e amareggiato, che, su richiesta del figlio da lungo tempo scomparso, raggiunge un complesso residenziale nella periferia più degradata di Cracovia. Si tratta del primo passo di un viaggio nell'incubo, che condurrà l'investigatore sulle tracce di un killer spietato, apparentemente al centro di occulte macchinazioni che coinvolgono anche la Chiron Corporation, la mega-società tentacolare che controlla tutto il paese.
    Manco a dirlo, il caso di Lazarski si rivelerà presto ben più sinistro... e doloroso.

    I never asked for this...

    La migliore qualità della trama messa in piedi dai ragazzi di Bloober Team è quella di non assecondare le aspettative dei giocatori, influenzate dalle suggestioni cospiratorie intrinsecamente legate al genere cyberpunk, proponendo una storia profonda e sorprendentemente "intima". La linfa che serpeggia sotto la superficie dei bassifondi iper-antropizzati e decadenti della Cracovia di Observer è un miscuglio purulento di interessi opportunistici e verità apparenti. Carne e sangue di un impianto narrativo che si dimostra a più riprese capace di depistare i giocatori con diabolica efficacia, non lesinando al contempo sugli indizi - spesso celati in piena vista - che confluiscono, sul finale, in un'appagante presa di coscienza "anticatartica". Ora, cercare di esprimere chiaramente, e senza spoiler, il valore della trama di un titolo la cui godibilità è indissolubilmente vincolata alla qualità della narrazione è già di per sé un'impresa titanica, ma nel caso di Observer le cose sono addirittura più complesse. Alcune delle scelte di design operate dal team di sviluppo sono infatti la diretta conseguenza, nel bene e nel male, di elementi tratti dalla sceneggiatura del titolo. Ad esempio, le sezioni stealth - pericolosamente anticlimatiche - delle quali vi avevamo parlato durante la nostra precedente anteprima, così come la natura del mostro "tecnorganico" che inseguirà Lazarski nel corso dei suoi pellegrinaggi cerebrali, trovano nella trama una spiegazione perfettamente sensata, pur conservando la propria inefficacia ritmica nel quadro generale della produzione. Le porzioni di gioco legate alle "immersioni neurali" del protagonista sono in effetti quelle che mostrano, in maniera più netta, i limiti strutturali di un titolo che, a tratti, sembra sforzarsi fin troppo nel tentativo di spaventare il giocatore con espedienti ormai abusati. Ripescando a piene mani dal gameplay di Layers of Fear (per non ritirare in ballo il compianto P.T.), gli sviluppatori hanno impostato queste sezioni come lunghi corridoi ideati per destabilizzare il povero detective - e noi con lui - martellandolo con forti, fortissime dosi di psichedelia multisensoriale. Una continua sfida alla fotosensibilità che a volte supera la soglia del fastidio, anche perché alcune di queste fasi appaiono eccessivamente prolisse, al netto di una certa ripetitività di fondo. Le capacità da Observer del detective Lazarski ben si prestano al linguaggio visivo fortemente metaforico che Bloober Team, evidentemente, ama utilizzare nei propri titoli, eppure le visioni tecno-oniriche dell'investigatore risultano molto più chiare e decifrabili, narrativamente parlando, rispetto alle peregrinazioni psicotiche del pittore protagonista di Layers of Fear.

    Malgrado ciò, risulta difficile sorvolare sulla sostanziale sovrapponibilità di due formule ludiche che costringono il giocatore a marce chilometriche e monodirezionali, costellate da trovate pseudo-orrorifiche ormai ai limiti del manierismo. Voci che sussurrano nel buio, oggetti che prendono vita, improvvisi cambi di prospettiva e repentine apparizioni allucinatorie, il tutto intervallato da - pochi - enigmi ambientali di una semplicità disarmante: le sequenze in questione rappresentano il lato meno interessante della nuova produzione del team polacco che, fortunatamente, si riprende alla grande quando Observer sfoggia il suo miglior profilo, quello da thriller investigativo.

    Cyberpunk 2084

    Quando Lazarski non è impegnato a violare i cervelli di vittime e carnefici (a volte è veramente difficile distinguere le due categorie), con i piedi ben saldi - relativamente parlando - nella realtà fattuale, il gioco di Bloober Team dà il meglio di sé, e trascina l'utente tra le maglie corrose di un mosaico immaginifico che porta su schermo una delle migliori interpretazioni del cyberpunk videoludico.

    Il complesso abitativo che ospita l'avventura è un crogiolo di degrado e isolamento sociale, celato dalla luce artificiale di una sottile patina olografica che fatica ad arginare la natura marcia e decadente di questa straniante arnia di cemento. Un'illusione fragilissima, che presto frana e mostra al giocatore il vero volto di un'umanità ormai schiava della tecnologia, che non sembra più in grado di stabilire "connessioni" al di fuori della rete. Non a caso tutti i colloqui che il detective Lazarski avrà con gli inquilini del complesso avverranno esclusivamente attraverso computer e interfoni, una scelta che sicuramente nasce anche dalla necessità del team di risparmiare sulle risorse necessarie alla modellazione e all'animazione di un così nutrito gruppo di personaggi. A prescindere dalle reali motivazioni dello sviluppatore, i dialoghi a scelta multipla (non aspettatevi variazioni conseguenziali degne di nota) che Lazarski intrattiene con i diversi inquilini del complesso contribuiscono ad arricchire il quadro dell'ambientazione con pennellate piacevolmente disagevoli, pregne di un surrealismo alienante che alimenta un senso di oppressione palpabile, ansiogeno. Sensazioni che Bloober Team contribuisce ad amplificare grazie ad una strutturazione del mondo di gioco claustrofobica e labirintica, eppur sorprendentemente navigabile grazie all'attenta disposizione di punti di riferimento. Per investigare sulle diverse scene del crimine, Lazarski può contare su due diverse modalità di visione, una delle quali gli permette di scovare e catalogare gli indizi di natura biologica, mentre l'altra quelli di natura tecnologica. Come anticipato un paio di settimane fa, si tratta di meccaniche che ricordano da vicino quelle della serie Arkham di Rocksteady, con la sola differenza che l'observer è in grado di sfruttare queste modalità di visione in ogni momento del gioco, tranne che durante le sezioni di "navigazione neurale". Le dinamiche di investigazione non risultano particolarmente profonde o stratificate, dato che, allo stato dei fatti, l'obiettivo è semplicemente quello di individuare tutti gli elementi significativi presenti in una specifica area.

    Si tratta comunque di meccaniche funzionali al modo in cui Observer sfrutta elementi di narrazione ambientale, riflessioni del protagonista e dialoghi per sviluppare la trama portante, nella quale confluiscono, se non altro come elementi di contorno, una manciata di casi opzionali che il giocatore può portare a termine sulla strada per i titoli di coda. Sebbene non influiscano in alcun modo sul dipanarsi delle vicende principali, queste "missioni" secondarie offrono un pretesto prezioso per entrare nelle profondità dell'ispiratissimo universo orwelliano forgiato da Bloober Team, che rappresenta l'elemento catalizzante del fascino della produzione. Observer è un ammaliante ricettacolo di influenze cyberpunk di ogni forma e genere, tanto che è facile sentir la memoria "risuonare" davanti a richiami più o meno espliciti a film come Strange Days, Johnny Mnemonic, Nirvana, Blade Runner e Detective Stone, questi ultimi con protagonista proprio Rutger Hauer, l'attore che offre corpo e voce all'investigatore Daniel Lazarski.

    Mondi futuri e vecchie tecnologie

    Tecnicamente parlando, Observer non è certo un titolo da capogiro. Malgrado le ottime potenzialità del motore di gioco, l'onnipresente Unreal Engine 4, il titolo appare considerevolmente datato, con fenomeni di aliasing alquanto evidenti e shader fin troppo "plasticosi", disposti su modelli caratterizzati da una mole poligonale decisamente scarna.

    Complice anche la sostanziale staticità del tutto, il sistema di illuminazione risulta invece piuttosto convincente, e contribuisce a rendere l'atmosfera del titolo particolarmente suggestiva. Peccato che il gioco soffra anche di qualche piccolo problema di ottimizzazione, fonte di estemporanei cali di frame rate sostanzialmente incompatibili con i modesti requisiti hardware del gioco. Malgrado la debolezza del comparto tecnico, però, la resa generale dell'ensemble risulta comunque convincente, merito anche di una direzione artistica particolarmente ispirata, capace di trasporre su schermo le note più decadenti del più classico manifesto cyberpunk. Seppur compatibile, almeno in parte, con la pragmatica flemmaticità del personaggio, il doppiaggio del protagonista ci è sembrato fin troppo monocorde. Di contro, la colonna sonora scritta dal compositore Arkadiusz Reikowski risultano generalmente convincenti, nonché capaci di sottolineare i punti più climatici dell'avventura con guizzi musicali che, in alcuni momenti, ci hanno ricordato il lavoro di Kenji Kawai con i lungometraggi di Ghost in the Shell.

    Observer ObserverVersione Analizzata PCQuella offerta da Observer è un’esperienza interessante, che trova il proprio principale punto di forza tra le spire di una storia profonda e intrigante, e affianca armoniosamente temi sci-fi (transumanesimo in primis) ad altri più intimi, familiari. Una trama che funziona anche per i meriti suggestivi di un’ambientazione distopica riuscitissima, incarnazione del cyberpunk più puro e “cattivo”. Peccato però che alcune delle dinamiche ludiche del prodotto, in particolare quelle che lo avvicinano al predecessore Layers of Fear, influiscano negativamente sulla qualità generale del titolo targato Bloober Team. Quanto Observer non cerca a tutti i costi di far saltare i giocatori dalle sedie con espedienti da horror allucinatorio, e fa valere il fascino del proprio immaginario cyberpunk, ecco emergere il vero valore di questo thriller ansiogeno e opprimente, che culmina (dopo 8-10 ore) in un finale da urlo.

    7.8

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