Recensione Offworld Trading Company

Mohawk Games debutta con Offworld Trading Company, un gestionale/strategico in tempo reale che simula un'economia di libero mercato su Marte, con tanto oscillazione dei prezzi ed acquisto di azioni dei concorrenti.

Versione analizzata: PC
recensione Offworld Trading Company
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Non è questione di se ma di quando. Quando l'uomo giungerà su Marte? In quale anno? Quale nazione/missione spaziale poggerà per prima le proprie astronavi sul pianeta rosso?
Un interrogativo affascinante, che, però, ne nasconde un altro di gran lunga più ingombrante: che fare di questo pianeta una volta conquistato? Quale opera di colonizzazione pianificare? Estrarre esclusivamente quelle risorse di cui la Terra è scarsa oppure pensare ad un piano di urbanizzazione del suolo?
Offworld Trading Company mette in un videogioco questi interrogativi. La colonizzazione di Marte è in fase di startup e in qualità di CEO di un'azienda presente sul suolo rossiccio dovete decidere come far evolvere la nascente economia, ovviamente tutto a vostro primario vantaggio in termini di profitto.
Questo videogioco, pubblicato da pochi giorni su Steam (fino al 16 Maggio al prezzo promo di 29,99€), segna anche il debutto di Mohawk Games, vera startup in ambito videoludico perchè fondata nel 2013. A guidarla, però, troviamo Soren Johnson, designer di lungo corso di videogiochi strategici quali Civilization e Spore, il quale sicuramente vanta un bagaglio d'esperienza che gli ha permesso di rendere Offworld Trading Company uno strategico molto profondo ed originale.

A place to do business

"Se qualcosa ci ha insegnato il 21esimo secolo, è che non importa quanto ingente sia il debito, la vita continua". La profezia di Mohawk Games vede l'economia marziana ai suoi albori (anno domini 2063) come un mercato assolutamente libero e senza l'ombra di alcun regolatore. E' un nuovo terreno di scontro capitalistico dove le corporation lottano senza esclusione di colpi per arrogarsi il diritto di rifornire ciascuna colonia umana, dai nomi poco fantasiosi (si va da New Los Angeles a New Amsterdam, seguendo lo stesso metodo di "coniazione" per tutti gli altri toponimi).
L'economia in Offworld Trading Company è strutturata su 3 livelli: alla base vi è l'economia reale, quella di sussistenza. Acqua, energia (eolica, geotermica, disponibile gratuitamente in natura e quindi rinnovabile) e sopratutto cibo sono le risorse primarie, quelle indispensabili per assicurare la sopravvivenza di scienziati, funzionari e ricchi turisti sul suolo marziano. Pompe, impianti di produzione e fattorie hi-tech sono le prime installazioni che andrete a costruire in ciascuna missione: fortunatamente non ci sono mai problemi a trovare falde acquifere o spot dove posizionare una pala eolica.
Carbone, silicio ed alluminio sono poi altri giacimenti che si trovano sul pianeta rosso. Posizionando su di essi delle unità estrattive sarà possibile collezionare un certo quantitativo di materiale, che poi andrà lavorato nelle industrie Chimiche ed Elettroniche. Produrre, vendere ed acquistare questi lavorati consente di migliorare la propria colonia costruendo ad esempio unità ricreative o laboratori Ricerca & Sviluppo, oltre che garantirsi la liquidità necessaria per appianare debiti, acquisire rivali e così via.
Mentre le industrie Chimiche ed Elettroniche è bene averle più vicino possibile al proprio Quartier Generale, i giacimenti e depositi molto spesso sono distanti diversi chilometri e quindi nel momento in cui si andrà a costruire una unità estrattiva è bene valutare anche i costi di trasporto.
Fino a qui è tutto nella norma, come anche il primo Sim City o Age of Empires insegnano. Offworld Trading Company decide di fare un passaggio ulteriore integrando nel suo modello economico anche la componente finanziaria. Indice di affidabilità (i cosiddetti rating tripla A e a scendere), sostenibilità del debito (maggiore l'indice, maggiore il debito che è concesso), corporazioni frammentate in 5 tranche azionarie (per mettere fuori gioco un rivale si acquista appena possibile uno dei 5 pacchetti in cui è suddiviso) e dulcis in fundo meccanismo domanda/offerta che regola il prezzo di ogni bene. Senza scomodare la noiosa macroeconomia, vi basti sapere che grossomodo come nel mondo reale anche nel gioco virtuale di Mohawk Games ciascun prodotto presenta un prezzo che oscilla a seconda dell'umore del mercato: quando il giocatore vende 10 unità di un bene, il prezzo diminuisce e viceversa.
Sopratutto nelle fasi avanzate una sapiente gestione delle risorse è la chiave per vincere: bisogna accumulare risorse quando i prezzi sono bassi e resistere all'istinto di vendere, in vista di momenti di magra quando il prodotto scarseggia e le colonie sono disposte a pagare prezzi molto alti per l'alluminio, il silicio e finanche il cibo.
Il gameplay ruota sopratutto attorno alla sfida contro altre corporation. Nello stesso fazzoletto di terra si trovano dalle 2 alle 4 aziende rivali, che concorrono nel servire la colonia ed i loro consumatori, interessati principalmente a pagare il meno possibile le risorse; per poter conseguire la vittoria il giocatore deve agire sia per mantenere i propri prezzi in linea con il mercato, sia per danneggiare i propri concorrenti fino ad acquistare il 100% delle loro azioni. Per danneggiarli si può e si deve rivolgersi al Mercato Nero, sezione in basso a destra nello schermo dove sono disponibili all'acquisto armi, oggetti e altre curiose distrazioni. Si va dalla brutale dinamite per far saltare in aria una fabbrica nemica, si prosegue con il pungolamento sindacale provocando degli scioperi e si arriva al subdolo attacco hacker dove si ritoccano artificialmente i prezzi per indurre l'avversario a vendere/acquistare. Ci sono anche manovre volte a proteggere i propri interessi come il camuffamento di una struttura in costruzione per evitare il sabotaggio, un iniezione di adrenalina verso i propri dipendenti.
In generale Offworld Trading Company si innesta sulle basi assodate dei gestionali, introducendo al tempo stesso dinamiche economiche/finanziarie molto raffinate e per certi versi complesse. Sono ben apprezzate, sopratutto quando integrate felicemente con il gameplay, anche se spaventeranno senz'altro un notevole numero di giocatori potenziali, che magari avrebbero preferito l'introduzione di qualche dinamica bellica piuttosto che una simulazione così puntuale del libero mercato.

Sul bel pianeta rosso

Per quanto riguarda l'aspetto tecnico c'è da dire che il videogioco firmato Mohawk Games non brilla. Nonostante il design delle installazioni marziane sia originale e futuribile, la qualità delle texture e la mole poligonale lasciano alquanto a desiderare. Nonostante una telecamera che si muove solo lungo l'asse orizzontale e livelli di zoom prefissati, il gioco si rivela molto pesante ed arranca in certi frangenti nel frame rate anche a settaggi Medium. Speriamo che con i prossimi aggiornamenti arrivino anche le opportune ottimizzazioni al motore grafico, così da avvicinarlo per fluidità agli ultimi Civilization oppure alle proposte Paradox.
Di contro, la colonna sonora è ottima. Firmata da Christopher Tin, vincitore nel 2011 del primo Grammy assegnato ad un videogioco (il brano era Baba Yetu, nell'intro di Civilization IV), si contraddistingue per sonorità eleganti e vicine alla musica classica, che si appoggiano quasi esclusivamente su pianoforte ed archi. Esse scandiscono ogni missione in un crescendo emotivo, che invita il giocatore a mantenere il focus per conseguire il risultato. Da ascoltare assolutamente il main theme "Red Planet Nocturne".
Il gioco attualmente è localizzato in molte lingue, tra cui l'inglese, il francese, il tedesco ed anche lo spagnolo. Manca purtroppo l'italiano, un neo non da poco vista la non indifferente mole di testo (specie nel tutorial) che contraddistingue il titolo. Chissà se è nei piani degli sviluppatori integrare anche la traduzione nella lingua di Dante...

Offworld Trading Company Offworld Trading Company è il primo titolo pubblicato da Mohawk Games, etichetta composta da molti ex sviluppatori di Firaxis e Maxis. Quasi scontato che il loro primissimo titolo sarebbe stato un gestionale/strategico, ed infatti eccoci qui a recensire una simulazione futuristica di quella che potrebbe essere l'economia sul suolo di Marte. Il giocatore deve raccogliere risorse e potenziare gli impianti di estrazione e produzione, influenzando ma anche reagendo alle fluttuazioni dei prezzi. Dovrà anche agire sul mercato finanziario, mantenendo ad un livello sostenibile il proprio debito ed acquistando le azioni delle corporation rivali, per poi acquisirle. Il titolo è divertente, ma anche molto complesso ed esigente, specie per chi è a digiuno dello studio dell'economia (macro). Purtroppo non aiuta una grafica troppo schematica e la mancanza della localizzazione in italiano.

7

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