OmegaBot Recensione: corruzione robotica in Pixel Art

OmegaBot è un action platform senza infamia e senza lode, con alcune trovate interessanti ma un occhio poco attento alla varietà: ecco il nostro responso.

OmegaBot Recensione: corruzione robotica in Pixel Art
INFORMAZIONI GIOCO
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • PS5
  • OmegaBot è l'opera prima dello sviluppatore indipendente Simon Carny: un piccolo action platform bidimensionale(si arriva ai titoli di coda in circa tre ore) che chiama principalmente a saltare e sparare (a proposito di opere prime, qui la recensione di Song of Iron). Eppure non è un'esperienza banale, perché controlli, level design, collocazione dei nemici, arsenale e, più in generale, ogni elemento costitutivo del gameplay, sono tutti ben confezionati.

    Allo stesso tempo, però, la produzione evidenzia dei palesi limiti, principalmente nel modo in cui non riesce a elevare il livello e la varietà dell'azione mano a mano che si affrontano gli stage, ma anche in ambito tecnico, tra questioni squisitamente estetiche e altre puramente funzionali.

    Corruzione robotica

    La storia di OmegaBot è quella di un mondo devastato da un terribile potere. Un giorno, una misteriosa corruzione ha trasformato i suoi abitanti in macchine, e anche i pochi superstiti, inizialmente rifugiatisi al di là del mare, ne sono caduti preda nel tentativo di debellarla. Ironico che proprio a un piccolo robot, costruito con l'intento di combattere questo male, sia ora affidata la salvezza di queste terre.

    Questo è quello che racconta una breve (e unica) introduzione animata, con la narrazione che preferisce affidare a brevi ed estemporanei dialoghi la progressione di una trama che, anche ad avventura terminata, rimane piuttosto criptica: chi ha scatenato la corruzione? Chi ha costruito l'OmegaBot protagonista del gioco? Un paio di indizi al riguardo sono forse presenti e concedendosi qualche deduzione è possibile ricostruire la storia, ma di certo non è questo intreccio così debole e abbozzato a costituire la punta di diamante dell'esperienza.

    Intriga, invece, il modo in cui ambientazioni, personaggi ed eventi proposti abbiano delle tinte più oscure di quanto si possa inizialmente immaginare: niente di truculento, intendiamoci, ma qualche tragico accadimento non manca.

    Salti, spari, ma poco mordente

    I primi passi in questo mondo in rovina scorrono agilmente e ci vuole davvero poco per prendere confidenza con quanto l'impianto di gioco prevede. Il robottino protagonista non è il massimo dell'agilità: una certa pesantezza nei movimenti ne rende la risposta ai comandi non immediata e inizialmente le sue abilità salterine non sono propriamente esaltanti, ma con la pratica ci si abitua a controllarlo. Anche perché - ed è questa l'iniziale problematica in cui ci siamo imbattuti - i primi due livelli (ve ne sono sei, di apprezzabile lunghezza) non offrono sfida alcuna, almeno per quanto riguarda il platforming più stretto.

    È solo dal terzo stage in poi che le cose si fanno più impegnative, con il level design che arriva a proporre passaggi anche piuttosto ostici ma mai ardui al punto da generare frustrazione. Riguardo questa componente del gameplay, quindi, la calibrazione del livello di difficoltà non è del tutto azzeccata. Meno ordinario e anche più centrato è invece il modo in cui è gestita la possibilità di sparare, che di fatto è l'unico modo per sbarazzarsi dei nemici e non solo. Si può anche sfruttare nel platforming, dato che il rinculo dell'arma permette di elevarsi al di sopra della normale portata del salto. Gli strumenti di morte a disposizione dell'OmegaBot sono energizzati da una batteria, che si esaurisce con il loro utilizzo e si ricarica quando non si fa fuoco. Fronteggiare gli avversari, specialmente a quelli più coriacei, è quindi una faccenda che va oltre il semplice riversargli addosso proiettili su proiettili, anche perché a batteria esaurita non solo non è più possibile sparare, ma l'OmegaBot si muove molto più lentamente, e non è più in grado di sfuggire agli attacchi degli assalitori. Si muore quindi molto più a causa dei corrotti, non degli ostacoli, soprattutto se si pensa ai confronti coi boss.

    Non si tratta mai di sfide particolarmente impegnative, eppure la cospicua barra della salute di questi opponenti e la fragilità del protagonista, a cui bastano pochi colpi per perire, sono elementi che di certo acuiscono la tensione in questi frangenti, con un paio di movimenti fuori posto capaci di condurre a una sconfitta. Sono questi probabilmente i momenti più alti del pacchetto, perché l'azione si conferma stimolante e attraente. Del'action platform, infatti, è solo la seconda metà dell'avventura - che copre più o meno le ultime due ore - a essersi rivelata ben strutturata.

    Qui la ricetta ludica riesce a brillare maggiormente, dopo una poco efficace diluizione nella prima ora di gioco. Senza mai che arrivino guizzi particolari di level design oppure occasioni per infondere un po' di varietà nel connubio "salta e spara", il titolo è qui in grado di offrire un'esperienza piacevole, per quanto non particolarmente appassionante.

    Ingranaggi inceppati

    Non riesce a essere un valore aggiunto un impianto tecnico che si presenta bene, ma che soffre di varie problematiche. La direzione artistica generale è apprezzabile, vagamente rétro, soprattutto nei suoi cromatismi estremamente saturati, che danno il loro meglio negli evocativi fondali e per quanto concerne gli sprite di personaggi e nemici. Manca però quella cura necessaria per elevare ancora di più la qualità della presentazione visiva, e ciò è evidente dalla mancanza di dettaglio delle ambientazioni, dal modo in cui gli elementi accessori non abbiano praticamente profondità rispetto ai fondali e da altre questioni simili, che rendono l'impatto generale un po' piatto.

    Non molto diverso purtroppo è il discorso per quanto riguarda la colonna sonora, che funge da mero accompagnamento. Inoltre, nella nostra prova l'ultima mezz'ora di gioco è stata afflitta da bug e intoppi tecnici: rallentamenti inspiegabili, sempre più frequenti a ogni morte contro il boss finale, e il mancato ottenimento dei trofei legati a questa specifica sezione.

    OmegaBot OmegaBotVersione Analizzata PlayStation 5OmegaBot è un action platform molto basilare, certamente godibile, pur nella sua brevità ma privo di reali elementi distintivi. Non basta la meccanica legata allo shooting a caratterizzarlo, né lo valorizza abbastanza un level design sicuramente apprezzabile, ma che soffre di due importanti problemi: l'eccessiva semplicità nella prima ora di gioco, la mancanza di trovate atte a variare l'azione nelle successive.

    6

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