One Piece World Seeker Recensione: dall'arrembaggio al naufragio

Ganbarion torna alle redini di una produzione volta a celebrare il ventennale dell'anime tratto dal manga di Oda, ma il risultato non è entusiasmante...

One Piece World Seeker
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il filmato di apertura di ONE PIECE: World Seeker mette in mostra un mondo sgargiante. Tra i vicoli di una piccola metropoli un giovane pirata di gomma oscilla tra i palazzi, mentre i suoi amici si aggirano per le strade. Ma quando i soldati della Marina si accorgono che i Pirati di Cappello di Paglia sono in città, inizia un inseguimento al cardiopalma e Monkey D. Rufy è costretto ad affrontare un misterioso avversario robotico, con il quale dà vita a un combattimento epico e pirotecnico. La "opening" di World Seeker mette in chiaro le ambizioni del nuovo videogioco che Ganbarion ha sviluppato per Bandai Namco: regalare ai fan dell'opera di Eiichiro Oda un'esperienza memorabile, che possa celebrare il ventennale della serie animata e al tempo stesso definire nuovi standard per la realizzazione di tie-in nipponici a sfondo shonen senza gettarsi nell'inflazionato genere dei picchiaduro.

    Ed è anche la cinematica successiva, quella che funge da vero e proprio incipit all'avventura, a ribadire con forza l'intento della produzione. Tuttavia, la caduta di Rufy dalla Prigione Celeste verso l'Isola Carceraria ci riporta davvero coi piedi per terra: la discesa sul suolo terrestre dalle vette su cui era stato imprigionato ci ha progressivamente risvegliato da un sogno. Lo ha fatto bruscamente, facendoci rendere conto che ONE PIECE: World Seeker, purtroppo, ha in larga parte deluso le nostre aspettative.

    "Avventura nell'Isola Carceraria"

    Chi legge il manga di ONE PIECE sa bene che ogni grande sbarco in un'isola appartenente alla Rotta Maggiore o al Nuovo Mondo porta un titolo simile a quello che abbiamo scelto nelle righe soprastanti. Quella imbastita dai creatori di Pirate Warriors è davvero un'avventura, che permetterà ai fan del franchise di scoprire un'ambientazione del tutto inedita rispetto alle pagine dell'opera cartacea o agli episodi della serie televisiva.

    Mentre Monkey D. Rufy viene portato in manette al cospetto di un sinistro individuo, i Pirati di Cappello di Paglia stanno cercando di svuotare la tesoriera di una prigione volante. Dopo qualche secondo capiamo già qual è il piano della truppa: il giovane protagonista si è fatto catturare intenzionalmente per distogliere lo sguardo del Governo Mondiale dai suoi compagni.

    Nel frattempo i Mugiwara sono caduti in trappola, poiché la Prigione Celeste è presidiata da un nemico temibile: il suo nome è Isaac ed è un'antagonista completamente nuovo rispetto a quelli che abbiamo ammirato nell'anime o nel manga. È uno scienziato astuto e fulmineo, che combatte utilizzando delle protesi meccaniche che può comandare a piacimento. Costretto alla fuga, Rufy si ritrova separato dai suoi amici sull'Isola Carceraria: un luogo in cui la Marina si è insediata ormai da 12 anni in seguito all'attacco di un gruppo di feroci pirati, estendendo il proprio pugno di ferro e dando inizio a una lunga operazione mineraria.

    L'obiettivo è quello di estrarre un particolare e potente minerale in grado di dar vita a un arsenale la cui forza distruttiva sarebbe pari a quella delle Armi Ancestrali.
    Una volta atterrato su una spiaggia nei pressi di una cittadina, l'eroe fa la conoscenza di Jeanne, ragazza dal passato tragico nonché leader della fazione ribelle anti-Marina, che cerca combattere l'oppressione promossa dal Governo Mondiale e dai suoi sostenitori.

    La trama di World Seeker delinea quindi un racconto che cerca di rispettare le dinamiche di scrittura imposte dall'opera madre: un Paese in difficoltà che ha conosciuto giorni migliori, un eroe defunto che un tempo ne ispirava gli abitanti, una guerra civile alle porte e la promessa di un domani migliore. Su questo sfondo i Pirati di Cappello di Paglia decidono di intervenire a difesa dei più deboli, al fine di smascherare il complotto ordito dal Governo Mondiale e scoprire le verità che legano Jeanne, Isaac e l'Isola Carceraria.

    La vicenda di World Seeker, tuttavia, si rivela priva di reali guizzi, con una qualità della scrittura fin troppo derivativa da quella di Eiichiro Oda: diversamente dal manga, le cui trame delineano col tempo una profondità e un background di notevole impatto, il racconto non è riuscito a fare completamente breccia nel nostro cuore. Memori probabilmente della qualità a cui ci ha abituato la penna del sensei, abbiamo trovato l'ordito di base estremamente superficiale e non approfondito come dovrebbe, e in alcuni casi la sceneggiatura mostra persino una natura troppo citazionista. Ci sono dei momenti, infatti, che pescano a piene mani da archi narrativi come quelli di Arlong Park e Alabasta, e in generale la modellazione dei personaggi principali strizza l'occhio a situazioni già viste nell'opera principale. In tal senso, i 9 protagonisti risultano convincenti e ben caratterizzati, mentre quelli inediti prestano il fianco a qualche cliché di troppo. Il passato e le azioni di Jeanne rendono la giovane un misto tra Nami, Nico Robin e Bibi Nefertari; di contro, l'antagonista mette in scena una figura sufficientemente tormentata e affascinante, anche sotto il profilo del character design. In tal senso, Isaac risulta molto più vicino alla psiche di villain come quelli apparsi nei più recenti lungometraggi di ONE PIECE, personalità ambigue, costantemente in bilico tra giustizia e malvagità.

    Ciononostante, complice una scrittura scialba rispetto agli standard, la storia di Isaac e le vicende dell'isola Carceraria finiscono con l'essere nient'altro che il corrispettivo di un filler dimenticabile.

    World Seeker vuole inoltre in qualche modo omaggiare l'opera di riferimento, introducendo pian piano svariati personaggi già noti: col passare del tempo, infatti, le vicende portano sull'isola alcune delle principali forze militari e politiche dell'intero immaginario di ONE PIECE. Non passerà molto tempo prima che alcuni Marine piuttosto celebri, come Smoker e Tashigi, si aggiungano alle battaglie, ma ben presto la guerra civile in corso nel Paese spingerà a intervenire persino gli Ammiragli del Governo Mondiale, il CP0, l'Armata Rivoluzionaria e la Germa 66. Gran parte di questi comprimari va poi a comporre il Sistema Karma: si tratta di un elenco di determinate condizioni da soddisfare che andranno a consolidare il legame con la popolazione dell'Isola e con molti dei personaggi incontrati sul proprio cammino. Tale feature non amplia più di tanto l'avanzamento, ma completare ciascuna condizione per progredire con il Karma dà vita ad alcuni siparietti e dialoghi divertenti tra Rufy e il cast. Con una sequela di apparizioni di personaggi ben noti ai fan, la sceneggiatura imbastisce una storyline pigra ed intrisa di fan service, che nelle 10 ore necessarie al suo completamento decolla realmente soltanto nelle ultime tre, risultando insomma alquanto soporifera.

    Pirati siamo noi

    L'Isola Carceraria, la verdeggiante ambientazione in cui prende vita la nuova avventura dei Pirati di Cappello di Paglia, è stata presentata sin dai primi materiali promozionali come il cuore pulsante di tutta l'esperienza. Ci duole ammettere che proprio il mondo di gioco rappresenta uno dei maggiori punti deboli della produzione. Di primo acchito, il teatro delle nuove battaglie di Monkey D. Rufy e compagni è estremamente vasto e ricco di location suggestive, oltre che differenti tra loro.

    Il team di sviluppo ha riposto grande cura nella realizzazione di ogni ambiente, facendo attenzione anche ai dettagli scenici, come i modelli della vegetazione e le strutture urbane: il risultato è un amalgama di luoghi differenti, dalle città alle miniere, passando per sconfinate pianure e tortuosi sentieri montani. L'ex Jewel Island - era questo il nome del Paese prima che venisse attaccata dai pirati - rappresenta una summa stilistica dei luoghi più iconici di tutto ONE PIECE: i piccoli villaggi vi ricorderanno senza troppa fatica le prime ambientazioni solcate dalla compianta Going Merry , gli imponenti edifici della Marina vi porteranno invece coi ricordi alle splendide saghe di Enies Lobby e Marineford, mentre i diversi panorami naturali strizzano l'occhio a luoghi come Little Garden e Alabasta.

    La presenza di edifici in grado di solcare i cieli come la prigione, e l'estetica stessa di alcune strutture, vi faranno infine tornare con la mente a Skypea, l'Isola nel Cielo su cui i Mugiwara affrontarono Ener e i suoi sacerdoti.

    Purtroppo la bellezza del mondo di gioco si esaurisce in termini puramente estetici: l'open world creato da Ganbarion è d'altronde spoglio e poco vivo. Esplorando tutte le location di cui si compone l'isola carceraria, ci si accorge ben presto di come l'ambientazione non abbia realmente nulla di quanto visto nel filmato di apertura: l'atmosfera pulsante e popolata degli scenari urbani si riduce a pochi ed anonimi NPC, e al tempo stesso le attività da svolgere in giro per la mappa sono esigue e ripetitive.

    Per quanto riguarda le quest, ciascuna di esse presta il fianco a una certa ripetitività: nonostante cambi il committente o l'oggetto dell'incarico, le richieste dei personaggi risulteranno sempre le medesime, e consistono tutte nella necessità di raccogliere oggetti in giro per la mappa, salvare i cittadini da malviventi o mettersi sulle tracce di un bersaglio. Per fortuna, anche tra queste missioni, molto spesso, World Seeker strizza l'occhio ad alcuni stereotipi ben noti ai fan del brand. A lungo andare, purtroppo, coprire le distanze in una mappa così scarna renderà l'esplorazione scialba e a tratti persino noiosa, nonostante il fascino dell'ambientazione e la cura riposta nella realizzazione dell'Isola. Per questo motivo ci siamo ritrovati a utilizzare i viaggi rapidi molto più spesso di quanto avremmo voluto.

    Ciurma, andiamo tutti all'arrembaggio!

    Alla base di quanto poco World Seeker ci abbia convinto c'è un problema di fondo che ha compromesso la godibilità dell'intera produzione: il nuovo titolo di Ganbarion è caratterizzato purtroppo da alcune scelte di game design del tutto discutibili. Il concept stesso del gioco - un action adventure con elementi ruolistici e un pizzico di stealth - risulta un ibrido male amalgamato in cui nessun elemento dei generi sopracitati si dimostra pienamente sviluppato.

    Se già l'esplorazione e la varietà delle missioni non sono esaltanti, l'avanzamento lungo le varie zone dell'Isola viene penalizzato da alcune sviste elementari: in diversi punti dell'avventura, ad esempio, viene richiesto di interagire con forzieri, porte o interruttori da attivare per risolvere dei semplici puzzle. Il comando di interazione, da tenere rigorosamente premuto, attiva una barra circolare che impiega un numero interminabile di secondi per portare a termine l'azione.

    Se nel caso di serrature e scrigni questo limite rappresenta una sorta di "valore ludico" (esiste una specifica perk nello skill tree volta a diminuirne i tempi), nel caso di interruttori e pulsanti questo tipo di interazione non fa che allungare fastidiosamente i tempi dell'esperienza. Le capacità atletiche ed elastiche del protagonista, inoltre, lo rendono capace di utilizzare le braccia al pari di vere e proprie liane per raggiungere sporgenze lontane: tale feature, però, è inspiegabilmente disponibile soltanto per edifici e alberi. Le superfici rocciose non consentono né l'aggancio con il "rampino" Gom-Gom né tanto meno permettono a Rufy di aggrapparsi semplicemente a una sporgenza, per far sì che una determinata altura sia raggiungibile. Questa lacuna di movimento è a nostro parere piuttosto grave, poiché il più delle volte saremo costretti a fare un giro molto più lungo a piedi (che può durare persino alcuni minuti) anche dove avremmo potuto sfruttare l'agilità del capitano per spostarci in pochi secondi verso il luogo richiesto dall'obiettivo.

    Sempre in termini di spostamento, ulteriori soluzioni poco felici rendono World Seeker un'avventura tecnicamente obsoleta. In alcuni punti della storia, infatti, Rufy sarà accompagnato da uno o più personaggi: simili comprimari, tuttavia, cesseranno di esistere su schermo durante le fasi in-game, per poi comparire nuovamente soltanto nel corso delle sequenze video.

    A tal proposito, peraltro, la campagna di World Seeker presenta un numero estremamente ridotto di cinematiche, tutte piuttosto brevi. Gli altri intermezzi narrativi si riducono a sequenze semi-statiche in cui i dialoghi non sono stati doppiati in giapponese, lasciando che ogni battuta venga introdotta da un suono, un verso o una parola tipica del personaggio che parla.

    Gear Fourth!

    Ganbarion è una delle software house maggiormente prolifiche per quanto riguarda la produzione di videogiochi ispirati a ONE PIECE. La loro precedente creazione, Pirate Warriors, è ancora oggi un titolo solido, con un combat system semplice ma convincente, e a suo modo stratificato. L'anima action di World Seeker, purtroppo, non prende quanto di positivo fatto dalla trilogia di musou: proprio alla luce dei fasti compiuti in passato dal team di sviluppo, il sistema di combattimento ci ha lasciati con un sorprendente senso di incompiutezza e superficialità.

    Il gioco ci propone un unico tasto votato all'attacco e una combinazione di comandi per dar vita a tecniche speciali come il Red Hawk o l'Ambizione del Re Conquistatore. È presente, inoltre, una feature che ci permette di combattere dalla distanza sfruttando il braccio allungabile di Rufy: con un efficace sistema di puntamento, World Seeker può all'occorrenza trasformarsi in uno shooter in terza persona grazie al celebre Gom Gom Pistol.

    Battaglia LiberaOltre l'Avventura principale, World Seeker propone anche una modalità di Battaglia Libera, nella quale si potranno affinare le proprie capacità combattive sconfiggendo orde potenzialmente infinite di nemici. Si tratta di una feature aggiuntiva che, in realtà, non aggiunge nulla di rivoluzionario o sostanziale all'esperienza di gioco.

    Questa meccanica, che può essere evoluta a sua volta per migliorare la cadenza di tiro e la ricarica, non rivoluziona più di tanto il combat system, ma contribuisce ad ampliare la varietà rispetto agli attacchi in mischia. Nonostante la presenza dei due stili principali, da alternare nel mezzo della lotta, e di alcune Super, infatti, il combat system ci è parso troppo semplice e basilare, con scontri legnosi e poveri di animazioni. La disattenzione nel game design si manifesta persino nelle fasi action, poiché i modelli dei nemici risulteranno inattaccabili sia quando sono al tappeto sia mentre si rialzano. Questa svista, per di più, si protrae anche nei secondi successivi a tali movimenti: il risultato è che gli avversari hanno tutto il tempo di uscire dal nostro raggio d'azione. Simili magagne non fanno che esporci al fuoco nemico, che per tutta risposta non esiterà a colpirci da ogni angolazione possibile con fastidiosi proiettili o fendenti d'aria provocati dal Rokushiki in dotazione ad alcuni ufficiali dei Marine.

    Come accennato in precedenza, Rufy può utilizzare due stili differenti, ovvero l'Ambizione dell'Armatura e l'Ambizione della Percezione: il primo permette di sfruttare la pelle coriacea del protagonista, potenziata dall'Haki, così da prodigarci in combo lente ma estremamente potenti; il secondo, invece, sfrutta la velocità garantita dai sensi affinati del ragazzo di gomma, dandoci l'opportunità di eseguire attacchi meno forzuti ma molto più veloci, accompagnati da efficaci schivate.

    È presente anche un terzo stile, il Gear Fourth, il quale rappresenta solo un potenziamento temporaneo. Ciascuna di queste tre arti è migliorabile tramite un albero delle abilità, che si ramifica in diverse sezioni votate all'esplorazione, al combattimento e alle mosse speciali: sconfiggere nemici e concludere missioni consente di accumulare grandi dosi di punti esperienza da spendere nei vari talenti, tutti facilmente sbloccabili entro la fine dell'avventura.
    L'elemento più stimolante nella progressione è proprio quello ruolistico, seppur non risulti particolarmente stratificato. Oltre alle abilità il giocatore potrà equipaggiare il capitano dei Mugiwara con diversi strumenti utili a ad aumentarne le statistiche di salute, attacco e difesa. Tali oggetti potranno anche essere generati presso la Thousand Sunny con l'ausilio di Usop e Franky, tramite un basilare sistema di crafting, mentre le capacità culinarie di Sanji ci permetteranno di inviare i membri della ciurma in giro per il mondo per recuperare ingredienti utili. Progredendo lungo la storia, e portando a compimento un cospicuo numero di attività secondarie, non sarà necessario ricorrere al farming asfissiante , complice anche una difficoltà sostanzialmente irrisoria, soprattutto a livello standard: il nostro consiglio è di imbarcarsi nell'avventura perlomeno a Difficile, se non ad Estremo, dato che i boss davvero impegnativi si contano sulle dita di una mano.

    World Seeker propone anche un rudimentale sistema di stealth che, al pari del combattimento, non contribuisce più di tanto a migliorare il gameplay. Privo di qualunque possibilità di accovacciarsi, o di sfruttare gli appigli per sfuggire alla sfera visiva di Marine o pirati nemici, Rufy possiede soltanto la facoltà di eliminare furtivamente un nemico alle spalle, oppure di nascondersi all'interno di barili e sfruttarli per superare aree particolarmente zeppe di guardie.

    Nonostante sia possibile marcare i nemici e localizzarli con il potere della Percezione, si tratta di una feature davvero irrisoria ai fini dell'intelaiatura ludica, che imbastisce dinamiche talmente basilari da essere del tutto dimenticabili.

    Sul versante grafico, quanto meno, ONE PIECE: World Seeker mette in scena un mosaico gradevolmente colorato, impreziosito da texture ben definite e una costruzione scenica che regala un colpo d'occhio di notevole impatto. Come già detto, d'altronde, il team ha lavorato piuttosto bene nell'ideazione della direzione artistica. Non abbiamo poi riscontrato particolari magagne in termini di fluidità e performance tecniche, anche nelle fasi più concitate, in cui gli effetti particellari provocati dalle esplosioni contribuiscono a rendere il comparto visivo abbastanza soddisfacente.

    Se c'erano dei dubbi sul contrasto eccessivamente marcato tra il realismo delle ambientazioni e l'aspetto cartoonesco dei personaggi, la prova finale ci ha permesso di premiare il comparto grafico perlomeno in relazione all'estetica. Soltanto i modelli dedicati ai personaggi più importanti risultano degni del tratto peculiare e sontuoso che Eiichiro Oda sfoggia nel suo manga: per quanto concerne gli NPC disseminati nel mondo di gioco, infatti, la modellazione poligonale lascia largamente a desiderare, dato che in buona parte dei casi ci troveremo di fronte a personaggi del tutto anonimi e disegnati in maniera approssimativa.

    One Piece World Seeker One Piece World SeekerVersione Analizzata PlayStation 4Guardando il progetto nel suo insieme, viene da pensare che ONE PIECE: World Seeker avrebbe necessitato di una gestazione più attenta prima di approdare sui nostri scaffali. Il nuovo gioco di Ganbarion cerca di omaggiare, stilisticamente e narrativamente, tutto il meglio che Eiichiro Oda ha partorito dalla sua mente nel corso dell'ultimo ventennio. E se la storyline principale mette in scena un racconto non eccezionale ma all'insegna del fanservice, è soprattutto sul piano tecnico che World Seeker si dimostra una creatura fragile e imperfetta. Una serie di disattenzioni elementari nel game design fanno eco a un open world scialbo e decisamente poco dinamico. D'altro canto, la commistione tra RPG, action game e stealth crea un ibrido confusionario in cui ciascuna di queste meccaniche non viene approfondita a sufficienza. La nuova proposta di Bandai Namco è un'operazione pensata per fan veraci di ONE PIECE e promette perlomeno un'avventura inedita in un'ambientazione che, sul versante visivo, regala panorami mozzafiato.

    5.8

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