Onrush Recensione: Gotta crash 'em all!

Gli (ex) sviluppatori di MotorStorm e Driveclub ritornano in pista con un gioco di guida arcade che non è affatto il solito gioco di guida arcade...

Onrush
Videorecensione: Playstation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Confesso di avere un rapporto piuttosto ambivalente con i giochi di guida: adoro alla follia i racing arcade, quelli in cui conta solo lanciarsi come matti derapando l'impossibile per seminare il panico tra gli avversari, in un inferno di lamiere accartocciate e scintille ovunque, mentre sono a dir poco refrattario a tutto ciò che vuol essere simulativo, realistico, fisicamente accurato. Limite mio, senza ombra di dubbio, ma tant'è: impossibile per quel che mi riguarda non esaltarsi di fronte al furore indomabile di un Burnout (in particolare il terzo episodio) o all'indole da blockbuster hollywoodiano del clamorosamente sottovalutato Split/Second, così come sarebbe al contrario dura trattenere più di qualche sbadiglio di fronte all'impeccabile rigore di Gran Turismo, Forza Motorsport o Assetto Corsa.
    Fatta questa premessa, non vi sarà difficile capire come mai stessi aspettando a braccia aperte Onrush di Codemasters: la sete di un'esperienza del genere era già di per sé innegabile - a maggior ragione considerando il bizzarro vuoto venutosi a creare in questo senso nell'attuale generazione di console - e se a quella aggiungiamo il fatto che ad occuparsi della produzione ci siano gli ex Evolution Studios, ovvero i creatori dell'ottima serie MotorStorm, beh il quadro potrebbe dirsi completo e ben definito. Eppure, quando meno te lo aspetti, ecco la variabile imprevedibile che scombussola un po' i piani, cambiandoti le carte in regola proprio sotto il naso. Perché, come ho avuto modo di scoprire all'evento di anteprima tenutosi il mese scorso a Milano, Onrush non è esattamente il gioco che uno tenderebbe a credere che sia. O meglio, l'anima giocosamente arcade, la passione sfrenata per la velocità a ogni costo, il gusto per la devastazione e l'indole casinista che traspaiono anche solamente dagli screenshot o da una bella gif ci sono proprio tutti, dalla A alla Z... eppure è l'amalgama degli ingredienti a seguire un percorso inatteso, originale e assai diverso dalle premesse.

    Feel the rush!

    Sgomberiamo subito il campo da un potenziale equivoco nient'affatto marginale, facendo esplicitamente chiarezza su un punto di fondamentale importanza: nonostante il curriculum degli sviluppatori e al di là dei trailer misteriosamente non così chiari nel rivendicare la sua evidente unicità, Onrush non è un gioco di guida arcade di stampo tradizionale. Non aspettatevi allora gare classiche, con una griglia di partenza e posizioni da scalare verso la vittoria un sorpasso dopo l'altro, perché qui dentro non ne troverete di certo. Anzi, non troverete addirittura neppure la proverbiale linea del traguardo, visto che in Onrush non conta arrivare per primi. Spiazzante, vero? Non può che essere così del resto, in una sfida a base di corse senza respiro ma anche di spietati combattimenti su quattro ruote che vede contrapposte due squadre da sei elementi ciascuna.

    La colonna sonora, col suo mix acido di rock alternativo e musica elettronica a cura dell'etichetta londinese Ninja Tune, si dimostra impeccabile nell'enfatizzare l'andamento della gara.

    Il risultato è un cocktail esplosivo, un'iniezione di adrenalina in pieno petto, che finisce per muoversi paradossalmente quasi più dalle parti di un Rocket League che non da quelle del già citato Burnout (con pure una non trascurabile spruzzatina di Overwatch, date le particolari abilità speciali che contraddistinguono gli otto diversi veicoli a disposizione). Sulle prime, l'impatto disorienta un po': anche se i controlli sono immediatissimi e il modello di guida istantaneamente appetibile, con esattamente il tiro giusto e quell'attitudine di piacevole ignoranza che richiama alla memoria il mai dimenticato MotorStorm, serve infatti qualche match per entrare nelle dinamiche di un titolo che all'atto pratico recupera elementi già visti altrove - spesso e volentieri al di fuori dell'ambito dei racing game - arrivando a proporre qualcosa di nuovo, di fresco e di diverso. Qualcosa che tuttavia bisogna essere pronti a voler comprendere e metabolizzare, scevri da aspettative diverse da quel che all'atto pratico Onrush può e vuole offrire.
    Il cuore dell'esperienza di Onrush sta nella sensazione di poderosa velocità, nel turbo premuto fino in fondo come regola di vita, nell'inutilità dogmatica del concetto di frenata: si vive a 200km/h dall'inizio alla fine, con tanto di partenza lanciata perché in un contesto simile stare fermi vuol dire rinunciare all'ossigeno, soffocare. Nessun salto sarà dunque mai troppo alto, nessuna discesa troppo ripida, nessuna curva troppo pericolosa: ci si lancia senza paura, sempre e comunque al limite, sfidando la gravità e al massimo dosando, quando proprio non se ne può fare a meno, giusto il freno a mano per derapare (comunque assai meno del previsto, perché la ricerca della traiettoria migliore risulta spesso e volentieri un optional in una rissa a motore in cui vale tutto o quasi). Insomma turbo e sregolatezza come unici mantra, un biglietto da visita che si accompagna a meraviglia tanto con l'estetica punk del gioco quanto soprattutto con la sua compiaciuta ossessione per i takedown, ovvero la benzina con cui alimentare il fuoco che arde tra le viscere d'acciaio dei bolidi che ci troveremo a guidare.
    Già, perché provocare incidenti, accartocciare lamiere e spedire i malcapitati avversari contro ostacoli mortali è sostanzialmente l'ABC dell'ultima fatica di Codemasters: venire il più possibile a contatto con i numerosi minion a due e quattro ruote che si incontrano per i tracciati significa godere di una riserva pressoché costante di turbo, anche se la vera soddisfazione sta, com'è ovvio che sia, nel far fuori i rivali in carne e ossa incrociati online. Il track design spazioso e di grande respiro, alle volte aperto anche a bivi e scorciatoie, non fa altro che incentivare le occasioni per dare il la a schianti coreografici: il pericolo è costantemente dietro l'angolo, e anzi spesso e volentieri arriva persino dall'alto, con rampe e sopraelevate che spingono l'acceleratore sulla verticalità, consentendo di piombare con crudele brutalità sul collo dei malcapitati nemici. Certo, nessuna delle dodici piste verrà verosimilmente ricordata a lungo, ma è anche vero che mai come in questo caso i circuiti finiscono per diventare livelli quasi in stile sandbox, meri spazi in cui seminare caos e distruzione piuttosto che strade da percorrere alla ricerca dei tempi migliori.

    Il cosiddetto Stampede System è la chiave per rimanere sempre nel cuore dell'azione: dopo un incidente si ritorna in pista in mezzo al gruppo, pronti a ripartire immediatamente con sportellate date e subite. E il ritmo s'impenna...

    L'altra grande peculiarità di Onrush sta nella sua natura di videogame a squadre: così come accadrà il prossimo inverno per Team Sonic Racing di Sumo Digital, qui non basta agire come implacabili lupi solitari per agguantare la vittoria, bensì al contrario occorrono collaborazione e logica di gruppo per ambire a sudati trionfi. In questo senso, ecco subentrare le già citate abilità speciali dei vari mezzi: veicoli (sei auto e due moto) che non solo differiscono tra loro per performance e manovrabilità, ma che si distinguono più di ogni altro aspetto per gli specifici power-up, spesso e volentieri in grado di innescare interazioni di squadra - potenziando ad esempio i compagni nelle vicinanze, oppure sottraendo prezioso turbo agli avversari. Come in qualsiasi hero shooter che si rispetti, diventa allora fondamentale creare la giusta alchimia con il resto del team, sfruttando le affinità elettive tra un bolide e l'altro per dare vita a sinergie destinate a emergere a medio/lungo termine, una volta accumulata esperienza con le dinamiche che si andranno a incontrare nelle quattro diverse modalità di gioco.
    Se quelli appena descritti possono essere infatti considerati i fondamentali di Onrush, l'applicazione degli stessi è declinata entro quattro diverse espressioni: Overdrive, Countdown, Lockdown e Switch. La prima è una forsennata sfida ad accumulare e spendere una certa quantità di turbo il più in fretta possibile: serve guidare al limite, devastare tutto il devastabile e lanciarsi magari in qualche improvvisata acrobazia, per concedersi quella manciata di punti extra che potrebbe fare la differenza tra la gloria e la sconfitta. Countdown è una gara contro l'orologio: il tempo scende inesorabile, ma attraversando i portali sparsi sul percorso si aggiungono secondi al conteggio di squadra. Insomma takedown sì, ma con più di un occhio alla pista, in quella che può considerarsi la modalità più ortodossa del quartetto. Lockdown è la versione racer della modalità King of the Hill vista negli sparatutto: sul tracciato compare di volta in volta una zona in costante movimento, e l'obiettivo è quello di dominarla restando per cinque secondi al suo interno. Più facile a dirsi che a farsi, ma sempre dannatamente appagante comunque vada a finire. Switch ribalta almeno in parte le regole classiche, all'insegna di una caccia spietata dove ogni rischio può trasformarsi in ricompensa: si hanno solamente tre vite a testa, e si comincia tutti dalle moto (per poi salire verso i mezzi più pesanti a ogni KO). Una modalità tiratissima e diabolica, che nonostante risulti sulle prime la meno immediata è comunque capace di regalare grandi soddisfazioni.

    Anche i piloti più impavidi non disdegnano lo stile: sono disponibili centinaia di personalizzazioni, dai veicoli alle esultanze dei personaggi, sbloccabili solo e soltanto con crediti in game. Chi meglio guida, meglio appare.

    Al netto di qualche scivolone sul piano estetico, con elementi di contorno (dai menu alle animazioni dei piloti) che tradiscono i mezzi non epocali della produzione e una direzione artistica che centra il bersaglio solo in parte, il bello e il brutto di Onrush stanno tutti qui, nel suo essere estremamente diverso dal resto. Prendere o lasciare, croce e delizia: secondo la mia esperienza personale, se la formula riesce a far scattare la proverbiale scintilla - e generalmente basta pochissimo per rendersene conto - il divertimento diventa tanto e tale da andare ben al di là della mancanza di contenuti abbastanza oggettiva, con in particolare una campagna single player che si limita a essere un palese riempitivo, una (comunque godibilissima) versione in solitaria delle sfide online con appena qualche variabile particolare.
    Nel mio piccolo, io sono arrivato quasi a livello 70, con almeno una quindicina abbondante di ore sul groppone, e non ho perso una briciola della voglia di continuare a sgasare come uno dei seguaci di Immortan Joe. Nonostante le meccaniche siano sempre quelle, nonostante il gameplay base sia forse un po' ripetitivo, nonostante tutto. Perché c'è poco da fare, Onrush mi entusiasma, mi fomenta e fa sorridere come un ebete anche solo così, lanciandomi a tutta velocità nel vuoto e mozzandomi il respiro mentre cerco di atterrare con chirurgica precisione addosso a qualcuno, con la stessa leggerezza di un altro racing arcade imperfetto ma godibilissimo come Excite Truck. Per tutti gli altri invece, specie per chi è poco incline a sperimentazioni un po' sopra le righe, la questione si fa invece diversa, e occorre fare attenzione: come detto l'esperienza non è affatto canonica, e a 70€ il rischio potrebbe essere troppo alto. Prendere o lasciare? A voi la scelta, lo schianto potrebbe essere dietro l'angolo... ma potrebbe comunque valere la pena di sperimentare il micidiale brivido della corsa.

    Onrush OnrushVersione Analizzata Playstation 4ONRUSH è un racing arcade diverso da quello che ci si potrebbe legittimamente aspettare da chi in passato è salito alla ribalta con la serie MotorStorm: l'ultimo nato di casa Codemasters è infatti un gioco di guida a squadre con una corposa componente “di combattimento”, un inno alla velocità tout court e al divertimento arcade tanto spassionato quanto imperfetto. Piacerà moltissimo ad alcuni, risulterà profondamente indigesto ad altri e molto probabilmente verrà colpevolmente ignorato dai più, anche e soprattutto a causa di un prezzo forse poco compatibile con la sua anima anticonformista e sperimentale. In definitiva, non ci troviamo purtroppo al cospetto del titolo atteso da chi è rimasto orfano di un certo tipo di racer alla Burnout, bensì a una bizzarra deriva del genere. Se ne sentiva effettivamente il bisogno? Difficile dirlo, anche se sono comunque da premiare il coraggio e le meccaniche base, perché il modello di guida innegabilmente "c'è".

    7.8

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