Outer Wilds Recensione: gli esploratori della galassia

Outer Wilds ci porta a esplorare un sistema solare ricco di segreti e intrappolato in loop temporale. Ecco il nostro giudizio.

recensione Outer Wilds Recensione: gli esploratori della galassia
INFORMAZIONI GIOCO
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Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Prima di partire alla volta dello spazio, Outer Wilds ci consente di sedere davanti ad un falò. Possiamo osservarlo e ascoltare il suo crepitio, così da riportarlo alla mente quando si è lontani tra le stelle, oppure possiamo infilzare un marshmallow ad un bastone di legno ed iniziare ad arrostirlo.

    Ci accorgiamo fin da subito, però, che l'operazione non è affatto semplice: premere con troppo vigore il grilletto del pad gli fa prender fuoco e lo rende immangiabile, pigiare il tasto con poca determinazione, al contrario, rende la cottura lenta ed estenuante; bisogna rischiare ed avvicinare il bastone alle fiamme. Pian piano si capisce come comportarsi; è più chiaro quale sia la giusta pressione da effettuare, dove muovere lo stecco, quanto farlo ruotare e il tempo necessario alla cottura. E quando si è acquisita dimestichezza, questa apparentemente semplice operazione si rivela profondamente didattica. Insegna a gestire la pazienza e l'attesa, la grazia e la coordinazione.

    La guida della nostra astronave nello spazio siderale è come la cottura di un marshmallow: deve essere interiorizzata, esperita e raffinata con la reiterazione; ma soprattutto è un atto che richiede cura, precisione ed anche una buona dose di sangue freddo e propensione al rischio. Allo stesso tempo, la cucina campestre racchiude un messaggio ricorrente in Outer Wilds: il valore dei piccoli gesti, dei momenti spesi in contemplazione, anche se la missione non concede tregua alcuna. Prendetevi il vostro tempo, dice il gioco di Mobius Digital, collezionate attimi e viveteli per tutto il tempo che vorrete, perché alla fine saranno loro a comporre i ricordi più belli della vostra avventura.

    Rinascita e morte

    Outer Wilds è prima di tutto un gioco d'esplorazione spaziale in prima persona. Ma non uno di quelli che punta sulla vastità dell'universo o sulla varietà dei pianeti: il suo sistema solare è rigorosamente costruito a mano, a misura d'uomo, e risponde a leggi solo parzialmente gestite dal caso.

    Outer Wilds è poi un gioco investigativo, dove l'intuizione e lo spirito d'osservazione fanno il paio con la curiosità e l'intraprendenza. A suo modo, inoltre, Outer Wilds è coraggioso e dalle idee ben chiare; intenzionato a superare uno dei limiti più grossi che il videogioco si porta appresso fin dagli albori: il concetto di game over.

    Un trabiccolo dello spazioL'astronave di Outer Wilds è un vero e proprio mezzo di fortuna: realizzato con parti in legno, dal design piuttosto sperimentale e che restituisce scarse sensazioni di solidità. Il mezzo sarà comunque un nostro fedele compagno per tutto il corso dell'avventura ed è grazie ad esso che potremo sfruttare strumenti come il lanciasonde (disponibile anche nella versione portatile), con il quale sparare un droide scout in grado d'illuminare passaggi angusti o scattare foto per darci un'idea della conformazione geografica di alcune zone alle quali non riusciamo ad accedere. Pilotare la nave è però un'impresa abbastanza ardua nei primi momenti: bisogna gestire bene i propulsori (accelerare a manetta è sconsigliatissimo) e, durante l'atterraggio, va tenuta in considerazione la gravità dei pianeti e la forza di Coriolis. Le stesse accortezze vanno mantenute durante la navigazione con la tuta spaziale, che ha però molta meno spinta propulsiva e risorse limitate (l'ossigeno si può ricaricare nei pressi di alberi, il carburante grazie ad alcune bombole che si trovano nei campi base di altri esploratori spaziali). Outer Wilds, in ogni caso, non pretende di avere qualità simulative, ma solo un sistema di movimento che possa riflettere, anche se in minima parte, le caratteristiche fisiche dei pianeti e dello spazio.

    Mobius Digital ha quindi costruito un loop temporale in cui morte e rinascita, rinascita e morte si susseguono senza soluzione di continuità: un'idea che trova piena giustificazione narrativa e che al contempo si integra alla perfezione con ogni dinamica ludica. La morte può avvenire per una caduta fatale, mancanza di risorse della tuta spaziale - ossigeno e carburante -, oppure a causa dell'esplosione della stella del sistema solare, che dopo ventidue minuti esatti si trasforma in una supernova. Questo limite rende obbligatorio fare i conti con la morte più e più volte, ma soprattutto, grazie ad esso è possibile stabilire le routine comportamentali dei pianeti del sistema: il precario Vuoto Fragile viene incessantemente colpito da bombe di lava provenienti dalla luna che gli orbita attorno, e così cade pian piano a pezzi; Gemello Cenere riversa la sua sabbia nelle profondità di Gemello Braci (sono due pianeti vicini, che ricordano una clessidra), mentre architetture prima nascoste sotto la sua superficie iniziano a riaffiorare. Con le ore spese a viaggiare tra il sistema di Outer Wilds si entrerà progressivamente in sintonia con gli eventi che si verificano sui pianeti - alcuni esattamente pianificati altri casuali - e si imparerà a sfruttarli a nostro vantaggio.

    Tic Toc

    Il loop temporale è dunque importante su più piani: serve a creare un orologio interno, col quale i giocatori possono sincronizzarsi e gestire gli "appuntamenti" (alcuni eventi richiedono pazienza, di conseguenza l'attesa è spesso l'unico modo per venire a capo di problemi all'apparenza insormontabili). È uno strumento usato per superare il concetto di game over e quindi utile a trasformare l'operazione di morte e rinascita in un elemento diegetico. E infine è la chiave di volta del mistero che ammanta l'intero sistema solare, un mistero che si lega ad un'antica statua - quella che all'inizio dona questo "potere" - scolpita dal popolo dei Nomai, scomparso in circostanze misteriose millenni or sono.Nomai, i mistici scienziatiI Nomai sono un misterioso popolo che è giunto nel sistema solare dei Teporiani millenni or sono ed è poi scomparso misteriosamente, lasciando moltissime tracce. Templi, rovine, stazioni spaziali ed opere di altissima ingegneria: si trattava di una specie avanzatissima che però utilizzava particolari architetture dal gusto arcaico. Gli artisti di Outer Wilds, forse per restituire l'idea che si trattasse di una civiltà estremamente antica, gli ha donato un look molto particolare, come se fossero il frutto tra la fusione della cultura delle antiche popolazioni mesoamericane e quelle mediorientali. Per comunicare usavano dei registratori e delle incisioni sulla roccia, queste ultime sono senza dubbio le più comuni e servono non solo per comprendere la natura degli esperimenti Nomai, ma anche la loro cultura e i rapporti che si erano sviluppati tra i vari individui. Si viene al corrente, ad esempio, che pur essendo un popolo estremamente avanzato scientificamente, i Nomai avevano dei templi dedicati all'Occhio dell'Universo, un luogo leggendario da alcuni considerato alla stregua di una divinità. Non sempre Outer Wilds fa un buon uso delle testimonianze scritte di questa antica civiltà: in alcuni casi si leggono troppe informazioni, tra le quali ce ne sono alcune che difficilmente i Nomai avrebbero annotato. Sarebbe forse stato più opportuno lasciare più spazio all'interpretazione, quando possibile, e lavorare un po' meglio con la narrazione ambientale.

    L'indagine s'innesca proprio per la voglia di scoprire cosa c'è dietro all'apparente immortalità del protagonista (che è un Teporiano, un popolo di curiosi viaggiatori spaziali), di capire se c'è un modo per bloccare l'esplosione della stella o se quest'ultima è in qualche modo legata agli esperimenti dei Nomai.
    Per acquisire queste informazioni occorre viaggiare ed esplorare, tradurre - grazie ad un traduttore automatico - gli scritti lasciati dall'antico popolo Nomai ed interpretarli. In Outer Wilds le informazioni sono l'unica risorsa di valore e la sola cosa che sopravvive alla potenza della supernova. Tutte le azioni che abbiamo compiuto vengono annullate, ma la memoria resta e ci permette di ipotizzare risposte a problemi che prima non riuscivamo proprio a considerare. Il gioco di Mobius non pone insomma nessun paletto ludico: non c'è un potere che va acquisito, uno strumento che occorre migliorare, solo conoscenza da accumulare e da sfruttare per facilitare l'esplorazione. Potenzialmente si potrebbe arrivare alla fine la prima volta, visto che non esiste nessuna barriera artificiale che lo impedisca. Alla luce di tutto ciò, il limite dei ventidue minuti inizia ad assolvere ad un altro compito ancora: è necessario per creare una sensazione d'urgenza e scongiurare qualsiasi tentativo alla soluzione di un enigma che non sia mosso da intenzioni ben precise e con una parvenza di strategia. E anche se per sua stessa natura si tratta di una limitazione, l'esistenza di un conto alla rovescia non ha un'influenza limitante nell'accezione negativa del termine: può capitare di essere interrotti sul più bello, certo, ma nella gran parte dei casi l'esplosione della supernova è un evento che ci sussurra "hai fatto abbastanza", e non è raro assistere all'ondata di luce con pace e rilassatezza, pronti a ripartire ancora una volta e ad applicare ciò che di nuovo abbiamo appreso.

    Il poco tempo a disposizione per ogni ciclo ci fa inoltre capire l'importanza di un gesto o di un'intuizione, qualcosa che magari ci è costato un'intera run ma che è essenziale per comporre un altro tassello del puzzle d'indizi. Sull'importanza dei gesti, dell'osservazione, della contemplazione in Outer Wilds si potrebbero dire tantissime cose, forse la più importante è quella che riguarda il valore del viaggio come ricompensa in sé, la voglia di scoprire i segreti senza necessariamente pretendere di arrivare ad un punto.

    La musica di Outer WildsI Teporiani sono un popolo curioso quanto ingegnoso: hanno infatti ideato un sistema di segnalazioni che si basa sulla melodia di alcuni strumenti musicali. Ogni esploratore spaziale ne ha uno e può essere captato grazie ad un ricevitore. Quando ci si avvicina ad un pianeta e si ode la melodia del banjo, del clarinetto o dell'armonica si viene assaliti dall'incontenibile voglia di sedersi attorno al fuoco ed ascoltare la musica per ore, come alle volte è successo durante le serenate sul ponte di un galeone, in Sea of Thieves. Questi momenti incarnano totalmente l'atmosfera da "space camping" fortemente voluta da uno degli autori, che non ha nascosto di essere un grande appassionato di escursioni. A rafforzare ancor di più il clima ci pensa la colonna sonora di Andrew Prahlow, la quale, con semplici accordi, riesce a far vivere sulla pelle la sensazione di malinconia che si vive viaggiando nello spazio.

    Eppure i Nomai, nei loro scritti, un punto l'avevano individuato, avevano dato uno scopo alla loro esistenza attraverso la ricerca dell'"Occhio dell'Universo", un luogo mai visitato da nessuno e sul quale era possibile esprimere solo congetture. Possibile quindi che durante le ricerche nelle rovine di quell'antico popolo la curiosità assalga anche noi, che anche la nostra ricerca, come quella dei Nomai, vada all'inseguimento di un fine ultimo. Chi lo sa se per dare una spiegazione al loop o impedire la distruzione del sistema solare. Gli sviluppatori di Outer Wilds, tuttavia, non vogliono impedire che si agisca in funzione di un unico scopo finale: contribuiscono anzi a rafforzare l'idea che ci sia qualcosa di strano nel sistema dei Teporiani, che esperimenti con materia quantica, cannoni gravitazionali e sonde inviate nello spazio facciano parte di un intricato piano per acquisire potere, consapevolezza o immortalità. Progressivamente, però, il gioco di Mobius mina le certezze dell'utente, gli mostra il fallimento dei suoi precursori, gli palesa la loro impotenza nei confronti della natura e gli suggerisce, senza troppi veli, che non bisogna ragionare sempre in termini deterministici, che non tutto dipende dalle azioni di qualcuno. A volte bisogna semplicemente accettare che ci siano cose fuori portata; accettare di essere impotenti.

    È con la distruzione delle certezze, con l'impressione delusa di essere agenti determinanti nell'universo (è proprio il caso di dirlo) di gioco, che il messaggio di Mobius acquisisce importanza e vigore. Conoscendo l'inevitabilità, tutto quel che abbiamo fatto è stato inutile? È una domanda aperta alla quale ognuno di noi darà una sua risposta dopo aver vissuto le sequenze finali (ispirate, tra l'altro, a quelle di 2001: Odissea Nello Spazio). Un'altra domanda, invece, ha una risposta ben più chiara: sapere che esplorare pianeti alla ricerca dei segreti dello spazio o mangiare marshmallow davanti al fuoco portano alle stesse conseguenze, non è forse un esempio che ribadisce quanta importanza abbia il viaggio?

    Outer Wilds Outer WildsVersione Analizzata PCOuter Wilds è un gioco d'esplorazione che vuol far capire quanto sia importante vivere un'avventura, stabilire contatti ed amicizie e godere dei piccoli momenti. In controtendenza rispetto a tutti quei prodotti che vogliono puntare la mente dell'utente ad un obiettivo sempre nuovo, ma nei quali l'esperienza è vuota ed insignificante, il messaggio di Mobius Digital spinge a riflettere sul nostro modo di intendere i videogiochi. Lo spazio di Outer Wilds, nonostante la sua bellezza estetica e l'incredibile sensazione d'immensità che restituisce, è insomma "solo" uno strumento utile ad innescare pensieri e considerazioni; a rispondere ad alcune domande o formularne altre, perfino di profonde ed esistenziali.

    8.5

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