Outriders

Outriders Recensione: storia, endgame e comparto tecnico, come se la cava?

Dopo aver passato qualche settimana su Outriders siamo finalmente in grado di esprimerci con un giudizio definitivo sul gioco Square Enix.

Outriders: Recensione con voto
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • People Can Fly è sempre stata molto chiara, nel lungo processo comunicativo che ha preceduto il lancio di Outriders, su quali fossero gli obiettivi del gioco, raccontando nel dettaglio la filosofia produttiva che ha guidato lo sviluppo. Dopo due settimane dall'uscita possiamo confermare che le dichiarazioni d'intenti del team polacco fossero più che oneste, nonostante i dubbi di molti giocatori. L'appartenenza al genere dei Looter Shooter, ormai categoria di riferimento per chi sviluppa un game as a service, aveva fatto pensare che pure Outriders fosse un "GAAS sotto mentite spoglie", e invece il titolo si presenta sul mercato come un prodotto autonomo, ricco di contenuti, che può vivere senza il bisogno di un supporto continuo e di un modo in costante evoluzione. Futuri aggiornamenti non sono ovviamente esclusi a priori, ma il modello di sviluppo e pubblicazione prescinde dal concetto di "live game" e risulta invece molto più classico: alla maniera dell'ultimo Borderlands (per approfondire ecco la recensione di Borderlands 3), se vogliamo.

    La natura di Outriders

    I punti di contatto con la produzione di Gearbox, in ogni caso, si esauriscono presto, in quanto Outriders è uno sparatutto in terza persona veloce e frenetico, che recupera il sistema di coperture alla Gears of War soltanto per "decostruirlo", anzi rifiutarlo quasi integralmente in nome di un ritmo ben più acceso e trascinante. Come abbiamo già specificato nelle prime fasi di questa recensione in corso d'opera, in Outriders ribolle una gustosa vibrazione blastatoria, una sfumatura arcade focalizzata sulla furia, sulla rapidità, sull'intensità dell'azione, che percorre tutto il gioco ed esplode con ancora più fragorosamente nell'endgame.

    Nonostante qualche inciampo sul fronte dell'ottimizzazione e alcuni dettagli da rivedere per quel che riguarda interfaccia ed esperienza utente, Outriders è uno shooter gustoso che non va assolutamente sottovalutato, soprattutto in un anno dai ritmi produttivi così blandi. Negli articoli che hanno preceduto questa recensione abbiamo già discusso gli aspetti principali di Outriders, e per una trattazione approfondita vi suggeriamo di recuperarli. Varrà comunque la pena riassumere il nostro punto di vista sulla campagna, sulla struttura del gioco e più in generale sul gameplay.

    La storia

    Outriders si presenta al giocatore come un'avventura Sci-Fi ambientata sul pianeta Enoch, ultima speranza di un'umanità alla deriva, che ha consumato le risorse della Terra e cerca una nuova casa al di fuori del sistema solare. L'antefatto del racconto è piuttosto classico, e ci prepara a quelli che sono i tratti della narrazione: quella di Outriders è una space-opera di frontiera, come se ne sono già viste in tanti altri prodotti (viene da citare, tra gli altri, lo sfortunato Mass Effect Andromeda, a cui - se siete appassionati di fantascienza - vi suggeriamo di dare una possibilità).

    La trama di Outriders non è brillante né originale: prende spunto da troppi film, giochi, romanzi, e mescola elementi che non sempre stanno bene uno accanto all'altro, ma soprattutto procede attraverso colpi di scena poco illuminati, mette in scena personaggi un po' stereotipati, e si dimentica di puntare su una nemesi forte e convincente, liquidando la fazione avversaria e il suo leader senza troppa convinzione né epicità. Alla scrittura manca la vivacità di Borderlands, l'eroismo di Destiny, l'ironia surreale di Bulletstorm, e alcune scene drammatiche finiscono per essere davvero troppo eccessive e poco credibili.

    Nonostante tutto la campagna di Outriders si lascia però giocare piacevolmente (ecco la recensione della campagna di Outriders per approfondire), per merito della sua struttura e di alcune trovate che riguardano soprattutto le missioni secondarie. In pratica nel corso della storia l'assortito gruppo guidato dal protagonista si muove verso l'Anomalia e oltre, in un lungo viaggio fatto di livelli autonomi e indipendenti.

    La struttura di questi stage è molto classica, ma estremamente funzionale per le finalità del gioco: avanzare sparando a tutto già che ci si oppone, che si tratti dei predoni di Enoch, di alieni inferociti, di bestie titaniche o di fazioni avverse fortemente militarizzate. Ogni missione principale si porta a compimento in poco meno di un'ora, perfetta anche per sessioni di gioco "mordi e fuggi"; gli incarichi secondari sono anche più brevi, ma altrettanto gustosi e ben caratterizzati. Si tratta - tra le altre cose - di uccidere bersagli sulla cui testa pende una taglia, cacciare versione potenziate delle belve aliene che abitano Enoch, e recuperare artefatti antichi provenienti direttamente dalla Terra, perduti chissà come dai colonizzatori. Sono forse questi contenuti che rappresentano la parte migliore dell'impegno di scrittura, e mentre veicolano un buon senso di progressione e completamento, testimoniano come People Can Fly abbia speso molte energie creative nella costruzione di un modo esteso e caratterizzato.

    Come dicevamo prima Outriders ha una trama davvero poco omogenea, ma perlomeno Enoch risulta un'ambientazione curata e densissima. Quella varietà che nel racconto diventa a tratti controproducente, nel world building appare invece importantissima per scacciare lo spettro della monotonia. Nel viaggio dell'Outriders si scoprono panorami diversissimi, scorci affascinanti, prospettive naturali che riescono a incuriosire e misteriosi insediamenti alieni.

    Questa alternanza di atmosfere e paesaggi procede fino alla fine della campagna, che dura una ventina abbondante di ore e supera le trenta, se volete completare tutti gli incarichi secondari. Una quantità di contenuti che stacca di diverse lunghezze quella di molti altri sparatutto, e serve da apripista ad un endgame sinceramente appassionante.

    Un gameplay fatto di nuovi equilibri

    Se Outriders riesce a spuntarla senza fatica e anzi si dimostra uno sparatutto che potrebbe cambiare gli equilibri del genere (portando il settore a rifiutare la stanzialità delle coperture alla Gears of War), il merito è anche e soprattutto del suo gameplay. Oltre che su armi e proiettili, il gioco è estremamente focalizzato sulle abilità del protagonista, che hanno un ruolo fondamentale nell'economia degli scontri.

    Indipendentemente dalla classe selezionata (ce ne sono quattro a disposizione) l'obiettivo del giocatore è quello di sperimentare con le skill attive e passive, cercando combinazioni sempre nuove per portare avanti un massacro feroce e indiscriminato. Ciascuna classe ha le sue caratteristiche e uno specifico sistema di recupero della vita, ma - soprattutto in quest'ultimo campo - la filosofia generale di Outriders è una sola, distintiva e riconoscibile: per ripristinare l'energia del personaggio l'obiettivo è quello di infliggere danni agli avversari, con ritmo e costanza. Il team di sviluppo ha fatto proprio il vecchio adagio secondo cui "la miglior difesa è l'attacco", e questo cambia in maniera drastica gli equilibri dello scontro.

    Chi sulle prime gioca ad Outriders applicando le strategie di The Division si trova quasi spaesato, e rischia solo di imbestialirsi. La produzione di People Can Fly incentiva invece un approccio che - rubando la terminologia da un'altra categoria videoludica - non esitiamo a definire Run 'n' Gun: bisogna correre come forsennati contro gli avversari e cercare di neutralizzarli con precisione e rapidità, sempre alla ricerca del bersaglio successivo. In Outriders i nemici non sono soltanto una minaccia, ma anche il "carburante" che ci permette di resistere in mezzo ad arene sempre gremite.

    Oltre ad aver apprezzato un approccio finalmente diverso ai TPS, bisogna fare i complimenti al team di sviluppo per l'ottimo sistema di leveling: per tutto il corso dell'avventura e anche oltre si avverte un buon senso di crescita, e Outriders concede al giocatore la possibilità di evolvere o modificare le proprie strategie d'ingaggio con una frequenza e una continuità impressionanti.

    Non passa ora in cui, grazie al giusto drop o all'abilità appena sbloccata, non sia possibile "riscrivere" completamente il proprio personaggio, scoprendo le inaspettate conseguenze che una nuova mod dell'arma o un nuovo pezzo di equipaggiamento ha sulla letalità dell'eroe. Questo processo di sviluppo ruolistico è così divertente e ben concepito che non solo regge oltre il termine dell'avventura, per tutto l'endgame, ma stimola persino a provare nuove classi, creando più di un personaggio. Il cosiddetto "ciclo del loot" (un termine che ben conoscono tutti i frequentatori dei game as a service) è insomma estremamente bilanciato, e c'è più di un gioco in circolazione che dovrebbe andare a lezione da Outriders per rinfrescare le sue routine.

    L'endgame: livello del mondo e Spedizioni

    Una volta archiviata la campagna principale si raggiunge finalmente l'endgame, che risulta sostanzialmente bipartito, legato a due specifiche componenti del gioco: da una parte il Livello del Mondo e dall'altra le Spedizioni. Il Livello del Mondo è un concetto in cui ci si imbatte anche durante l'avventura, e per tutto il corso del gioco può essere di fatto considerato un livello di difficoltà adattivo.

    Se si riesce ad avanzare di missione in missione senza mai morire, si può aspirare a innalzare questo valore, aumentando così la resistenza degli avversari e la complessità generale del gioco, ma al contempo migliorando le ricompense ottenute. In ogni momento potremo decidere di ridurre il Livello del Mondo per procedere più agilmente, sacrificando però la qualità del loot. Una volta raggiunto l'endgame il Livello del Mondo cambierà completamente la sua funzione, trasformandosi in una sorta di "grado di prestigio": aumentare il valore permette infatti di trovare ed equipaggiare armi e armature che superano il livello del personaggio (30 è il level cap). Chi vuole massimizzare la letalità del proprio Outirder deve insomma rigiocare i contenuti della campagna, tra missioni principali e secondarie, aumentando progressivamente la difficoltà. Parallelamente a questa operazione si possono invece giocare le Spedizioni: si tratta di 15 missioni aggiuntive in cui la filosofia di Outiriders viene portata alle estreme conseguenze. I giocatori devono fronteggiare ondate soverchianti di nemici, in quella che è a tutti gli effetti un'efferata rivisitazione della classica modalità Orda.

    Le spedizioni sono pensate esplicitamente per la co-op, ed è un bene che il sistema di matchmaking sia stato finalmente sistemato e che il cross-play non abbia più i problemi del lancio. Trovare una partita è questione di poco, anche se alcune classi hanno vita difficile, a causa di un bilanciamento non proprio perfetto. Giocare in gruppo è importante perché la qualità delle ricompense ricevute al termine della spedizione cambia a seconda del tempo impiegato. Ed è questa sfida costante con il cronometro che rende le Spedizioni la massima espressione della filosofia di Outriders: per eccellere bisogna essere rapidi, scattanti, non esitare neppure un istante e correre incontro agli avversari.

    Anche le Spedizioni hanno un sistema di progressione, slegato però dal Livello del Mondo. Intanto per potersi imbarcare nella missione finale bisogna aver superato le 14 precedenti, ed è poi necessario ottenere buone prestazioni per aumentare progressivamente il grado delle Spedizioni e migliorare così le percentuali di ottenimento del loot epico e leggendario.

    Considerando che, un po' come tutti gli endgame, anche le Spedizioni si basano sulla ripetizione delle stesse routine, pure Outriders finirà inevitabilmente per "sfiorire", annoiando i colonizzatori di Enoch (magari finché non arriverà una nuova iniezione di contenuti).

    Il nucleo del gameplay è però così intenso e divertente che Outriders rimarrà per un bel po' di tempo una valida alternativa per animare qualche serata fra amici. E se pure così non dovesse essere per tutti i giocatori, le Spedizioni hanno comunque il pregio di estendere la permanenza sui server di gioco oltre i titoli di coda, delineando così una longevità inaspettata per il titolo di People Can Fly.

    Grafica, direzione artistica e prestazioni

    Dal punto di vista tecnico, Outriders ha i tratti della classica produzione cross-gen: è un titolo a cavallo fra due generazioni, e si vede. Non brillano le animazioni, la qualità delle texture oscilla, e neppure su Xbox Series X e PS5 si vedono in azione tecniche di illuminazione dinamica particolarmente avanzate. Ad oggi resta più virtuoso il lavoro svolto sugli update next-gen di alcune esclusive Xbox che il colpo d'occhio della produzione griffata People Can Fly.

    D'altro canto i modelli poligonali sono ben dettagliati, e la caratterizzazione delle armi (soprattutto di quelle leggendarie) è ottima. Più che buone risultano anche le atmosfere di Enoch: una volta superati i primi insediamenti umani e le baraccopoli ormai invase dai predoni, si scoprono ambienti naturali affascinanti e ben costruiti, nonostante la linearità strutturale di cui si diceva (che per certi giocatori potrebbe risultare limitante). Della grafica di Outriders, anche al netto dell'abbondante utilizzo di effetti speciali, si può dire che sia forse un po' grezza ma efficace. Del resto che il gioco abbia bisogno di alcune limature è evidente anche quando si guarda l'interfaccia, l'esperienza utente, e più in generale quella che viene definita "quality of life". Alle volte si ha come l'impressione di perdersi tra menù non proprio immediati, dialoghi da saltare per l'ennesima volta prima di poter raggiungere il menù di un vendor, sistemi di vendita e distruzione dell'equipaggiamento inutilmente complicati. Speriamo vivamente che il team di sviluppo continui a migliorare la sua creatura, eliminando tutte quelle piccole storture che avrebbero potuto essere rimosse con un processo di testing e ottimizzazione più attento.

    Per quel che riguarda le prestazioni, Outriders si comporta bene sulle due piattaforme principali di nuova generazione. Su PS5 gira ad una risoluzione (dinamica) che punta ai 1800p, e il segnale video viene poi upscalato a 4K. Questo fa sì che il gioco possa girare alla massima fluidità senza nessun inciampo. Xbox Series X preferisce invece aumentare la risoluzione (2088p, dinamica) ma in qualche caso si avvertono piccoli cali di framerate, che per fortuna non compromettono mai l'esperienza di gioco.

    Peggiore la situazione su Series S, che utilizza una risoluzione dinamica che punta ai 1440p, ma risulta estremamente più instabile. I 60fps non vengono mantenuti con costanza e anzi, nelle fasi più concitate il gioco scende a 50fps se non addirittura sotto a questo valore. Francamente avremmo preferito una fluidità più consistente anche a scapito della risoluzione: stando così le cose, la versione Series S risulta quella più problematica. Su Everyeye.it trovate anche i test per scoprire come gira Outriders su PC.

    Outriders OutridersVersione Analizzata PlayStation 5Nonostante le evidenti incertezze nelle prime sequenze di gioco, Outriders ha saputo conquistarci. Quello che poteva sembrare uno sparatutto classico nelle dinamiche e incerto nel racconto si è invece dimostrato uno shooter dal gameplay assuefacente, e capace di distinguersi per la densità e la ricchezza di contenuti. La campagna resta purtroppo sottotono sul fronte narrativo, ma il gameplay scolpito da People Can Fly ha qualcosa di magnetico: funziona per le trenta ore dell'avventura, cambiando costantemente e spingendo il giocatore a sperimentare nuove armi e abilità; funziona durante le Spedizioni, quando porta alle estreme conseguenze il suo approccio furioso e ipercinetico; funziona per una partita occasionale, quando si ha un'oretta libera, e funziona quando invece deve tenere alto il grado di sfida per lunghe serate, spingendo al limite i riflessi del giocatore. Outriders non è un titolo perfetto e non aspira certo a sfidare i titani della sua categoria. In fin dei conti è evidente che Gears 5 e Borderlands 3, per restare dalle parti degli "sparamuretto" e dei looter shooter, siano prodotti più rifiniti e sviluppati con maggiori ambizioni. Eppure, in fin dei conti, la proposta di People Can Fly potrebbe davvero insegnare qualcosa all'uno e all'altro: da una parte spiegando quanto sia importante incrementare i ritmi di gioco e rifuggire la stanzialità delle coperture; dall'altra dando qualche suggerimento su come (ri)animare il ciclo del loot e delineare una stimolante progressione ruolistica. Nonostante alcune scelte di design un po' vecchie, nell'interfaccia così come nel design dei livelli, insomma, Outirders la spunta egregiamente grazie al puro divertimento e allo squisito focus sulla co-op.

    8

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