Recensione Overclocked: Una storia di violenza

Un'avventura nella psichiatria

Recensione Overclocked: Una storia di violenza
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  • Finalmente in Italia

    Con un pesante ritardo rispetto agli altri mercati, nelle ultime settimane Overclocked: Una storia di violenza è finalmente arrivato anche nel nostro paese: senza dubbio una buona notizia per gli amanti delle avventure grafiche, considerando il grande interesse suscitato da questo titolo all’estero e le credenziali dei suoi sviluppatori. Overclocked è un punta&clicca realizzato in Germania (ancora una volta dobbiamo rimarcare la vitalità dei teutonici in questo genere) dai creatori di un altro titolo, The moment of silence, che nel recente passato è stato capace di provocare reazioni molto contrastanti nel pubblico e nella critica, ma che di certo non è passato inosservato, grazie soprattutto ad alcuni accorgimenti nella sceneggiatura e ad alla cura magistrale elementi spesso poco considerati. House of Tales torna sul “luogo del delitto” presentando un altro prodotto poco convenzionale per molti aspetti, senza però operare particolari stravolgimenti o rivoluzioni nel genere; in alcuni casi basta cambiare di poco l’approccio creativo per avere risultati interessanti, e questo è uno di quei casi.

    Una trama da oscar

    Overclocked: Una storia di violenza è un’avventura grafica in cui il giocatore vestirà i panni di David McNamara, uno psichiatra chiamato a collaborare con la polizia per far luce sulla strana condizione psicologica di cinque giovani individui. Ci troviamo di fronte ad un thriller psicologico oppressivo, in cui la trama fa la parte del leone, ispirata palesemente ad alcune originali produzioni cinematografiche degli ultimi anni: dal cinema questo titolo mutua anche una struttura narrativa basata parzialmente sull’utilizzo del flashback, qui reso con l’indagine psicologica, e il racconto ricostruito, in alcuni momenti, utilizzando i differenti punti di vista dei personaggi. Ma Overclocked non si ferma all'utilizzo di particolari linguaggi narrativi e va oltre, con la sua atmosfera pesante e senza speranza, con un protagonista che è un antieroe dei nostri tempi, con un mondo in cui la sfiducia verso il prossimo è la legge prima che regola i rapporti umani: sarà chiaro, a questo punto, che il gioco presenta dei contenuti decisamente maturi e non solo per la violenza presente. Il registro su cui si muove Overclocked è lontano anni luce dai rassicuranti ambienti delle avventure grafiche, solitamente scanzonate o con almeno una ben chiara definizione del buono e del cattivo: in questa storia il bianco e nero non esistono, esiste solo un grigio che copre, avvolge e soffoca tutto quello che abbraccia, e contro cui la lotta sembra l’inutile dibattersi della mosca nella ragnatela, destinata a peggiorare la sua situazione ad ogni movimento.
    Non verrà qui rivelato nulla sull’ottima trama, al fine di non inficiare questa particolare esperienza di gioco, però è d’obbligo sottolineare la capacità degli sceneggiatori di portare avanti contemporaneamente alcuni fili narrativi e poi intrecciarli insieme al momento giusto, dando un senso logico senza forzature, tranne forse nell’ultimissima scena: pochi colpi ad effetto, ma un insieme articolato che è stimolante dover ricostruire pezzo per pezzo, e non solo in riferimento ai flashback.

    In your mind

    Questa indagine non farà viaggiare il giocatore da un capo all’altro del mondo, non lo proietterà indietro nella storia e non gli farà vedere scenari esotici o particolari: dove Overclocked conduce il giocatore è nel racconto stesso, che va messo insieme come un puzzle di cui forse si può anche intuire il disegno finale ad un certo punto della ricostruzione, ma che nonostante ciò si desidera terminare sempre di più. Quando abbiamo affermato che la trama fa la “parte del leone” nel titolo intendevamo anche questo: in Overclocked tutto è asservito alla trama, scelte di gameplay incluse. In effetti, una gran parte degli enigmi di questo gioco non sono particolarmente complessi, complice anche una limitata quantità di location e oggetti disponibili, ma sono disegnati appositamente per un indagine di “testa”, che premia la capacità di attenzione e di ascolto e che è funzionale alla sceneggiatura: vero coprotagonista del titolo è il fidato PDA, che permette non solo funzioni telefoniche essenziali, ma che svolge anche il prezioso compito di registrare le sedute con i pazienti, ossia gran parte del lavoro da svolgere in un inchiesta psichiatrica. Ad ogni modo, una maggiore difficoltà generale degli enigmi sarebbe stata auspicabile, considerando anche che i dialoghi sono completamente preimpostati, eliminando quindi un ulteriore fattore di potenziale difficoltà; purtroppo l'avventura cosi impostata scivola via troppo velocemente, lasciando una sensazione di non completa soddisfazione al giocatore, soprattutto a quelli più esperti. Sempre a proposito dei dialoghi si segnala la felice, a nostro avviso, decisione di eliminare la possibilità di ripetere uno stesso dialogo infinite volte: o si ascolta subito o si perde per sempre ciò che viene detto, premiando ulteriormente il coinvolgimento e l’attenzione del giocatore.
    Il titolo presenta dei controlli assolutamente standard per un punta&clicca, con il puntatore del mouse che cambia icona passando sui punti attivi della schermata: cliccando con tasto destro si ottengono le possibili azioni da eseguire su un oggetto o un personaggio, le solite già viste in tutti i titoli di questo tipo. Nella parte bassa dello schermo si trova l’inventario, dove è possibile conservare oggetti anche poco indicati da tenere in tasca, ma senza avere la classica borsa di “Mary Poppins” dove mettere di tutto: in questo ci viene in aiuto la parte alta dello schermo, che funziona da inventario temporaneo per oggetti troppo ingombranti o pesanti. Presente anche il tasto hotspot, ma che mai come in questo caso consigliamo di dimenticare.

    Gli alti e bassi della tecnica

    L’impatto visivo di Overclocked non è esattamente di altissimo livello: a fronte di fondali 2D ben realizzati, capaci di trasmettere la desolazione necessaria per creare l’atmosfera del titolo, abbiamo modelli tridimensionali decisamente sottotono, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti che sembrano completamente estranei all’ambiente di gioco. Meglio i modelli dei personaggi, in particolar modo durante i primi piani, pur senza elevarsi al di sopra delle altre produzioni odierne; le animazioni sono fluide ma limitate, e in alcuni casi sono solo abbozzate se non completamente eliminate (come nel caso del whisky che non scende dalla bottiglia in un bicchiere già pieno). Il Cougar engine alla sua terza versione mostra i segni del tempo, però a suo favore gioca un’ottima scalabilità. che permette al titolo di funzionare anche con requisiti hardware molto bassi: dove, invece, poteva essere fatto un lavoro migliore è nei tempi di installazione (veramente lunghi su una macchina di configurazione media per l’installazione completa) e nei microcaricamenti interni alle locations.
    Ottimi i dialoghi in lingua inglese (presenti i sottotitoli in italiano), sia per recitazione sia per varietà delle voci, tutte immediatamente riconoscibili e caratterizzate in funzione dei personaggi. Buone anche le musiche, utilizzate esclusivamente per sottolineare momenti particolari dell’avventura, senza cadere negli abusi in cui un gioco che punta molto sull’atmosfera poteva incappare.

    Overclocked OverclockedVersione Analizzata PCOverclocked: Una storia di violenza è un titolo molto particolare, che deve tutto il suo appeal alla trama e alla profondità psicologica dei suoi personaggi: sorprendente per alcuni aspetti, tradizionale per altri, è capace di coinvolgere come poche altre avventure grafiche hanno saputo fare nel corso degli anni, portando il giocatore su un terreno minato e pericoloso, ma poi, purtroppo, guidandolo un po’ oltre il dovuto. Se House of Tales avesse operato qualche scelta più coraggiosa a livello di enigmi e una maggiore cura nella realizzazione tecnica probabilmente il titolo sarebbe stato annoverato tra le pietre miliari del genere. Cosi non è stato e allora prendiamo il gioco per quello è: un’avventura grafica a cui ogni appassionato dovrebbe seriamente pensare di giocare, la quale potrebbe anche non piacere a tutti ma che per molti non sarà facile da dimenticare.

    7.5

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