Overkill's The Walking Dead Recensione: TWD incontra Left 4 Dead

Malgrado la forza del brand, Overkill's The Walking Dead si presenta come uno shooter cooperativo tutt'altro che entusiasmante...

recensione Overkill's The Walking Dead Recensione: TWD incontra Left 4 Dead
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il brand di The Walking Dead non sta esattamente vivendo il suo periodo di maggiore fortuna. La serie televisiva, dopo anni sulla cresta dell'onda, si è lentamente trasformata in un cadavere semovente, come uno dei tanti visti durante le nove stagioni dello show di AMC. Un destino in parte condiviso dalla saga ludica di Telltale, riportata in vita da Skybound Entertainment e ancora sospesa nel limbo tra questo mondo e quell'altro. Uno stato di dolorosa indeterminazione nel quale ha giaciuto, per anni, anche Overkill's The Walking Dead, annunciato nel 2014 e pluririmandato per motivi mai del tutto chiari. L'esordio del gameplay, durante lo scorso E3, di certo non aveva contribuito a diradare efficacemente le ombre del dubbio, visto che il titolo si era presentato al pubblico in una forma tutt'altro che smagliante. Una torma di sensazioni spiacevoli che, malgrado tutto, non avevano spento la speranza circa l'esito di uno sviluppo sì travagliato, ma sostenuto da un team indubbiamente talentuoso.
    Ecco, a volte la speranza è una vera bastarda..

    Left 4 Payday

    La nuova avventura maciulla-zombie ambientata nell'universo di The Walking Dead si presenta al pubblico con una formula di base già vista, e più che apprezzata, con l'indimenticato Left 4 Dead, reliquia di quel meraviglioso periodo in cui Valve era ancora uno dei giganti dello sviluppo su PC. In linea con i trascorsi curricolari dello sviluppatore Overkill, questo shooter cooperativo a quattro giocatori aggiunge all'eredità di genere frammenti estratti dal DNA della serie Payday, nella forma di un'impostazione più tattica dell'azione a schermo, con l'aggiunta di elementi casuali (puzzle ambientali, oggetti collezionabili e disposizione dei nemici) a rendere più varie e imprevedibili le diverse sessioni di gioco.

    Sulla carta si tratta di una ricetta gustosa e invitante, ulteriormente arricchita dalla diretta partecipazione di Robert Kirkman, fondatore di Skybound Entertainment e direttamente coinvolto nella supervisione narrativa del progetto. Già su questo fronte, però, quello che avrebbe potuto essere uno dei principali punti di forza della produzione si rivela ben meno soddisfacente del previsto. Calati nei panni di un anonimo manipolo di sopravviventi post apocalittici, i giocatori si ritrovano coinvolti in una storia generica e scarsamente avvincente, portata avanti da una serie di filmati in computer grafica di buona fattura, ma incapaci di elevare il profilo narrativo del gioco oltre i confini del pretestuoso. Considerando le specifiche necessità del contesto ludico, non parliamo di un vero e proprio problema, sebbene il contributo di Kirkman e l'appartenenza al canone di The Walking Dead facciano un po' sentire, sotto questo punto di vista, un leggero odore di "occasione sprecata", specialmente perché si sarebbe trattato di uno dei potenziali punti di forza dell'offerta. Una volta passata qualche ora ad abbattere zombie tra le strade di Washington D.C., comunque, si capisce che i limiti sul versante narrativo rappresentano di fatto il difetto meno rilevante nel quadro di una proposta ludica decisamente claudicante.

    L'offerta di lancio, che sarà nel tempo rimpinguata con una lunga serie di aggiornamenti contenutistici, presenta due tipologie di missioni. Una vede il gruppo alle prese con la difesa del proprio rifugio dalle orde non morte o dagli assalti di una fazione rivale denominata "La Famiglia", mentre l'altra fionda gli utenti tra le strade di Washington, con il compito di portare a termine diversi incarichi su mappe relativamente ampie. La prima categoria si presenta come una classica modalità orda, con diversi punti d'interesse da difendere in punta di proiettile e disponendo ostacoli per rallentare l'avanzata degli avversari, con postazioni di ricarica per munizioni ed equipaggiamento che riducono fortemente il peso dell'elemento "survival".

    Per quanto non particolarmente brillanti o articolate, queste istanze di gioco funzionano piuttosto bene e, malgrado la ripetitività di fondo, non rendono immediatamente evidenti i limiti del gameplay. Si nota qualche asperità sul fronte del gunplay, non eccezionalmente preciso o appagante, e qualche problema di bilanciamento per quel che riguarda l'efficacia letale dei nemici, ma con un buon gruppo la difesa può garantire facilmente un quarto d'ora di spasso cooperativo. Le missioni in città, di contro, finiscono col muoversi sulla lato sbagliato del binomio divertimento-frustrazione, soprattutto per le pecche di un game design stantio e fuori fuoco, che alimenta artificialmente un grado di sfida che, anche al livello di difficoltà più basso, risulta eccessivamente brutale.

    Fear the Waling Dead

    Se da una parte la scarsità di munizioni e risorse, unità alla schiacciante disparità delle forze in campo, amplifica gli effetti positivamente ansiogeni del gameplay, costringendo i giocatori ad agire tatticamente e con circospezione, l'inconsistenza delle meccaniche stealth, della gestione dei suoni e l'eccessiva efficienza degli attacchi dei vaganti spinge fin troppo spesso con le spalle al muro, e non sempre per colpa di qualche passo falso. Il gioco, ad esempio, ha la bizzarra tendenza a teletrasportare gli utenti nel cuore dell'azione, magari quando tutti i giocatori attivi sono riuniti - e per ottimi motivi - lontano dalle zone più calde.

    Anche il modo in cui viene gestito l'indicatore "d'interesse" dell'orda putrescente, che aumenta in maniera irreversibile il numero degli zombie in base alla rumorosità del gruppo e degli avversari umani, sembra progettato per ridurre forzosamente al minimo le possibilità di sopravvivenza della squadra. Questo perché, pur impegnandosi al massimo per lavorare di fino e muovendosi come ninja metropolitani, si finisce quasi inesorabilmente per ritrovarsi ad affrontare, in coda alla missione, un numero insostenibile di erranti mangiacarne. Il colpo di grazia, in queste difficili circostanze, viene inferto dalla necessità di soddisfare obiettivi non sempre chiari o del tutto ragionevoli, caratterizzati da una certa macchinosità di base. Per quanto le cose si facciano più semplici potendo contare sul supporto di una combriccola di amici, i giocatori saranno spesso costretti a ripetere più e più volte le medesime imprese, finendo col subire il peso di un ciclo di reiterazione che guasta la piacevolezza dell'esperienza. Sulle medesime note, il sistema di progressione di ciascuna delle quattro classi, ognuna ben caratterizzata con capacità e punti di forza differenti in modo da sopperire a specifiche esigenze, impone moli decisamente sovrabbondanti di grinding, una tassa da pagare anche per potenziare il rifugio e accedere così a nuove missioni e tier di abilità per i personaggi. Peccato però che, nella gran parte dei casi, l'avanzamento non concede vantaggi tali da giustificare appieno gli sforzi dei giocatori, andando inevitabilmente a inficiare il senso di progressione. La discreta varietà del loot (armi, modifiche e risorse) compensa solo in parte questa mancanza, e mostra il fianco con una gestione raffazzonata di menu e schermate, tasselli di un'interfaccia utente mal congegnata e non proprio intuitiva.
    Un altro elemento di disturbo sul piano della godibilità è rappresentato dalla forzatura ritmica imposta al gameplay dalla necessità di tornare, tra un incarico e l'altro, al rifugio per scambiare due o tre linee di dialogo con il leader dell'insediamento, solo per venir nuovamente indirizzati ai diversi menu della schermata principale. Allo stesso modo, è scocciante il fatto che i team vengano automaticamente disassemblati al termine di ogni missione, apparentemente senza possibilità d'appello. In generale, si ha l'impressione che il bilancio dei pregi e dei difetti della formula ludica di Overkill's The Walking Dead penda dalla parte di questi ultimi, dando vita a un'esperienza che non si dimostra mai pienamente soddisfacente.

    Il bello che non balla

    Tecnicamente parlando, il titolo di Overkill si presenta al pubblico con un comparto grafico non esaltante ma comunque assolutamente dignitoso. Rispetto ai nostri precedenti incontri con il gioco, abbiamo avuto la netta impressione che lo studio abbia migliorato - e non poco - il profilo estetico della produzione, sostenuto dall'inossidabile Unreal Engine 4. Se da una parte texture, modellazione poligonale, shading e illuminazione contribuiscono a una pulizia più che buona dell'immagine, dall'altro il lavoro fatto su effetti e animazioni lascia ancora molto a desiderare.

    Tra animazioni mancanti e personaggi fin troppo "ingessati", infatti, quest'ultimo aspetto influisce piuttosto negativamente sulla qualità complessiva del titolo. Un discorso che vale anche per una buona dose di bug e glitch invalidanti, con il contributo di qualche problema di sync che genera improvvisi picchi di stuttering. Complessivamente, però, il gioco vanta un livello di ottimizzazione soddisfacente e, con la nostra configurazione di prova, raramente ci è capitato di scendere sotto la soglia degli 80 fps a 1080p. Sebbene non sia frequente parlarne in sede di recensione, abbiamo trovato alquanto fastidioso il modo in cui il gioco opera gli aggiornamenti. Visto che i file di installazione di Overkill's The Walking Dead sono contenuti in due grandi archivi, ogni piccolo aggiornamento esige tempi di attesa inusitatamente prolissi, innescati dall'esigenza di decomprimere tutti i dati per poterne modificare una frazione. Oltre ad affaticare inutilmente gli hard disk, questo modo di gestire i file di gioco incide sui tempi di caricamento, moderatamente lunghi anche su ssd.

    Un modus operandi che rafforza l'impressione di avere a che fare con un titolo nato già vecchio, complice un percorso di sviluppo evidentemente accidentato. Tutto considerato, è quindi difficile ritenere saggia l'idea di proporre a prezzo pieno (49,99 euro su PC e 59,99 euro su PS4 e Xbox One) un prodotto che, peraltro, richiede al pubblico un notevole investimento fiduciario.

    Al momento, infatti, la mole contenutistica del gioco appare considerevolmente ridotta, seppur destinata a un sostanzioso ampliamento con la pubblicazioni di aggiornamenti gratuiti da qui al prossimo giugno. Tenendo inoltre a mente che il progetto è stato annunciato nel lontano 2014, onestamente facciamo fatica ad approvare questa strategia di distribuzione, che metterà inevitabilmente a dura prova l'interesse dell'utenza.

    Overkill's The Walking Dead Overkill's The Walking DeadVersione Analizzata PCOverkill’s The Walking Dead è un titolo che, pur non brillando per originalità, si presenta al pubblico con una ricetta ludica dall’aroma intrigante. Peccato che, all’assaggio, il piatto cucinato dal team svedese si riveli un’amara delusione. Scelte sbagliate sul fronte del game design, difficoltà artificiale, un gameplay mai pienamente appagante, dinamiche stealth inconsistenti e una ripetitività fin troppo marcata - aggravata da una spiccata tendenza al grinding - finiscono lo collocare il titolo nello spettro della mediocrità. Nel bilancio ludico della produzione, ogni pregio finisce col trovarsi controbilanciato da un difetto, nel quadro di un’esperienza che manca di gran lunga l’obiettivo della piena godibilità. Esiste una possibilità che il team riesca, da qui al prossimo giugno (data ultima per il completamento dell’offerta contenutistica), a risolvere una quota dei problemi che affliggono il gioco, ma considerando il prezzo di lancio, non possiamo fare a meno di sconsigliarne - almeno per il momento - l’acquisto.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel I7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR 4 a 3200 MHz
    • GPU: Gigabyte 1070 G1 Gaming
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