Overload: Recensione del nuovo sparatutto degli autori di Descent

Overload è uno sparatutto in prima persona realizzato dal team autore di Descent, uno degli shooter più acclamati degli anni '90.

recensione Overload: Recensione del nuovo sparatutto degli autori di Descent
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  • Riproporre nel tempo una formula ludica rappresenta un rischio: rimanere ancorati al passato è un fattore spesso giudicato in modo negativo dalla community, viceversa - paradossalmente - allontanare la propria visione creativa dalle origini può far scaturire critiche altrettanto infelici. In altre occasioni, invece, il riaffacciarsi di produzioni che hanno lasciato il segno con innovazioni concettuali o tecniche riaccende gli animi dei giocatori di lungo corso, impazienti di mettere le mani su una delle loro glorie d'infanzia. Questo moto nostalgico però non sempre si dimostra adeguato alle tendenze del mercato odierno. A volte è necessario rinnovare mantenendo un certo grado di fedeltà, altre volte per evitare "l'obsolescenza" si può abbracciare un'esperienza nuova che ben si sposa con il proprio stile. Nell'ideare un seguito spirituale dei primi Descent, Matt Toschlog e Mike Kulas (ex Parallax Software) devono essere arrivati proprio a quest'ultima conclusione, ricreando il gameplay ipercinetico che contraddistingue la serie, ma con la possibilità di vivere il tutto in realtà virtuale. Un connubio che probabilmente conferisce ad Overload una maggiore freschezza, tuttavia la nostra prova (in modalità tradizionale) ha restituito l'impronta di uno sparatutto, seppur molto appagante, piuttosto classico. Non fraintendete, l'opera di Revival Production può dirsi, a tutti gli effetti, la riproposizione moderna dei vecchi Descent: muoversi, "a sei gradi di libertà", per gli stretti corridoi regala una sensazione di estrema mobilità in volo e abbattere decine e decine di robot è una sfida parecchio ardua. Ciò che risulta meno attuale è la struttura ludica: Overload farà sicuramente felice chi cerca un'avventura tradizionale, appesantita però, dagli anni.

    Cronus Frontier

    Anno 2118. La nave d'approvvigionamento Iberia si muove oltre la fascia d'asteroidi di Saturno: insediamento strategico della Juno Offworld Automation, un conglomerato interstellare che ha edificato sulle lune del pianeta gassoso un enorme stabilimento minerario. A bordo dell'astronave, privi di memoria e con una lesione neurologica, l'IA Mara ci sveglia dal sonno criogeno, illustrando il punto della situazione: l'intelligenza artificiale ha ricevuto un segnale di soccorso proveniente da Ymir, primo satellite minerario nel quale gli automi impiegati per l'estrazione e la sicurezza sono diventati aggressivi, attaccando gli umani.

    Prima di essere tele-portati all'interno della struttura con l'incarico di ripulire l'area dalla ferraglia ostile, salvare i superstiti e distruggere il reattore centrale, però un piccolo briefing ci introduce agli eventi antecedenti il nostro arrivo: brevi linee di testo e audio messaggi contribuiscono alla creazione di un background che corrobora la - inizialmente misteriosa - storia principale. Vengono citate interessanti alleanze galattiche, si accenna a guerre passate e sciorinate descrizioni che creano un contesto abbastanza affascinante, a supporto di una narrazione che non si fa mai troppo preponderante, ma rimane secondaria senza togliere spazio al fulcro ludico. Infatti Overload, in pieno stile anni 90, presenta uno spirito profondamente arcade, poche chiacchiere e tanta azione per un titolo che nel corso dei suoi quindici capitoli resta intuibile, spingendo al massimo sulle fasi shooting e proponendo qualche timido rompicapo. Compatto e diretto il "redivivo Descent" si lascia giocare - da dietro quell'abitacolo, oggi molto più definito che in passato - proprio come uno di quegli sparatutto dell'epoca d'oro: gestire in prima persona la nostra cannoniera leggera (Kodachi) regala ancora una libertà di movimento assoluta, anche se non mancano momenti di disorientamento dopo un 360 a mezz'aria o una manovra ardita tra le anguste camere degli stage (forse un po' troppo per chi soffre di motion sickness). In pratica si attraversano stazioni colme di robot nell'intento di non abbrustolire il nostro pilota e infine - alla stregua dei vecchi lavori di Parallax - sovraccaricare il nucleo centrale, inoltre per le arene sono disseminate armi, munizioni ed energia con la quale ricaricare lo scudo e le bocche da fuoco al plasma. Tutto questo non è certo una passeggiata: le sezioni iniziali hanno come antagonisti una manciata di unità robotiche, mentre più avanti le cose si fanno decisamente più dure.
    Un maggior numero di nemici e tipologie differenti mettono alle strette l'agile navicella, aggirandoci e colpendo dalle retrovie, lanciandosi a mo di kamikaze o attendendo sornioni la chiusura dell'unica via di salvezza.

    Come se non bastasse, si aggiungono i "fabbricatori", macchine che sfornano incessantemente droni indiavolati (a meno che non vengano bombardati), reattori da distruggere in più step e mini boss estremamente tenaci.
    Ad accentuare la sfida poi, vi sono tutta una serie di obiettivi da completare per guadagnare un quantitativo di esperienza e potenziamenti in grado di rendere meno vulnerabile la Kodachi gunship.
    Difatti, sebbene la frenesia degli scontri in volo la faccia da padrone, esplorare le stazioni lunari ci permette di trovare livelli segreti, punti abilità e power-up temporanei, utili tanto quanto i passepartout - anch'essi da ritrovare - che danno accesso ai diversi compartimenti: la porta rossa, per esempio, indica sempre la posizione del reattore, invece quella blu la stanza criogenica nella quale trarre in salvo i sopravvissuti. A rendere meno labirintici i livelli di gioco abbiamo una mappa 3D (alla DOOM) e l'Holo-guide, un piccolo ologramma che ci conduce verso dei punti d'interesse selezionabili.

    Nel suo rifarsi in maniera quasi tributaria a Descent, però Overload risulta a volte inattuale: infatti se la composizione strutturale poggia le proprie fondamenta su un level design intelligente e curato, con shortcut che interconnettono gli outpost spaziali, la progressione all'interno delle aree confermano la marcata classicità della produzione. Forse ci saremmo aspettati delle scelte più coraggiose dalla rinata Parallax Software, invece il primo progetto si dimostra un ottimo omaggio che, tuttavia, aggiunge poco o niente all'esperienza tradizionale (eccezion fatta per la VR). Tutto sommato il lavoro svolto da Revival Production ha riportato, a distanza di un ventennio, un gioco che con i suoi combattimenti al plasma e le tre dimensioni ha fatto la storia. Adesso l'impatto non è più quello di una volta, ma seppure la mole poligonale non fa gridare al miracolo e non raggiunge standard elevatissimi, le luci, i colori e le esplosioni sono sufficienti a scaturire in noi la masochistica voglia di far saltare qualche testa di metallo.

    Overload OverloadVersione Analizzata PCOverload esce da quella scuola di pensiero che, negli anni 90, rese grandi gli FPS : uno shooter frenetico, veloce, punitivo e alquanto particolare nel suo sistema di movimento. Un titolo che trasporta ai giorni nostri quella filosofia, ma trascina con sé una fedeltà al passato che sente strutturalmente il peso del tempo. Ai ragazzi di Revival si può incriminare poco altro, perché il “redivivo Descent” con il suo level design perspicace, lo shooting appagante e la rigiocabilità da arcade puro si dimostra parecchio avvincente. Infine, a disegnare il quadro di una produzione non brillante (ma più che soddisfacente) vi sono livelli segreti, challenge nascoste, modalità orda e multiplayer online che, con i loro vari loadout e mappe, “sovraccaricheranno” lo spirito competitivo dei fan più incalliti.

    7

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