Pac-Man World Re-Pac Recensione: tra fantasmini colorati e nostalgia

La riedizione di quel piccolo classico datato 1999 fa la gioia di chi è già affezionato al titolo originale, ma non convince le nuove leve.

Pac-Man World Re-Pac Recensione: tra fantasmini colorati e nostalgia
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Il ventesimo compleanno di una delle icone più riconoscibili dell'intero immaginario videoludico venne festeggiato da Namco con un gioco platform vivace, molto colorato ed estremamente fluido nei controlli. Correva l'anno 1999 quando la prima ammiraglia PlayStation accolse nel proprio catalogo quel Pac-Man World che divenne un piccolo caso commerciale, lanciandosi con tenerezza e divertimento nei cuori di tantissimi appassionati con quel suo buffo modo di piegare le due dimensioni ad una terza quando gli faceva comodo.

    Ne sono passati altri ventitré di anni, ormai il signor Pac-Man si è fatto adulto, e così anche la schiera di fan che hanno adorato quel simpatico titolo: Bandai Namco ha quindi rispolverato uno dei franchise più amati del passato lavorando ad una riedizione visiva del primo Pac-Man World, puntando a pizzicare le corde della nostalgia di tutti coloro che non hanno mai smesso di pensare a questo gioiellino dell'infanzia.

    Non si chiede l'età di una pallina gialla

    Il tempo passa per tutti, questa è una delle dure certezze della vita, ma il signor Pac-Man non sfigura con i suoi 43 anni sonati, anche se non ci tiene a ricordare ad amici e parenti la propria età, ed ecco che quel gioviale 20 che campeggiava sullo striscione di auguri nel 1999 è stato sostituito con delle generiche ciliegie. L'essere più temuto dagli spettri torna a casa speranzoso di poter festeggiare il compleanno insieme ai suoi cari, ma scopre che non c'è nessuno ad attenderlo, perché i fantasmi hanno rapito tutti gli invitati vendicandosi dei quasi cinquant'anni di soprusi.

    Aggiungendo il danno alla beffa, i nemici della pallina gialla hanno organizzato una festa in suo onore su Ghost Island, durante la quale il temibile Toc-Man cercherà di spacciarsi per Pac-Man per conquistare il suo pubblico. La sfera divoratrice di spettri si imbarca dunque verso il covo dei suoi nemici per liberare i parenti rapiti e porre fine al piano del suo clone robotico.

    Un semplice platformer storico

    Cosa provano i fantasmi nei confronti di Pac-Man? Odio, paura, timore, affetto? Non è ben chiaro ciò che traspira dalla prima sequenza animata di Pac-Man World, ma l'introduzione non è che un mero pretesto per immergere quest'icona dei videogiochi in un'avventura finalmente libera dalle barriere di un labirinto, permettendogli di esplorare in totale libertà mappe lineari raccogliendo frutti, liberando gli amici - alcuni dei quali reinventati per evitare spinose querelles giudiziarie - e banchettando con i malcapitati fantasmi che si troveranno sulla sua strada.

    L'impianto di gioco prevede di arrivare al punto finale di ogni livello per distruggere la statua di Toc-Man, impostandosi come un classico platformer nel quale il protagonista salta oltre gli ostacoli ed evita i nemici lungo il percorso, ma può anche eliminarli con un doppio salto o lanciandogli le sfere raccolte guadagnando punti per lo score finale, mentre il ritrovamento dei frutti permette di aprire determinate porte e collezionare le sei lettere di Pac-Man, le quali garantiscono l'accesso ad una mappa bonus una volta concluso il percorso. Nonostante la presentazione lasci immaginare un contesto in tre dimensioni, la telecamera bloccata e la conformazione dei livelli avvicinano questo Pac-Man ad un semplice 2D a scorrimento laterale, ristretto tra muri visibili e invisibili tranne nelle scarse sezioni dove viene implementato un movimento in profondità, usato soprattutto per variare lo scenario visivo e dare maggior respiro all'esplorazione.

    Partendo dalle rive di Ghost Island, che funge da snodo centrale per il viaggio, Pac-Man visita sei diversi mondi, ognuno caratterizzato da un impianto scenico diverso e con differenti nemici dalla difficoltà crescente: ogni mondo prevede quattro livelli (solo un'area consta di tre livelli, perché uno venne scartato e mai sostituito durante lo sviluppo del titolo originale) da superare per sbloccare la zona successiva, ed ogni zona si conclude con una diversa boss fight. Una volta superato lo scontro con Toc-Man, sulla spiaggia di Ghost Island compare anche lo storico cabinato di Pac-Man, attraverso il quale è possibile giocare alla versione originale di quei labirinti visti nel lontano 1980 (se i suddetti cabinati continuano a suscitare in voi emozioni incontenibili vi interesserà leggere la recensione di Arcade Paradise).

    Operazione nostalgia

    L'impatto visivo che colpisce i giocatori già dal primo livello testimonia la cura immessa da Now Production nell'ammodernamento di questo classico: il Re-Pac proposto nel 2022 lascia brillare con rinnovati colori gli scenari che avvolgono il protagonista, mentre il gioco è stato ricreato a partire da nuove texture e modelli poligonali pur rimanendo fedele al titolo di riferimento.

    Sul fronte grafico non possiamo certo paragonare questo Pac-Man ad altri giochi usciti negli ultimi anni, data l'onesta semplicità visiva che contraddistingue i suoi livelli poco dettagliati, ma considerando che la proposta vuole rinfrescare un titolo vecchio di 23 anni il colpo d'occhio non sfigura, sebbene abbiamo visto risultati migliori sul piano delle remaster (date un'occhiata alla recensione di Crash Bandicoot N. Sane Trilogy per capire di cosa stiamo parlando). Il comparto sonoro prevede i riarrangiamenti del titolo originale, a loro volta ripresi dalle soundtrack di altri capitoli della lunghissima saga Pac-Man, con musiche allegre e dai toni squillanti: le tracce si dimostrano però molto brevi e ripetute fino allo sfinimento all'interno dei livelli, ma la brevità degli stessi impedisce all'audio di innervosire il giocatore. Il parco di animazioni non è stato rinfoltito, rimanendo dunque fedele ai pochi movimenti già visti in passato, mentre i nemici seguono il loro classico pattern attaccando sporadicamente il protagonista con una sola azione.

    Alcune piccole chicche visive risaltano nel loro contrasto con l'anzianità del contesto, ad esempio quando si raccolgono le grandi palline che permettono a Pac-Man di eliminare i fantasmi: nel titolo originale era solo la presenza dell'iconico effetto sonoro a testimoniare la possibilità di mangiare gli avversari, mentre adesso il piccolo protagonista si trasforma in una gigantesca sfera divora spettri che distrugge anche gli oggetti sul suo cammino.

    Sul fronte ludico le migliorie apportate si riflettono in piccoli accorgimenti utili a migliorare l'esperienza complessiva, in primis con l'allontanamento della telecamera che adesso - a differenza del titolo originale - ci lascia osservare una sezione più generosa dello scenario, ma la struttura rimane identica a quella già apprezzata nel '99, con il protagonista sempre ben visibile al centro dello schermo con i suoi toni sgargianti che risaltano sul resto.

    La caratteristica che più ha tratto giovamento dal passare del tempo è sicuramente la fluidità di gioco, perché Pac-Man si muove in scioltezza ed è manovrabile con estrema semplicità, ma l'intera esperienza non è esente da difetti, i quali si manifestano in vistosi fenomeni di stuttering che fanno incespicare la telecamera quando allarga velocemente il campo visivo.

    I patemi del futuro

    I piccoli microscatti potrebbero diventare quasi sopportabili nel corso del tempo, ma ci sono ben altri problemi che in Pac-Man World Re-Pac vengono mutuati dal titolo originale, dimostrando con netta chiarezza il doloroso passaggio del tempo.

    Cominciamo con l'analizzare la disarmante semplicità che contraddistingue l'avventura, la quale assume toni di gioco quasi fanciulleschi grazie a nemici che non pongono alcun problema all'utente, così come sezioni di platform fin troppo agevoli anche nei livelli finali. La facilità con la quale si arriva al termine dei percorsi si accoppia allo scarso numero degli stessi, e la somma di queste due caratteristiche si traduce in una longevità che si assesta intorno alle sei ore, sempre che vogliate esplorare in lungo e in largo ogni mappa sbloccando i livelli bonus (identici all'interno dello stesso mondo) e i nuovi labirinti della proposta, altrimenti è possibile decurtare almeno un paio d'ore dal conto precedente. Questo perché anche gli obbiettivi secondari sono raggiungibili con agilità: ogni porta chiusa nasconde la sua chiave poco oltre e tutto è in bella mostra sullo schermo, nulla è difficile da raggiungere né viene nascosto in passaggi segreti. L'unica osticità che potrebbe infastidire il giocatore non è voluta, ma obbligata dall'anima 2D che si nasconde nel titolo, perché la lettura della profondità non è sempre semplice a causa della telecamera fissa, e potrebbe causare predizioni errate sulla distanza che ci separa da una piattaforma, soprattutto se la stessa è in movimento.

    In termini di impianto scenico, i mondi costruiti da Now Production (e da Namco molto prima di loro) restituiscono un colpo d'occhio accettabile, ma seguono pedissequamente i classici stilemi già visti in altri titoli simili, come l'isola, la fabbrica e il livello futuristico, mentre ci si prende qualche rischio soltanto con un paio di boss-fight più colorate, tra una corsa sui go-kart ed una battaglia spaziale. La varietà è però il vero tallone d'Achille di Pac-Man World, perché la proposta ludica spende tutto ciò che ha da offrire nei primissimi minuti, reiterando in seguito le stesse meccaniche dopo aver modificato soltanto lo sfondo intorno a loro.

    Pac-Man World Re-Pac Pac-Man World Re-PacVersione Analizzata PlayStation 5Il ritorno di Pac-Man sulle macchine da gioco segna un evento storico per tutti gli appassionati del titolo originale, perché questa riedizione trasporta di peso l'esperienza vissuta nel 1999 calandola nei nostri giorni, previo qualche piccolo aggiustamento in termini di quality of life e ammodernamento visivo. Sebbene questa remaster non spicchi per rinnovamento grafico, gli scenari imbastiti da Now Production risultano colorati, facilmente leggibili e semplici da esplorare, forse anche troppo. La facilità con la quale è possibile raggiungere i titoli di coda, infatti, si unisce allo scarso numero di mappe presenti e ambientate in mondi già visti in altri giochi simili, dando come risultato una longevità traducibile nelle sei ore necessarie ad esplorare in lungo e in largo ogni livello. Gli evidenti fenomeni di stuttering che assillano la telecamera non inficiano sulla fluidità di gioco, con Pac-Man che corre e saltella in scioltezza lungo le mappe che si sviluppano secondo uno scorrimento laterale, rendendo l'esperienza perfettamente godibile anche se non sostanziosa dal punto di vista della varietà. Questo Re-Pac di quel gioco che ebbe un discreto successo più di vent'anni fa si dimostra perlopiù diretto ai nostalgici del titolo originale, desiderosi di rimettere le mani su una delle loro prime esperienze ludiche sulla storica PlayStation, i quali potranno dunque ritenersi soddisfatti dalla nuova proposta Bandai-Namco. Chi non prova già da tempo un affetto smisurato per Pac-Man World non troverà nel Re-Pac un motivo utile a riscoprire questa piccola gemma del passato, ad ennesima dimostrazione di quanto il mondo dei videogiochi si sia evoluto da quel lontanissimo 1999.

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