Panzer Dragoon Remake per Switch Recensione: sulle ali della nostalgia

Un'icona degli sparatutto su rotaie ritorna con un remake dall'anima indipendente. Avrà resistito alla prova del tempo?

recensione Panzer Dragoon Remake per Switch Recensione: sulle ali della nostalgia
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Disponibile per
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Pochi, pochissimi momenti nella mia ormai oltre trentennale carriera di videogiocatore sono stati in grado di colpirmi quanto l'intro in full motion video di Panzer Dragoon. Un momento di cui conservo un ricordo ancora vividissimo, perché credo che in quei sette minuti di video sia effettivamente cambiato qualcosa in me, facendo scattare un che di unico e di speciale. Correva l'anno 1995, e, nonostante la passione sincera e le già corpose esperienze a 8 e 16-bit, forse il Marco-ragazzino non era davvero pronto per quel che gli si parò davanti in un pomeriggio qualsiasi, che tuttavia non si dimostrò proprio come tutti gli altri. Ricordo i titoli di testa, con le scritte che rimandavano a un'epoca perduta, a una grande guerra, a un impero in rovina.

    E poi quella grafica mozzafiato, all'epoca degna di un film, che in un istante ti portava tra gli aridi canyon di un mondo fuori dal tempo: tre guerrieri a cavallo di strane cavalcature, la caccia ai guizzanti esseri insettoidi che sbucavano dal terreno, l'ingresso in quelle rovine buie appena rischiarate da bizzarri fregi tecnologici, l'arrivo dell'inconfondibile drago blu e infine l'inattesa morte del suo cavaliere che in qualche modo lasciava a te, ignaro protagonista senza nome, l'investitura per dare il via a una missione incredibile. E tutto questo molto ma molto prima di premere il fatidico tasto Start e di solcare le acque di quella mirabolante Venezia poligonale, che il gioco vero doveva ancora iniziare ma io intanto ero di fatto già irrimediabilmente perso, rapito da una magia che mi sarebbe entrata dentro come un'ossessione per non lasciarmi mai più.

    Vola Drago, vola!

    Già, perché Panzer Dragoon, col nome così baroccamente mezzo in tedesco, rappresentava e tutt'ora rappresenta a mio avviso il retaggio della grandezza persino quasi senza senso dell'immensa SEGA che fu. Un titolo che ha fatto la storia, segnando non soltanto un genere - quello degli sparatutto su rotaie - ma addirittura un certo modo di intendere i videogame: uno dei primissimi blockbuster nel senso cinematografico del termine, col suo tentativo di dare contorno, di creare quella che oggi definiremmo "una lore" che sapesse andare al di là del gameplay duro e puro.

    Un gameplay peraltro comunque per gli standard del tempo a dir poco ambizioso, vista la possibilità di ruotare liberamente la visuale a 360°, per rimanere estasiati dalla bellezza 3D delle ambientazioni, ma soprattutto per combattere i nemici nelle quattro direzioni, invece di limitarsi ad affrontare quel che si sarebbe parato esclusivamente di fronte al nostro avatar alato.

    Le ragioni dietro alla nascita e allo sviluppo di Panzer Dragoon - con la conseguente consacrazione del Team Andromeda, studio che sarebbe diventato nel tempo una delle punte di diamante assolute della Grande S - sono il frutto di vicende particolari: l'hardware del Saturn in colpevole ritardo, il gioco già in sviluppo (anche se in origine gli sviluppatori avrebbero optato per un racing game piuttosto che per uno shooter!), tempo extra per rifinire, per irrobustire, per dare appunto un contorno senza precedenti alla loro opera.

    Ecco allora l'idea di impiegare come personaggio un essere vivente, nello specifico un drago, al posto delle tradizionali astronavi: un modo per mostrare a schermo movimenti e animazioni complesse, rese inequivocabili dal peculiare design quasi da insetto della creatura, esaltando la potenza di calcolo della nuova macchina SEGA. O ancora, una scusa per dare vita a un universo delineato in maniera minuziosa, con riferimenti "alti" che andavano da Dune a Moebius, prescindendo dalle mere dinamiche di uno sparatutto - non a caso di lì a qualche anno, dopo un seguito all'insegna della filosofia del bigger & better, sarebbe arrivato Panzer Dragoon Saga, ovvero un ambiziosissimo RPG a turni con la medesima ambientazione.

    Insomma, complice anche lo sfortunato epilogo di SEGA come produttore di hardware, non c'è da sorprendersi che il racconto di Panzer Dragoon si sia consolidato negli anni, sfociando a tutti gli effetti nel culto, nella leggenda, nel mito. Nonostante non sia certo fra i franchise più riconosciuti della casa di Sonic, l'opera del Team Andromeda ha infatti saputo rimanere viva nella memoria di una nicchia di fan particolarmente devoti che, tutt'altro che sazi dall'ultimo episodio della serie (Panzer Dragoon Orta, pubblicato su Xbox nel 2002), hanno sempre richiesto a gran voce il ritorno di quel bizzarro drago blu reso unico dall'armatura a placche bianche e dal poderoso muso cornuto. Un appello che ha trovato un insperato riscontro nel publisher polacco Forever Entertainment e in MegaPixel Studio, misconosciuto sviluppatore indipendente francese che si è a sorpresa assicurato i diritti per riportare fra i cieli il gioco - mostrato per la prima volta durante il Nintendo Direct dell'E3 2019.

    Fuoco e fiamme

    Valutare oggi Panzer Dragoon: Remake, non è oggettivamente un compito così semplice. Gli sviluppatori si sono avvalsi della consulenza di alcuni ex del Team Andromeda (su tutti Yukio Futatsugi, riconosciuto ufficialmente come il padre della saga nonché creatore del non certo impeccabile Crimson Dragon per Kinect...) con un obiettivo ben preciso in testa: ripresentare Panzer Dragoon in una veste moderna, con una grafica adeguata ai tempi e una leggera svecchiata ai controlli per renderlo appetibile a un pubblico moderno, senza tuttavia alterare in alcun modo la sua essenza ludica, il suo gameplay.

    Un tentativo nient'affatto semplice da conciliare, perché, come ci si rende conto già dai primi istanti a cavallo del drago - nell'apprezzabilissima rivisitazione di uno dei livelli iniziali più meravigliosi di sempre, la già citata battaglia sulle acque cristalline di uno scenario che richiama la Serenissima - Panzer Dragoon è per gli standard del 2020 un gioco inesorabilmente vecchio.

    Intendiamoci, non sto e non voglio in alcun modo mancare di rispetto a quella che considero una sorta di istituzione che personalmente venero con orgogliosa riverenza: impensabile negarne il valore storico e culturale, a maggior ragione alla luce del mio innato legame affettivo. Eppure, specie per chiunque non sia cresciuto come me con la fede in Panzer Dragoon, penso sia difficile approcciare il tutto senza qualche oggettiva difficoltà. Parliamo prima di tutto di un titolo che viene venduto a 24.99€, nonostante sapendo come muoversi sia sufficiente circa un'ora per arrivare ai titoli di coda (un tempo che può indicativamente al massimo raddoppiare per un cavaliere novellino).

    Un gioco che, in virtù della purezza del suo rifarsi fedelmente al passato, si presenta senza spiegazioni di sorta: così, rinunciando a qualsiasi tipo di tutorial - all'epoca non in voga - buttandoti nella mischia senza neppure spiegarti i controlli e senza mai presentare a dovere né la meccanica del lock-on né soprattutto il discorso della telecamera da ruotare con i tasti dorsali nelle quattro direzioni, per poter attaccare a 360°.

    Un retaggio di un tempo ben diverso dal 2020, mantenuto per comprensibili ragioni filologiche, che però finisce per avere un suo peso. Così come innegabile è l'arcigna rigidità di un sistema di controllo basato su un unico analogico (di nuovo, occorre ricordare che si parla di avanguardia totale, ma di avanguardia rapportata all'anno 1995...), che almeno in partenza vincola la gestione del reticolo di mira al movimento del drago.

    Già, perché il modo per usare il più digeribile ma comunque imperfetto doppio analogico ci sarebbe pure - tramite la configurazione di comandi definita "moderna" - anche se la stessa è relegata alla voce opzioni accessibile dalla schermata del titolo, senza neppure la facoltà di selezionarla all'avvio di una nuova run (e meno che mai durante le sette missioni che vi vedranno raggiungere la mitologica Torre all'insegna di un destino da compiere). Ingenuità che testimoniano da un lato forse l'eccessiva riverenza nei confronti di un classico ingombrante, dall'altro l'immaturità di un team di sviluppo non certo esperto.

    Non che MegaPixel Studio non ci abbia ad ogni modo messo passione: al contrario, la buona volontà c'è e si vede, così come sono chiari i tentativi di gettare il cuore oltre l'ostacolo, superando dei limiti che emergono anche a livello tecnico, sia in termini di framerate - che avrebbe potuto e dovuto essere più elevato per quanto presente a schermo - sia nella precisione dello sparo, mai davvero perfettamente in pieno controllo dell'utente.

    Nonostante tutto però, e qui forse a scrivere è il ragazzino del 1995 diventato oggi adulto, solcare ancora una volta i cieli di un mondo a cavallo tra passato e futuro, con quel sapore così inspiegabilmente malinconico e affascinante, ha sempre il suo perché: accompagnati da una colonna sonora poderosa (anche se la già annunciata rimasterizzazione arriverà più avanti, via patch), ci si lascia cullare dalle ali arancio del dragone cornuto, magari facendosi distrarre da un Photo Mode ingenuo ma comunque apprezzabile.

    Alla riscoperta di un'istituzione senza lo smalto e la forza rivoluzionaria di una volta - anche perché i mezzi di Forever Entertainment non sono neppure paragonabili a quelli dell'età d'oro di SEGA - ma comunque meritevole di essere riscoperta, con la giusta consapevolezza di ciò che ci si troverà di fronte.

    Panzer Dragoon Remake Panzer Dragoon RemakeVersione Analizzata Nintendo SwitchSeppur con limiti evidenti, dovuti in primis ai mezzi modesti di una produzione tutt'altro che AAA, Panzer Dragoon: Remake è una riedizione che farà comunque felici i fan di un'indimenticabile icona SEGA: un franchise prestigioso, troppo spesso trascurato dalla stessa Grande S, torna finalmente a solcare i cieli di un universo ammaliante, in un volo che tuttavia sembra forse rivolto più all'indietro che in avanti. Difficile in effetti pensare a un'adeguata collocazione per Panzer Dragoon: Remake presso un pubblico di nuovi appassionati: il prezzo oggettivamente troppo alto e il game design all'avanguardia (per gli standard del 1995 però, con canoni che oggi denotano una semplicità e una linearità innegabili) potrebbero raffreddare chiunque stenti a comprendere il valore culturale di un'opera che ha indiscutibilmente fatto la storia, ma che oggi fatica a non mostrare il peso dei suoi anni. Da scoprire e riscoprire, con dovuta cautela e spirito da archeologi del videogioco.

    6.5

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