Paradise Lost Recensione: gli oscuri segreti della Seconda Guerra Mondiale

Paradise Lost accompagna i giocatori nelle profondità del sottosuolo, alla scoperta di un bunker nazista che cela inquietanti segreti.

Paradise Lost Recensione: gli oscuri segreti della Seconda Guerra Mondiale
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Projekt Riese fu il nome in codice scelto dal regime nazista per indicare un progetto volto a edificare una vasta rete di strutture sotterranee in Polonia, nella regione della Bassa Slesia. Tra 1943 e 1945, la Germania di Hitler avviò i lavori per l'edificazione di ben 7 strutture segrete, sulla cui destinazione finale gli storici ad oggi non sono ancora del tutto concordi. Le opzioni più discusse ipotizzano che le strutture potessero servire da quartier generale per i gerarchi nazisti, Fuhrer incluso, mentre altre teorie ritengono più probabile che potessero servire da fabbriche sotterranee, destinate alla realizzazione di armamenti. Per la loro costruzione, mai ultimata, il regime non esitò a ricorrere al lavoro forzato, impiegando prigionieri reclusi nei campi di concentramento.

    Perché vi raccontiamo questo spaccato di storia del Novecento? È molto semplice: l'alone di inquietudine e mistero che circonda tale frammento della II Guerra Mondiale ha ispirato il team polacco di PolyAmorous Games nella realizzazione di Paradise Lost. Con sede a Varsavia, la piccola software house indipendente ha provato ad immaginare un passato alternativo, in cui questa rete di costruzioni giocasse un ruolo centrale nei piani di espansione della Germania nazista. In un mondo in cui il conflitto non ha di fatto mai trovato conclusione, echi di armi atomiche, immaginario retro-futurista e tragiche vicende individuali si fondono sino a creare un'esperienza coinvolgente, ma che avrebbe potuto offrire molto di più. Edito da AllIn! Games, Paradise Lost è ora disponibile a 14,99 euro su PC e console Sony e Microsoft: dopo averlo provato nella sua versione PS4 (in retrocompatibilità su PS5), vi narriamo la nostra discesa nelle profondità di un oscuro bunker.

    Un'altra II Guerra Mondiale

    Come abbiamo già descritto nella precedente anteprima di Paradise Lost, l'immaginario proposto dal team polacco muove i propri passi lungo una Storia alternativa, in cui la Germania di Hitler è riuscita nell'intento di sviluppare un vasto numero di armi nucleari. Nel mondo di gioco, subito dopo l'avvio dell'azione bellica in Europa con l'invasione della Polonia nel 1939, il regime nazista rivolse la propria attenzione all'Altopiano del Katanga (attuale Repubblica Democratica del Congo), dove riuscì ad assicurarsi ingenti riserve di uranio.

    In un universo alternativo in cui gli Stati Uniti d'America decisero di intervenire nella II Guerra Mondiale solamente nel 1955, i gerarchi nazisti ebbero tutto il tempo di ideare piani follemente ambiziosi. Tra questi, l'edificazione di vere e proprie città sotterranee, da utilizzare come rifugio di emergenza in caso di invasione del Vecchio Continente da parte dei nemici del Terzo Reich. Liste di cittadini tedeschi "meritevoli" e "utili" alla conservazione della società furono stilate con l'obiettivo di rendere questi colossali bunker completamente autosufficienti per molti anni. Ma in quale modo rifugiarsi nel sottosuolo avrebbe potuto evitare ad Hitler la sconfitta?

    La risposta arrivò nel 1960, quando - attaccata ad Ovest da un'alternativa versione dello sbarco in Normandia, e ad Est da una controffensiva sovietica -la Germania realizzò di non essere in grado di aggiudicarsi la vittoria. Un folle piano fu dunque attuato: i cittadini nelle liste appena citate furono rapidamente prelevati e condotti nei bunker, mentre la superficie di questi ultimi veniva resa irraggiungibile ai nemici del Reich, tramite l'utilizzo di armi atomiche sul territorio polacco.

    L'attacco distrusse completamente l'area, ma le radiazioni si trasformarono in inconsapevoli alleate di Hitler, isolando l'area e rendendola inaccessibile a chiunque, eserciti USA e URSS inclusi. Nel frattempo, nel sottosuolo, scienziati e ricercatori avevano il compito di perfezionare l'arsenale atomico e ideare armamenti ancora più letali: quando sarebbe stato possibile tornare in superficie, la Germania avrebbe sferrato un attacco inatteso e devastante.

    Una folle ambizione che si infranse tuttavia grazie all'azione della Resistenza polacca: prima dell'attacco nucleare, un nutrito gruppo armato riuscì a penetrare in uno dei bunker nazisti e a prenderne il controllo. Ma cosa accade dopo? Tra suggestioni retro-futuriste, richiami alla mitologia slava e inquietanti misteri, questo è ciò che dovrà scoprire Szymon, un dodicenne polacco che ha da poco perso la madre. In cerca di un uomo ritratto in una foto con la donna, il bambino raggiunte il bunker negli Anni Ottanta, determinato a saperne di più. Apparentemente deserta e ormai in rovina, la struttura cela ancora molti segreti, tra cui la presenza di Ewa, ragazza rimasta intrappolata al suo interno e alla quale non resta che affidarsi al protagonista per la propria salvezza.

    Un sentiero accidentato

    Non offriremo ulteriori dettagli sulla componente narrativa di Paradise Lost, poiché di fatto la scoperta della trama rappresenta il fulcro del titolo. L'opera percorre infatti un cammino tracciato da illustri predecessori quali What Remains of Edith Finch (se non lo conoscete, potete approfondirne le caratterisitche grazie alla recensione di What Remains of Edith Finch), collocandosi con fermezza in quel ramo della produzione videoludica spesso identificato come walking simulator. Esplorazione, recupero di documenti, attenta osservazione degli ambienti e un'opera di ricostruzione individuale degli eventi sono gli elementi ludici che fanno da perno al lavoro di PolyAmorous Games.

    Se le premesse messe in scena dall'indie sono suggestive e intriganti, ci dispiace purtroppo constatare che non tutto quanto proposto da Paradise Lost funziona pienamente. Strutturato in 5 capitoli che rievocano le 5 fasi di elaborazione del lutto (negazione, rabbia, negoziazione, sofferenza e accettazione), il gioco si dipana lungo circa 4-5 ore, durante le quali la voglia di continuare a scendere in profondità, di saperne di più su cosa è accaduto in questo sottosuolo permeato di dolore, non viene mai a mancare. Una volta raggiunto l'epilogo (che propone differenti diramazioni), tuttavia, è impossibile non provare una sensazione agrodolce.

    Per quanto suggestivo, il cammino percorso non ha offerto risposte a tutti i suoi interrogativi e la sensazione che ne emerge è quella che il team abbia voluto proporre una commistione tra troppe tematiche, senza riuscire a rannodare completamente le fila del complesso intreccio narrativo. Ad accentuare le perplessità contribuisce l'assenza di un inventario che tenga traccia delle registrazioni e dei documenti recuperati nel corso dell'esplorazione. Una feature molto semplice, ma che si sarebbe dimostrata assai utile per comprendere lo stato di avanzamento della propria avventura.

    Carente purtroppo la componente puzzle proposta, ridotta al punto da risultare

    quasi del tutto ininfluente. La risoluzione dei pochi enigmi è affidata a una semplice esplorazione guidata, con sentieri e oggetti con i quali è possibile interagire ben evidenziati da apposite icone a schermo. Poco incisivo anche l'impegno profuso dal team nel delineare sentieri alternativi. Di fatto, in un unico caso il percorso nei panni di Szymon ci ha condotti in un luogo dal quale risultava impossibile ritornare sui nostri passi e esplorare una seconda via. Peculiare inoltre la decisione di non rendere effettivamente impattanti alcune delle scelte proposte in speciali sequenze di gioco, che consentono di rivivere eventi passati del bunker tramite l'interazione con centraline di comando ancora miracolosamente funzionanti.

    Sicuramente interessante infine il lavoro svolto dal team sul fronte tecnico, animato dal sempre versatile Unreal Engine 4. A texture non sempre curate, un'interfaccia decisamente povera e animazioni incerte da parte del protagonista si contrappongono scenari dal colpo d'occhio sicuramente efficace, ricchi di dettagli e capaci di suscitare grande suggestione. Nelle profondità della terra si celano infatti residenze di lusso, laboratori, fucine e persino spiagge artificiali, per un immaginario dipinto in maniera convincente.

    Particolarmente ispirata la colonna sonora, che accompagna con atmosfera la discesa di Szymon nel sottosuolo. Buono anche il lavoro svolto dal doppiaggio, anche se alcuni dettagli non hanno mancato di sorprendere. Per quanto siano polacchi, tutti i personaggi si avvalgono in Paradise Lost della lingua inglese (segnaliamo a tal proposito l'assenza della lingua italiana, anche nei sottotitoli), ma - in taluni contesti - non mancheranno di lasciarsi andare ad esclamazioni nella loro lingua madre, mai tradotte dal gioco e in grado di generare un effetto decisamente straniante.

    Paradise Lost Paradise LostVersione Analizzata PlayStation 4Paradise Lost è un titolo con un potenziale non pienamente sfruttato. L'immaginario costruito dal team avvolge con efficacia il giocatore, che percorre con coinvolgimento il sentiero plasmato da PolyAmorous Games. Una volta conclusa la storia, tuttavia, resta forte la sensazione di incompiutezza. Le suggestioni dipinte dal comparto artistico e dalla colonna sonora compensano un comparto tecnico non sempre eccelso e un'interfaccia decisamente essenziale, per un'esperienza piacevole, ma che purtroppo non risulta memorabile. Un peccato, perché il bunker di Paradise Lost, pregno di oscuri segreti, avrebbe potuto senza dubbio regalare un'avventura ludica più intensa.

    6.5

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