Patapon 2: Recensione della remastered per PS4

Il secondo episodio di Patapon, l'iconico Rhythm Game di Japan Studio per PSP, approda su PlayStation 4 in forma adattata e restaurata.

recensione Patapon 2: Recensione della remastered per PS4
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  • Se siete amanti della serie Patapon è probabile che ricordiate la nostra recensione di Patapon Remastered, triste testimonianza di uno degli adattamenti peggiori mai concepiti. Un brutto precedente che, per altro, ha suscitato in noi una certa inquietudine, considerando che Japan Studio e Pyramid, presto o tardi, avrebbero sfornato anche la versione restaurata dell'episodio successivo, quel Patapon 2 che in molti annoverano fra i must have del catalogo PSP.

    Il momento è giunto proprio ieri, quando Patapon 2 Remastered è spuntato fra gli "scaffali" dello Store di PlayStation 4, pronto a convincere tutti i fan del franchise che quello di tre anni fa è stato un incidente di percorso sì clamoroso, eppure isolato. Purtroppo -lo anticipiamo- non ci è riuscito al cento per cento, nonostante il risultato, nel caso specifico, ci sia parso molto meno drammatico che in passato.

    Pata, Pon, Chaka, Don

    Nondimeno Patapon 2 Remastered parte veramente male, attraverso una cut scene introduttiva da mani nei capelli. Il racconto di come la buffa tribù di esserini occhiuti si sia rimessa in viaggio verso nuovi orizzonti è infatti messo in scena da un filmato di rara bruttezza, ammasso sgranato di pixel che stride rumorosamente con le promesse di una risoluzione in Full HD (addirittura in 4K, per i possessori di PS4 Pro). È lampante che alcuni segmenti video siano stati presi di peso dalle vecchie versioni portatili di Patapon 2 e dati in pasto alla nuova incarnazione da salotto senza il benché minimo accorgimento tecnico. Insomma: da questo punto di vista siamo di fronte alla stessa, ingiustificabile noncuranza riservata alla Remastered del primo capitolo. Per lo meno le sequenze narrative si contano sulle dita di una mano, al contrario delle parti specificatamente in-game, alle quali invece - e per fortuna - è stato riservato un trattamento migliore. È qui che affiorano tutte le qualità artistiche della produzione: valori che possono essere riassunti in un'estetica minimale ma variopinta, cornice ideale di un'esperienza che, come quella del titolo capofila, ruota tutta attorno al proprio, particolarissimo gameplay.

    Un sistema di gioco le cui fondamenta sono le stesse del Patapon primigenio: il giocatore, vero e proprio dio al comando di un drappello di bulbi oculari, ha il dovere d'impartire loro una serie di direttive affinché possano raggiungere illesi l'uscita di ogni stage. Le istruzioni devono essere assegnate tamburellando ordinatamente i tasti del DualShock nonché rispettando un preciso ritmo tribale, il cui "spartito immaginario" trova corrispondenza visiva nel luccichio regolare e intermittente dei bordi del quadro.

    Se PATA-PATA-PATA-PON (ossia la pressione in sequenza dei pulsanti Quadrato/Quadrato/Quadrato/Cerchio) è il segnale che fa avanzare i Patapon compatti verso la meta, PON-PON-PATA-PON (Cerchio/Cerchio/Quadrato/Cerchio) li spinge invece ad attaccare chiunque ne ostacoli il cammino. Inoltre ricorrendo al CHAKA-CHAKA-PATA-PON (Triangolo/Triangolo/Quadrato/Cerchio) il plotone si mette subito sulla difensiva, assalendo il nemico dalla distanza. Concatenando tali azioni senza commettere errori, il gioco entra infine nella cosiddetta modalità Folle, durante la quale - sempre a patto di tenere il beat - la potenza offensiva dei Patapon aumenta vertiginosamente: un fattore cruciale soprattutto nel corso delle boss fight o di quei frangenti in cui l'ambientazione brulica di avversari.

    Sebbene fra Patapon e Patapon 2 non vi sia una differenza abissale in termini puramente formali, bisogna comunque ammettere che l'episodio numero due, in effetti, rappresenti una piacevole evoluzione della formula rhythm-RTS originale.

    Questo soprattutto grazie all'aggiunta di una corposa componente simil ruolistica che, prima di scendere in campo, dà modo all'utente di evocare nuovi soldati da schierare ad ogni missione nonché di livellarli, specializzarli attraverso degli appositi skill tree e poi armarli di tutto punto con gli oggetti raccolti in battaglia. Una serie di novità che senz'altro giova all'anima gestional-strategica del titolo, approfondita e rinvigorita quanto basta per scongiurare l'effetto di "more of the same".

    L'originale Patapon 2 prevedeva anche una modalità multigiocatore cui, inspiegabilmente, Patapon 2 Remastered sceglie di rinunciare, oltretutto senza proporre nulla di realmente inedito rispetto ai contenuti del vecchio pacchetto. E una riedizione che toglie e non aggiunge, si sa, ha sempre il sapore dell'occasione sprecata.

    Comunque sia, nonostante le ottime capacità di commistione, non va dimenticato che Patapon 2 rimane prima di tutto un rhythm game (per altro piuttosto impegnativo), genere che per definizione abbisogna di un sistema di sincronia audio/video calibrato e puntuale. Un elemento guasto e fortemente criticato in Patapon Remastered, che Patapon 2 Remastered, per fortuna, è invece capace di riabilitare, per lo meno in larga parte. Pad alla mano dobbiamo ammettere di non aver riscontrato un input lag evidente o in grado d'inficiare la giocabilità del prodotto.

    Lungi da noi affermare, però, che si tratti di una conversione tecnicamente ineccepibile: piccoli problemi di latenza sono in agguato, e interessano soprattutto l'attivazione di meccaniche specifiche come la Danza della Pioggia, minigame ritmico che, in questa remaster, non sembra in grado di sprigionare la sua effettiva piacevolezza ludica.

    Patapon 2 Remastered Patapon 2 RemasteredVersione Analizzata PlayStation 4Dispiace che una serie come Patapon, tutt’oggi unica nel genere dei rhythm game, stia faticando a trovar pace fra i pixel delle sue nuove edizioni per PlayStation 4. Intendiamoci: Patapon 2 Remastered è una trasposizione assai migliore di quella che ha ingiustamente macchiato il buon nome del Patapon primogenito. Ciò nonostante, anche questa volta si avvertono gli strascichi di un lavoro superficiale, curato quel poco che serve a giustificare il ritorno di un grande classico in un formato inedito. Se è vero che Patapon 2 Remastered ha ragion d’essere per chiunque non possegga una PSP (o Vita), è altrettanto giusto consigliare a tutti gli altri di rispolverare la propria console portatile e godersi l’esperienza nella sua forma originale, certamente migliore.

    6.3

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