Pathfinder Kingmaker Definitive Edition: la recensione della versione PS4

Sbarca finalmente anche su PS4 e Xbox One uno degli RPG più profondi degli ultimi anni. Ecco le nostre impressioni su Pathfinder Kingmaker.

recensione Pathfinder Kingmaker Definitive Edition: la recensione della versione PS4
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  • PS4
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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Lanciato originariamente nel 2018 su PC, Pathfinder Kingmaker è considerato uno degli RPG "old school" più intriganti del panorama contemporaneo. Nato in seguito a un trionfante Kickstarter che permise ai ragazzi di Owlcat Games di dar vita al progetto sfruttando un budget di oltre $900.000, il titolo ha saputo conquistare un ottimo seguito in questi ultimi due anni, e non stupisce dunque che Deep Silver, ben conscia del suo innegabile potenziale, abbia infine deciso di superare i confini del mondo PC per portare Kingmaker anche su PS4 e Xbox One con una Definitive Edition che si prospetta davvero imperdibile per tutti gli amanti del genere.

    Un inno all'epoca d'oro dei giochi di ruolo

    Partiamo da una doverosa premessa che sarà senz'altro utilissima a chi non avesse mai sentito parlare di questo titolo prima di oggi: Pathfinder Kingmaker è un adattamento videoludico del celeberrimo gioco di ruolo targato Paizo Publishing e, come tale, presenta un'impostazione che si discosta da quella degli RPG a cui molti giocatori potrebbero essere abituati. Parliamo infatti di un prodotto che, complice anche la sua visuale isometrica, propone un approccio vicino ai canoni dell'indimenticabile Baldur's Gate, offrendo un'esperienza molto classica sotto quasi tutti i punti di vista.

    Le origini "pen and paper" del titolo si traducono quindi in un'esperienza videoludica estremamente profonda, caratterizzata peraltro da un grado di libertà davvero impareggiabile tanto nella creazione dei personaggi quanto nello sviluppo delle vicende al centro del gioco, il cui ambizioso scopo era quello di trovare un giusto equilibrio tra tradizione e innovazione. Un obiettivo che, al lancio, venne raggiunto solo in parte, soprattutto a causa di alcuni problemi di bilanciamento, ma ora, con l'arrivo del gioco su console, il team di sviluppo sembra essere seriamente intenzionato ad alzare la proverbiale asticella.

    La prima cosa che salta agli occhi di questa Definitive Edition è senza dubbio la sua ricchezza contenutistica. Al di là di un'avventura principale che richiederà intorno alle 100 ore per essere completata con successo - e che a fronte dell'ampia libertà decisionale concessa al giocatore, potrebbe offrirne molte, molte di più - questa riedizione comprende infatti anche tutti i contenuti aggiuntivi che hanno composto il supporto post lancio offerto da Owlcat Games negli ultimi due anni, ovvero ben sei espansioni che arricchiscono l'esperienza con altre 40 ore di gioco, alterando perfino il corso della main quest.

    Nuove armi, equipaggiamenti, razze e classi contribuiscono quindi ad ampliare l'avventura originale in maniera tutt'altro che marginale, offrendo più di qualche spunto sia per un'eventuale nuova run, sia per una prima, intensa avventura nelle Stolen Lands.
    L'unico vero problema, se così vogliamo definirlo, riguarda una profondità generale che a tratti potrebbe risultare quasi eccessiva, arrivando perfino a scoraggiare i neofiti del genere. Pathfinder Kingmaker è infatti sempre stato un prodotto difficile da padroneggiare, e in questo senso, con la sua incredibile mole di contenuti, la Definitive Edition non fa altro che rendere la cosa ancor più evidente. Insomma, avvicinarsi al prodotto con la giusta consapevolezza resta ancora un requisito fondamentale per riuscire ad apprezzarlo nella sua interezza.

    Un nuovo modo per combattere

    Al di là dei nuovi contenuti narrativi e ludici, la principale innovazione di Pathfinder: Kingmaker - Definitive Edition è senza dubbio l'inedito sistema di controllo a turni, inserito per rendere l'esperienza più gestibile da parte degli utenti PS4 e Xbox One. Una novità che, a conti fatti, tenta di rievocare l'impostazione tipica di prodotti come Divinity Original Sin, ma che fallisce nel replicarne la qualità complessiva a causa di alcune scelte di design non proprio ineccepibili.

    Sebbene l'implementazione di questa nuova feature risulti tutto sommato funzionale, la decisione di legare molte dinamiche all'uso di un puntatore da muovere con l'analogico - cercando dunque di replicare il feeling di un mouse - non ci è sembrata particolarmente vincente, e finisce col rendere il gameplay molto meno intuitivo di quanto fosse lecito attendersi.

    La possibilità di abbandonare l'impostazione in tempo reale propria della versione originale di Pathfinder: Kingmaker, in favore di una più riflessiva che conceda agli utenti muniti di controller tutto il tempo necessario per valutare attentamente le proprie mosse, resta comunque una gradita aggiunta, sebbene la sua integrazione nei sistemi di gioco appaia alquanto superficiale. Ad ogni modo, basterà un po' di pratica per prendere piena dimestichezza con questo sistema di controllo che, a prescindere dai suoi difetti, non limita in alcun modo la qualità complessiva dei tanti scontri proposti.

    Tecnicamente, infine, non si registrano particolari variazioni rispetto all'edizione per PC in termini di impatto visivo - la grande cura per i dettagli è sempre apprezzabile - e soprattutto per ciò che concerne colonna sonora e doppiaggio, entrambi davvero imprescindibili per garantire un'atmosfera fantasy di pregevole fattura. A convincere, seppur dopo una corposa patch correttiva al lancio, è stata poi la stabilità del frame-rate così come l'adattamento generale dell'engine al di fuori del contesto PC, almeno per ciò che concerne la versione PlayStation 4 al centro di questa analisi.

    Pathfinder Kingmaker Pathfinder KingmakerVersione Analizzata PlayStation 4Pathfinder Kingmaker si conferma dunque un prodotto di buona qualità anche su console, dimostrandosi capace di oscurare alcune sue mancanze dietro a una mole di contenuti davvero impressionante che saprà senz’altro soddisfare in pieno le aspettative degli irriducibili della categoria. L’implementazione di un sistema di combattimento a turni si è rivelata apprezzabile, risultando molto utile per accrescere l’accessibilità generale della produzione, ma in senso assoluto non si può negare che l’adattamento del sistema di controllo su console non sia sufficientemente rifinito da garantire un’esperienza all’altezza di quella offerta dalla versione PC in termini di puro gameplay. Peccato infine per l’assenza dell’Italiano anche in questa riedizione che, al contrario, sarebbe stata un’occasione ideale per abbattere quella che per molti giocatori italiani potrebbe rappresentare un’invalicabile barriera linguistica.

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