Peregrin Recensione

Peregrin è un indie game emerso dai meandri di Steam, dal ritmo incalzante e dalla trama travolgente, opera prima di Domino Digital.

Versione analizzata: PC
recensione Peregrin
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  • Pc

Sono spesso storie semplici ma appassionanti che nei videogiochi diventano il motore delle nostre azioni: faremmo qualsiasi cosa pur di scoprire il passato di Johnny e River (To The Moon), di ritrovare uno zio scomparso (A Story About My Uncle), o di salvare il padre di due fratelli molto legati (Brothers - A Tale of Two Sons). Tutti racconti, non a caso, provenienti da quel mercato indipendente che non dispone di grandi mezzi, ma ha comunque qualcosa da raccontare. Questi titoli, che si tratti di una vicenda d'amore o del viaggio di un pellegrino, fanno della componente narrativa ed emozionale la propria spina dorsale, asservendo il gameplay a un'avventura breve e che non si arrovelli su se stessa. Non è da meno Peregrin, un altro indie emerso dagli oscuri meandri di Steam (o, come li chiamiamo da queste parti, dalle profondità dell'Antro di Gaben). Si tratta di un adventure game ad enigmi ambientali che - mescolando mito, fantasy e sci-fi - ci ha accompagnati (spesso per mano) in una traversata dai toni malinconici e delicati: un cammino di redenzione nel quale riscoprire il valore della perdita e seguire il volere degli dei.

Il cimitero dell'Oblion

L'opera prima di Domino Digital si ambienta in un mondo in rovina nel quale la civiltà umana, ridotta a pochi sopravvissuti, regredisce in società tribali. La nostra protagonista, Abi, in virtù del suo duro allenamento e delle abilità fuori dal normale, è una delle migliori combattenti della propria tribù e dovrà intraprendere una missione in cui molti prima di lei hanno fallito: abbandonare l'Enclave per adempiere alla Profezia, l'unica speranza per un nuovo inizio, attraversando lo spartiacque, un luogo denso di pericoli provenienti da un antico passato. Vi basti sapere questo, per il momento, sull'eroina dalla chioma vermiglia: non diremo null'altro sulla trama visto che ogni ulteriore dettaglio potrebbe rovinare l'intima esperienza di un titolo dalla spiccata natura narrativa e sentimentale.
Dal punto di vista ludico, Peregrin si presenta come un'avventura con visuale isometrica: un titolo dall'anima duplice, diviso tra una componente puzzle e una più marcatamente action. Entrambe girano attorno allo straordinario potere che Abi possiede, l'Eloheem: una forza mistica che ci permette di muoverci in una fitta rete neurale, prendendo quindi il controllo delle creature che incontriamo. Una fauna con la quale la protagonista entrerà quindi in rapporto simbiotico, "sfruttando" a proprio piacimento le peculiarità di ogni bestia: i troll dalla forza erculea sposteranno enormi massi per attivare congegni e liberarci la via, mentre le capre della rupe caricheranno a testa bassa oggetti dello scenario e piattaforme bloccate; inoltre i rospi ladro (tra gli essere più sgraziati mai visti) grazie alla loro lingua oblunga premeranno pulsanti irraggiungibili e attireranno, indirettamente, altre creature. Troll e capre, infatti, sono stranamente legati a due tipologie di cristallo dal colore differente (verde e rosso), che il nostro "amabile" rospo potrà spostare per richiamare la loro attenzione. Nella risoluzione degli enigmi ambientali, insomma, la meccanica del controllo mentale è indispensabile, dimostrando come una semplice idea possa essere vincente quando viene ben declinata, con un discreto numero di variazioni.

D'altra parte i rompicapo non aumentano mai la propria difficoltà, al massimo si fanno più articolati (chiedendoci di utilizzare le "risorse" del quadro precedente per venirne a capo), rendendo la progressione lineare ma scorrevole: una scelta che ci è parsa azzeccata affinché la storia non perdesse di mordente. Allo stesso modo le sezioni action non vogliono interrompere l'incedere della narrazione, optando per uno spirito maggiormente strategico: entrare nel raggio visivo dei guardiani fermerà il tempo, consentendo ad Abi di scegliere quale avversario controllare per primo, in modo da decimare le fila nemiche e finire l'ultimo superstite con il suo fidato bastone.

Una narrazione riuscita

Come abbiamo detto in precedenza Peregrin ha una trama travolgente, una storia ben scritta e sceneggiata che, raccontata attraverso tecniche narrative proprie del romanzo ed espedienti più vicini ai media audiovisivi, evoca suggestioni prorompenti, trasmettendo al giocatore le emozioni di un pellegrinaggio tortuoso e dalle pesati responsabilità. Il racconto degli eventi è affidato a un narratore onnisciente che scandirà il ritmo dell'avventura, esprimendo i sentimenti della protagonista e approfondendo la conoscenza dei luoghi che visiteremo. Inoltre le frequenti comunicazioni effettuate attraverso la ricetrasmittente di Abi e quella della tribù, insieme alle registrazioni audio lasciateci dai nostri progenitori, incrementeranno il coinvolgimento emotivo, creando un'atmosfera crepuscolare fatta di solidarietà e aiuto reciproco.
È doveroso spendere qualche parola per l'ottimo lavoro artistico portato avanti dal team di sviluppo. Anche se i cinque capitoli di gioco (con alti e bassi) sembrano riutilizzare spesso la stessa palette cromatica, i giochi di regia e le inquadrature bidimensionali rendono Peregrin una goduria per gli occhi: dal ponte che conduce al complesso militare fino alla scoscesa cresta del monte Nadar, il viaggio offre scorci di rara bellezza e momenti suggestivi a metà tra il reale e il metafisico. Un'esperienza, ci teniamo a dirlo, intima e personale (divisa tra a lotta esterna della nostra eroina contro le soverchianti divinità vendicative, e quella interna per il superamento di una dolorosa perdita), e che potrebbe non far scaturire a tutti i medesimi sentimenti.

Dal punto di vista tecnico la versione PC da noi provata ha mostrato il fianco a delle animazioni poco fluide e a compenetrazioni poligonali che probabilmente rivelano la genesi indie del progetto. Inoltre durante le nostre ore di gioco abbiamo preferito disattivare l'opzione "rumore di fondo", un filtro che applicava una strana patina a schermo, rovinando (a nostro avviso) le piacevoli immagini del titolo. Il menu ha uno stile essenziale e particolarmente curato: mostra poco alla volta (fin dall'inizio) i credits della produzione e guida il nostro pellegrinaggio con una melodia triste ed evocativa, in grado di accompagnare le sensazioni che le immagini sono capaci di sussurrare.

Peregrin Peregrin è una di quelle realtà indipendenti che siamo orgogliosi di strappare dalle traboccanti librerie di Steam e far conoscere al grande pubblico. Un adventure game caratterizzato da una storia dal ritmo incalzante che sacrifica volentieri la difficoltà dei rompicapo e la poliedricità degli scontri a favore di un’avventura che non si accartocci su se stessa. Oscillando tra mito, epos e fantascienza, l’opera di Domino Digital sembra sviare sulle prime battute, ma pian piano rivela la propria natura drammatica e supera le proprie inibizioni, esplodendo in un finale alquanto esplicito. Rivivere i ricordi di Abi (una delle poche cose che la terrà salda nel suo percorso di redenzione) e osservare i colossali monoliti che, come pietre tombali, tengono ancora legato un mondo passato con uno che ancora resiste, è un'esperienza sicuramente da provare. Supportando una piccola software house alla quale si può soltanto dire: “buona la prima”.

8.3

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